Attrazione per uomini impossibili.

Inviata da Lorella · 20 ott 2020

Salve, sono una ragazza di vent’anni che vive da ormai molto tempo un rapporto strano con le figure maschili, penso a causa del rapporto freddo e distaccato con mio padre; lui mi vuole certamente bene e lo dimostra a modo suo, l’unico tasto dolente è che non è congeniale con i miei bisogni, avrei voluto un padre aperto al dialogo, con il quale poter parlare anche delle cose più banali con leggerezza ed allegria, un padre che si accorgesse delle mie qualità e che le esaltasse spesso, che mi facesse sentire sicura di me, un padre propenso alle manifestazioni d’affetto (fisiche soprattutto)...beh, mio padre è l’opposto e sono ben consapevole di non poterlo cambiare, se prova ad essere diverso gli dura poco (ho provato a fargli capire questo mio disagio in diversi modi più e più volte ma nulla, non potrei mai dirglielo così esplicitamente perché mi verrebbe da piangere disperatamente, e mi sono promessa da qualche anno a questa parte di non mostrarmi più vulnerabile davanti a lui perché ha solo reazioni sarcastiche, screditanti, da bulletto, mi prende in giro (penso appunto per questa sua difficoltà nel gestire situazioni emotive, penso lo faccia semplicemente per smorzare il clima per lui minaccioso che viene a crearsi ma io la prendo molto sul personale forse anche a causa del bullismo di cui ho sofferto in passato, gliel’ho fatto notare più volte il nervosismo che mi provoca ma anche tentativi in tal senso hanno fallito). Ritornando al problema che mi affligge, dicevo: mi sono resa conto di non volere relazioni, avverto proprio un rifiuto nei confronti del genere maschile, o meglio, nei confronti dei miei coetanei...li trovo superficiali, stupidi e poco attraenti, anzi, per niente. Provo più risentimento e senso di rivalsa nei loro confronti, forse anche per compensare una sorte di inferiorità che mi provocano, non so. Trovo invece molto più attraenti gli uomini adulti. Prima pensavo fosse semplicemente una mia preferenza e in quanto tale che non ci fosse nulla di sbagliato, ora però mi sono resa conto che mi lego “platonicamente” agli uomini impegnati e/o sposati con figli. Il mio primo amore platonico è durato cinque/sei anni ed è stato con un amico di famiglia, molto più grande di me, sposato con una figlia. Ho sofferto molto per questa storia perché il mio sentimento era in un certo senso ricambiato ma non poteva incontrare concretezza dunque abbiamo semplicemente instaurato un rapporto d’amicizia che poi è stato destinato a finire per una serie di cose. Pensavo che questo fosse un caso particolare, per la situazione in generale, potendo vedere spesso quest’uomo a casa di amici e potendolo sentire pensavo fosse normale questo attaccamento maturato negli anni e la conseguente difficoltà nel dimenticarlo...tant’è che lo penso ancora, prima di andare a dormire lo immagino accanto a me, come se mi servisse per andare avanti. Ma purtroppo ho capito che non è un caso isolato, ho da qualche anno preso una sbandata per un altro uomo, sposato con figli, uno sconosciuto che posso vedere sporadicamente in presenza di altre persone, il punto è che lui si è del mio interesse (gli lancio sguardi, niente di che) e chiaramente non è intenzionato ad andare oltre, mi ignora in maniera oserei dire sfacciata...nonostante questo però, ci penso sempre di più, addirittura durante la quarantena mi è balenata l’idea di dichiararmi, ora però sono molto più ferma sul “no” perché ho iniziato a riflettere: perché voglio farlo? Per ripetere una situazione passata? Per rendermi ridicola e inappropriata, dal momento che con quest’uomo non ho rapporti? Per essere rifiutata esplicitamente e non più implicitamente? Perché dovrei, quando molto probabilmente se mi dicesse “andiamo a letto” lo manderei a quel paese per paura? Avendo una buona capacità di autoanalisi ho cercato di darmi anche una risposta a queste domande e, seppur sia ancora molto confusa in generale sull’argomento, ho capito due cose: 1) non voglio una relazione; 2) vorrei più un rapporto d’amicizia, una relazione platonica con questi uomini che altro. Ma andare a confessare i miei bisogni ad uno sconosciuto mi sembra imprudente, non so come potrebbe prenderla e non so se mai porterebbe a qualcosa. Sicuramente no perché quell’uomo ha già una vita e non intende farsela rovinare da una ragazzina in cerca di attenzioni. Chiunque non lo vorrebbe. Ma allora perché ci penso? Perché immagino situazioni dove io sono la protagonista e lui è lì ad ammirarmi? Perché continuo ad escogitare stratagemmi affinché lui mi dia una minima attenzione? So che è folle, inutile, ma io ci sto bene, almeno al momento, perché quando razionalizzo sprofondo nel baratro più totale. Però paradossalmente preferisco trarre soddisfazione dall’immaginario, dal minimo sguardo rivoltami, dal soffrire per un uomo grande anziché interessarmi ad un ragazzo fattibile. E questo perché l’ascendente che hanno su di me uomini adulti (impossibili?) è estremamente forte. So che sicuramente influisce, di molto, il fatto che non abbia una vita sociale e universitaria soddisfacenti, ma soprattutto non ho fiducia in me e non mi sento in grado di realizzare passioni, di impegnarmi in ciò che mi piacerebbe fare. Proprio per questo intendo iniziare una psicoterapia che faccia al caso mio (ne ho mollata una di recente perché la terapeuta non era in grado di capirmi)...però non so, c’è quest’uomo che attualmente non esce dalla mia testa. È possibile che lavorando sulla mia persona smetta di interessarmi? Da una parte vorrei non succedesse, mi piacerebbe anche instaurare un sottile legame con lui ma non so come, quando. Sembra proprio che non voglia eliminare questa problematica dalla mia vita. Problematica in senso generico, perché se non ci fosse stato lui avrei cercato una cosa simile in un altro. Grazie per l’attenzione.

