Ansia e disturbi gastrointestinali

Inviata da Viola 86 · 21 lug 2020

Salve sono una donna di 34 anni, sono stata in cura con xanax e sereupim da gennaio a marzo poi sospeso autonomamente in quanto sembrava che i sintomi fossero scomparsi, ebbene è da circa un mese che paradossalmente mi sembra di stare peggio in particolare mi sento sempre stanca con frequenti risvegli notturni, ciò che mi spaventa sono due episodi, dopo pranzo di nausea e coniati, con vomito auto indotto.
Potrebbero essere ritornati i sintomi d’ansia? O potrebbe celarsi una patologia più grave

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Miglior risposta 1 AGO 2020

Gentile Viola,
dando per scontato che siano state escluse cause organiche per i suoi disturbi gastro-intestinali, si tratta di somatizzazioni dovute all'ansia.
Consideri che la terapia farmacologica è stata interrotta troppo precocemente e bruscamente causando la ricomparsa dei sintomi.
Peraltro, è bene affiancare ai farmaci un percorso di psicoterapia per rendere stabile il miglioramento avendo analizzato le origini dell'ansia.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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OGGI, 3 AGO 2020

Buongiorno Viola,
la sintomatologia a carattere ansioso è appunto costellata da sintomi, dove l'ansia è il filo conduttore. Questo significa che il lavoro opportuno è su due fronti: da una parte alleviare il sintomo, per consentire uno stile di vita più sopportabile, dall'altra identificare ( e qui di solito ci va più tempo) le cause a agire su di esse. Difficile che si riesca a risolvere la situazione solo con uno dei due interventi. Le "ricadute"sono frequentissime, proprio perché non si risolve il problema. Mi perdoni l'esempio spiccio, ma è po' come andare dal dentista per un dolore insopportabile: inizialmente non precederà senza una cura antibiotica e analgesica, ma poi la causa reale va trattata sennò il dente tornerà a far male. Quindi non è necessariamente indice di patologia più grave quanto le è capitato, anzi: considerando che scrive di aver interrotto autonomamente il trattamento farmacologico, questo quasi certamente ha avuto ripercussioni importanti. L'organismo ci mette di solito del tempo a beneficiare della terapia (un paio di mesi), e dopo un periodo di assestamento generalmente va scalata sotto indicazione medica (meglio psichiatrica): si tratta di sostanze chimiche che agiscono sul sistema nervoso centrale, sui neurotrasmettitori, quindi parliamo di delicati equilibri neurofisiologici. Le consiglio di ricontattare uno psichiatra di cui si fida, esponendo tranquillamente eventuali perplessità: le terapie vanno spiegate al paziente e concordate, sennò è difficile ottenere dei risultati. Non vengono prescritte per sempre, salvo squilibri specifici, quindi è plausibile non sia il suo caso. Però serve un po' di stabilità ed è fondamentale non interrompere da un giorno all'altro. Credo inoltre sia importante che affianchi un percorso psicologico o psicoterapeutico (a seconda della necessità), in modo da risolvere il problema alla radice.
Sperando di essere stata utile,
Dr.ssa Barbara Bertolina Civera.

Dr.ssa Barbara Bertolina Civera Psicologo a Torino

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OGGI, 3 AGO 2020

Buongiorno, per togliere ogni dubbio relativo alla situazione organica è necessario un consulto medico da parte di un gastroenterologo. La sospensione farmacologica deve essere graduale e non autodeterminata, viceversa effetti indesiderati sono possibili. Tuttavia, dato che sono passati sei mesi dalla sospensione agli episodi che riferisce, è difficile che siano dovuti a un effetto collaterale; piuttosto, è plausibile si tratti di fenomeni ansiosi, fortemente correlati al tratto gastrointestinale. Questo è assai frequente nella misura in cui il farmaco non Le consente di cogliere i processi sottostanti la difficoltà ma si limita a sedarla; così, quando essa ricompare, emerge come un "fulmine a ciel sereno" che Lei percepisce come casuale e distante da sè - ma evidentemente non è così. Procederei in questo modo: 1) vista gastroenterologica; 2) accesso a uno psicoterapeuta; 3) formulazione di un piano condiviso con lo psichiatra che ha prescritto i farmaci e il terapeuta. Il farmaco aiuterà ad alleviare i sintomi mentre la psicoterapia ne rivelerà i motivi, eliminandoli alla radice. Cordialità, in bocca al lupo, DP.

