Ansia,Paura, DOC o cosa? Vi prego aiutatemi.

Inviata da Ignoto · 10 nov 2020

Buongiorno, sono una ragazza di 21 anni che è stata cresciuta da un genitore di religione musulmana. (Lo dico perché per le poche sedute che ho fatto, mi è sempre stato chiesto del passato). Sono una ragazza che fin da piccola è stato insegnato con l'uso della violenza. "O lo sai fare, o non ti applichi abbastanza perché non ne capisci l'importanza quindi te la spiego in un altro modo" (chiaramente non a parole...ma nemmeno ci morivo dissanguata). Comunque, ho sempre percepito una paura estrema nei confronti di mio padre, perché avevo sempre paura di dire o fare la cosa sbagliata. Paura nata sia dal fatto che non volevo che si areabbiasse e quindi usasse le mani o che lo decidessi fortemente potendolo portare sempre alle mani. Nonostante ciò non mi sembrava di risentirne parecchio perché comunque poi si scusava e abbiamo avuto i nostri momenti felici. Tuttavia ho dimenticato di aggiungere che durante la mia fase infantile e adolescenziale sono passata dal sovrappeso all'obesità. Cosa che ne risentiva ma non abbastanza da reagire da sola (ai miei non è importato più di tanto fino ad un certo punto). Vado alle superiori e sia per il velo (che non volevo portare poiché motivo di disuguaglianza, per come la vedo io) sia per il peso, divento vittima di bellissimo e allo stesso tempo...sono distaccata, ansiosa, impaurita perché non riesco a gestire i rapporti... ogni volta finisco per confrontarmi con tutto e tutti. Sono invidiosa di come certe ragazze si vestono e si sentano belle e sicure di sé, o di altre che hanno passioni e comunque sicure di se. Io non riuscivo a vedere niente. Quindi cerco di fare il più grande errore della mia vita..."costruirmi un'identità non mia per essere accettata". E aveva funzionato , ma poi sono iniziate le ansie che potessero scoprire tutto ma meno si dimostravano sapere e più mi sentivo potente nel raccontare di quanto la mia vita fosse favolosa (tralasciando loro che fosse finta, frutto di immaginazione). Una delle tante cose che non sono riuscita a gestire...un po per cultura e un po per senso di inferiorità, è l'amicizia con i ragazzi. Non sono mai stata in grado di avere amici maschi, ho sempre visto il sesso maschile come motivo di agitazione avere paura di essere giudicata anche se avevo il desiderio di voler provare la sensazione di una relazione...e quindi ogni ragazzo , nella mia testa, era motivo sensazioni strane che erano attrazione. Comunque, non ce la faccio con le bugie e dico a quelle amiche che ho mentito...e torno alla realtà, giustamente loro mi hanno isolata e io inizio ad avere sensi di colpa e preoccupazione che possano dirlo a tutta la classe ed essere vittima di altro bullismo, così inizio a saltare la scuola mentendo ai miei genitori (dato che per loro è assurdo tutto ciò e sono solo pensieri del demonio o perché sono troppo viziata). A 18 anni decido di abbandonare la scuola, non ce la facevo più...pensavo in continuazione al suicidio e non riuscivo a stare sola. Le voci mi davano fastidio e preoccupazione, tal punto che dovevo mettermi la musica alta e uscire dalla classe o chiamare mia madre. Comunque sia, piangendo ogni giorno, prendo la decisione di lasciare la scuola (quindi di scappare dai problemi). Col pensiero che il mio problema più grande era la mia stazza (ero arrivata a pesare 155kg) così decido di dimagrire al mio 19 esimo compleanno con l'aiuto di un ospedale specializzato nella riabilitazione. Ci sto un mese e perdo 8kg e conosco un'amica importa (non era grassa ma l'ho conosciuta tramite la madre che era ricoverata la) e casa da sola, in un anno perdo 40kg. Con lei avevo deciso di non mentire (anche perché tra i 18 e i 19 anni, mi ero messa a crearmi una falsa identità online per sentirmi meglio e bloccare la persona appena la cosa si faceva seria o pesante...solo per sentirmi che qualcuno potesse veramente perdere la testa per me se fossi stata magra e bella). Con le decido di dire tutto ma,appena mi chiese cosa facevo nella vita...ho avuto paura a dirle che avevo abbandonato gli studi...poiché la nostra amicizia stava andando bene, e le ho detto che avrei frequentato l'università il prossimo anno. Cosa che avevo raccontato anche ai miei genitori dato che dopo un po avevano smesso di seguire il mio percorso studentesco. Con i miei genitori non era stato per sentirmi bene...ma perché ogni volta che alle medie avevo una media del 7...