Amore e problemi affettivi

Inviata da Fabio. 13 set 2018 2 Risposte  · Terapia di coppia

Gentilissimi,
mi chiamo Fabio ed ho 23 anni. Sono in cura da uno psichiatra presso l'ASL della mia zona da circa un anno e sto assumendo 10mg/die di Cipralex.
Tra alti e bassi il mio umore è rimasto prevalentemente buono, ma solo in questi giorni credo di aver realizzato un possibile problema che mi destabilizza in modo severo.
Cambio radicalmente umore e modo di pensare quando si presentano situazioni in cui entrano in gioco amore e affettività.
Non ho mai avuto una relazione, finora i miei sono solo rapporti occasionali e a volte con annesse delusioni.
Ho come l'impressione di essere fissato troppo con l'amore o con l'idea di esso.
Ci sono momenti, come questo, in cui lo vivo come una necessità, il ché mi blocca inesorabilmente in diversi ambiti della mia vita.
Recentemente ho conosciuto una persona con cui mi trovo abbastanza bene, soprattutto in intimità. Purtroppo deve partire per l'estero a breve e preferiamo goderci il momento.
Ho notato che quando scatta in me un certo interesse, soprattutto intellettuale, il problema si insinua puntualmente in fase di corteggiamento. Ho una enorme paura del rifiuto, di fare brutta figura o impressione e perdere tutto. Un mio difetto a proposito è che cerco sempre di impressionare gli altri e mi rendo conto che psichicamente è molto dispendioso mantenere questo approccio.
Analizzo e doso costantemente sempre le parole che dico, il tono, le movenze etc. e mi domando sempre se sto sbagliando qualcosa e venire quindi rifiutato. Tutto questo mi agita e quando sono da solo inizio a stare male. Arrivo a piangere, a confondermi e resto inquieto per tanto tempo. Nemmeno il Cipralex sembra avere alcun effetto. La mia mente si intorpidisce e non riesco fare assolutamente nulla.
Inoltre entrano in gioco l’abbassamento drastico dell’umore, l’autosvalutazione, inizio a vaneggiare e a prendere in considerazione idee suicidarie. La voglia di morire si alimenta con la consapevolezza che magari i miei siano davvero capricci da infante e che quindi io sia troppo debole per affrontare ogni minima cosa. A proposito di questo punto, ho difficoltà a parlarne per la vergogna. Mi vedo come un essere difettoso, indegno di vivere per quanto debole. A volte credo che l’unica mia redenzione sia la morte, come se dovessi sdebitarmi con il mondo per la mia inutile nascita.
A livello somatico il cuore mi batte forte, il respiro si fa affannoso, la pressione è bassa e mi porta capogiri e astenia, ho lo stomaco chiuso, a volte tremo e non c’è verso che io riesca a distrarmi o tranquillizzarmi. Il fatto di non riuscire a distrarmi incrementa il mio malessere e più cerco di ragionare più mi confondo.
Da cosa potrebbero avere origine queste paure per me terrificanti e il morboso bisogno di intimità, di amare qualcuno?
Ho una famiglia con cui vado molto d’accordo e nella quale ci vogliamo tutti bene. Non credo che si tratti di carenza d’affetto a questo punto, ma in caso perché? Una mia psicoterapeuta a riguardo qualche anno fa mi riferì che tendo continuamente a farmi adottare come fossi un bambino. Ancora oggi però non sono riuscito a capire il motivo.
Sto prendendo in considerazione di riprendere per l’ennesima volta un percorso psicoterapeutico, sperando di non fallire ancora. Purtroppo non ho molta fortuna in queste situazioni. Nell’attesa prima di ricominciare però sarei speranzoso di conoscere qualche ipotesi riguardo ai quesiti che ho espresso in questo testo.
Perché quando mi addentro nel turbinio dei miei pensieri e mi abbandono all’irrequietezza vivo letteralmente un incubo.

Un caro saluto.

Miglior risposta

Gentile Fabio,
mi sembra evidente che il farmaco sostanzialmente non ha risolto i tuoi problemi anche perchè nessun farmaco può avere effetti educativi e formativi come invece ha un percorso di psicoterapia.
Da quanto scrivi sembrerebbe che hai già avuto più di un'esperienza di psicoterapia ma sarebbe interessante sapere che tipo e durata di trattamento hai fatto anche perchè un percorso di psicoterapia non può definirsi tale se non ha la durata di almeno un anno con regolari sedute settimanali.
Premesso ciò, è facilmente comprensibile che per un giovane della tua età le relazioni sentimentali rappresentano un campo d'azione difficile e fonte di possinbili traumi psicologici.
Sembri aver bisogno di una relazione nutriente e stabile e non di rapporti occasionali e questo bisogno/desiderio è molto normale per cui non dovrebbe da te essere considerato strano, spaventoso o morboso.
Piuttosto la tua paura eccessiva del rifiuto e la tua tendenza alla autosvalutazione per deficit di autostima ti mandano in crisi acuta tanto da perdere le coordinate e portarti addirittura a fare pensieri autolesionisticie irrazionali o scivolare nel vortice dell'attacco di panico.
Quanto all'incidenza che può eventualmente aver avuto il tuo ambiente familiare relativamente alla comparsa del tuo disagio, non sempre è una questione di mancanza di affetto ma piuttosto di qualità dell'affetto e dello stile educativo adoperato che è una cosa molto diversa e che può dipendere da molti fattori.
E' chiaro che è difficile per te uscirne da solo e che hai bisogno di essere accompagnato per il tempo necessario da un terapeuta bravo e paziente.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico ,psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

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Buongiorno Fabio,
potrebbe richiedere al suo psichiatra dell'ASL di ricevere un aiuto di tipo psicologico per gestire i sintomi che riporta. Risulta evidente che la terapia farmacologica da sola non le permette di vivere serenamente e necessita di ulteriori sostegni.
Cordialmente,

Dr. Gianmaria Lunetta,

Psicologo Clinico a Torino

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17 SET 2018

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