Salve a tutti,
Ho 24 anni. Convivo da 6 mesi...
Ho dei pregressi trascorsi di ansia e depressione... Di cui probabilmente soffro nuovamente a causa... Del lavoro.
Ho sempre lavorato con gli animali ma purtroppo questo settore non mi offre uno stipendio solido, per cui sono diventata addetta alle vendite e anche se sono stata in un negozio per animali...
Attacchi d'ansia e di panico.
La mole di lavoro era veramente enorme e pesantissima...
Sono fuggita in preda ai pianti, alla tachicardia e al pensiero costante di essere un fallimento...
Ora sto seguendo un corso di formazione tramite il CPI ma non mi sto trovando particolarmente bene perché di pratica non c'è quasi nulla e di conseguenza non so quanti sbocchi lavorativi possa darmi (corso di giardiniere... Vorrei seguire la natura il più possibile ma sono abbastanza sconsolata).
Sono stata al CSM per un sostegno soprattutto dal punto di vista lavorativo e mi è stato risposto DA UN SINGOLO COLLOQUIO sia dalla dott.ssa e sia dall'assistenza sociale che non sto abbastanza male per essere presa in carico...
Ma intanto mi è stato prescritto un farmaco se dovessi peggiorare senza però dirmi effettivamente CHE HO.
Non voglio etichettarmi nella patologia, sia chiaro...
Ma mi piacerebbe avere un quadro clinico per capire effettivamente se è solo ansia/depressione che mi affligge o altro...
E soprattutto, perché sto così male al lavoro?
Il lavoro dei miei sogni non esiste...
Non riesco a trovare una via di mezzo...
40 ore a settimana non le tollero, mi mandano via di testa e non riesco a seguire né i miei animali e nemmeno il rapporto con il mio compagno che è stato estremamente delicato in questi mesi...
Non so cosa fare...
Vorrei tantissimo un quadro clinico almeno, sapere che mi fa stare così male...
Se c'è qualcosa di più profondo...
Non so veramente...
Ho perso le speranze in tutto...
Magari se ricominciassi ad autolesionarmi verrei effettivamente considerata...
Mi dispiace condividere questi pensieri, ma cosa devo fare per avere un supporto maggiore?
Sono in psicoterapia e mi trovo bene ma manca qualcosa...
Quel qualcosa che mi dia la risposta al perché il lavoro mi pesi così tanto e vada poi a sfogarsi su tutto ciò che ho attorno....
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17 SET 2025
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Cara Martina,
le tue parole trasmettono un profondo senso di sofferenza, confusione, rabbia e paura... emozioni intense ma assolutamente legittime, soprattutto in un momento della vita che percepisci come disorientante.
Il tuo desiderio di essere vista nella tua sofferenza e di ricevere aiuto racconta molto di te: dimostra che, nonostante tutto, una parte profonda di te non ha mai smesso di sperare.
Vorrei ricordarti che il tuo dolore è valido, anche se non esiste una diagnosi a certificarlo. Non sei un fallimento: sei una persona che sta cercando, con fatica e coraggio, di costruirsi un futuro - questo può far paura, può confondere, ed è del tutto normale.
Tu sei importante per tutto ciò che sei. E io vedo questo: una ragazza di 24 anni che sta provando a capire cosa le piace, cosa può offrirle un sostegno anche economico; una ragazza che cerca risposte alla propria sofferenza perché desidera sinceramente stare meglio; una ragazza che è amata con delicatezza dal proprio compagno.
E mi viene da chiedermi: quante altre cose sei, Martina?
Hai una passione per la natura, per gli animali... cos’altro ti fa sentire viva?
E come potrebbero queste passioni incontrare, un giorno, un possibile percorso lavorativo?
Prova ad esplorarlo con la tua psicoterapeuta.
Resto a disposizione e ti saluto caramente,
Dott.ssa Jessica Carrozzino
24 SET 2025
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Buongiorno Martina, grazie per aver raccontato i suoi vissuti così delicati e profondi, non deve essere stato semplice. Mi spiace leggere della sua esperienza presso il CSM, il supporto psicoterapeutico non dovrebbe essere connesso a un vissuto di gravità da ‘oggettivare’.
