ancora pannolino in casa

Inviata da silvia e paolo · 8 mar 2026 Psicologia infantile

Buongiorno,
vi scrivo per avere un parere riguardo alla situazione di mia figlia.
Da qualche settimana ha cominciato, quando è in casa insieme a noi, a farsi costantemente la pipì addosso perchè dice che non riesce a trattenerla e non se ne accorge.
Ovviamente io sono rimasta allibita da tutto ciò e ho cercato di parlare sia con lei che con un'amica psicologa.
Essendo una situazione delicata, causa scuola, ci può stare che sia un po' nervosa in questo periodo ma non capisco come mai si sfoghi così lei.
Parlando con lei ho intuito che le sarebbe piaciuto le comprassi i pannolini e glieli mettessi per stare in casa.
L'altro giorno sono andata in farmacia e ho comprato dei pannoloni per incontinenti in modo tale possa stare comoda e ho notato che appena arriva a casa mi chiede di metterglielo.
Se la cosa, al momento, le da pace e serenità non ho problemi a farlo ma non voglio diventi un'abitudine.
Ogni volta che fa pipì non avvisa e devo sempre essere io a controllarla per poi cambiarla altrimenti lei tiene anche il pannolino pieno.
Fatemi sapere cosa posso fare al momento e come organizzarmi per i prossimi mesi.
Lei ha 15 anni e mezzo.
Grazie

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Miglior risposta 9 MAR 2026

Buongiorno,
data la situazione che descrive è urgente chiedere un consulto professionale a stretto giro.
All'età di sua figlia una regressione così marcata ad una fase di sviluppo tanto lontana da quella attuale deve essere indagata da una figura sanitaria - psicologa, neuropsichiatra infantile, psicoterapeuta - senza ulteriori indugi. Sono già trascorse settimane e a mio parere non è il caso di lasciar passare altro tempo.

Un saluto.
Margherita Barberi, psicologa

Margherita Barberi Psicologo a Lerici

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13 MAR 2026

Buonasera, come già detto da alcuni colleghi, la situazione descritta suggerisce assolutamente una consultazione medico/psicologica. Le informazioni necessitano di approfondimenti. Ci sono fratelli o sorelle piccoli? Nonni? Il papà è presente? Sua figlia ha in passato mostrato atteggiamenti regressivi? Insomma è tutto da vedere bene. Certo mi pare abbia fatto bene lei a non drammatizzare subito, però d’altra parte neanche si può sostenere un funzionamento, quello dell’enuresi, tipico del bambino piccolo che ancora non ha la regolazione sfinterica. Neanche penso possa essere una reazione all’adolescenza perché immagino lo sviluppo sia avvenuto da qualche anno ormai. Insomma, senza preoccuparsi perché si può lavorare su tutto, c’è da farsi aiutare da un/a collega. Saluti. Dr Pilia

Dott. Simone Pilia Psicologo a Roma

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11 MAR 2026

Buongiorno, dalla situazione che descrive è comprensibile che lei si senta sorpresa e preoccupata. A 15 anni l’incontinenza improvvisa non è un comportamento tipico e proprio per questo è importante considerarla come un possibile segnale di disagio piuttosto che solo come un problema pratico da gestire. In alcuni momenti di forte stress, ansia o difficoltà emotive (per esempio legate alla scuola, alle relazioni o ai cambiamenti dell’adolescenza) i ragazzi possono esprimere il loro malessere attraverso il corpo e comportamenti regressivi, cioè modalità che ricordano fasi più infantili in cui ci si sente accuditi e protetti. Il fatto che sua figlia chieda i pannolini e sembri trovare sollievo nell’essere cambiata può indicare proprio un bisogno di sicurezza e contenimento. Allo stesso tempo è importante non normalizzare troppo questa modalità nel lungo periodo, perché potrebbe trasformarsi in un’abitudine che rinforza il comportamento invece di aiutarla a superarlo. Come primo passo sarebbe utile escludere eventuali cause mediche consultando il pediatra o il medico di base, perché alcune condizioni fisiche possono provocare difficoltà nel controllo della vescica. Parallelamente potrebbe essere molto utile proporre a sua figlia un confronto con uno psicologo dell’età evolutiva, che possa aiutarla a esprimere ciò che sta vivendo e comprendere cosa c’è dietro questo comportamento. Nel frattempo cerchi di mantenere un atteggiamento calmo e non giudicante, evitando rimproveri o imbarazzo, ma allo stesso tempo incoraggiandola gradualmente a riprendere il controllo e ad avvisare quando sente il bisogno di andare in bagno. Più che concentrarsi solo sul pannolino, può essere importante aprire uno spazio di dialogo su come si sente in questo periodo e su eventuali difficoltà che sta vivendo. Un intervento precoce può aiutare a capire il significato di questo comportamento e a prevenire che diventi una modalità stabile di gestione del disagio. Saluti

Dott.ssa Ada Palma Psicologo a Giugliano in Campania

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10 MAR 2026

Buongiorno a voi,
la situazione che descrivete può certamente lasciare disorientati e preoccupati, ed è comprensibile che stiate cercando di capire come muovervi nel modo più attento possibile verso vostra figlia. In adolescenza possono comparire comportamenti insoliti o regressivi che talvolta rappresentano un modo, spesso non consapevole, di esprimere un disagio emotivo o una difficoltà che la ragazza sta attraversando.

