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Ansia legata al cibo

Inviata da FranzKoala il 16 ott 2019 Ansia

Salve, vorrei un consiglio su come poter aiutare mio marito.
Quando era piccolo, verso l’età di due anni, ha smesso di mangiare frutta e verdura di qualsiasi genere perché, quando gli veniva proposta, rispondeva “no”, quindi i suoi genitori hanno ben pensato di fargli da mangiare solo ed esclusivamente ciò che desiderava.
Inutile dire che tutto ciò ha avuto risultati disastrosi, mio marito ha avuto anche dei gravi problemi di salute e deve mangiare bene per poter vivere.
Il problema che non riesce a superare è che ha una grande ansia quando si tratta di mangiare cose normalissime, ma che non ha mai mangiato prima, tant’è che gli si chiude la gola, ha un senso forte di nausea e spesso smette di mangiare dopo due forchettate. Inizialmente sosteneva che fosse colpa della consistenza, ma in realtà è davvero un problema psicologico e non fisico.
Io tento di non porre particolare attenzione al fatto che stia mangiando cose comuni che tutti quanti mangiano (si parla di pasta con le zucchine e cose simili, che cerco di cucinare nel modo più gustoso possibile, ad esempio frullandole e aggiungendole al pomodoro che lui ama) ma si finisce a porre molta enfasi sul fatto che abbia mangiato tre bocconi, parlandone per tutto il pasto e, a volte, anche oltre.
Ho provato a dirgli in anticipo cosa stiamo per mangiare, ma questo gli crea ancora più ansia, quindi evito e magari glielo comunico dopo che ha finito, anche se con la maggior parte degli alimenti è piuttosto difficile mascherare completamente sapore e colore, e lui ispeziona con cura il piatto prima di mangiare, ma neppure questo ha portato ai miglioramenti che mi aspettavo. Ho provato anche a non dirglielo, ma mi chiedo davvero se un uomo ormai dovrebbe avere questo comportamento o dovrebbe cercare di superare tutto questo per un bene maggiore.
So che dovrebbe essere lui a fare lo sforzo, questa situazione é avvilente per entrambi, io a volte ci metto tanto impegno per andargli incontro, fare cose sane, ma contemporaneamente di una consistenza di cui non ha fastidio, e lui magari mi dice che non ha fame o che ha già mangiato fuori.
Sta andando anche da una psicoterapeuta, ma lei, oltre ad avergli comunicato che ha queste reazioni fisiche, come i conati, a causa dell’ansia, non l’ha aiutato né lo sta aiutando in alcun modo su questo campo. Sia lui che la psicoterapeuta hanno preso atto del problema, niente di più.
Sono sinceramente preoccupata e vorrei aiutarlo in qualche modo, ma al momento mi trovo priva di risorse.
C’è qualcosa che potrei fare per aiutarlo in tutto questo? Ci sono delle cose che potrebbero farlo sentire più sereno di fronte a dei cibi veramente quotidiani e comuni per tutti, tranne che per lui?
Grazie a chiunque mi risponderà

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Gentile Franz,
penso che sia riduttivo e fuorviante spiegare tutto col fatto che i problemi di suo marito derivino dalla circostanza che dai due anni in poi i genitori gli abbiano dato da mangiare solo quello che lui desiderava.
Qui occorre esplorare innanzitutto se e quali sono i problemi possibili di natura medica con esami specialistici e strumentali.
Soltanto dopo aver escluso tutte le eventuali cause organiche, si potranno prendere in considerazione quelle psicologiche dentro alle quali non è escluso possa avere una parte anche la relazione coniugale e paradossalmente le sue stesse premure nella preparazione dei pasti per lui.
Sicuramente suo marito soffre di pesanti ansie somatizzate sulla sfera dell'apparato digerente che si acuiscono magari in presenza di cibi diversi dal solito.
Sarebbe anche interessante, quando dice che ha mangiato fuori, sapere se ha avuto problemi analoghi a quelli che ha in casa oppure no, come sarebbe interessante conoscere il suo peso, altezza ed indice di massa corporea.
Quanto alla psicoterapia che sta facendo, è importante conoscere da quanto tempo ha cominciato e quante sedute sono state finora fatte (tenga presente che, a mio parere, qualunque psicoterapia non dovrebbe durare meno di un anno con regolari sedute settimanali).
Se poi durante questo percorso terapeutico non si colgono cambiamenti in positivo, è il caso di rivolgersi ad altro professionista.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Gentile utente,
il vostro caso è molto insolito. Tuttavia Lei non ci spiega la cosa veramente importante: perché suo marito ha tanta ansia nel mangiare cose normalissime? Bisogna chiarire questo punto, altrimenti non andrete da nessuna parte. Quali pensieri ha? Comunque lei non può farsi carico eccessivamente del problema, che tocca alla professionista di affrontare. Inoltre non mi convince che la nausea dipenda solo dall'ansia. Questo è un malcostume frequente sia tra medici che psicologi: quando non sanno spiegare un problema lo attribuiscono all'ansia. Tenga infine presente che si può in parte rimediare il gravissimo squilibrio nella dieta con integratori e alcalinizzanti (sono naturopata) ma suo marito deve responsabilizzarsi ed avere un atteggiamento più maturo.
Resto a disposizione
dr. Leopoldo Tacchini

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

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