Ansia e fobia, non mi godo nulla

Inviata da Antonella · 9 ago 2016 Ansia

Salve,
sono una mamma di 27 anni, da quando ero piccola ho sofferto svariate volte di ansia con conseguenti attacchi di panico. Crescendo la situazione sembrava essere sparita ma dopo il parto del mio 3º bambino il tutto è ritornato peggio di prima. Cescere il mio 3º figlio è stato molto difficile, non stava bene e si sospettava avesse una terribile malattia poi grazie a dio non e stato cosi e ora lui sta bene ma adesso dentro di me nulla è piu come prima. Ho paura di stare male, non voglio andare da nessuna parte per paura di poter vomitare. Non posso vedere il cibo che mi da la nausea, non posso ascoltare nessuno lamentarsi di stomaco che poco dopo sto male io. Ho iniziato un percorso con un psicoterapeuta e riesco a gestirmi meglio ma temo di non uscirne più. Non riesco a vivermi la mia vita, passo il tempo a pensare cosa evitare per far si che io non stia male. Se vado al mare cerco in tutti i modi di mangiare leggero o non mangiare proprio, di evitare il caldo, di evitare movimenti che possano farmi stare male...intanto le ore passano e la mia mente pensa solo a questo e non mi godo nulla...non so più che fare.. forse avrei bisogno di un aiuto farmacologico. Vorrei poter capire quale strada intraprendere...sono davvero disperata.

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Miglior risposta 10 AGO 2016

Non leggo del papà. Se c'è, che fa? Al bisogno (e mi pare che questo momento lo sia) i farmaci sono un aiuto indispensabile. Tre figli non sono due + uno, ma molti di più. Benissimo il terapeuta, ma altrettanto bene un aiuto in casa.
Buona strada
Dott. Roberto Bondavalli

Dott. Roberto Bondavalli Psicologo a Mantova

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19 AGO 2016

Cara Antonella
mi sembra che sia chiaro anche a te il fatto che in questo modo non puoi andare avanti.
E' importante che tu dedichi del tempo a te stessa e alla cure che sono necessarie per poter , finalmente, sentirti bene e tornare alla tranquillità.
Non avere dubbi sul fatto di curarti perché è dal tuo benessere che dipende anche quello dei tuoi figli e della tua famiglia.
Hai già anche fin troppo trascurato le cure che ti servono; una fra tante un percorso di psicoterapia.
Un caro Saluto
Dott. Silvana Ceccucci Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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16 AGO 2016

Gentile signora,
ha consultato anche un medico per i disturbi allo stomaco? Se il medico riscontrerà dell'ansia probabilmente le consiglierà anche un ansiolitico che spesso viene assunto in contemporanea alla cura psicologica.
Se il problema principale è la paura di vomitare o di sentirsi male, in assenza di problemi organici, ovviamente la cura elettiva è quella psicologica e le consiglio di chiedere al suo terapeuta se non la diagnosi psicologica, almeno la prognosi cioè una previsione sui tempi di cura.
Tenga presente che i disturbi d'ansia di solito rispondono bene alla psicoterapia e in breve tempo con le Terapie Brevi. Può trovare ulteriori informazioni sul mio sito
Cordiali saluti

Valentina Sciubba Psicologo a Roma

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16 AGO 2016

Buongiorno Antonella,
Ansia e panico fin da piccola fa pensare che non ha ricevuto dalla sua famiglia sufficienti risorse per gestire con sicurezza tutte le difficoltà che si presentano nel corso della vita. Così anche da adulta si trova con le stesse incertezze da bambina, senza che nessuno le possa dare l'appoggio di cui ha bisogno. Non scrive del padre dei suoi figli, per cui non so quanto lui possa contribuire ad aumentare o diminuire il suo disagio. Anche nel caso migliore, lui le può essere sì di sostegno, ma difficilmente può entrare nella struttura del problema. Questo è compito della
Psicoterapia. Si può attenuare la sua ansia generalizzata con tecniche di rilassamento come il Training autogeno e similari, o trovare più consapevolezza delle sue emozioni tramite la Mindfulness. Questo le consente di percepire, valuta, gestire e affrontare i suoi momenti difficili con più calma, serenità e obiettività. Contemporaneamente si può lavorare sulle origini delle sue ansie in modo da dare un significato diverso, più realistico a ciò che le ha generate e al rapporto che lei aveva con la sua famiglia. Se all'origine vi sono dei traumi, o eventi anche banali ma vissuti in maniera drammatica, ci sono tecniche di PNL, EMDR e EFT che le possono essere d'aiuto. Eventualmente i farmaci possono essere assunti temporaneamente, su prescrizione del medico, per favorire un primo approccio di psicoterapia.
Le auguro di trovare presto la serenità. Cordiali saluti
Giovanni Iustulin
Psicologo psicoterapeuta. Udine