Prima di trarre conclusioni, può essere utile mantenere con vostra figlia un atteggiamento calmo, non giudicante e disponibile all’ascolto, evitando rimproveri o pressioni. Allo stesso tempo, poiché la perdita di urina improvvisa può avere anche cause mediche, sarebbe opportuno valutare inizialmente un confronto con il pediatra o il medico curante per escludere eventuali aspetti organici.

Parallelamente, un colloquio con uno psicologo o psicoterapeuta può offrire uno spazio protetto in cui comprendere meglio cosa vostra figlia sta vivendo in questo momento della sua vita e quale significato possa avere questo comportamento. Spesso, attraverso un percorso di ascolto e sostegno, è possibile individuare i bisogni sottostanti e accompagnare gradualmente l’adolescente verso modalità più funzionali di espressione del proprio disagio.

Il fatto che stiate cercando aiuto e informazioni è già un passo importante nella direzione della cura e dell’attenzione verso vostra figlia.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

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Dott. Fabio Mallardo Psicologo a Mestre

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10 MAR 2026

Gentile utente,

la ringrazio per aver scritto e comprendo la sua preoccupazione. Desidero essere chiara e diretta con lei, proprio perché la situazione lo richiede. Il corpo di sua figlia sta parlando. A quindici anni, un corpo che "dimentica" una funzione acquisita da oltre un decennio non sta semplicemente manifestando nervosismo scolastico: sta mettendo in scena qualcosa che non riesce a trovare altra via d'espressione. Il sintomo è sempre un messaggio cifrato, e questo in particolare - una regressione così marcata, così esplicitamente rivolta verso di lei - chiede di essere ascoltato con grande attenzione e senza fretta di risolverlo. Osservi attentamente la dinamica che si è creata: sua figlia non solo accetta il pannolino, lo chiede. Non avvisa quando è bagnata, attende che sia lei a scoprirlo e a cambiarla. Si è ricostituita, nel cuore della vostra casa, una scena che appartiene alla primissima infanzia; una scena in cui una bambina piccola dipende interamente dalle cure materne nel modo più corporeo e intimo possibile. Questo non è un capriccio né un semplice sfogo da stress. È una richiesta potente, e proprio per la sua intensità merita uno sguardo professionale approfondito.

Le dico con franchezza ciò che ritengo necessario. In primo luogo, è indispensabile una valutazione medica accurata. Prima di qualsiasi lettura psicologica, occorre escludere con certezza ogni causa organica. Si rivolga al pediatra o al medico di base per gli accertamenti del caso. In secondo luogo, e con uguale urgenza, le consiglio di avviare un percorso psicoterapeutico per sua figlia con un professionista specializzato in adolescenza; non un'amica, per quanto competente, ma un terapeuta in un setting strutturato e protetto. Ciò che sua figlia esprime attraverso il corpo potrebbe avere radici che né lei né io, in questa sede, possiamo individuare, e che richiedono uno spazio sicuro e riservato in cui emergere. Nel frattempo, le suggerisco di non assecondare ulteriormente la richiesta del pannolino come soluzione stabile. Non perché sua figlia vada punita o colpevolizzata, tutt'altro, ma perché il rischio concreto è che quella che oggi appare come una fonte di "pace" si consolidi in un circuito che allontana anziché avvicinare alla comprensione di ciò che realmente accade. La sua disponibilità materna è preziosa, ma in questo caso è più utile se orientata a cercare aiuto qualificato piuttosto che ad amministrare il sintomo.

Sua figlia sta chiedendo qualcosa di importante. Non sappiamo ancora cosa, e proprio per questo è fondamentale che qualcuno di competente l'aiuti a trovare le parole per ciò che oggi passa soltanto attraverso il corpo. Non esiti a muoversi con sollecitudine.

Un caro saluto,

Dottoressa Giulia Foddai

Giulia Foddai Psicologo a Torino

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10 MAR 2026

Buongiorno,

la situazione che descrive può comprensibilmente creare molta preoccupazione e confusione in un genitore. Quando un cambiamento così improvviso avviene in un’adolescente che aveva già acquisito da tempo il controllo sfinterico, è importante osservare il fenomeno con attenzione ma anche senza allarmarsi immediatamente.