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Miglior risposta 21 OTT 2020

Cara Lorella,
mi hanno colpito in particolar modo due passaggi: quando ha scritto che non si può permettere di dire certe cose in modo diretto a suo padre altrimenti scoppierebbe a piangere, e quando ha detto che le piacciono solo uomini impegnati e irraggiungibili. Rispetto al primo punto mi viene da citare un'aforisma di A.A. Nowlan "Quando un bambino capisce che gli adulti sono imperfetti, diventa adolescente. Quando li perdona, diventa adulto. Quando perdona se stesso, diventa saggio." Il suo pianto mi fa pensare che ancora, senza nessun tipo di giudizio o fretta, lei non abbia ancora perdonato suo padre per le sue mancanze. La ricerca di uomini molto più grandi fa pensare che ricerchi la figura paterna ma che allo stesso tempo, per paura di avere conferma della delusione che le provoca suo padre e dell'immagine che le rimanda come una persona non all'altezza, eviti con cura una relazione reale, stabile, profonda. In fondo, il modo migliore per sapere in anticipo come andrà in esame è quello di non darlo. Scrivendo, mi è venuto in mente un libro: "Istruzioni per rendersi infelici" di P. Watzlawick, gliene consiglio la lettura.
Un abbraccio

Dott.ssa Martina Francalanci Psicologo a San Miniato

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20 OTT 2020

Cara Lorella, è molto interessante leggere del rapporto con il Suo papà, di quanto ne soffra, e del modo in cui ricerca figure maschili più grandi per essere in qualche modo accolta, userei il termine "vista". Sicuramente un percorso di riflessione su di Lei l'aiuterebbe a consapevolizzarsi sul perché cerca l'uomo maturo e adulto, (e impossibile). C'è qualcosa in Lei inconsapevole che La spinge verso determinate figure, e il lavoro su di Lei potrebbe modificare i Suoi schemi di azione e di pensiero, le Sue dinamiche interne, per raggiungere il Suo benessere personale, accostandosi in maniera migliore, e con maggiore conoscenza e consapevolezza, a quello che cerca e vuole davvero.
Le auguro buona fortuna.
Dr.ssa Amanda D'Ambra.

Dr.ssa Amanda D'Ambra Psicologo a Torino

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