Anoressia e omissione di soccorso 2

Inviata da Beatrice · 28 ott 2016 Anoressia

Ringrazio per la tempestiva risposta da parte della dott.ssa Caretti.
L'amica ha 52 anni.
Ma qui siamo in presenza di un suicidio assistito (tutti erano consapevoli, medico di famiglia, psichiatra, genitori, figlia, marito) che bevendo solo the, prendendo lassativi, uno abbia ben poco da vivere!
Il suicidio assistito mi sembra sia punibile per legge...qual è e chi decide il limite tra essere responsabile in prima persona della propria salute e assistere inermi ad un suicidio?

Cordialmente

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Miglior risposta 30 OTT 2016

Gentile Beatrice,
è davvero difficile dare una risposta alla sua domanda perchè da un lato non si può aiutare chi non vuole essere aiutato e dall'altro non ci si può sentire responsabili per questo.
Si rischia di sconfinare in tematiche di bioetica come nel caso del suicidio assistito che lei cita e che è vietato in Italia, paese cattolico, ma permesso in altri paesi.
Pertanto, si può arrivare a casi estremi in cui solo quando chi non vuole essere aiutato e curato perderà coscienza potrà essere aiutato se non è già troppo tardi.
In realtà chi è veramente deciso a suicidarsi un modo prima o poi lo trova sempre per realizzare quest'atto senza che nessuno lo possa impedire.
Tuttavia, al di là delle malattie organiche incurabili, nelle psicopatologie gravi come la schizofrenia o l'anoressia, i familiari per poter essere anch'essi di aiuto al congiunto malato, essendo con lui in relazione, dovrebbero loro per prima chiedere di essere aiutati rispondendo al frequente invito del terapista ad una psicoterapia familiare ma purtroppo altrettanto spesso non lo fanno.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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31 OTT 2016

Cara Beatrice,
questa nuova descrizione cambia il significato della situazione. Data l'età e la ristrettezza alimentare non credo si possa parlare propriamente di anoressia, emergono piuttosto più vividi gli aspetti suicidari o comunque di cessato interesse alla vita. Dal punto di vista giuridico non conosco adeguatamente quali provvedimenti vi siano. Sono certa che dal punto di vista familiare questo sia un grosso trauma. Forse si potrebbe dire "dal punto di vista umano" è un grosso trauma. Come aiutare e a quale diritto appellarsi per aiutare qualcuno che sta soffrendo e non vuole più vivere? certo visto da fuori è facile rispondere "mi appello al diritto alla vita", ma quando è un familiare che soffre, e ci si scontra con l'impotenza nel dare aiuto è facile pensare che forse non siamo noi a poter decidere e a poterci imporre. Capisco anche la sua rabbia verso questa famiglia, ma vorrei metterle un dubbio: forse questa rabbia può non sfociare in una denuncia che rischiare di complicare una situazione già grave di colpe e sofferenze ma in una presa di amorevole consapevolezza delle fatiche e sofferenze di queste persone? forse se lei riesce ad umanizzarle anche loro avranno una possibilità di sopravvivere ad un senso di colpa e prendersi cura di chi ne ha bisogno. Forse se lei riesce a stare vicina alla sua amica, anche loro posso imparare a farlo e a rendersi conto di quanto il loro apporto possa essere utile.
Le auguro forza, gentili saluti
Stefania

Dr.ssa Stefania Ferrari Psicologo a Monza

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29 OTT 2016

Gentile Beatrice,
non credo che il medico del pronto soccorso che si occupa di una persona svenuta o incosciente possa e debba far firmare alcunché per prestarle soccorso, anzi è piuttosto il contrario, ha l'obbligo di prestare soccorso.
In psicoterapia il problema è più complesso perchè la persona è cosciente e in genere consapevole.
Sposterei il problema: spesso chi va curato dallo psicologo non è l'anoressica, ma il suo sistema familiare e corre obbligo semmai da parte degli psicoterapeuti di agire in tal senso o almeno di avvisare.
Le segnalo un mio articolo sull'anoressia che può trovare sul mio sito professionale.
cordiali saluti

Valentina Sciubba Psicologo a Roma

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28 OTT 2016

Cara Beatrice, il tema legato alla sua considerazione è immenso. Io capisco quello che ci descrive perché lavoro in una struttura che si occupa anche di più pazienti anoressici. Posso assicurarle che più volte ho avuto l'impressione di avere di fronte ragazze a cui veniva praticato ogni tentativo per salvare la loro vita e vedere percepito dall'altra parte una sorta di violenza, come se al posto del bene si stesse facendo loro del male. Non so se anche per la famiglia della sua amica la situazione è stata simile. Posso però garantirLe che l'aiuto a persone affette da anoressia è difficilissimo da dare.
Un grande saluto
Annalisa Caretti

Studio Dott.ssa Annalisa Caretti Psicologo a Verbania

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