La prima cosa da considerare è che la perdita di controllo della pipì in età adolescenziale può avere diverse origini, che non sono necessariamente solo psicologiche. Prima di tutto sarebbe opportuno escludere eventuali cause mediche (ad esempio infezioni urinarie, irritazioni o altre condizioni fisiche) attraverso un confronto con il pediatra o il medico di base. Questo passaggio è importante per avere un quadro completo della situazione.

Dal punto di vista psicologico, a volte alcuni comportamenti regressivi possono comparire in momenti di forte stress, cambiamenti o difficoltà emotive, soprattutto durante l’adolescenza, che è una fase di sviluppo molto delicata. Il fatto che lei stessa accenni alla scuola come possibile fonte di nervosismo potrebbe essere un elemento da esplorare con calma: pressioni scolastiche, dinamiche con i compagni, ansia o altre preoccupazioni possono trovare modalità di espressione indirette.

Il fatto che sua figlia chieda di indossare il pannolone e che questo sembri darle una sensazione di tranquillità potrebbe indicare che in quel momento sta cercando una forma di sicurezza o di contenimento. Tuttavia è comprensibile la sua preoccupazione che questo diventi un’abitudine stabile.

In questi casi può essere utile mantenere alcuni atteggiamenti:

evitare rimproveri o umiliazioni, che potrebbero aumentare il disagio;

mantenere un dialogo aperto e non giudicante, cercando di capire come si sente e cosa sta vivendo in questo periodo;

non trasformare il pannolone in una soluzione definitiva, ma considerarlo eventualmente come una gestione temporanea mentre si comprende meglio la situazione.

Un passo importante potrebbe essere quello di proporre un colloquio con uno psicologo dell’età evolutiva, che possa incontrare sua figlia in uno spazio neutrale e aiutarla ad esprimere eventuali difficoltà che magari fatica a condividere in famiglia. Spesso gli adolescenti riescono ad aprirsi più facilmente con una figura esterna.

Parallelamente potrebbe essere utile osservare alcuni aspetti: se questo comportamento avviene solo in casa, se è legato a momenti specifici della giornata, o se ci sono situazioni particolari che lo precedono. Queste informazioni possono essere molto utili per comprendere il significato del comportamento.

Il fatto che lei stia cercando di affrontare la situazione con attenzione e senza giudizio è già un elemento molto importante per sua figlia. Con il giusto supporto e con una comprensione più approfondita delle cause, nella maggior parte dei casi queste situazioni possono essere affrontate e risolte.

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Dott.ssa Alessia Mariosa

Alessia Mariosa Psicologo a Milano

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10 MAR 2026

Cara,

Da ciò che descrivi, tua figlia sta vivendo qualcosa che merita ascolto e comprensione, perché il ritorno a comportamenti tipici dell’infanzia come bagnarsi addosso o chiedere di indossare pannolini non è mai un capriccio, ma un segnale. A 15 anni il corpo e la mente sono in piena trasformazione, e spesso l’adolescenza porta con sé tensioni, ansie scolastiche, cambiamenti identitari, difficoltà nel gestire emozioni intense. Quando queste emozioni diventano troppo difficili da contenere, alcuni ragazzi possono regredire a comportamenti che danno un senso di protezione, di controllo o di sollievo.

Il fatto che tua figlia dica di “non accorgersi” della pipì può avere diverse spiegazioni: può essere un modo per esprimere un disagio emotivo, può essere un modo per chiedere cura e vicinanza, può essere un tentativo di ritrovare una sensazione di sicurezza in un momento in cui si sente fragile. Il desiderio di indossare pannolini, e il fatto che appena torna a casa te li chieda, va letto come un comportamento che le dà conforto, non come un semplice gesto infantile. In questo momento, più che giudicare o vietare, è importante capire cosa rappresenta per lei questa richiesta.

Allo stesso tempo, è comprensibile che tu tema che diventi un’abitudine. Il punto non è togliere subito il pannolino, ma capire cosa sta cercando attraverso quel gesto. Il fatto che non ti avvisi quando è bagnata e che tu debba controllarla tu, indica che sta delegando a te una parte della sua regolazione emotiva. Questo non è un errore tuo, ma un segnale che lei ha bisogno di un contenimento diverso da quello che riesce a darsi da sola.

In questi casi è importante non affrontare tutto da soli. Non perché ci sia necessariamente qualcosa di grave, ma perché un comportamento così specifico e improvviso merita uno spazio di ascolto professionale. Un percorso psicologico individuale per tua figlia può aiutarla a dare un nome a ciò che sta vivendo, a trovare modi più maturi per gestire ansia, stress o eventuali paure legate alla scuola o alla crescita. E può aiutarti a capire come sostenerla senza rinforzare involontariamente il comportamento regressivo.