Credo sia importante per lei approfondire le dinamiche che racconta. Raggiungere la consapevolezza dei vissuti che sono alla base di determinati atteggiamenti e azioni può aiutare a mettere in luce parti di lei di cui ancora non è consapevole. La invito a parlarne con chiarezza con il/la professionista che la segue. Se questo non dovesse funzionare la invito a considerare un percorso di psicoterapia più profondo.
Le auguro ogni bene
18 SET 2025
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Cara,
le parole che hai scritto sono dense di dolore, ma anche di lucidità. E la lucidità, credimi, è già una forma di resistenza. Ti stai ponendo domande complesse, autentiche, le stesse che molti portano in terapia quando il mondo del lavoro — anziché dare forma e dignità alla propria vita — diventa un peso insostenibile.
Quello che descrivi non è solo “non mi piace il mio lavoro”. È un corpo che somatizza, una mente che va in tilt, un sistema nervoso che va in allarme. E no, non è normale dover crollare per essere ascoltati. Non dovrebbe servire l’autolesionismo per ottenere attenzione o sostegno. E se ti è stato fatto passare questo messaggio — anche implicitamente — è un errore grave, e ingiusto.
Ciò che stai vivendo non è solo ansia, non è solo tristezza. È un senso profondo di inadeguatezza, di frustrazione, di smarrimento che ti esplode in mano ogni volta che provi a “fare la cosa giusta”: lavorare, essere autonoma, costruire un futuro. Ma se il lavoro è disumano, se non rispetta la tua sensibilità, i tuoi ritmi, i tuoi valori, è naturale che il corpo si ribelli. Il tuo sistema non sta “funzionando male”. Sta facendo resistenza a un modello che non ti appartiene.
E non è detto che il problema sia “il lavoro in sé”. Forse il problema è che non ti riconosci in nessuna delle forme di lavoro che ti sono state proposte finora. Forse stai cercando, e lo fai con fatica e sincerità, un modo per lavorare senza perdere te stessa. E se questo ti fa sembrare “troppo fragile” agli occhi di qualcuno… allora ben venga la fragilità, se è l’unico modo per restare fedeli a sé stessi.
Il TIST (Trauma-Informed Stabilization Treatment) — un approccio terapeutico che utilizzo con molte persone nella tua stessa condizione — aiuta proprio a dare un nome e una forma a queste fratture interiori. Parte dal presupposto che non siamo fatti a pezzi, ma abbiamo delle parti che portano il carico del passato, della paura, della vergogna, della sopravvivenza. Aiuta a stabilizzare il sistema nervoso, a comprendere chi dentro di te si attiva in certi momenti (chi si spaventa, chi si autosabota, chi scappa o chi crolla), e a dare voce anche a quella parte di te che — come scrivi — ha ancora un desiderio di vivere in connessione con la natura, con i tuoi animali, con il tuo compagno.
Per rispondere alla tua domanda più profonda: "Perché sto così male al lavoro?", potremmo tradurla così: "Perché ogni volta che provo a stare nel mondo sento di non avere posto?"
E allora serve un lavoro dentro, non solo fuori. Un lavoro che parta dalle tue risorse, non dalle etichette. Non è la diagnosi che ti renderà più forte. È il riconoscere il tuo sentire come valido, il tuo dolore come degno di attenzione, la tua voce come meritevole di spazio.
Continua il tuo percorso. Ma non accontentarti di “funzionare”. Pretendi di stare meglio. E se senti che nella terapia manca qualcosa, parlane con la tua terapeuta. A volte bastano nuove chiavi di lettura, nuove mappe, per rendere il percorso più efficace. Non ti arrendere.
17 SET 2025
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Ciao, grazie per aver condiviso la tua esperienza con tanta sincerità. Le difficoltà che descrivi — l’ansia, gli attacchi di panico, la fatica a reggere i ritmi di lavoro e la sensazione di non trovare uno spazio che ti rispecchi — non sono segni di “fallimento”, ma segnali che il contesto in cui ti trovi non sta rispettando i tuoi bisogni.
Spesso, quando la sofferenza si intreccia con il lavoro, ci sembra di non avere alternative: in realtà, capire meglio come il tuo corpo e la tua mente reagiscono allo stress può aprire possibilità diverse. Il desiderio di un quadro più chiaro è comprensibile: una valutazione più approfondita, insieme alla psicoterapia che già stai seguendo, può aiutarti a dare un nome a ciò che senti e a costruire strategie concrete.
