ansia da separazione, fobia scolastica

Inviata da Francesca Migliori · 13 gen 2015 Ansia

Mio figlio di 9 anni , dall'inizio di questo anno scolastico lamenta forti dolori addominali che si manifestano dal momento del risveglio e accompagnamento a scuola e si protraggono per quasi tutto l'orario scolastico.
A scuola è sempre molto triste, lamentoso e tende ad isolarsi dagli altri.
Premetto che mio figlio ha frequentato l'asilo nido dall'età di 1 anno e mezzo, poi la scuola materna ed i primi 3 anni di primaria senza mai aver avuto problemi a separarsi da noi, tranne qualche breve pianto i primi giorni, come credo sia normale.
Una volta appurato che non ci sono problemi "organici", ci siamo rivolti ad una psicologa che ci ha diagnosticato che si tratta di "ansia da separazione", probabilmente causata da un evento traumatico avvenuto questa estate (il bambino è stato lontano da casa con gli Scout per una settimana senza poter aver contatti con la famiglia).
Malgrado la psicoterapia sia iniziata da circa 2 mesi, finora non ci sono stati miglioramenti, anzi il bambino sembra peggiorato.
I maestri sono a conoscenza di tutto e sono molto collaborativi e pazienti con lui, ma nessuna rassicurazione o coccola lo fa stare meglio e ciò preoccupa molto anche loro, anche se, per adesso, il suo disagio non ha influito sul rendimento scolastico, che è sempre molto buono.
So che la psicoterapia prevede tempi più lunghi, ma 4 mesi di pianti e dolori per noi e per lui sono veramente tanti e vorremmo vedere subito qualche miglioramento, o un cambiamento, anche minimo.
Anche perché questo "buco nero" sta condizionando i suoi rapporti con gli amici, la sua serenità, e la tranquillità della nostra famiglia.
Per questo motivo mi chiedevo se non fosse il caso di cambiare terapista o magari intraprendere un percorso terapeutico che preveda anche l'uso di farmaci.
Qualsiasi consiglio è il benvenuto!
Grazie
Francesca

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Miglior risposta 14 GEN 2015

Gentile Francesca,
la psicoterapia con i minori spesso funziona poco o nulla se non c'è un coinvolgimento e una collaborazione da parte dei genitori che normalmente sono richiesti dalla psicoterapeuta. Pertanto se ciò non è avvenuto, forse è il caso di cambiare psicoterapeuta o meglio approccio terapeutico,volgendosi ad un indirizzo che coinvolga il resto della famiglia. La scuola Sistemica o la Strategica Breve ad esempio utilizzano questa metodologia.
Detto ciò, bisogna comunque dire che i traumi da separazione possono essere molto tenaci, anche se l'età del bambino e la durata della separazione non dovrebbero giustificare una sintomatologia così importante.

Valentina Sciubba Psicologo a Roma

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20 GEN 2015

Cara Francesca, è bene che esponga alla sua terapeuta questi dubbi. La modalità e i tempi per affrontare un disagio psicologico dipendono anche dall'orientamento terapeutico. Il sintomo portato da suo figlio ha certamente un significato e una funzione all'interno delle relazioni nella vostra famiglia. L'incontro terapeutico è il contesto migliore per esplorarle.
Dott.ssa Mariantonietta Cerquetella

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19 GEN 2015

Salve Francesca,
ha ottenuto già molte risposte... il consiglio che posso darle è di rivolgersi al servizio territoriale di neuropsichiatria infantile, perché è il servizio che si occupa di casi come suo. È utile chiarire la diagnosi e eventuali dubbi su una terapia farmacologica cone da lei ipotizzato (che personalmente non ritengo utile in età evolutiva... comubque dipende dai casi). Parli con la terapeuta che segue suo figlio ed esprima i suoi dubbi e le sue aspettative. Il mio consiglio quando si tratta di bambini dell'età di suo figlio è un coinvolgimento diretto e prioritaro dei genitori e del nucleo familiare! Mai(!) una terapia individuale che ha l'effetto di rinforzare il sintomo in un bambino (vado dal dottore... sono io che sono sbagliato e ho problemi...) appiattendo i significati e i segnali che sottendono al problema. Dopo ciò ci vuole molta pazienza e tempo a disposizione per il decorso di questi disturbi.
in bocca al lupo.