Nel frattempo, puoi continuare a mantenere un atteggiamento accogliente, senza colpevolizzarla e senza trasformare la questione in un conflitto. È importante che lei senta che non c’è nulla di “sbagliato” in lei, ma che questo è un momento in cui ha bisogno di aiuto per capire cosa le sta succedendo. Puoi anche parlarle con calma, chiedendole non tanto “perché lo fai”, ma “come ti senti quando succede”, “cosa ti fa stare meglio”, “cosa ti preoccupa di più in questo periodo”. Spesso le risposte arrivano da lì.

Quello che stai facendo: osservare, chiedere aiuto, cercare di capire, è già un passo fondamentale. Se vuoi, possiamo approfondire insieme quali sono stati i cambiamenti recenti nella sua vita, perché spesso è proprio da lì che si comprende il senso di un comportamento così particolare.
Un caro saluto

Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica - del Lavoro
Organizzazioni- risorse umane
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Arianna Bagnini Psicologo a Città di Castello

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10 MAR 2026

Buongiorno,
la situazione che descrive può comprensibilmente lasciarla disorientata e preoccupata, soprattutto perché riguarda una ragazza di 15 anni e mezzo e un cambiamento nel comportamento che sembra essere comparso piuttosto improvvisamente.

Quando un adolescente inizia a manifestare episodi di perdita di controllo (es. incontinenza) o comportamenti simili, è importante non interpretare subito il fenomeno in un’unica chiave, perché le cause possono essere diverse e talvolta intrecciate. In primo luogo è fondamentale escludere eventuali fattori di natura medica (ad esempio infezioni urinarie, problemi urologici o altre condizioni fisiche), confrontandosi con il pediatra o il medico di base che potrà eventualmente indirizzarvi verso uno specialista.

Allo stesso tempo, in adolescenza il corpo e le emozioni sono molto coinvolti nei momenti di stress o di difficoltà. A volte il corpo può diventare il luogo attraverso cui si esprimono tensioni emotive che faticano a trovare parole. Lei accenna al fatto che sua figlia possa essere un po’ nervosa per questioni legate alla scuola: anche cambiamenti, pressioni o situazioni relazionali difficili possono incidere sul benessere di un ragazzo o di una ragazza.

Il fatto che sua figlia le abbia chiesto i pannolini e che sembri trarre sollievo da questa soluzione potrebbe indicare il bisogno di sentirsi protetta o contenuta in un momento in cui forse si sente più vulnerabile. Tuttavia è comprensibile anche la sua preoccupazione che questo comportamento possa consolidarsi come abitudine.

Proprio per l’età di sua figlia e per la natura del comportamento che descrive, è importante non rimandare un approfondimento. Un cambiamento così marcato nel controllo corporeo in adolescenza merita attenzione tempestiva, sia dal punto di vista medico sia psicologico. Rivolgersi quanto prima al pediatra/medico e valutare anche un confronto con uno psicologo o psicoterapeuta dell’età evolutiva può aiutare a comprendere cosa stia accadendo e a intervenire in modo adeguato.

Intervenire precocemente è spesso il modo migliore per evitare che il disagio si strutturi nel tempo e per offrire a sua figlia lo spazio necessario per esprimere e affrontare eventuali difficoltà.
Un caro saluto, dott.ssa Martina Veracini
Psicologa
(Empoli & Online)

Dott. ssa Martina Veracini Psicologo a Empoli

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9 MAR 2026

Gentile Signora,

la ringrazio per aver condiviso una situazione che immagino possa risultare per lei sorprendente e preoccupante. Il fatto che lei stia cercando di comprenderla con attenzione e senza giudizio è già un elemento molto importante per il benessere di sua figlia.

Nei passaggi dell’adolescenza possono emergere manifestazioni corporee che hanno una forte componente psicologica ed emotiva. La ricerca contemporanea in psicologia dello sviluppo e in ambito psicoanalitico evidenzia come, in alcuni momenti di stress, cambiamento o difficoltà nella regolazione emotiva, il corpo possa diventare il principale canale attraverso cui l’adolescente esprime tensioni interne che non riesce ancora a mentalizzare o verbalizzare pienamente.

Nel caso che descrive, è importante considerare alcuni aspetti con cautela:

Prima di tutto escludere una causa medica.
Anche quando il comportamento appare legato a fattori psicologici, è sempre opportuno un confronto con il pediatra o con un medico (eventualmente un urologo o un ginecologo dell’adolescenza) per escludere eventuali condizioni fisiologiche o funzionali.

Non rinforzare eccessivamente il comportamento.
Comprendo il suo desiderio di farla sentire tranquilla, tuttavia l’uso sistematico dei pannoloni potrebbe involontariamente consolidare il comportamento. Può essere utile mantenere un atteggiamento accogliente ma allo stesso tempo orientato a favorire gradualmente il ritorno alla gestione autonoma del bisogno fisiologico.