è sempre stato motivo per alzarmi le mani e , mio padre stesso ripeteva quanto fosse brutto ciò che mi aspettava nel caso fossi andata male a scuola...e dato che di mio avevo già motivi per cui essere "attaccata" per paura ho evitato di dirlo. (Ci tengo a dire che ora mio padre è una persona tranquilla ma, comunque non so come la prenderebbe se gli dicessi tutto ciò). Quando perdo 40kg mi sento potente, mi sento di star conducendo una vita sana e che potevo mettermi in gioco...perché volevo davvero essere amata e amare qualcuno con tutta me stessa. Sta di fatto che mi rendo conto che nonostante ciò, notavo che comunque era impossibile per me non pensare a quanto possa essere giudicata e continuavo a nascondermi dietro bugie...però almeno sta volta ci avevo messo la mia faccia, abbastanza filtrata da effetti telefonici, ma per l'avevo fatto...tutta via mentendo sul peso. Incontro comunque un ragazzo alla console (ps4) e ci divento" amica" anche se fin dall'inizio ho provato attrazione ...ma ho cercato di sotterrare la cosa perché volevo imparare a trovare amici di sesso maschile...per una questione di "vivere". Ci conosciamo, sempre più a fondo (anche se lui conosce non la mia storia e il mio peso...) e mi innamoro...non riesco a smettere di cercarlo...non riesco a non scrivergli... così glielo dico, che provo attrazione e lui stesso ricambia dicendo che si è innamorato...che (come mi aveva raccontato) era la sua prima volta a provare un così forte sentimento (poiché appunto le sue ex sono state solo per attrazione fisica e voler bene). Lui è sempre stato un ragazzo trasparente in tutto...qualsiasi cosa ,non mentiva mai...poteva essere il suo peggior imbarazzo ma se glielo avrei chiesto, me lo avrebbe detto in maniera anche veloce e senza peli sulla lingua. "Stiamo insieme" e tra videomessaggi e foto ritoccate riesco a tenere alta sta cosa...fino a che ci muoio dentro per le bugie che gli ho detto. Sensi di colpa, paura di perderlo, eccetera. Cerco quindi di scappare, come ho fatto con tutti gli altri in passato, prima di essere scoperta. Lui comunque mi chiama e il solo sentirlo dire che avevo giocato con lui con i suoi sentimenti...glielo dico. "Non peso il peso che ti dissi, ne peso di più". Una volta detto , mi risponde "E tu volevi lasciarmi per sta cavolata". Mi sento in colpa, per non essermi fidata per avergli fatto male eccetera. Mi chiede "c'e altro che devi dirmi?"gli dico di no...anche se dovevo dirgli delle mie origini. Mi stava bene, ero felice di essere stata accettata a livello di poterci uscire fisicamente (ho dimenticato di dire che il ragazzo è della Svizzera..quindi ci riuscivamo a vedere poco). Passa il tempo, ci vediamo per la prima volta appena finisce il primo lockdown...prendendo il primo treno per andare da lui senza pensarci e incontrarlo. Va tutto bene, stiamo bene insieme e ci vediamo anche per altre volte. Ma io continuavo a sentire la sua mancanza (ci vedevamo una volta ogni 2-3 settimane e stavamo insieme nel weekend). Nelle vacanze poi stiamo insieme 9 giorni ed è tutto bellissimo. Poi succede il peggio.
Io sono sempre stata il tipo di persona che o non fa errori o pensa al peggio...ogni volta che litigo...io non riesco ad uscire dai miei rimugi e dal fatto che debba essere cambiato qualcosa dal litigio, ma con lui era diverso fino a quel martedì.
Era stressato per una giornata di lavoro pesante e quando ci ho parlato...anche io esausta da una giornata lavorativa temporanea, mi sembrava dal tono strano...anche se continuava a ripetermi che era solo stanchezza...però io non ci credevo, forse perché volevo aiutarlo a stare meglio come io facevo con lui, ma niente. Così , essendo più appiccicosa quando ho il ciclo, gli dico che "mi manca". Non lo avessi mai fatto. Si era arrabbiato dicendomi che non aveva molto senso dirlo in continuazione dato che non ci si poteva fare nulla e in più che poteva capitare che potevamo non passare ogni momento libero insieme, che ognuno poteva avere