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Ansia universitaria

Inviata da Sara il 17 ott 2019 Ansia

Mi sono trasferita a Milano dal mio paese di origine per intraprendere gli studi della facoltà di ingegneria. Ciò che mi ha spinto a scegliere questa facoltà è stata la passione per la matematica e la fisica (in particolare la risoluzione dei problemi). Ho svolto il test di ingresso alla fine del 4 anno del liceo scientifico, superandolo con molta gioia. Nel corso del 5 anno sono sempre stata convinta della mia scelta, anche perché ho studiato anatomia che non mi ha entusiasmato soprattutto per il tipo di studio mnemonico che non mi stimola. Il dilemma era solo quale ingegneria scegliere. Inizialmente ero orientata su biomedica, in quanto mi sembrava adatta alla mia voglia di aiutare gli altri e concorrere a nuove tecnologie nella medicina, ma non essendo convintissima (anche perché mi è stata fortemente sconsigliata), ho deciso di optare per ingegneria meccanica in quanto per un periodo mi interessava il campo aeronautico quindi mi ero resa conto di essere abbastanza incerta e non pronta a scegliere già l indirizzo preciso. Se non che, con l'avvicinarsi del trasferimento (che mi ha portata a separarmi dal mio ragazzo) ho cominciato ad avere paura di aver sbagliato facoltà perché obiettivamente non so cosa faccia davvero un ingegnere. Così sono iniziati gli attacchi di ansia, di paura, i ripensamenti... questi continuano anche ora che sono qui ma cok alti e bassi: a momenti sono entusiasta, e contenta perché sento di star capendo la mia strada; in altri totalmente il contrario, in quanto ci sono anche materie come disegno e informatica che non mi piacciono per niente e ho paura di aver sbagliato totalmente facoltà. Ho cominciato a rivalutare medicina che avevo da sempre escluso proprio per il tipo di studio mnemonico e per i troppi anni necessari per diventare medico. In più non mi ha mai appagato l'idea di essere medico. Ora invece, vedo la figura del medico più sicura dal punto di vista economico e che mi permetterebbe (anche se tra più anni) di lavorare anche qui in Italia (dato che mi dicono che spesso molti ingegneri vanno via per retribuzioni migliori). Ammetto che il mio interesse vero il ritorno economico è alto, in quanto ,dopo aver sacrificato molto (soprattutto durante il liceo) per lo studio, vorrei in un certo senso poter dire che "ne èvalsa la pena". Ho sempre questi attacchi di ansia, paura, insicurezza che mi portano a cambiare idea un giorno dopo l'altro. Ad esempio mentre era qui il mio ragazzo mi ero calmata, ora che se n è andato sono nel baratro e non riesco nemmeno a studiare. Ho sbagliato facoltà? È la situazione di lontananza che mi fa stare così? So solo che non ce la faccio più

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Buongiorno Sara
Da una certezza alla completa incertezza. La scelta di una facortà universitaria spesso porta con sè dubbi e timori. Non tutte le materie risultano congeniali, alcune appaiono perfettamente adatte a noi, altre totalmente distanti. Frequentando a volte le cose cambiano completamente altre invece si confermano. L'università di fatto è un percorso in cui oltre ad apprendere si cresce pian piano e ci si forma sia nel proprio costruirsi una professionalità sia nel divenire adulti. Normale quindi sia un tragitto in cui si può andare incontro a incertezze, ripensamenti, cambiamenti o addirittura interruzzioni.
Tuttavia ciò che mi colpisce nella sua lettera è un vissuto di incertezza che si espande oltre i dubbi relativi agli studi. Come le dicevo normale avere delle incertezze soprattutto all'inizio del percorso e sano darsi il tempo per comprendere man mano se la scelta fatta sia la migliore o se sia meglio fare dei cambiamenti che a questo livello fanno parte del proprio costruirsi un futuro. Ogni esperienza diventa un bagagli e non esistono sbagli ma solo esperienze.
Quello che mi colpisce è che percepisco un'ansia maggiore che forse emerge più in relazione alla distanza da casa ed alle difficoltà di costruirsi una vita in un nuovo spazio da conoscere e nel quale farsi conoscere. La visita del suo ragazzo la aiuta a stare meglio ma la sua partenza la getta addirittura nel baratro.
Per quanto mi riguarda la inviterei a considerare la possibilità di farsi sostenere almeno per un periodo da un terapeuta che possa aiutarla a calmierare l'ansia e ad evitare gli attacchi di panico che non possono certo aiutarla a scegliere con serenità corsi o esami.
Inoltre le sarebbero molto utili percorsi di rilassamento come training autogeno, yoga o meditazione. Potrebbe qui apprendere tecniche che la aiutino a ritornare al corpo ed a calmare la mente. Solo in questo modo avrà la possibilità di valutare in modo adeguato le decisioni da prendere ed i percorsi da seguire per i suoi studi.
Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento o informazione
Laura Gaido