Dott. Daniel Michael Portolani Psicologo a Brescia

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28 LUG 2020

Buongiorno
I farmaci dovrebbero essere scalati e non interrotti improvvisamente senta il neuropsichiatra di riferimento. Oltremodo associ i farmaci alla psicoterapia sarebbero più indicato. Ovviamente le consiglio di escludere l aspetto di disturbi gastroenterologi. Resto a disposizione dottoressa simona pirtac psicoterapeuta emdr mindfulness

Dottoressa Simona Pirtac Psicologo a Albano Laziale

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28 LUG 2020

Salve. La sensazione di peggioramento potrebbe essere dovuta alla sospensione improvvisa dei farmaci. Gli psicofarmaci richiedono uno scalaggio opportunamente seguito da uno psichiatra o un neurologo. Il rischio è, infatti, la ricomparsa dei sintomi anche in forma più grave.
Tenga presente inoltre che la terapia farmacologica andrebbe sempre accompagnata da psicoterapia che agisce sulle cause della depressione.
Per sua sicurezza può anche fare un controllo gastroenterologico che escluda altre patologie, ma in primis mi occuperei del suo benessere psicologico valutando con il suo psicoterapeuta la eventuale necessità di un consulto psichiatrico.
Resto a sua disposizione
Cordialmente
Dott..ssa Ivana Gallo
Psicoterapeuta Funzionale e Emdr

Dott. Ivana Gallo Psicologo a Castel Volturno

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23 LUG 2020

Cara Viola,
La sua sintomatologia è sicuramente legata alla somatizzazione di un disturbo di altra origine, ed è notevolmente fastidiosa.
Curare il sintomo può essere una buona soluzione ,ma richiede anche la necessità ,a volte, di prendere in considerazione la causa.
Escluse altre patologie, che credo sia gia stato fatto da chi le ha prescritto i farmaci, le suggerisco di intraprendere un percorso terapeutico che le permetta di affrontare il problema da un'altra prospettiva.
Le suggerisco anche di affidarsi alle cure di un terapeuta che si occupi di depressione e disturbi psicosomatoci, e di seguire un percorso di autoipnosi per imparare a gestire i sintomi .
La saluto cordialmente e la prego di chiamare per eventuali chiarimenti.

Anna Maria Della Grotta
Psicoterapia ed ipnosi Ericksoniana
Terapia individuale e di coppia.

D.ssa Anna Maria Della Grotta Psicologo a Roma

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23 LUG 2020

Gentile Viola,

Gli psicofarmaci non andrebbero mai né assunti né interrotti autonomamente. È necessario uno scalaggio graduale stabilito dallo Psichiatra, altrimenti c’è il rischio di poter incorrere negli effetti collaterali, uno dei quali è appunto l’”effetto paradosso”, più propriamente detto “effetto rebound”.

Non conosco approfonditamente il suo caso, quindi non posso dirle con sicurezza se possa trattarsi o meno di una ricomparsa dei sintomi dell’ansia anziché dell’effetto rebound.
Personalmente sono a favore degli psicofarmaci dove necessario, in alcuni casi li ritengo addirittura indispensabili. Come molti altri tipi di farmaci però, essi agiscono rapidamente sui sintomi e non sulle cause del disturbo. Per questo motivo è molto probabile che una volta interrotti, se non si è eliminata la causa (o le cause), i sintomi ritornino. La causa potrebbe essere un evento esterno scatenante, oppure un disturbo di personalità strutturato, oppure un tratto personologico disfunzionale, oppure una difficoltà relazionale, oppure il passaggio ad una nuova fase di vita, oppure la scoperta di un tradimento, un trauma recente o pregresso......
Insomma, bisognerebbe prima di tutto capire quale sia la causa scatenante della sua ansia e anche cosa la mantiene in essere. Se la causa dovesse essere un evento esterno e se questo non dovesse risolversi da solo, potrebbe essere necessario un cambiamento da parte sua, o meglio un “riadattamento” alla nuova situazione. Se la causa dovesse essere un tratto disfunzionale della personalità o una difficoltà relazionale (o entrambe molto spesso), potrebbe essere necessario un percorso di cambiamento più profondo con l’aiuto di un professionista. Se non se la sente di affrontare un percorso psicologico, potrebbe cercare di imparare a gestire la sua ansia autonomamente ma ,di nuovo, non conosco né l’entità né i particolari del suo problema.
Spero di esserle stata utile, ma consulti comunque lo psichiatra riguardo l’interruzione dei farmaci.