le sue cose eccetera e che ciò non doveva significare che ci si amava di meno. Poi abbiamo chiuso la chiamata. Io ero scoppiata in lacrime a fine chiamata, ma nonostante se ne fosse reso conto ha preferito andare...cosa che non aveva mai fatto prima. Comunque risolvo da sola. So di aver sbagliato e che aveva ragione ma, dentro di me sentivo un senso irrequieto...mi sentivo con un grosso peso al cuore...che mi aveva improvvisamente spenta. (Ero sempre stata emotiva con lui, dato che era la mia unica gioia...e senza rendermene conto per questo avevo anche chiuso il rapporto di amicizia con la mia amica , dato che non era contenta con me e sembrava anche infastidita quando le dicevo che ero con lui). Cosi mi dico che non gli avrei più detto che mi mancava. Passano 2 ore in solitudine e poi mi scrive che mi pensa. Non lo leggo più alla stessa maniera di prima... e rispondo con un cuore. Così poi alle 22.00 mi chiama e lo guardo in modo indifferente...tanto da farlo preoccupare...ma non riesco a sorridere. (Capitava che litigavamo ma dopo averci parlato stavo bene, ma non quella volta). Fingo comunque di star bene per non preoccuparlo pensando che comunque come ogni mattina mi sarei svegliata contenta come solito. Non succede. Mi sveglio con il peso al petto e un senso di ansia e stranezza...lo guardo in foto e mi sembra di guardare una persona nuova...come fosse senza filtro. Mi pongo la domanda "Io lo amo?" Non riuscivo più a rispondere con tanta leggerezza come prima. Panico. Mi sento in ansia e spaventata. Non riesco a tranquillizzarmi... così una domanda apre l'altra. "Perché lo vedo diversamente?è solo stato uno stipido litigio, ne abbiamo avuti...che significa? Voglio tornare a lunedì" e via dicendo. Non riesco a parlarci normalmente, continuo a tenere quel peso al petto e sono in ansia...così decido di prendere il primo treno e andare in Svizzera. Lo vedo e mi sento comunque ansiosa, preoccupata, sensi di colpa perché non glielo sto dicendo e contorta perché non mi piaceva stare così. Torno a casa dopo averci passato 4 giorni ma niente...tutto mi sembra stranamente blando. Glielo dico, peggioro la situazione, sto male e non voglio lasciarlo ma sento comunque l'ansia e la paura e mi faccio duemila dubbi. Poi mio fratello mi dice che i sogni parlano dell'inconscio, così inizio a darci peso e ne parlo con una psicologa che mi fa parlare della mia famiglia prima...facendomi ignorare il mio ragazzoedicendomi di non preoccuparmi, quando il motivo della seduta per me era quello. Cerco di sforzarmi a sorridere (leggendo su internet ho letto che bisogna fingere alcuni stati emotivi per sentirli) così lo vedo la settimana dopo e ci sto altri 4 giorni...il peso al petto si calma...ma mi preoccupo...mi preoccupo di avere spazio libero , la mente non occupata perché ho paura di pensare a quelle cose e tornarmi il tormento. Finiscono i 4 giorni e ognuno torna a casa. Torna l'ansia e il peso al petto, la preoccupazione, i sensi di colpa, la mancanza di appetito...che mi torna solo quando sto con lui. E ho ansia e dubbi. Mi sento ansiosa come quando lo ero quando ero a scuola. Non sto tranquilla da nessuna parte e poi inizio a fare sogni strani. Sogno sempre di tradirlo con un estraneo , tranne una volta in cui ho detto di no perché ricordavo di essere fidanzata, poi sogno lui che mi tradisce , ma la maggior parte sono io. E mi sveglio col batticuore e i sensi di colpa. (Devo dire che ho anche il battito veloce per cui prendo un betabloccante che lo calma. Quando ero in ospedale credevano che avrebbero dovuto darmi un ansiolitico per quel battito inspiegabile ma, poi hanno trovato cura con il betabloccante). E ho ansia, non voglio perderlo. Ora mi pongo domande strane sui rapporti..."come si sta in una relazione?" Non riesco più a vedere serie tv romantiche o ascoltare musica romantica...prima mi faceva pensare a lui ma ora niente. Mi sforzo di pensare a lui come lo facevo prima ma non ci riesco...ogni volta che lo faccio mi sale ansia e preoccupazione. E sti sogni non mi aiutano. Poi ho iniziato a riguardare il nostro rapporto e mi sembra di comportarmi come una bambina che cerca sempre attenzioni a cui non puoi dire niente perché sennò mette il broncio..

