AMORE ADOLESCENZIALE

Inviata da Ninapicci · 16 ott 2025 Terapia familiare

Da febbraio mia figlia di 13 anni viene corteggiata da un compagno di classe (che conosce da 7 anni, belloccio e latin lover) che mesi fa le aveva anche chiesto di fidanzarsi. Lei (allora) gli aveva risposto che non si fidava e, pur essendo bello e simpatico, non avrebbe detto di sì. Il corteggiamento è continuato in modo insistente, soprattutto nel periodo estivo e, dopo qualche abbraccio, bacio sulle guance, inviti a casa sua per fare i compiti, messaggi dolcissimi e sguardi di lui verso mia figlia come se si trovasse davanti ad una visione mistica (sguardi che ho notato io stessa), lui si è esposto a dire frasi “profonde” (“mi piacerebbe averti a cena a casa mia come fa la fidanzata di mio fratello”, oppure “voglio una tua foto perché altrimenti come faccio quando la scuola chiude x Natale e non ti vedo”, etc). Alla fine mia figlia, cotta a puntino, ha accettato di mettersi con lui che le ha giurato di essere cambiato. Dopo due giorni in cui lui è stato fin troppo presente (anche sui social con repost indicanti amore eterno (poi tolti)) nella vita di mia figlia si è allontanato e raffreddato. Mia figlia ha provato a chiedergli la ragione di questo suo allontanamento, ma lui si limita a risposte monosillabiche senza fornire spiegazioni. Non si vedono al di fuori della scuola dal giorno in cui si sono messi insieme (nonostante mia figlia gli abbia chiesto di vedersi ed in un primo momento lui abbia risposto “volentieri“) ed anche l’ultimo wa di mia figlia è rimasto senza risposta.
Ho suggerito a mia figlia di non scrivergli più. Se lui tiene a lei come dimostrava di fare prima, tornerà da lei (spero), vorrei anche suggerirle di non farsi più seguire sui social e di “stare alla finestra”. Si comportava da fidanzato perfetto prima di esserlo ed ora che lo è da dieci giorni (ha aspettato mesi per diventarlo e non si sono dati nemmeno un bacio stampo), la tratta da estraneo. Non capisco quale possa essere la ragione e cosa suggerire a mia figlia.

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Miglior risposta 17 OTT 2025

Cara Nina,

Intanto grazie per aver condiviso qui i tuoi dubbi, si percepisce che tieni molto a tua figlia e chiedere aiuto è la dimostrazione del tuo amore per lei.

In adolescenza, forse lo ricorderai anche tu, le relazioni sono molto complesse, spesso contraddittorie e senza risposta.
Potremmo chiederci come mai questo ragazzo si sia comportato così, potremmo fare diverse ipotesi ma non ci è possibile sapere con certezza le sue motivazioni se lui non vuole condividerle.

Quello che possiamo fare, che può fare lei come madre è stare vicino a sua figlia in questo momento di incertezza e delusione, accogliendo le sue emozioni, senza cercare di correggerle o eliminarle. È un momento importante nella vita di tua figlia, nonostante sia negativo. Avere la possibilità di viverlo con accanto te, Nina, una persona di cui si fida, è un'ottima occasione di crescita per lei.

Capisco il tuo desiderio di proteggere dal dolore tua figlia, è un desiderio buono e di una buona mamma ma purtroppo non possiamo proteggerli da tutto, ciò che possiamo fare è aiutarli a capire come stare in quel dolore, ridimensionarlo e andare avanti.
Sii presente, accogliente e non giudicante, chiedile di cosa avrebbe bisogno e poniti in ascolto.

Resto a disposizione e mando a entrambe un abbraccio,
Dott.ssa Jessica Carrozzino

Dott.ssa Jessica Carrozzino Psicologo a Bologna

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26 OTT 2025

Signora Nina, quello che descrive è comune tra adolescenti: entusiasmo iniziale seguito da distacco può generare confusione e ansia. Per sua figlia è importante gestire i contatti senza inseguire risposte, riconoscere il proprio diritto a rispetto e coerenza, parlare delle emozioni e concentrarsi su sé stessa e i propri interessi. Se il ragazzo vuole davvero la relazione, lo dimostrerà con rispetto. A tua figlia mi sentirei di dire:
- Proteggi te stessa: non inseguire risposte, concentra l’attenzione sui tuoi interessi e amici, e ricorda che meriti rispetto e coerenza in una relazione. -
Dr.ssa Annabianca Iero
Psicologa Clinica