Osservare il contesto emotivo.
Spesso comportamenti regressivi in adolescenza (cioè modalità tipiche di fasi evolutive precedenti) possono emergere quando il ragazzo o la ragazza si trova sotto pressione o vive momenti di vulnerabilità. La scuola, le relazioni con i pari, cambiamenti nel corpo o nella vita familiare possono rappresentare fattori rilevanti.

Evitare rimproveri o umiliazioni.
È importante che sua figlia non si senta giudicata o ridicolizzata. Un clima di sicurezza emotiva favorisce molto di più la possibilità che possa parlare di ciò che sta vivendo.

Valutare un supporto psicologico diretto.
Considerata l’età (15 anni e mezzo) e la specificità del comportamento, potrebbe essere utile proporle uno spazio di consultazione con uno psicologo o psicoterapeuta dell’età evolutiva o dell’adolescenza. In questi casi non si tratta necessariamente di una terapia lunga, ma spesso di alcuni incontri di consultazione che aiutano a comprendere il significato del comportamento e a intervenire precocemente.
Restando a disposizione
dott. Mattia Carolo

Mattia Carolo Psicologo a Padova

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9 MAR 2026

Gentilissimi Silvia e Paolo, grazie per esservi rivolti a noi innanzitutto. Comprendo la vostra preoccupazione, e soprattutto il bisogno di risposte che avvertite nei confronti del comportamento messo in atto da vostra figlia. Per quanto riguarda l'enuresi, le cause potrebbero essere molteplici, e sono degne di essere esplorate. Intraprendere un percorso con uno specialista potrebbe aiutare sia vostra figlia che voi ad approfondire quanto sta accadendo dentro di lei, individuando insieme allo specialista delle strategie funzionali per affrontare insieme il tutto.
Resto a disposizione!
cordiali saluti
Av

Dott.ssa Antea Viganò Psicologo a Pessano con Bornago

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9 MAR 2026

Una situazione del genere a 15 anni merita attenzione ma prima di tutto calma, perché quando un comportamento così regressivo compare improvvisamente spesso è il segnale che qualcosa dentro la ragazza sta chiedendo aiuto o protezione. A quell’età il controllo della pipì è normalmente completamente acquisito, quindi quando una ragazza dice di non accorgersene o di non riuscire a trattenerla è importante capire se c’è una causa medica oppure psicologica prima di interpretarla solo come una reazione allo stress.

Il primo passo dovrebbe essere una valutazione medica, parlando con il pediatra o con un urologo per escludere problemi fisici o neurologici che possano spiegare l’incontinenza. Parallelamente sarebbe utile un confronto con uno psicologo dell’età evolutiva perché il desiderio di indossare pannoloni e il fatto che sembri trarne sollievo può indicare un forte bisogno di regressione e di accudimento, qualcosa che la fa sentire più protetta in un momento in cui forse sta vivendo ansia, vergogna o difficoltà che non riesce a esprimere a parole.
Capisco la sua intenzione di non farla soffrire e di darle tranquillità, ma assecondare stabilmente l’uso del pannolone rischia di rinforzare il comportamento invece di aiutarla a superarlo. Meglio mantenere un atteggiamento comprensivo ma incoraggiarla gradualmente a usare il bagno e a parlarvi di ciò che sta vivendo, senza farla sentire umiliata o controllata.
La cosa più importante è non affrontare il problema solo in famiglia ma coinvolgere dei professionisti perché un cambiamento così marcato nell’adolescenza va capito bene, non solo gestito.
Le chiedo una cosa per capire meglio il contesto: questo comportamento è iniziato all’improvviso oppure è stato preceduto da qualche evento difficile a scuola, con gli amici o in famiglia?

Dott. Roberto Porrini Psicologo a Pordenone

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9 MAR 2026

La situazione che descrive è certamente delicata e capisco il suo stupore e la sua preoccupazione. A 15 anni e mezzo il controllo sfinterico è normalmente consolidato da molti anni, quindi quando compare improvvisamente una difficoltà di questo tipo è importante considerarla come un segnale che merita attenzione, senza però colpevolizzare o spaventare sua figlia.
La prima cosa da chiarire è se esista una componente fisica. Anche se spesso in questi casi la causa è psicologica o emotiva, è comunque opportuno escludere eventuali problemi urologici o neurologici con una visita dal pediatra o dal medico di base che, se necessario, potrà indirizzarvi a uno specialista. Questo passaggio è importante perché permette di capire se il “non accorgersi” della pipì abbia davvero una base fisiologica oppure no.