Io non so cosa mi stia succedendo...ma non voglio perderlo...e non è per la solitudine...perché da una parte so che lo amo, altrimenti non starei così male...non penserei a quando stavo bene con lui eccetera. Ci tengo a dire che non ce niente di lui che non mi piaccia o infastidisca...solo mi sento spenta... tutto qua. Poi ho sempre avuto in testa del "tutto o niente" mai compromessi. Anche con la dieta...o mangiavo ed ero obesa o mangio pochissimo e dimagrisco. Quindi anche il fattore di aver fatto una litigata che mi ha dato questo effetto mi fa strano. In più non sono mai stata in grado di prendere una scelta e non pentirmene...l'unica che ho preso e non me ne sono pentita è stato quel ricovero per dimagrire e stare con lui...ma non mi spiego questi disagi. (Dato che pensavo che questo disagio fosse perché io fossi cambiata ma lui no, gli ho detto detto delle origini ma anziché allontanarmi, mi ha tenuta vicino comunque...e questo mi fa sentire ancora più in colpa). In più voglio capire quei sogni. Inizio a sentirmi in colpa ogni volta che vedo una figura maschile e me ne sento attratta nei sogni (dato che prima mi bastava lui). Nella realtà, per colpa dei sogni, ho ansia e ho chiuso ogni contatto col mondo esterno...io vorrei soltanto ritrovare la mia felicità con lui...ma non so da dove partire e cosa fare... (volevo anche aggiungere che sono sempre stata una ragazza che è sempre stata sottomessa...che è accondiscendente, che non dice mai la sua, che chiede scusa e ringrazia...anche nelle liti...anche se poi mi sento male..e poi chiarisco con lui in un momento lucido). Infine, durante questo anno insieme, ho fatte tante cose nuove che non avevo mai fatto...una di queste è vestirmi come voglio, e togliere quel coso dalla testa quando esco e sto con lui (dato che non ho i miei tra i piedi).