Dott. Vittorio Venditti
psicologo-psicoterapeuta sistemico relazionale

Dott. Vittorio Venditti Psicologo a Pescara

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19 GEN 2015

Buongiorno.
L'ansia da separazione è molto comune nei bambini dell'età di suo figlio. Come molti disturbi d'ansia il tempo necessario per un miglioramento non è valutabile, per cui ritengo che due mesi siano pochi per pensare di cambiare psicoterapeuta e dì per prendere in considerazione dei farmaci!
Per il momento stargli vicino e dargli la possibilità di fare un lavoro psicoterapeutico è la cosa giusta e sta facendo tanto per lui ma gli dia il suo tempo!
In bocca al lupo
Dott.ssa Annarosa De Luca
I

Dott.ssa Annarosa De Luca Psicologo a Milano

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15 GEN 2015

Cara Francesca
certo è possibile che il bambino oltre al "trauma da distacco" abbia anche una situazione più ampia di paure e insicurezze che magari, mascherate dalla cosa più evidente (episodio del trauma), non siano venute a galla e non siano state considerate adeguatamente.
E' possibile che questo bimbo non abbia solo bisogno di maggiori coccole e rassicurazioni ma anche di essere più ascoltato, osservato e aiutato, con molta dolcezza, ad esprimere quello che ha dentro.
Quindi, può essere utile riconsiderare il tutto e ripartire in altro modo, anche considerando il "clima" familiare insieme a quello scolastico in cui il bambino vive.
Forse viene preteso troppo da lui?, Forse ci sono altre tensioni, magari relative al fratellino? Forse questo mal di pancia è un modo per essere maggiormente valutato e accettato? Io non escluderei questa ipotesi.
Con l'attuale terapeuta direi molta collaborazione e dialogo e poi anche un medico Omeopata o Floriterapia di Bach può avessere di ottimo aiuto.
Auguri
Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicoterapeuta in Ravenna

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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14 GEN 2015

Gentile Francesca,
dai dati che ha fornito nel suo messaggio anche a me, come al collega che si sta occupando di suo figlio, viene da pensare che si tratti di ansia da separazione o di fobia scolastica. Sarebbe tuttavia importante analizzare se qualcosa di nuovo è avvenuto quest'anno in ambito scolastico (uno o più compagni nuovi, nuovo maestro ecc) ed indagare quindi se e come questo possa costituire un problema per suo figlio.
Ritengo inoltre giusto provare a parlarne col terapeuta attuale che, magari, è piuttosto ignaro della situazione se vostro figlio non gliene parla.
Infine le posso suggerire che per ogni categoria di problematica psicologica troviamo un approccio che è solitamente più adatto degli altri per il suo trattamento.
Ad esempio, nel campo dei disturbi d'ansia (in cui rientrano sia l'ansia da separazione che la fobia scolastica), un metodo molto efficace è quello cognitivo-comportamentale che va ad agire sia sulla parte "cognitivo/emotiva" (quindi pensieri disfunzionali ed emozioni) che su quella comportamentale (evitanti di alcune situazioni temute, aspetti psicofiologici) attraverso tecniche ben specifiche.
Spero di esserle stata d'aiuto.
Cordiali saluti
Dott.ssa Debandi Valentina, psicologa e specializzanda in psicoterapia cognitivo-comportamentale
Riceve a Valenza (Al), Novi ligure (Al), Tortona (Al)