Non sei “troppo poco in difficoltà” per meritare ascolto: il fatto stesso che stai cercando di comprenderti e prenderti cura di te è già un passo importante. Concederti tempi, esplorare soluzioni lavorative più sostenibili e continuare il tuo percorso terapeutico possono aiutarti a ritrovare respiro.
Ti sei mostrata coraggiosa nel raccontarti: questo è già un segnale di forza.
17 SET 2025
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Salve Martina. In primo luogo mi dispiace molto leggere questa richiesta d'aiuto perché si vede molto chiaramente quanto stai male in questo momento.
Al CSM si viene seguiti principalmente da un punto di vista psichiatrico - quindi, appunto, tramite farmaci - e alcune volte , quando c'è posto (quindi raramente, dato che ci sono pochi psicoterapeuti nel servizio pubblico) da uno psicologo. Ma tu sei già seguita e dici di trovarti bene, quindi quali risposte ti mancano?
La tua richiesta è estremamente specifica: chiedi se rientreresti in un quadro clinico specifico. Ovviamente noi da qui non possiamo fornirti la risposta, ma potrebbe fornirtela il tuo terapeuta. Ti consiglierei di esporre a lui/lei i tuoi dubbi e le tue sensazioni. Parlagli di quanto ti farebbe stare meglio sapere se esiste un'etichetta diagnostica che ti rappresenta e della tua sensazione che manchi qualcosa. Questo qualcosa dovete trovarlo insieme. Esponi anche i tuoi pensieri autolesivi, che potrebbero essere "solo" pensieri ma se ci sono significa che nascondono qualcosa di molto doloroso.
Per quanto riguarda la tua insofferenza lavorativa: non ti conosco, quindi non posso affermare con certezza se essa sia un problema primario o secondario a vissuti di ansia e depressione pre-esistenti. Quello che posso dire è che l'ansia e la depressione possono portare a sentirsi in quel modo, a "vedere tutto nero", a provare forte insoddisfazione. I pianti, la tachicardia, il pensiero di essere un fallimento sono tutti sintomi ansiosi e depressivi.
Ansia e depressione possono essere disturbi primari (disturbo depressivo maggiore, disturbi d'ansia, ecc) o secondari ad altre patologie, ma non possiamo sapere quale sia il tuo caso. L'unico che potrà dirtelo è il tuo terapeuta.
Per qualunque cosa, rimango a disposizione
17 SET 2025
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Capisco davvero quanto questo momento della sua vita possa essere doloroso e confuso. Sentirsi sopraffatta dal lavoro, dagli attacchi di ansia, dalla stanchezza emotiva e dalla sensazione di non riuscire a conciliare le proprie passioni con le esigenze quotidiane può far sentire persi e senza speranza. Non è un segno di fallimento: il malessere che prova è una reazione naturale a stress prolungato e a richieste che superano le sue energie. È positivo che stia seguendo una psicoterapia e che riconosca i propri limiti, ma è comprensibile sentire che manca ancora qualcosa che dia chiarezza sul “perché” di questo malessere. Una valutazione psicodiagnostica approfondita da uno psicologo o psichiatra qualificato potrebbe aiutarla a comprendere meglio se si tratta di ansia, depressione o di altre componenti, e a orientare interventi mirati. È importante anche costruire un supporto pratico per la gestione dello stress e per conciliare lavoro, passioni e relazioni affettive, senza sentirsi in colpa per i propri limiti. Cercare aiuto, chiedere chiarimenti sui farmaci e sulle strategie terapeutiche, e prendersi cura di sé stessa è un atto di responsabilità verso la propria salute mentale. Con un sostegno mirato è possibile ritrovare equilibrio, capire le cause del malessere e costruire una quotidianità più serena e sostenibile.
17 SET 2025
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Buon pomeriggio Martina,
grazie per aver condiviso la tua condizione .
Immagino quanto possa essere difficile per te affrontare il lavoro in questo momento che ti impegna per un carico intenso settimanale. L'ansia e gli attacchi di panico possono essere debilitanti, e il peso emotivo può essere impegnativo.
Questa ricerca di definire la tua condizione emotiva in un quadro rende difficile concentrarsi sul presente e vivere la vita in modo sereno. La terapia può offrire un luogo dove esprimere liberamente i tuoi dubbi , e lavorare su strategie per affrontare questi momenti difficili, ti suggerisco di parlarne con il professionista che ti segue in questo momento.