Grazie per la lettura e mi scuso per la lunghezza..

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Miglior risposta 12 NOV 2020

Buongiorno

E' stata coraggiosa nel raccontati così in dettaglio. Forse è l'inizio di un nuovo modo di affrontare il suo vivere. Con sincerità.
Raccontarsi è prendere consapevolezza di sé e degli eventi che si susseguono nella nostra vita trovando a volte dei nessi causali.

Ma essere soddisfatti, piacersi, volersi bene, godere appieno della propria esperienza, non è un obiettivo semplice da raggiungere.

Anzi, a volte, si cade nel paradosso in cui più ci si sforza di star bene, ponendosi mete sempre più ambiziose, più si finisce per disistimarsi.
Ma questo paradosso ha un punto di partenza preciso: la convinzione che la felicità dipenda da fattori esterni, che la nostra autostima dipenda dal raggiungimento di obiettivi di volta in volta coincidenti con il possedere, l'essere o con un domani che deve arrivare. Allora si comincia ad essere infelici a sentirsi a pezzi, come ha scritto Lei.

L'apparente differenza tra le diverse motivazioni non deve trarre in inganno: l'errore è sempre lo stesso. Il cercare fuori di sé, in un domani che deve venire, ciò che per sua natura sta dentro di Lei nel qui e ora.
Spesso ci ricordiamo di aver cura di noi stessi solo per piacere agli altri, per essere adeguati al ruolo che pensiamo ci attribuiscano, ad un futuro in cui tale ruolo ci renderà degni di stima.

E intanto passano gli anni e cresce in noi la paura che quel momento non arriverà mai e, con essa, cresce anche il senso di fallimento. Per ritrovare la via verso l'autostima dobbiamo quindi abbandonare sia l'idea che la nostra realizzazione personale arriverà solo in un futuro, quando gli altri si accorgeranno di noi, che l’idea che siano gli altri ad attribuircela.

Un percorso con un professionista La aiuterà a trovare dentro di sé i suoi talenti dimenticati o volutamente sotterrati. E soprattutto la serenità che merita.
Unitamente ad un percorso di benessere fisico.... perché prendersi cura del proprio corpo è il primo e concreto passo: perché "il primo passo non ti porta dove vuoi, ma ti sposta da dove sei".

Un'infinità di auguri per tutti i suoi passi

Simonetta Carola Lanaro

D.ssa Simonetta C. Lanaro psicologa psicoterapeuta Psicologo a Moncalieri

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12 NOV 2020

Gentile ragazza,
nel suo racconto si coglie tutto il malessere derivante dalla ricerca di una sua identità sia dal punto di vista fisico che emotivo-affettivo.
Purtroppo questo processo è stato reso difficile per l'influenza di un padre presente ma rabbioso e aggressivo e di una madre pressocchè assente.
Lei ha provato nelle relazioni a servirsi di un falso Sè ma la cosa non ha funzionato finchè ha incontrato un ragazzo che l'ha accettata per come è e con lui è riuscita a costruire una relazione sentimentale che però è sembrata vacillare quando lui ha espresso rabbia in un momento di frustrazione.
Sembrerebbe perciò che lei, abituata ad essere remissiva, sia diventata allergica alla rabbia che può precedere l'aggressività.
Nel procedere verso la sua autonomia e autorealizzazione, lei ha bisogno di rafforzare la sua struttura di personalità mediante un percorso di crescita personale all'interno di una esperienza di psicoterapia adeguata per durata.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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10 NOV 2020

Carissima, sembra che la prima a dovere accettare la Sua persona, il Suo modo d'essere, sia proprio se stessa. Da quello che descrive, sembra che abbia sempre voluto nascondere la Sua storia, caratterizzata da molti vissuti negativi, che influenzano la Sua vita odierna. Voleva nascondere se stessa non agli altri, ma principalmente a Lei, perché non hai mai avuto modo di accettarsi, é stata punita per le Sue debolezze e non accolta! Con il Suo compagno non ha dovuto fingere-o meglio, non ha dovuto piú fingere-, é il primo a cui si é avvicinata senza timore di essere trattata male (il rapporto con Suo padre e i suoi comportamenti maltrattanti vengono riattivati in Lei, perché non ha avuto modo di elaborarli, quando ha a che fare con figure maschili). E forse quell'evento in cui il Suo compagno l'ha trattata diversamente, piú aspramente, potrebbe aver riattivato in Lei il modo in cui si sentiva quando il papà aveva comportamenti maltrattanti nei Suoi confronti. Da qui potrebbero essere nati i Suoi dubbi sul Suo sentimento.
Si dia modo, con un lavoro su se stessa, di elaborare i vissuti di sofferenza, che non Le permettono di vivere con serenità e adeguatamente se stessa e le relazioni significative che instaura.
Le auguro buona fortuna e tranquillità.
Dr.ssa Amanda D'Ambra.

Dr.ssa Amanda D'Ambra Psicologo a Torino

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