Dal punto di vista psicologico, il fatto che il comportamento avvenga solo in casa e che lei chieda esplicitamente di indossare il pannolone è un elemento significativo. In alcuni adolescenti, in periodi di forte stress o cambiamento, può comparire una forma di regressione: cioè il ritorno a modalità più infantili che danno una sensazione di protezione e sicurezza. Il pannolino in questo caso non è tanto una necessità fisiologica quanto un oggetto che la fa sentire più tranquilla o accudita.
Il fatto che non segnali quando il pannolino è pieno può indicare che in quel momento non vive la cosa come un problema oppure che preferisce delegare completamente la gestione a lei. Questo rafforza ulteriormente l’ipotesi di una dinamica regressiva, dove il bisogno non è tanto quello di urinare nel pannolino, ma di sentirsi accudita come una bambina più piccola.

Capisco la sua scelta di assecondarla momentaneamente per non creare conflitto. In alcuni casi può avere senso tollerare per un breve periodo questo comportamento se effettivamente riduce l’ansia, ma è importante non stabilizzarlo come routine quotidiana. Piuttosto può essere utile mantenere un clima tranquillo, senza rimproveri né eccessiva attenzione al comportamento, cercando però gradualmente di riportarla verso modalità più adeguate alla sua età.
Sarebbe molto utile anche capire cosa sta vivendo in questo periodo. A quell’età possono esserci pressioni legate alla scuola, alle relazioni con i coetanei, al corpo che cambia o a situazioni di vergogna o difficoltà che non riesce a esprimere direttamente. A volte il corpo diventa il modo con cui un disagio emotivo trova spazio per manifestarsi.

Per questo motivo le consiglierei di valutare un colloquio con uno psicologo dell’età evolutiva. Non necessariamente perché ci sia qualcosa di “grave”, ma perché uno spazio neutro può aiutare sua figlia a esprimere eventuali tensioni o bisogni che in famiglia fatica a dire. Intervenire ora può evitare che il comportamento si radichi o diventi una modalità stabile di gestione dell’ansia.
Nel frattempo può continuare a parlarle con calma, senza farla sentire giudicata, mostrando curiosità verso quello che prova. Più che concentrarsi sulla pipì in sé, può essere utile chiedere come si sente quando indossa il pannolino, cosa le dona sollievo e se ci sono momenti della giornata in cui si sente più tesa o preoccupata.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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9 MAR 2026

Buongiorno ad entrambi, vorrei che mi delucidasse cosa intendete ‘ da quando è in casa con noi’ perche mi fa presupporre che fin’ora non ci sia stata. Penso che questo sia un punto importante. Inoltre a quanto mi pare di aver capito la ragazzina è incontinente solo dentro le mura di casa’ e questo mi fa pensare ad un malessere legato a qualcosa cge riguarda il suo porto sicuro, cioè voi e la sua casa. Per poter avere una risposta esauriente dovrei avere un po la vostra storia familiare e della ragazzina. Sono a vostra disposizione . Dott.ssa Beatrice Canino

Dott.ssa Beatrice Canino Psicologo a Napoli

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9 MAR 2026

Gentile Silvia,

la ringrazio per aver condiviso una situazione che immagino possa generare preoccupazione e molti interrogativi. Quando in adolescenza compaiono improvvisamente comportamenti come la perdita di controllo della pipì, è importante considerare con attenzione sia gli aspetti fisici sia quelli emotivi.

Il primo passo consigliabile è escludere eventuali cause mediche. Potrebbe quindi essere utile confrontarsi con il pediatra o con il medico di base per verificare che non vi siano condizioni fisiologiche o urologiche che possano spiegare questi episodi.

Qualora gli accertamenti medici risultassero nella norma, è possibile che il comportamento abbia una componente emotiva o psicologica. L’adolescenza è una fase di grandi cambiamenti e talvolta situazioni di stress, ansia o difficoltà legate alla scuola, alle relazioni o alla crescita possono manifestarsi anche attraverso segnali corporei o comportamenti regressivi. Il fatto che sua figlia chieda di indossare il pannolino potrebbe rappresentare, in questo momento, un modo per cercare sicurezza o ridurre una sensazione di disagio.

Nel frattempo può essere utile mantenere un atteggiamento il più possibile calmo e non giudicante, evitando rimproveri o pressioni, e cercando di favorire il dialogo con sua figlia per comprendere come si sente e se ci sono situazioni che la stanno mettendo in difficoltà.

Se la situazione dovesse continuare o diventare più frequente, potrebbe essere opportuno comprendere meglio il significato di questo comportamento e individuare le modalità più adeguate per supportarla.