Un saluto,
Dott.ssa Michela Arnò

Dott.ssa Michela Arnò Psicologo a Ciampino

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22 LUG 2020

Buongiorno, il farmaco può essere d'aiuto laddove è inteso come stampella e non come risolutore del problema. I sintomi che il nostro corpo ci manifesta sono campanelli che indicano che qualcosa dentro di noi non sta "fluendo" come dovrebbe. Potrebbe rivolgersi ad un professionista che l'aiuti attraverso un percorso terapeutico a riconoscere, gestire e dunque lavorare su tali aspetti. L'ansia non va via se non la si impara a gestire, con il farmaco la si azzittisce portando con sé degli effetti collaterali.

Dott.ssa Nadia Pagliuca Psicologo a Torino

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22 LUG 2020

Cara Viola, sarebbe buona norma non interrompere autonomamente una terapia farmacologica senza supervisione medica: potrebbe insorgere una sintomatologia causata proprio dalla sospensione repentina.I suoi malesseri potrebbero avere causa organica ma anche essere una ricomparsa dello stato ansioso indotto proprio dalla sospensione.Le consiglio di contattare il medico che le ha prescritto la terapia .Se non fosse possibile parli col suo medico di base.Pur essendo una psicologa e non un medico, mi sento di tranquillizzarla . Vedrà che seguendo le indicazioni del suo medico di riferimento starà meglio.Le consiglio inoltre una terapia psicoterapeutica affiancata alla terapia farmacologica.
Ci aggiorni sul suo stato di salute.

Dott.ssa Jay Zanoni Psicologo a Cesena

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22 LUG 2020

Buongiorno Viola,
l'ansia presenta molte tipologie di sintomi fisici, fra i quali certamente anche quelli gastro-intestinali.
Un episodio o due di nausea e conati, tuttavia, non sono necessariamente collegati ad ansia, ma possono essere più semplicemente legati al cibo mangiato o a qualche virus.
Insonnia e risvegli notturni frequenti sono invece più facilmente riconducibili ad uno stato di ansia.
Lei ha individuato quali possano essere le cause della Sua ansia? I farmaci che ha preso da gennaio a marzo Le erano stati prescritti dal medico di base? O da altro Professionista? In ogni caso, questa tipologia di medicinali non va mai interrotta in maniera autonoma; è sempre necessario un confronto con chi li ha prescritti per diminuire posologia e dosaggio in maniera graduale, per evitare che il nostro organismo reagisca in maniera poco bilanciata alla sospensione improvvisa di tali prodotti.
Le consiglio quindi di tornare dal medico che Le aveva prescritto tali farmaci per informarlo sulla sospensione e sulla sua sintomatologia attuale, ma di valutare anche di intraprendere un percorso di psicoterapia che possa aiutarLa a trovare l'origine del Suo malessere e cercare insieme di superare questo momento di difficoltà emotiva.
Un abbraccio.
Serena Brunelli

Dott.ssa Serena Brunelli Psicologo a Ravenna

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22 LUG 2020

Gentile Viola,
mi sembra descriva una condizione di ansia con somatizzazioni.
È possibile che la terapia farmacologica le abbia dato benefici, ma i farmaci sedano l’ansia è sue manifestazioni. Proverei a considerare un consulto psicoterapeutico per conoscere l’origine della sua ansia, aprendo una finestra psicologica.
Rimango a disposizione
Dr.ssa Elisabetta Ciaccia

Dott.ssa Elisabetta Ciaccia studio di psicologia Psicologo a Milano

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22 LUG 2020

Buongiorno, i disturbi gastrointestinali sono frequentemente connessi a quelli ansiosi a causa dei meccanismi riguardanti il sistema nervoso coinvolti. Tuttavia, se ha il dubbio di una patologia sottostante, può rivolgersi al medico di base per svolgere le opportune verifiche e per verificare che non vi siano effetti farmacologici. La cura farmacologica dovrebbe essere seguita in modo scrupoloso e l'eventuale riduzione della dose dovrebbe essere concordata e effettuata secondo le direttive del medico curante. Infine, a seguito dell'opinione negativa del medico sugli aspetti organici, valuti una psicoterapia: con il professionista potrebbe indagare gli episodi che riferisce contestualizzandoli e significandoli. Se c'è un aspetto ansioso, emergerà. In bocca al lupo. DP

Dott. Daniel Michael Portolani Psicologo a Brescia

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