Attacchi di panico in casa e in auto

Inviata da Erika · 4 set 2017 Attacchi di panico

Da anni ormai soffro di questo disturbo di panico. Ho la fobia di non avere vicino nessuno che possa darmi soccorso in caso d emergenza, e purtroppo ho sempre adottato l'evitamento. Sono stata in terapia anni (da quando ne avevo 14 circa, ora ne ho 27) e la situazione, nel tempo, per alcuni aspetti è migliorata. Per altri per nulla. Ora sto valutando di andare nuovamente da uno psicologo. Purtroppo pero in questi giorni, per motivi di lavoro, mi tocca guidare, e la cosa mi manda terribilmente nel panico. Solo l idea di guidare in solitudine mi fa Stare male. Se penso lucidamente so che non morirò. Ma sul momento perdo totalmente il mio lato razionale e mi sembra di morire. Ho paura che affrontare questa cosa tutti i giorni per questa settimana piu volte al giorno, mi rovini la salute ma non so come fronteggiare questo problema. E, in aggiunta, sono diventata anche di nuovo molto depressa (per anni ho assunto zoloft). E ora che mi rendo conto che questa fobia mi debilita così tanto nella vita di tutti i giorni, e che mi mancano le forze per lottare, e che, purtroppo, non ho nessuno vicino a sostenermi, la depressione mi sta di nuovo facendo sprofondare. Superata questa settimana di impegni vorrei davvero rivolgermi di nuovo a uno specialista, ma, nel frattempo, non so come fare ad affrontare questi giorni di ansia stress. Ad affrontare il panico aa guida. Mi sembra impossibile poterci riuscire. Mi sembra di impazzire. E dopo tutti questi anni di miglioramenti e peggioramenti, mi chiedo.. È possibile uscirne prima o poi o la mia vita sarà sempre così tormentata?
Scusate il poema ma, non avendo mai molte occasioni di parlarne apertamente, avevo un profondo bisogno di condividere i miei pensieri. Grazie per il vostro lavoro

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Miglior risposta 5 SET 2017

Gentile Erika, ho letto attentamente la sua domanda. Come probabilmente lei ha compreso, grazie al suo percorso, il suo vissuto è riconducibile a bisogni ed emozioni che vogliono essere riconosciute , ascoltate e comprese.
Capisco la difficoltà per quanto riguarda la guida ed il sentirsi soli rispetto a tutto questo e immagino che uno dei motivi del suo "panico" derivi proprio da quanto lei abbia dovuto contare sempre (forse troppo) su di sé.
Il suo disagio, quindi, può considerarlo (per quanto le provochi sofferenza) come una richiesta della sua parte "saggia" a prendersi cura di sé e scoprire risorse inedite in lei, compreso un modo nuovo di poter contare sugli altri.
spesso un canale importante per comprendere e placare tali vissuti sta nel modo in cui viviamo il nostro corpo, dove spesso risiede l'origine di vissuti come ansia, panico e depressione.
Coltivare un senso di sé più forte , partendo proprio da un nuovo modo di vivere il proprio corpo e acquisire una maggiore padronanza delle sue emozioni e sensazioni senza esserne sopraffatta, potrebbe essere la chiave per vivere finalmente la sua quotidianità in modo più sereno.
In questi casi, anche a distanza, suggerisco sempre di partire dal proprio respiro (in particolare sull'espirazione) per iniziare a modulare l'ansia ed il panico.
Un nuovo percorso, come lei ha suggerito, che l'aiuti a sentirsi in "buona compagnia" di se stessa attraverso una relazione terapeutica che le dia sostegno adeguato è un ottimo proponimento.
Spero di averle dato qualche spunto che possa aiutarla ad adontare questo periodo difficile.
Un caro saluto
Dott. Roberto Pugliese

Dott. Roberto Pugliese Psicologo a Roma

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5 SET 2017

Gentile Erika, nella fenomenologia dell’attacco di panico, come lei sa, è perfettamente normale perdere il proprio lato razionale e lucido poiché esso, in un dato momento, non ce la fa a fronteggiare la fuoriuscita esplosiva di sensazioni tenute chiuse per tanto tempo. Il controllo che l’organismo adoperava in maniera difensiva e rigida, proprio per tenere a bada le sensazioni, a un certo punto viene meno, avviene un crollo, e si sta male, ci si sente perduti e sul punto di morire. Come per tutti i disturbi, anche per questo, esistono delle ragioni emotive profonde che spiegano una così fatta modalità di funzionare, e che sono rintracciabili nella propria storia personale. Certamente, i percorsi terapeutici fatti fino ad ora l’avranno aiutata in parte, come dice lei stessa, a comprenderle, ma ci sono evidentemente ancora dei nodi profondi da toccare e da sciogliere, quindi senz’altro fa bene a continuare il lavoro su di sé per affrontare i suoi problemi alla radice.
Per quanto riguarda la guida da sola in questi giorni, mi sembra di capire che al momento non ci sono risorse alternative alla macchina a cui può fare riferimento o persone che in tal senso la possano sostenere, ma anche che, probabilmente, si tratta “solo” di un periodo di tempo limitato, giusto? (senza voler con questo sminuire quanto possano essere drammatici per lei anche solo pochi minuti alla guida da sola). Seppur in minima parte perciò, il pensiero che la cosa finirà presto potrebbe almeno un pochino bilanciare quest’angoscia, che ne pensa? Anche il tenere presente i progressi e i passi fatti in questi anni, di come la situazione non ancora risolta, sia già comunque migliorata rispetto al passato, può aiutare a tener duro e a coltivare l’idea e la fiducia che essa potrà ulteriormente evolversi in senso positivo. Infine, anche se è realistico prepararsi al fatto che un certo tormento di base nella sua vita un po’ le resterà sempre, si può affermare che è possibile muovere in direzione della salute i propri meccanismi psicologici di fondo (altrimenti la psicoterapia non avrebbe senso); perciò stia tranquilla che la cosa, se affrontata correttamente e i con gli strumenti adeguati, certamente potrà migliorare. Cari saluti.

Dottoressa Chiara Aruta Psicologo a Napoli

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