Un caro saluto .
Dr.ssa Alessandra Petrachi
17 SET 2025
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Ciao e grazie per aver scritto e per la sincerità. Mi dispiace molto che tu stia attraversando tutto questo: quello che descrivi (ansia, attacchi di panico, senso di fallimento, difficoltà col lavoro e con le relazioni) è molto pesante da portare da sola e ha senso che tu voglia risposte e un quadro più chiaro. Provo a darti risposte pratiche e concrete su cosa puoi fare subito e nei prossimi passi, oltre a indicarti risorse di supporto immediato.
1) Valutazione clinica e presa in carico
Se vuoi un quadro clinico (diagnosi/valutazione) il passo più efficace è chiedere una valutazione psichiatrica completa (non solo un singolo colloquio): puoi chiederla al tuo medico di base spiegando i sintomi e chiedendo esplicitamente la segnalazione/contatto con il CSM o la prescrizione di una visita psichiatrica. In molte ASL il medico di base può contattare direttamente il CSM per sollecitare una valutazione.
Se al primo contatto con il CSM non ti hanno presa in carico ma senti che stai male, richiedi un secondo colloquio o chiedi al tuo medico di base di inviare una segnalazione scritta (e conserva le ricevute/email). Spesso avere una documentazione scritta dei sintomi, crisi e impatto sul lavoro aiuta a ottenere una presa in carico.
Puoi anche considerare una valutazione psichiatrica privata se vuoi avere più rapidità nell’ottenere un quadro diagnostico (poi, se serve, il privato può scrivere la documentazione da presentare al CSM o al medico di base).
2) Se ti senti peggio o hai pensieri di autolesionarti
Hai scritto frasi come “magari se ricominciassi ad autolesionarmi verrei considerata”, questo è serio. Devo chiedertelo direttamente perché è importante per la tua sicurezza: in questo momento hai intenzioni di farti del male o un piano per farlo? Se la risposta è sì o se senti che potresti farlo chiama subito il 112 (emergenza) o rivolgiti al pronto soccorso. Se non sei in pericolo immediato ma senti bisogno di parlare con qualcuno adesso, puoi contattare servizi di ascolto come Telefono Amico Italia (02 2327 2327) o le linee regionali di prevenzione/sostegno. Questi servizi offrono ascolto confidenziale e sono fatti per momenti di crisi.
3) Perché il lavoro ti pesa così tanto
Stress lavorativo intenso, turni lunghi, carico emotivo/fisico e insicurezza economica possono riattivare ansia e depressione pregresse.
Lavori con animali o in ambienti che ami ma che non offrono stabilità economica creano conflitto tra ciò che desideri e le esigenze pratiche (soldi, ore, responsabilità). Questo produce senso di fallimento, esaurimento e attacchi di panico.
I sintomi si amplificano se manca sostegno sociale, riposo e un lavoro con bassa prevedibilità/controllo. Questo è comune e non significa che tu sia “debole” o “colpevole”.
4) Strategie pratiche per alleviare gli attacchi di panico sul momento
- Respiro quadrato o box breathing: inspira 4 sec, trattieni 4, espira 4, trattieni 4, ripeti 4 volte.
- Tecnica 5-4-3-2-1 (grounding): nomina 5 cose che vedi, 4 che senti, 3 che puoi toccare, 2 odori, 1 cosa che puoi gustare o il tuo battito.
- Pausa breve e micro-rituali: se il lavoro è troppo, prova a programmare micro-pause (2-5 min) per camminare, bere acqua, contare.
- Piano di emergenza personale: scrivi i segnali che precedono l’attacco, le azioni che puoi fare e i numeri da chiamare (amico, partner, Telefono Amico, 112, medico di base).
5) Lavoro: opzioni concrete e come esplorarle senza bruciarti
- Riduci gradualmente il carico: parla col medico per valutare un certificato o part-time temporaneo se 40 ore sono insostenibili. Il medico di base può certificare temporanea inabilità o suggerire adattamenti. (Questo è un passo medico/legale da valutare con lui).
- Sperimenta opzioni a basso rischio: volontariato in un centro di cura di animali, lavori part-time in vivai, manutenzione di parchi, giardinaggio per privati; ti danno esperienza pratica e ti permettono di rimanere vicino alla natura senza l’impegno di 40 ore.