Dr. Giovanni Iustulin Psicologo a Udine

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14 AGO 2016

Gentile Antonella,
sembra che il disturbo d'ansia l'abbia sempre accompagnata anche se per lunghi periodi lei è riuscita a gestirlo discretamente.
La paura che il suo terzo bambino potesse avere una malattia seria ha rotto questo equilibrio instabile e si è riacutizzato il suo malessere con ansie ipocondriache.
Il suggerimento è di portare avanti la psicoterapia iniziata lasciando al suo terapeuta la valutazione se (solo in fase iniziale) valga la pena di attenuare i sintomi associando un farmaco ansiolitico.
Non deve disperare ma solo portare avanti la psicoterapia per un periodo di tempo adeguato di almeno un anno con sedute a cadenza settimanale.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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11 AGO 2016

Antonella.....i tipi di psicoterapia che all'analisi sperimentale si sono rivelati realmente efficaci si contano sulle dita della mano. Le altre, hanno poco più di un effetto "placebo".
Negli anni 80 fu fatta una grossa ricerca dalle compagnie di assicurazione americane, stanche di rimborsare anni ed anni di terapie inutili, per stabilire quali rimborsare.
Ne uscì fuori che quelle che funzionavano realmente erano 2-3.
Ti invito a cercare su google questi risultati.

Anonimo-157342 Psicologo a Montebelluna

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10 AGO 2016

Buongiorno Antonella,
come detto da lei stessa, ha avuto uno sviluppo di tipo ansioso che, tuttavia, fino alla nascita del suo terzo figlio, era riuscita a gestire, trovando ed utilizzando delle strategie di "sopravvivenza emotive" che hanno funzionato. Tuttavia, esistono degli eventi di vita (nascita di figli, appunto, divorzi o separazioni, lutti, etc.) che sono delle "occasioni" (denominate triggers) che possono facilitare una crisi emotiva, facendo riemergere modi di essere e di percezione della realtà non più funzionali. Il suo sembra essere uno di questi casi; tuttavia, come dico sempre, la crisi (pur intuendo la sofferenza che porta) potrebbe essere vista anche in modo generativo: ovvero, il suo sistema le sta chiaramente facendo capire che qualcosa non va e che le strategie utilizzate finora non bastano più. Serve qualcosa di diverso. Ma questo può anche portare ad un miglioramento rispetto, invece, ad una stabilità raggiunta senza quasi capire come e perchè. Attraverso un lavoro specifico (sostegno psicologico, anche se una psicoterapia potrebbe essere meglio), ha la possibilità di comprendere meglio ed in modo più complesso le sue modalità di funzionamento e di coerenza emotiva. Per capirci: fino al terzo figlio è come se lei fosse riuscita a stare bene (o non troppo male) per prove e tentativi, quindi abbastanza casualmente. Ma, in questo modo, se arrivano momenti critici percepiti in modo diverso o con maggiore sensibilità emotiva, i precedenti modi di risoluzione non sono più sufficienti. Con una terapia, invece, lei potrà sviluppare (insieme al collega) degli strumenti per cui è davvero possibile che, se in futuro, si dovessero ricreare situazioni emotive critiche, lei non sarebbe più in totale balìa di queste crisi, ma potrebbe padroneggiarle con i nuovi strumenti, probabilmente anche senza un ulteriore aiuto professionale. Dunque, la invito a riflettere (per quanto la sua sofferenza glielo permetta) anche in questi termini.
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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10 AGO 2016

Cara signora,
comprendo le sue paure, sensazioni, emozioni negative che la portano ad avere paura di tutto ed a chiudersi sempre di più in se stessa, sicuramente una psicoterapia cognitivo-comportamentale potrebbe esserle d'aiuto, inizialmente per attenuare la sintomatologia e successivamente per comprendere e risolvere le cause scatenanti. Può farcela !
Cordialmente
dott.ssa Annalisa De Giorgi - psicologa- Squinzano (Le)

Dott.ssa Annalisa De Giorgi Psicologo a Milano

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