Dott.ssa Laura Gaido Psicologo a Grugliasco

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Buongiorno Sara.
la scelta di cosa fare “da grandi” è affare molto più complicato di quello che comunemente si crede per tanti motivi: intanto perché presupporrebbe una conoscenza profonda di sé stessi, delle proprie capacità, attitudini e motivazioni così da fare una scelta coerente con il proprio “patrimonio intellettivo e motivazionale”. E questo è già molto difficile che avvenga. Richiederebbe, inoltre, una conoscenza altrettanto approfondita del percorso di studi che si andrà a fare, cosa oltremodo difficile, specialmente per ingegneria che porta verso innumerevoli percorsi spesso molto diversi tra di loro. Sarebbe altrettanto utile anche avere un’idea precisa del lavoro che si andrà a fare in concreto. Aggiungiamo a tutto questo, buon ultimo, che spesso l’inizio dell’università coincide con l’allontanarsi dalla famiglia, evento che mobilita molte ansie paure e insicurezza che prima erano meglio controllate dalla vicinanza al proprio sistema familiare.
Che fare allora? Tanto per incominciare, considerare l’incertezza che hai in questo momento non come un fallimento ma come un disorientamento fisiologico di una giovane che ha preso una decisione importante basandosi soltanto sulle informazioni che aveva in quel momento. Dunque una scelta fatta da una persona umana, con conoscenze molto limitate del contesto da valutare, che può essere corretta se si accorgerà che può valere la pena di farne una di migliore.
Quindi, in pratica potresti:
- proseguire il tuo percorso di studi valutando più realisticamente le difficoltà che incontri e quanto ti soddisfa e quanto no
- riflettere più a fondo sulle altre prospettive possibili: se hai pensato anche a medicina, rifletti pure sul fatto che è un percorso lungo e impegnativo, che richiede un forte uso della memoria ma che effettivamente offre buone prospettive future, dato che in Italia si prevede che mancheranno molti medici e che l’aspetto retributivo può essere soddisfacente
- valuta anche cosa fanno in pratica i laureati che prendi in considerazione perché, ad esempio, un medico può fare molte cose diverse che vanno dal chirurgo generale a quello estetico, dal medico di laboratorio a quello legale, dall’oculista allo psichiatra, solo per dirne alcune. Te la senti di fare una di queste professioni?
- tu certamente conosci qualche medico (o qualche altro professionista che stai prendendo in considerazione): prova a chiedergli qualche informazione in modo da capire se ti può piacere il suo lavoro
- se proprio ti convinci presto di non avere fatto una buona scelta preparati senza drammi a cambiarla: io stesso conosco molte persone che hanno cambiato facoltà dopo uno o due anni di frequenza e che sono molto contenti di averlo fatto.
Un cordiale saluto

Dott. Gabriele Andreoli – psicologo psicoterapeuta – Isola della Scala (VR)

Dott. Gabriele Andreoli Psicologo a Isola della Scala

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Gentile Natalia,
nel rispetto della sua sofferenza, avendo poche righe le devo dire con franchezza che mi sembra molto confusa. Sarebbe stato necessario (ma è ancora in tempo!) che si "sporcasse le mani", ovvero andasse a vedere, in concreto, in che cosa consistono i due lavori. Possibile che in famiglia non avete amici ingegneri o medici? Inoltre io vedo fortemente consigliabile un percorso di orientamento professionale in un centro specializzato. Non si preoccupi di perdere un anno: non è niente in confronto ad una vita lavorativa insoddisfacente. E poi può comunque imparare cose interessanti.
Un cordiale saluto
dr. Leopoldo Tacchini

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

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Gentile Natalia,
l'ansia, gli attacchi di panico e le paure sono segnali che manifestano un disagio interiore. Mi sembra lei si concentri sulla scelta universitaria che fa emergere l'incertezza, l'insicurezza verso la scelta, a cui si associa la componente economica, che pare essere un pensiero preponderante anche rispetto al sacrificio fatto negli studi precedentemente. La sua scelta oscilla tra decisione e messa in discussione, smarrimento.
Mi colpisce che tali manifestazioni si siano calmate con la presenza del suo fidanzato, come se è dall'esterno che arriva l'abbassamento delle sue insicurezze. Credo il suo interno metta in evidenza delle sue questioni individuali, e credo le sarebbe utile in questo momento parlarne con uno psicoterapeuta per dare significato ai suoi segnali e fare chiarezza per avviarsi verso la sua vera scelta e vita.
Disponibile per approfondimenti.
Dr.ssa Elisabetta Ciaccia

Dott.ssa Elisabetta Ciaccia studio di psicologia Psicologo a Milano

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Un momento caratterizzato da forti cambiamenti porta inevitabilmente con sé ansie e dubbi.
C'è da comprendere però bene il significato sottostante ad esse, comprendere cosa ci sta "minacciando", comprenderlo permette di valutare lucidamente le nostre opzioni e scegliere la mogliore per noi.
Inoltre ritengo importante anche imparare a gestire al meglio questa emozione importantissima.
Per questo, in accordo con quanto espresso dal mio collega, le consiglio in percorso con in professionista.
Saluti Dottoressa Ciacci.

Dott.ssa Maria Noemi Ciacci Psicologo a Grosseto

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Salve Natalia, è del tutto naturale provare un po' d'ansia in una situazione come la sua, caratterizzata da grandi cambiamenti, dall'allontanamento da persone a cui è legata e da una scelta così significativa. Ciò che è importante è riuscire a gestire quest'emozione in modo che non diventi un problema per la sua serenità quotidiana e che non la induca a prendere scelte affrettate e poco lucide. Le consiglio, quindi, di rivolgersi ad un professionista che la possa aiutare a viversi questa situazione al meglio.
Saluti
Dott. D'Angelo
Milano - Lodi

Dott. D'Angelo Salvatore Psicologo a San Donato Milanese

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