- Formazione pratica: cerca tirocini/percorsi che includano ore pratiche (molti corsi professionali, cooperative sociali o progetti della comunità offrono percorsi pratici). Se il CPI non ti dà pratica, chiedi ai CPI di indirizzarti verso stage o esperienze sul campo.
- Pianifica piccoli esperimenti: 1 mese in un lavoro part-time vicino alla natura, valutando come ti fa sentire, fallo come “esperimento” non come salto definitivo. Puoi anche fare una lista di 3 attività legate alla natura/animali che potresti provare per poco tempo (volontariato 4 ore a settimana, corso pratico di giardinaggio, assistenza in una fattoria didattica) e prova questo “esperimento” per 2–4 settimane.
6) Che chiedere alla psicoterapia (per colmare il “manca qualcosa”)
- Parla con il/la tua terapeuta di sessioni focalizzate sul lavoro (es. valutare valori, tolleranza allo stress, strategie pratiche, esposizione graduale alle situazioni lavorative che temi).
- Valuta insieme la possibilità di interventi psicologici specifici per l’ansia (es. per attacchi di panico, tecniche di gestione dell’ansia) o terapia focalizzata sul lavoro e la carriera.
17 SET 2025
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Sintomi e storia emotiva:
Riporti ansia e attacchi di panico, accompagnati da tachicardia e pianti, e una sensazione di essere “un fallimento” legata al lavoro.
Ci sono pregressi episodi di ansia e depressione, il che indica che potresti avere una vulnerabilità emotiva che si acuisce in situazioni stressanti o insoddisfacenti.
Fattori scatenanti attuali:
Il lavoro attuale sembra altamente stressante e poco gratificante, con una mole eccessiva di compiti e poca corrispondenza ai tuoi interessi (animali, natura).
La frustrazione deriva anche dalla mancanza di prospettive concrete e reali, che aumenta il senso di impotenza e insoddisfazione.
Perché ti senti così male
La combinazione di stress occupazionale, mismatch tra passioni e lavoro, e vulnerabilità emotiva pregressa può spiegare l’intensità dei sintomi.
Non è raro che chi ha avuto episodi di ansia o depressione sperimenti una riattivazione dei sintomi in contesti stressanti o percepiti come “opprimenti”.
Sul quadro clinico:
Al momento, solo un professionista può fare una valutazione diagnostica completa, ma è possibile iniziare a distinguere tra sintomi legati ad ansia, depressione o altri disturbi.
Il fatto che ti sia stato prescritto un farmaco “se dovessi peggiorare” indica un approccio preventivo, ma non sostituisce la valutazione approfondita e il supporto psicologico.
Passi concreti per supporto maggiore:
Continua la psicoterapia, perché è fondamentale avere uno spazio sicuro per esplorare ansia, frustrazione e vissuti di autostima.
Può essere utile rivolgersi a uno psichiatra per una valutazione completa, così da avere un quadro chiaro di sintomi, diagnosi eventuali e percorsi terapeutici più mirati.
Pratiche di autocura e limiti sul lavoro: cercare di proteggere tempo per te stessa, per i tuoi interessi e relazioni, anche se piccolo.
Strategie di gestione dello stress: respirazione, mindfulness, attività all’aria aperta, contatto con gli animali se possibile, che già ti sono fonte di benessere.
17 SET 2025
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Cara Martina,
al di lá del nome che possiamo dargli, il tuo stato emotivo non viene modificato dalla diagnosi. Quella é solo un punto di partenza che puó orientare il clinico ma alla persona che vive quello che stai vivendo tu é utile in modo relativo.
Dici che il lavoro dei tuoi sogno non esiste ma hai giá la consapevolezza di sapere ció che non vuoi dalla vita (iperinvestire il tuo tempo nel lavoro) ed é una bella carta da poterti giocare.
Per fortuna l'essere umano ha la possibilitá di essere tante cose nella vita, siamo (figli, fratelli/sorelle, genitori, nipoti, amici, partner ecc...) e anche nelle scelte professionali possiamo decidere se le nostre attitudini possono fondersi con ció che ci appassiona. Nel tuo caso hai compreso che unire il tuo amore per gli animali e le tue scelte lavorative puó essere un rischio perché finirebbe per farti odiare entrambe le cose. La dimostrazione é che hai avuto attacchi di ansia e panico.