Resto a disposizione,
cordialmente
Dott.ssa Psicologa Clelia Devoto

Clelia Devoto Psicologo a Sarzana

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9 MAR 2026

Buongiorno,
la situazione che descrive è certamente delicata e comprensibilmente può lasciarla disorientata. Quando compaiono improvvisamente comportamenti di questo tipo in un’adolescente è importante osservare con attenzione in quali contesti avvengono e che funzione sembrano avere. Il fatto che, da quanto racconta, questi episodi si verifichino solo in casa e non in altri ambienti (come scuola o uscite) fa pensare più facilmente a una modalità legata a un vissuto emotivo o relazionale, piuttosto che a una difficoltà fisica vera e propria nel controllo della minzione.
L’adolescenza è una fase di grande cambiamento e a volte il disagio può esprimersi attraverso il corpo o attraverso comportamenti regressivi, cioè modalità che ricordano fasi più infantili dello sviluppo. La richiesta di indossare il pannolone e il fatto che questo sembri darle una sensazione di tranquillità potrebbero indicare proprio un bisogno di protezione, contenimento o di “regredire” momentaneamente a una condizione percepita come più sicura.

Il suo atteggiamento di ascolto e di non giudizio è molto importante e può aiutare sua figlia a non sentirsi umiliata o colpevolizzata. Allo stesso tempo, è comprensibile il suo timore che questa modalità possa diventare un’abitudine se mantenuta a lungo senza comprenderne il significato.
Per questo potrebbe essere utile valutare un confronto con un professionista, che possa offrire a sua figlia uno spazio protetto in cui esplorare cosa sta vivendo in questo periodo. A 15 anni spesso i ragazzi faticano a raccontare ai genitori alcune difficoltà o emozioni, mentre con un professionista possono trovare un canale più libero di espressione.
L’obiettivo non sarebbe “correggere” il comportamento in sé, ma capire che cosa sta cercando di comunicare e aiutarla a trovare modalità più funzionali per gestire ciò che prova. In molti casi, quando il disagio viene compreso e accolto, anche il comportamento tende gradualmente a ridursi.

Se dovessero emergere dubbi sul piano fisico o se gli episodi dovessero presentarsi anche fuori casa, potrà comunque essere utile un confronto con il medico curante, ma da quanto descrive sembra soprattutto una situazione che merita uno sguardo attento sul piano emotivo.

Un caro saluto.
Resto in ascolto
Dott.ssa Giulia Bertinetti, Psicologa clinica

Dott.ssa Giulia Bertinetti Psicologo a Ostia

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9 MAR 2026

Cara signora Silvia, la situazione che descrive merita un serio approfondimento, sia medico che psicologico. Data l’età di vostra figlia non possiamo pensare di affrontare il problema con consigli generici e buon senso. Un problema di enuresi in condizione di veglia e a questa età è un campanello di allarme, ogni ipotesi può essere fatta solo dopo aver analizzato i dati: assetto psichico ed esclusione di problemi organici.
Le consiglio caldamente di rivolgersi al suo medico di base per fare i dovuti accertamenti, poi di contattare uno/a psicoterapeuta per una valutazione approfondita.
Dott. Maurizio Tremaroli

Dott. Maurizio Tremaroli Psicologo a San Benedetto del Tronto

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9 MAR 2026

Cari Genitori, vostra figlia sta certamente vivendo un periodo di disagio importante che lei, inconsciamente, pensa di risolvere con una regressione all'età infantile. Voi avete assecondato il suo bisogno di tornare ad essere piccola, all'interno delle mura domestiche, ma questo non può bastare. Lei, Silvia, accenna ad un periodo critico che la ragazza sta vivendo a scuola e pensa che la crisi sia partita da lì. Come Genitori avete accolto le difficoltà della ragazza e state facendo il vostro meglio per accudirla e coccolarla. Non potete però esaurire la funzione genitoriale fermandovi all' accoglienza del disagio. C'è anche da capire bene perchè la ragazza ha reagito con una regressione e trovare delle azioni che portino ad una positiva evoluzione di esso.
Un saluto.
Dott.ssa Noemi Sembranti

Noemi Sembranti Psicologo a Pescia

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9 MAR 2026

Buongiorno Silvia e Paolo,
la situazione che raccontate è complessa, e forse ci mancano alcuni elementi per comprenderla al meglio. Racconta infatti di una situazione delicata a livello scolastica, che sicuramente sta stressando sua figlia, ma che probabilmente, vista la reazione di sua figlia, sta toccando corde più profonde dentro sua figlia, alimentando un malessere che sembra essere profondo.
A quasi 16 anni, chiedere il pannolino dimostra una regressione importante rispetto alla fase del ciclo di vita di sua figlia, che potrebbe parlare di una difficoltà o di una paura di affrontare gli step successivi della sua vita.
E' importante una presa in carico celere dal punto di vista psicologico, in modo tale da intervenire subito su questo malessere che sembra essere molto profondo.

Resto a disposizione,
dott.ssa Elisa Scaramella, psicologa clinica ad orientamento sistemico-relazionale.
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Dottoressa Elisa Scaramella Psicologo a Milano

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9 MAR 2026

Buongiorno,

capisco bene il suo stupore e anche il disorientamento che può aver provato davanti a una situazione così insolita. Quando un comportamento di questo tipo compare improvvisamente in un’adolescente, è naturale cercare subito una spiegazione e, soprattutto, una soluzione pratica.

