Ansia, senso di irrealtà

Inviata da Alessiaricci · 20 apr 2020 Ansia

Salve a tutti!
Da inizio febbraio ho iniziato a stare male. È iniziato tutto un giorno in cui da un momento all’altro ho iniziato a tremare e dopo di che si è scaturito in un attacco di panico, ho anche vomitato per il tanto fastidio che avevo allo stomaco dato dall’ansia. Da quel giorno sono stata una settimana praticamente al letto per quanta ansia avevo e da lì ho iniziato ad avvertire un senso di irrealtà di confusione e pensieri che mi fanno molta ansia come per esempio il senso della vita ecc. È come se io non riesco a scacciare questi pensieri nonostante io stessa so che non hanno senso proprio perché prima di tutto ciò vivevo benissimo come fanno tutti gli altri. Dopo un po’ di giorni sono stata meglio per poi ristare di nuovo male con gli stessi sintomi e questa cosa è successa 3 o 4 volte da quel primo giorno di attacco di panico. Mi preoccupa molto questo senso di irrealtà che mi sento, la confusione che ho in testa, e non riuscire a concentrarmi. Vorrei qualche consiglio perché sono molto preoccupata. Sono già in terapia da una psicologa ma sono in continue rassicurazioni.

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Miglior risposta 20 APR 2020

Gentile Alessia,
innanzitutto vorrei farle presente che quello che può sembrarle un attacco di panico improvviso in realtà sicuramente è stato a lungo covato per problematiche antecedenti finchè ad un certo punto un fattore scatenante anche di poco conto lo ha fatto emergere come la famosa goccia che fa traboccare il vaso!...
Pertanto è poco probabile, come lei dice, che prima lei viveva benissimo. Piuttosto non aveva consapevolezza dei problemi che già esistevano e potrebbe ancora non averla.
Il senso di derealizzazione effettivamente è un sintomo molto invalidante e disturbante come del resto lo sono anche altri sintomi d'ansia.
Probabilmente lei ha iniziato la psicoterapia da poco tempo per cui le consiglio di portarla avanti in modo da poter approfondire tutti i temi vivi della sua vita che rappresentano il "problema che sta dietro al sintomo".
Le vorrei segnalare che questo percorso, per la mia esperienza clinica, non può essere inferiore ad almeno un anno di terapia con regolari sedute settimanali.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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21 APR 2020

Gentile Alessia, quando una persona mi chiede consiglio ma è già all’interno di un percorso terapeutico penso solitamente a due cose: al perché sta facendo quella domanda e perché non la sta rivolgendo alla sua psicoterapeuta. In realtà le risposte possono essere molteplici. Lei ad esempio afferma di essere in terapia e di essere però in cerca di rassicurazioni continue. Credo che allora fornirle qualche tipo di rassicurazione sia per lei un rafforzare sia difese che comportamenti disadattivi e che si possa solo farle del male. Si affidi alla sua terapeuta e se avesse dei dubbi sul vostro rapporto gliene parli. Sono certo sarebbe una comunicazione utile ad entrambi.

Saluti.

Dott.re Lorenzetto Claudio Psicologo a Ferrara

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21 APR 2020

Buongiorno Alessia,
comprendo dalle sue parole la difficoltà del momento che sta vivendo: da quello che scrive sembra che questi sintomi siano iniziati in modo improvviso senza un' apparente causa scatenante e questo è normale che porti a un'attivazione che non le consente di concentrarsi e la facciano sentire confusa. Emerge anche come, nonostante la sua confusione e difficoltà a concentrarsi si sia già attivata per una richiesta d'aiuto con una professionista e questo è un importante segnale che sta già cercando di prendersi cura di se per migliorare il suo benessere.
Nella mia esperienza quando il corpo comincia dei sintomi c'è sempre un perché: magari non lo vediamo nel presente, ma a volte capita che qualcosa di anche molto piccolo e apparentemente insignificante diventi una scintilla che arriva dritta allo strato più profondo del nostro cervello, quello rettiliano, che manda degli input molto forti al nostro corpo per mettere in atto la riposta più adeguata per la sopravvivenza (tremori, vomito posso essere segnali di un'attivazione legata una risposta a una possibile minaccia). Questo strato del cervello, più antico, non è legato alla parte più "razionale", quella della corteccia, ed è per questo che possiamo presentare sintomi molto evidenti, ma non riuscire a darne una spiegazione razionale.
La cosa importante è partire dal fatto che il nostro corpo "tiene il conto" e quindi andrebbero esplorate meglio queste sensazioni, cercando di trovare il filo che le collega all'emozione che proviamo e ai pensieri collegati. Il tutto in un contesto in cui possa avere strumenti pratici per "stabilizzare" le sue risorse e ritrovare la sua sicurezza. Il fatto che abbia iniziato un percorso terapeutico è molto importante, lo porti avanti, sapendo che proprio quello è il contesto in cui portare dubbi e domande per trovare la vostra mappa di lavoro alla ricerca del significato di questo sintomo nella sua storia.
Cordiali saluti
Dott.ssa Lucia Dosselli
Psicologa Psicoterapeuta EMDR

Dott.ssa Lucia Dosselli Psicologo a Ferrara

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