Quando un aspetto della nostra vita non ci soddisfa, inevitabilmente investe come un'onda d'urto anche altri ambiti, come la relazione col partner. Si tratta di una risposta fisiologica perché non siamo capaci di ragionare per compartimenti stagni (se ho litigato con mio marito, per quanto possa mascherarlo, il mio malumore andrá a ripercuotersi anche fuori casa).
Sei abbastanza consapevole da dare ascolto ai tuoi pensieri e alle tue emozioni, fossi in te continuerei la psicoterapia esponendo con la stessa luciditá che hai utilizzati qui ció che provi.
Hai tutte le risorse per lavorarci e conquistare la vita soddisfacente che immagini.
Dott.ssa Michela Romeo
17 SET 2025
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
La depressione si basa sul circolo vizioso di pensieri e credenze rivolte a se stessi alle proprie capacità e al proprio futuro sempre negativi che portano a mettere in atto comportamenti che confermino tali pensieri. In questo modo si crea il circolo vizioso.
Per uscirne bisogna spezzare il circolo. È importante comprendere quali siano i pensieri e le credenze disfunzionali che stanno alla base e verificarne la loro motivazione la loro veridicità
Non tutto quello che pensiamo e crediamo e automaticamente vero per il semplice fatto che non crediamo che sia così
È opportuno indagare sia a livello di pensiero sia a livello comportamentale, (anche a livello lavorativo) quali siano concretamente le possibili soluzioni
Per cambiare bisogna cambiare sia livello di pensiero sia a livello comportamentale anche sull’inizio può essere molto difficile bisogna perseverare
Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico che la possa aiutare a comprendere meglio e affrontare concretamente la sua situazione
17 SET 2025
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Buongiorno Martina
Se già è in terapia, le suggerisco di portare questo scritto in analisi con il/la terapeuta che la sta seguendo, è un mezzo "questo scritto" che può aiutarla ad entrare in contatto con aspetti più profondi all'interno di un setting terapeutico del quale scrive esserne soddisfatta.
17 SET 2025
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Cara Martina,
grazie per la tua sincerità. Leggo molta stanchezza, paura di non farcela e un conflitto profondo tra chi sei, una persona che ama lavorare con la natura e gli animali, e la realtà lavorativa che ti trovi a dover affrontare. Questo conflitto si manifesta nel corpo (tachicardia, pianto, attacchi di panico) e nelle relazioni (la cura degli animali, il rapporto con il tuo compagno) ed è comprensibile che ti senta sopraffatta.
Se in questo momento hai pensieri di autolesionarti o temi per la tua sicurezza, è importante cercare aiuto immediato: rivolgiti ai servizi di emergenza o a una struttura sanitaria locale, e parla apertamente con il tuo terapeuta o il medico di base. Hai il diritto a una valutazione attenta quando il malessere è acuto. Allo stesso tempo, non è necessario che tu abbia subito un’etichetta diagnostica per ricevere ascolto e cura: capire se si tratta di ansia, depressione o altro può aiutare, ma l’urgenza è ridurre la sofferenza e trovare modi concreti per stare meglio. Se il singolo colloquio al CSM ti è parso insufficiente, è legittimo chiedere un secondo parere o una rivalutazione, portando con te una descrizione chiara dei sintomi e dell’impatto che hanno sulla tua vita.
Una prospettiva sistemico-relazionale può aiutare a esplorare non solo ciò che accade dentro di te, ma anche cosa succede intorno: che ruolo ha il lavoro nella tua identità, come rispondono il tuo compagno e la tua rete di supporto quando stai male, quali pressioni economiche o organizzative amplificano il malessere. Lavorare su questi aspetti in terapia, anche con sedute mirate a esplorare lavoro e identità professionale, o con un supporto di coppia quando utile, può aprire nuove possibilità di azione. Nel quotidiano può essere utile sperimentare piccoli cambiamenti: valutare un impegno lavorativo con meno ore o meno pressione, provare attività legate alla natura anche a basso impegno come volontariato o piccole esperienze pratiche, negoziare orari o mansioni meno stressanti quando possibile. Pratiche semplici di cura dei ritmi (sonno regolare, pause, movimento nella natura e pasti strutturati) aiutano la base fisiologica e la resilienza.
