Ansia costante e rimuginio per problemi sempre diversi

Inviata da VincTonin · 25 gen 2021

Gentili psicologi, vi scrivo per parlarvi della mia situazione.
Premetto di essere uno studente di 20 anni già di per sè tendenzialmente ansioso e molto ipocondriaco.

Da circa un anno a questa parte, ho avuto diversi episodi di crisi ansiose, sfociate la primissima volta in un attacco di panico notturno che mi fece andare in pronto soccorso, dove mi venne dato un ansiolitico; non avevo mai sperimentato nulla di simile, ero molto spaventato. Dopo quella volta, mai più nulla di così estremo.
Tuttavia da lì in poi ho notato un notevole incremento del mio stato ansioso, come fosse costantemente in uno stato di allerta. Ho creduto per non poco tempo di stare sviluppando i primi sintomi della schizofrenia, del disturbo bipolare, di avere vari problemi di natura organica e quant'altro. Durante il periodo estivo ho vissuto un costante periodo di ansia e rimuginio che talvolta sfociavano in una sorta di crisi d'ansia un po' più netta (la riconosco dall'incapacità di concentrarmi, dall'inappetenza e dal sentirmi quasi distaccato dal mondo circostante). Dopo un periodo passato relativamente molto bene, privo di questi problemi "psicologici", eccoli ritornati per altre questioni stavolta. Se l'oggetto delle prime crisi era di stampo ipocondriaco, ora ha più la forma di "paranoie", che, ci tengo a sottolineare, io riconosco razionalmente come tali, quindi non do un peso eccessivo a quello che penso, essendo conscio che i miei pensieri con corrispondono necessariamente alla realtà. Tuttavia le sensazioni fisiche e cognitive dello stato ansioso mi rimangono.
Uno stimolo, un pensiero, un ricordo, un'azione, un senso di colpa... qualsiasi "trigger" in grado di portarmi in circoli mentali viziosi lo fa, esplodendo alcune volte in crisi d'ansia vere e proprie.
Credo quindi che anche questa sia una forma mascherata di "ipocondria".
Le mie paranoie, i miei pensieri ansiogeni, hanno vita breve, molto breve, ma io sono in ipervigilanza nei loro confronti, e nonostante quindi sappia quanto siano infondati, la "paura della paura" fa in modo che prendano il sopravvento.
In sostanza, ho paura di non riuscire più a riacquisire la normalità e la serenità che avevo prima, e che questo stato disfunzionale di pensiero mi condizioni a vita e non mi faccia essere felice.
Una vita senza ansia è impensabile; l'ansia è un meccanismo fondamentale che ci consente di ponderare bene le scelte, di soppesare più o meno bene le diverse situazioni, ecc... Però questi livelli mi sembrano patologici.
Devo comunque sottolineare che va anche a periodi, e che se è vero che vivo momenti in cui sono più in apprensione, ne vivo anche altri in cui sono più spensierato; nè comunque questi stati mentali, nonostante io li viva molto male, mi impediscono di studiare, dare esami (tra l'altro ho anche un'ottima media) o relazionarmi con gli altri. Anzi è proprio quando mi relaziono che questi sintomi ansiosi si attenuano o letteralmente spariscono, mentre viceversa i lunghi periodi di quarantena e di isolamento sono un contesto altamente ansiogeno per me, persona molto estroversa e socievole.
In sostanza, sebbene influiscano abbastanza sulla qualità della vita, non la rendono invalidante. Ma è comunque un problema che intendo risolvere, o perlomeno provarci.
Aggiungo anche di aver seguito un percorso di psicoterapia psicanalitica, anche se non ha portato buoni risultati, probabilmente perchè non era esattamente lo specialista giusto per la situazione.

Come fare a gestire una crisi d'ansia in "stato acuto"? Cosa fare sul lungo termine? Nell'impossibilità di seguire un percorso di psicoterapia, che comunque valuterò, cosa potrei fare?

Vi ringrazio per l'attenzione.

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Miglior risposta 27 GEN 2021

Gentile VincTonin, a mio avviso quello che le è successo è ciò che succede tipicamente dopo aver avuto un attacco di panico: si ipermonitora mossi dalla paura che questo si ripresenti, entrando in un circolo vizioso di super allerta che accresce la possibilità di ulteriori attacchi di panico e, in generale, di sperimentare un'ansia maggiore e crescente. Non mi è chiaro se la psicoterapia psicanalitica l'abbia fatta dopo questo primo attacco di panico o in un altro momento, ad ogni modo, le consiglierei di valutare un percorso di altro orientamento (cognitivo-comportamentale) che ritengo una buona strada da intraprendere quando potrà per risolvere queste problematiche.
Nel frattempo, quello che le posso consigliare è di favorire attraverso accorgimenti un stato di rilassamento che possa abbassare la stato di allerta e di ipermonitoraggio in cui vive, per la parte di lavoro cognitivo sui pensieri, le "paranoie" e l'ansia in generale, ahimè, è un pò difficile da autodidatta e fossi in lei mi affiderei ad uno specialista appena ne ha la possibilità!
Le auguro il meglio.
Resto a disposizione.
Dott.sa Greta Lorini

Dott.sa Greta Lorini Psicologo a Lodi

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