Aumento frequenza terapia

Inviata da Meg · 23 ago 2017 Psicoterapia

Salve,
Dopo un percorso di quasi due anni di psicoterapia (ad indirizzo analitico) la mia terapeuta suggerisce di aumentare la frequenza delle sedute da una a due settimanali. Premetto che ho difficoltà ad essere costante e che ultimamente non mi sono sentita molto a mio agio nella terapia, percependo quasi una noia e una stanchezza da parte della terapeuta. Dopo una pausa di 15gg. ho provato a parlargliene e se da un lato posso capire che è mia una parte di responsabilità, dall'altro mi sento meno motivata a proseguire. Qualche miglioramento c'è stato, lei preferirebbe aumentare la frequenza delle sedute ma io sono già in difficoltà a sostenerne una alla settimana. Vi chiedo pertanto un'interpretazione e un consiglio.

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Miglior risposta 29 AGO 2017

Buongiorno Meg, non so quale decisione sia stata presa dato che sono passati diversi giorni dalla richiesta che vedo solo ora. Comprendo la collega che ha le sue ragioni per chiedere di passare a due volte alla settimana, d'altro canto anche i tuoi bisogni sono importanti. Ad ogni modo la decisione che prenderai , qualunque essa sia, ti aiuterà a capire qualcosa di molto importante su te stessa . Condividi le tue perplessità con la tua terapeuta, è lì apposta. Prendersi cura di sé non è solo un fatto economico, ma uni investimento importante sul proprio futuro. Buona scelta. Dott.ssa Sonia Chies

Dott.sa Sonia Isabella Chies Psicologo a San Gillio

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24 AGO 2017

Salve Meg
questo purtroppo è il lato negativo delle terapie analitiche classiche.
Lei ha manifestato questa sua sensazione al terapeuta?Lui/lei la valuta solo come "resistenza" e quindi le aumenta le sedute?
Sulla base di quale esigenza terapeutica?
Chieda qualche riferimento in più.
In alternativa forse è il caso di valutare un altro approccio terapeutico, (più breve, mirato, integrato) solo però dopo aver compreso dove è arrivata fino ad ora ed aver risolto l'attuale relazione terapeutica con l'attuale terapeuta.

D.ssa Silvia Michelini Psicologo a Roma

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24 AGO 2017

Ti rispondo , anche se con una certa resistenza, poiché. basandosi la mia impostazione terapeutica in senso analitico, sulla responsabile attenzione alla fase più delicata del transfert, non voglio lasciare una traccia che possa alterare il già delicato momento che stai attraversando con la mia Collega. Posso solo farti notare che tu ti sei abituata ad una tempistica, nel proseguire la terapia, in cui chi ti segue, può avvertire la sensazione di dover usare più polso. Spero che le mie parole ti facciano riflettere e decidere per il meglio, visto che la negatività del transfert è la fase più proficua della terapia in corso. Buona continuazione !
Dott.ssa Carla Panno
psicologa psicoterapeuta in Milano

Dott.ssa Carla Panno Psicologo a Milano

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23 AGO 2017

Salve Meg,
come tutte le relazioni, anche quella terapeutica ha i suoi alti e bassi e prevede un inizio, uno sviluppo e una fine. Credo che la cosa essenziale in questo caso sia dar voce a quello che sente e condividere con sincerità il tutto con il suo terapeuta. Ad esempio, sarebbe molto utile discutere insieme su come mai lei non è costante o sul perché non si sente più a suo agio in terapia o della sua percezione di noia. Sono aspetti che se affrontati, potrebbero farla sentire più serena in seduta, a prescindere dalla decisione che prenderà.
La relazione terapeutica è per definizione profonda e significativa, quindi è essenziale che, a prescindere dagli aspetti emotivi (positivi e negativi) che si sprigionano in essa, non si perda di vista gli obiettivi che si sono prefissati all'inizio. Ed è con questi in mente che si dovrebbe concordare il diradarsi o intensificarsi delle sedute. La invito a un dialogo proficuo, ricordandole che ha voce in capitolo in questo rapporto.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Giovanna Susca - Bari

Dott.ssa Giovanna Susca - Psicoterapia, Psicologia dello Sport Psicologo a Barletta

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