Parlane con il tuo terapeuta in modo esplicito: se senti che “manca qualcosa”, chiedi di lavorare insieme su obiettivi concreti legati al lavoro, all’identità professionale e alla gestione dell’ansia, trasformando il disagio in piccoli esperimenti verificabili. Se ti è stato proposto un farmaco, chiedi al medico spiegazioni chiare sul motivo della prescrizione, sugli effetti attesi e sulle alternative non farmacologiche: è tuo diritto capire. Se senti che i servizi non ti hanno dato attenzione adeguata, puoi chiedere una rivalutazione scritta o un secondo parere in un altro servizio territoriale, oppure cercare percorsi di orientamento professionale o coaching vocazionale per esplorare strade pratiche che mettano in relazione il tuo amore per la natura con condizioni lavorative sostenibili.
Infine, prova a prendere un piccolo punto di partenza: individua una o due cose che, se migliorassero appena, renderebbero la tua vita un po’ più sopportabile, e trasformale in passi realizzabili insieme al terapeuta. Ricordati che il pensiero di autolesionarsi non è un biglietto che debba dimostrare quanto stai male per ottenere aiuto; meriti ascolto e cura anche prima che la sofferenza arrivi al limite. Ti abbraccio virtualmente per la fatica che stai attraversando: chiedere aiuto è già una scelta coraggiosa.
Resto a disposizione,
Dr. Elisabetta Carbone
17 SET 2025
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Non sei un fallimento. Ciò che senti è la reazione di un corpo e di una mente sotto pressione. Il lavoro, quando non rispetta i tuoi ritmi e valori, può amplificare ansia e depressione fino a farti sentire senza via d’uscita.
Capisco il tuo desiderio di una diagnosi chiara, ma ricorda che non sei un numero né un’etichetta. Sei una persona che merita ascolto e cura, già adesso, senza dover dimostrare nulla attraverso il dolore.
La psicoterapia che stai seguendo è un passo importante, parlane apertamente con la tua terapeuta, così da integrare il percorso con strumenti mirati per l’ansia e, se necessario, con un supporto psichiatrico più specifico.
Non perdere fiducia, un passo alla volta puoi ritrovare equilibrio.
dott.ssa Maria Raffaella Pulli
17 SET 2025
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Apprezzo molto la lucidità con cui racconta la sua esperienza mostrando una grande risorsa interiore.
Chiarisco, da quello che leggo, quindi, alcuni punti. I punteggi della WAIS non vanno mai letti da soli, ma come profilo complessivo. Nei DSA è normale avere risultati “disarmonici”, alcune aree possono essere più forti (come ragionamento e comprensione verbale), altre più fragili (memoria di lavoro o velocità di elaborazione). Non significa “meno intelligenza”, ma un funzionamento diverso.
Il QI globale può abbassarsi perché certi indici tirano giù la media. Per questo spesso si usa il GAI, che valorizza di più le aree centrali, ed è probabile che sia stato fatto anche nel suo caso. Inoltre, stress, ansia o stanchezza possono influenzare molto il rendimento nei test, non sono dati assoluti, ma istantanee di un momento.
Quanto ai dubbi sull’autismo, capisco le paure, ma servono valutazioni cliniche approfondite, non osservazioni esterne. Quello che emerge con chiarezza invece è la capacità di analisi e riflessione, che parla di risorse cognitive ed emotive solide.
Il consiglio che mi sento di dare è di affidarsi a uno specialista che possa valutare globalmente la sua storia, non solo i numeri. Perché i punteggi non la definiscono essendo lei molto di più di una media aritmetica.
dott.ssa Maria Raffaella Pulli
17 SET 2025
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Buongiorno Martina
Il lavoro è un aspetto fondamentale della nostra vita, ma quando si ripresentano forti preoccupazioni e malessere dobbiamo cercare in tutte le direzioni, può essere fuorviante sovraccaricare di significato un singolo settore della propria vita.
Discorso a parte va fatto per la psicoterapia: tutte queste preoccupazioni devi affrontarle con il terapeuta e imparare a fidarti del lavoro che state facendo con lui/lei, se pensi che ce ne siano le condizioni. Questo puoi saperlo e deciderlo solo te.
A disposizione anche online
Dott Giacomo Sillari