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ANSIA, PANICO, DOC

Inviata da Chiara · 20 dic 2016 Ansia

Buonasera, sono una ragazza di 20 anni e da circa due mesi sto vivendo un periodo davvero difficile. Sto con un ragazzo da 4 anni, purtroppo da due anni la nostra relazione si è trasformata in una relazione a distanza. Lo scorso agosto abbiamo avuto dei problemi. Durante i mesi di giugno e luglio non abbiamo avuto modo di vederci, a causa degli impegni imposti dalla carriera intrapresa dal mio fidanzato. Nonostante le mia insistenza nel chiedergli se fossi potuta andare a trovarlo la sua risposta è sempre stata no, dati I suoi impegni. Solo che appena ne aveva l'occasione, anche per qualche ora, usciva con gli amici, ma per me non c'era tempo. Ad agosto, arrivata al limite a causa dei suoi atteggiamenti, ero diventata estremamente apatica nei suoi confronti e lui questo non lo sopportava. Così poco prima di vederci mi aveva scritto un messaggio dicendomi che avremmo dovuto parlare. Trovandoci mi aveva detto che lui non sapeva più cosa provava per me, che era molto confuso e che voleva che la finissimo lì. Io gli ho chiesto di pensarci bene, di non buttare vía tutto. Così preso da non so cosa mi aveva baciata, dicendo che non capiva cosa gli fosse preso. Abbiamo parlato tutta la giornata, e purtroppo mi sono sentita dire cose che mai avrei voluto sentirmi dire ( "se qualcuna ci avesse provato non so se sarei riuscito a trattenermi" ). Nonostante tutto non volevo perderlo. Perciò dopo questa lunga discussione abbiamo deciso di ricominciare insieme. In quei giorni ero stata molto male e lui lo era venuto a sapere. Così, una volta distantI nuovamente ho iniziato ad avere l'ansia che stesse di nuovo con me per pietà, che in realtà non provasse più niente. Tutto ciò peró svaniva quando trascorrevamo del tempo insieme. A fine settembre, terminate le vacanze, è iniziato il mio incubo. Ho iniziato ad avere crisi di panico, ansia costante, causará dal mio continuo pensiero che lui non mi amasse più, magari per una chiamata che non arrivava o per messaggi ambigui e poco chiari. Già prima che partisse gli avevo chiesto perché non mi dicesse "tI amo" se glielo scrivevo e lui mi aveva risposto che io mi facevo troppe fisime. Comunque, trascorso questo mese, In cui avevo iniziato a non mangiare a stare male fisicamente, arrivato il momento di vederlo ero estremamente agitata. Prima di vederlo una mia amica mi ha detto che secondo leI ero io che volevo lasciarlo e che tra di noi non vedeva alcun futuro. Questo ha fatto cadere il mio mondo anche perché prima di allora un'idea simile non mi era mai passata per la testa. Da quel giorno ho iniziato a vedere tutto quello che facevo con dubbio e sospetto. Arrivata a Roma per vederlo ho iniziato ad agitarmi, sentendo una profonda confusione . Nonostante I primi due giornu un po' travagliati, segnati da attacchi di panico e ansia, gli ultimi due giorni invece ero riuscita a stare bene con lui. Tornata a casa però il disturbo continuava, stavolta maggior mente alimentato da ciò che mi era stato detto. Non riuscivo a dormire, passavo le notti sveglia, con gli occhi spalancatI a logorarmi su ciò che provavo. A metà novembre logorata da questa situazione ho deciso di andarlo a trovare a Napoli, nonostante l'ansia durante tutto il viaggio, giunta li vedendolo il peso sul petto era scomparso improvvisamente. Abbiamo trascorso il pomeriggio piuttosto serenamente nonostante I dubbi ogni tanto tornassero a battere in testa. La sera, sapevo che sarei rimasta sola, ma non appena chjust la porta della stanza il panico mi ha assalita, così per tranquillizzarmi ho chiamato mia madre la quale mi ha calmata. Dopo una notte un po' travagliata e la mattina passata fuori era giunta l'ora di vederlo. Così gli ho parlato dei miei attacchi che dopo Roma erano continuati. Lui non sapendo come risolvere la situazione mi ha detto che forse era il caso di lasciarci ma io gli avevo risposto di no. Tornata il malessere è continuato, trascorrendo intere ore del giorno a piangere, con il dubbio "amo o non amo" sempre in testa. Ora mi mancano pochi giorni priva di vederlo e sto cercando di mantenere la calma più che posso ma ho paura di non farcela. Come posso fare?

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Miglior risposta 21 DIC 2016

Gentile Chiara,
sta certamente vivendo un periodo difficile causato dalla intensa paura di perdere il suo fidanzato e questo può portarle i disagi di cui lamenta come fossero dei richiami, delle richieste di attenzioni, forse perchè Lei non si sente in primo piano in questo momento di sviluppo lavorativo del suo fidanzato. L'aumento della paura di perdere una persona a noi cara può dare l'impressione di avere chissà quale disturbo psichico ma per una valutazione seria è necessario recarsi di persona presso uno studio di uno/a psicologo/a psicoterapeuta anzichè fare autodiagnosi. In ogni caso, Lei necessita di sostegno psicologico, sempre in presenza e non on line, per gestire le sue intense emozioni.
Cordiali saluti
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Roma

Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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22 DIC 2016

Gentile Chiara,
dal quadro complesso e articolato che ci sottopone, quelli che emergono non sono tanto il Disturbo, in senso diagnostico, ma i sintomi.
È sicuramente presente una visione di sé e della propria identità psichica non ancora definita, per ragioni che andrebbero indagate lungo la Sua storia personale, ma non diacronicamente, bensì come si manifesta presumibilmente oggi nel suo presente sofferto o quanto meno incompiuto.
Solo una ristrutturazione della personalità, attraverso un approccio centrato sul ‘profondo’ – insomma un lavoro sulle emozioni, fin nell’inconscio – potrebbe reindirizzarla su una strada di effettiva crescita personale e di costruttiva e progressiva maturazione psicologica in direzione della costruzione di un’autostima – meglio, per dirla con Bandura: di ben più concreta e fattiva ‘autoefficacia percepita’.
In alternativa o in alternanza alle sedute classiche ‘in presenza’, anche un approccio A Distanza (online, intendo via chat), previo consulto telefonico gratuito, potrebbe in tal caso essere particolarmente valido ed opportuno, data la Sua specifica difficoltà a muoversi, per ‘sbloccarla’ e ristrutturare le parti immature e adolescenziali della Sua personalità ed eliminare dai suoi ‘meccanismi’ quei granelli che – per così dire – ne ostacolano il corretto e felice funzionamento in direzione della crescita personale e dello sviluppo adulto della Sua identità, oltre ogni psicopatologica insicurezza e disistima. Cordiali saluti.

prof. Roberto Pasanisi
Direttore, CISAT, Napoli

CISAT (Centro Italiano Studi Arte-Terapia) Psicologo a Napoli

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21 DIC 2016

Cara Chiara,
La confusione, lo smarrimento e la sua richiesta di aiuto sono evidenti nelle sue parole.
Capisco che la situazione che sta vivendo non le permettete di essere serena, è comprensibile.
Il consiglio che mi sento di darle è quello di contattare un terapeuta della sua zona e pensare ad un percorso individuale che possa aiutarla ad affrontare questo periodo e che le dis supporto .
Resto a disposizione per ogni cosa.
Un caro saluto!

Dott.ssa Marilù Altavilla Psicologo a Ceglie Messapica

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