Il primo punto importante da chiarire è che a 15 anni una perdita di controllo della pipì non è un comportamento tipico, quindi prima di interpretarlo in chiave psicologica è sempre opportuno fare un passaggio medico. Un consulto con il pediatra o con il medico di base può aiutare a escludere eventuali cause organiche (infezioni urinarie, problemi neurologici o altre condizioni che possono interferire con la percezione dello stimolo).

Se dal punto di vista medico non emergesse nulla di significativo, allora il comportamento può essere letto come un segnale di disagio emotivo importante. In adolescenza il corpo diventa spesso il linguaggio attraverso cui si esprimono tensioni, paure o difficoltà che i ragazzi non riescono ancora a mettere in parole. Lo stress scolastico, problemi relazionali, cambiamenti emotivi o situazioni vissute come molto faticose possono manifestarsi proprio così.

Il fatto che sua figlia chieda il pannolino merita un’attenzione particolare. Talvolta questi comportamenti hanno una componente regressiva: è come se il ragazzo cercasse inconsciamente una condizione più infantile, più protetta e accudente. L’adolescenza è infatti una fase in cui il cervello è ancora in pieno sviluppo e i sistemi che regolano emozioni, impulsi e decisioni stanno maturando lentamente, rendendo i ragazzi più vulnerabili allo stress e alle emozioni intense. 

Capisco che, vedendo che il pannolone la tranquillizza, lei abbia provato a utilizzarlo per darle sollievo. Tuttavia è importante dirlo con chiarezza: il pannolino non può diventare la risposta a questo tipo di disagio. Nell’immediato può sembrare una soluzione pratica, ma nel tempo rischia di rinforzare il comportamento invece di aiutare la ragazza a superarlo.

Quello che può essere più utile fare ora è:

– mantenere un atteggiamento calmo e non giudicante
– provare ad ascoltarla senza concentrarsi solo sul sintomo, ma su come sta emotivamente in questo periodo
– evitare controlli continui o dinamiche che possano aumentare vergogna o tensione
– proporre con delicatezza l’idea di parlare con uno psicologo

Vorrei aggiungere un aspetto che spesso viene trascurato: in situazioni come questa anche i genitori hanno bisogno di supporto. Quando un figlio manifesta un comportamento così destabilizzante è facile sentirsi confusi, spaventati o impotenti. Avere uno spazio di confronto con uno psicologo può aiutare voi adulti a comprendere meglio cosa sta accadendo e a trovare modalità più efficaci per accompagnare vostra figlia in questo momento.

In altre parole, non si tratta solo di “far smettere” un comportamento, ma di capire che cosa quel comportamento sta cercando di dire.

Un lavoro psicologico, anche breve, può aiutare molto a riportare serenità sia nella ragazza sia nel clima familiare.

Un caro saluto,
Dott.ssa Barbara Durand

Dott.ssa Barbara Durand Psicologo a Torino

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9 MAR 2026

Buongiorno signora. Ciò che descrive immagino la preoccupi molto e le crei molti dubbi rispetto alle modalità corrette di comportarsi. In realtà quando ci sono situazioni di questo tipo,andrebbe sempre fatta una valutazione medica preliminare,onde escludere cause organiche. Successivamente potrebbe essere indagata la componente psicologica su più ambiti: funzionamento emotivo,qualità delle relazioni con i pari,eventuali difficoltà scolastiche o con professori o con coetanei. Ciò che mi colpisce,però, è la richiesta di essere cambiata da lei, segno di una forma regressiva e di ricerca di contenimento,che avrebbero comunque un'origine psicologica,a prescindere da una possibile presenza di fattori organici.
Prima di scegliere il comportamento più giusto,però, sarebbe utile capire che significato ha per sua figlia esser cambiata da lei,perché sembrerebbe si sia innestato un meccanismo di richiesta implicita (" non chiedo direttamente a mia madre di cambiarmi perché so che lo farà lei"). Per interrompere questo circuito,io chiederei a sua figlia di esser lei stessa più attenta a cambiarsi e progressivamente di non sostituirsi a lei. Questo comportamento potrebbe essere utile a non consolidare un'abitudine non corretta.
Nel contempo,però, andrebbe fatta una valutazione medica più accurata e iniziato un percorso di psicoterapia,allo scopo di capire ed affrontare la sintomatologia, analizzandone le possibili cause.
Se dovesse aver bisogno di me, sono disponibile anche online
Distinti saluti
Dott. Christian Di Cecio
Psicologo Clinico-Psicoterapeuta

Dott. Christian Di Cecio Psicologo a Bologna

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