Dott.ssa Debandi Valentina Psicologo a Valenza

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14 GEN 2015

Gent.le Francesca,
comprendo la sua preoccupazione come madre e quello che mi sentirei di consigliarle è di parlarne con la psicologa che segue il bambino per essere supportata anche dal punto di vista emotivo e per darle qualche indicazione utile su come potersi relazionare con il bambino. Se poi decidesse di cambiare terapeuta le potrei suggerire una psicoterapeuta ad orientamento cognitivo-comportamentale perchè è molto efficace con i disturbi d'ansia. Sarebbe importante, inoltre, comprendere come abbia vissuto l'esperienza del campeggio, se ci siano stati eventuali eventi traumatici che possano aver scatenato il problema.
Cordiali saluti

Dott.ssa Elena Moretti (Vallecrosia, Ventimiglia, IM)

Dott.ssa Elena Moretti Psicologo a Vallecrosia

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14 GEN 2015

Cara Francesca, quando si trattano i bambini è necessario parallelamente lavorare anche con i genitori, questo è il mio modo di lavorare e pratico psicoterapia ad orientamento psicanalitico. Per quanto riguarda il tempo, in particolar modo quando si lavora con i bambini i primi segni di miglioramento si percepiscono in un tempo relativamente breve, due mesi può essere un tempo sufficiente per avere la percezione che qualcosa si stia muovendo. Escluderei fermamente l'utilizzo di farmaci, mentre chiederei un colloquio alla psicoterapeuta per capire che tipo di lavoro sta portando avanti.Un consiglio che mi sento di darle comunque, è quello di non focalizzare i discorsi su questo argomento in sua presenza, stessa cosa dovrebbe avvenire a scuola,parli con suo figlio, si faccia raccontare le sue emozioni, condividete momenti di gioco, magari facendo insieme qualcosa che a lui piace molto,oppure raccontando una storia usandola come strumento per comunicargli che i genitori non abbandonano mai propri figli.
Per qualsiasi domanda sono qui.
A presto
Dott.ssa Antonella Russo

Dr.ssa Antonella Russo Psicologo a Roma

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14 GEN 2015

Carissima,
dato che il tuo bambino è in terapia ma non sta ottenendo i benefici necessari, per non determinare ulteriori divari, ritengo che con una certa urgenza, vada coscientizzato il Collega che lo segue, in quanto non deve essere perso di vista l'aspetto socio-emotivo che in età evolutiva ha una importanza primaria. Mi viene da pensare che la soluzione più adatta al caso, sia quella che tuo figlio viva una esperienza terapeutica in gruppo. Prova parlarne con lo psicoterapeuta attuale, potrebbe essere una buona soluzione se è disponibile oppure fai delle ricerche in tal senso.Auguri
Dottssa Carla Panno
psicologa-psicoterapeuta

Dott.ssa Carla Panno Psicologo a Milano

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14 GEN 2015

Cara Francesca,
le consiglio di confrontarsi con la psicologa di suo figlio, le parli delle paure che ha condiviso in questo spazio, sono certa che troverete un valido supporto e strategie più efficaci per gestire questa situazione dolorosa.

un caro saluto,
Dott.ssa Monica Palla

Dott.ssa Monica Palla Psicologo a Pisa

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14 GEN 2015

Buongiorno gentile Signora,
per la situazione che riporta le suggerisco di richiedere chiarimenti con la terapeuta che segue il bambino. Se intende cambiare, è necessario rivolgersi ad uno/a psicologo/a psicoterapeuta ad impostazione sistemico- relazionale che prevede incontri con tutta la famiglia.
Cordiali saluti
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Roma

Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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13 GEN 2015

Cara Francesca,
come le i ha ben evidenziato la psicoterapia è un percorso molto lungo e, in generale, cambia anche da approccio ad approccio.
Capisco però le preoccupazioni di una mamma che vede soffrire suo figlio e vorrebbe vedere dei miglioramenti; pertanto la invito a parlare con la psicoterapeuta del bambino ed esporle serenamente i suoi dubbi e le sue incertezze anche per poter valutare insieme un invio ad un altro specialista.
Un caro saluto,

Dott.ssa Valentina Mossa, Torino

Dott.ssa Valentina Mossa Psicologo a Torino

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