Dr.ssa Anna Bianca Iero Psicologo a Montalto Uffugo

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21 OTT 2025

Salve. Quello che tua figlia sta vivendo è molto comune a questa età e riflette la complessità dei primi sentimenti romantici. Psicologicamente parlando, adolescenti di 13 anni spesso oscillano tra entusiasmo e paura dell’intimità: il corteggiamento intenso può creare grandi aspettative, ma quando il rapporto diventa “ufficiale” alcuni ragazzi si ritirano per insicurezza, per paura di responsabilità emotive o semplicemente perché non sanno gestire i propri sentimenti. Non è un rifiuto di tua figlia come persona, ma una manifestazione di immaturità emotiva. Il tuo consiglio di non scrivergli più è molto utile: aiuta tua figlia a non mettere il suo valore personale nelle mani di qualcun altro e a proteggersi dal senso di frustrazione. Anche limitare l’esposizione sui social e mantenere un atteggiamento di “stare alla finestra” può favorire la distanza emotiva necessaria per osservare senza dipendere dalle risposte altrui. È importante che tua figlia capisca che il suo valore non dipende dall’interesse di questo ragazzo e che l’amore sano comporta reciprocità e rispetto. Incoraggiala a coltivare amicizie e attività che le diano sicurezza e autostima, spiegandole che la confusione emotiva che prova è normale a questa età. Mostrare comprensione e ascolto senza giudizio le permette di elaborare i sentimenti e imparare a gestire attese e delusioni senza sentirsi inadeguata. Saluti

Dott.ssa Ada Palma Psicologo a Giugliano in Campania

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21 OTT 2025

Buongiorno Nina,

capisco la tua preoccupazione: vedere tua figlia passare dall’entusiasmo alla delusione in pochi giorni tocca profondamente.
A tredici anni le relazioni sono spesso intense ma instabili: i ragazzi sperimentano emozioni nuove senza avere ancora strumenti maturi per gestirle.

Il comportamento di lui non parla necessariamente di lei, ma delle sue incertezze e della sua immaturità affettiva. Per tua figlia, invece, è un’occasione preziosa per imparare che il valore personale non dipende dalla coerenza dell’altro.
Accompagnarla a dare senso a ciò che prova, più che a “risolvere” il ragazzo, può aiutarla a crescere con fiducia.

Un caro saluto,

Dott. Ettore Tumolo Psicologo

Dott. Ettore Tumolo Psicologo a Origgio

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21 OTT 2025

Buongiorno Ninapicci,

l’adolescenza è un periodo complesso in cui le emozioni, anche amorose, vengono vissute con grande intensità ma spesso senza la maturità emotiva per gestirle. Da ciò che racconti, il comportamento del ragazzo mostra tratti tipici dell’età: idealizzazione, entusiasmo iniziale e poi improvviso distacco, forse per paura, insicurezza o semplice inesperienza affettiva.

Hai fatto bene a consigliare a tua figlia di non inseguirlo: è importante che impari fin da ora a rispettare se stessa, a non confondere l’affetto con la dipendenza emotiva e a circondarsi di persone che la fanno stare bene. Parlare insieme di come si è sentita, senza giudizio, può aiutarla a elaborare la delusione e a crescere nella consapevolezza dei propri bisogni relazionali.

Un caro saluto,
Gloria Odogwu – Psicologa

Gloria Odogwu Psicologo a Bassano del Grappa

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20 OTT 2025

Gentile Nina, grazie per aver descritto la sua situazione, è comprensibile la sua preoccupazione, ciò denota il bene e la premura che può vivere comprensibilmente verso sua figlia.
Tuttavia, è proprio nel periodo adolescenziale che si scoprono le dinamiche di natura relazionale amorosa-affettiva, un adulto le può ricordare ma sicuramente saranno differenti da come le può vivere sua figlia.
La invito a lasciare a sua figlia lo spazio congruo per esplorarsi e affacciarsi al mondo affettivo con le proprie forze, proprio perché è ora che sviluppa i mezzi necessari per diventare una giovane donna consapevole di ciò che vuole e/o non vuole in una relazione.

Dott.ssa Ilaria Bagnoli Psicologo a Modena

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19 OTT 2025

Gentile Nina,
il comportamento avuto dal ragazzo è tipico dell'età adolescenziale in cui non vi è adeguata maturità emotiva per un vero impegno sentimentale ma vi è invece, soprattutto da parte dei maschi, un forte desiderio di piacere e fare delle conquiste a scopo di autocompiacimento.
E' comprensibile la delusione di sua figlia ma è qualcosa che accade facilmente nelle prime esperienze sentimentali.
Come già sta facendo, lei può continuare ad esprimere a sua figlia vicinanza e solidarietà e può dirle che questo ragazzo non si è dimostrato affidabile per cui va ignorato e che in seguito non le mancheranno occasioni di conoscenze più valide.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Gennaro Fiore Psicologo a Campagna

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17 OTT 2025

L’adolescenza è un momento difficile. Al momento di transizione tra l’essere bambino bambina a diventare uomo donna. È un momento di grande cambiamenti sia fissi sia psicologici.

1200 si inizia a rapportarsi con l’altro con l’altra si inizia a creare i primi legami, a sentire l’attrazione per l’altro sesso

A 13 anni all’inizio dell’adolescenza sono ancora dei bambini. È molto comune che ci siano questi innamoramenti, queste cotte che sembrano grandi poi si risolvono nel nulla.

Non le darei tanta importanza di’ a Sofia di lasciar perdere questa situazione continui a concentrarsi sugli studi sulle amicizie sui suoi hobby sulle sue passioni. Una relazione stabile, poi verrà a suo tempo.

Dott. Luca Ferretti Psicologo a Pontedera

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17 OTT 2025

Gentile Signora,
Sono comprensibili le ansie di un genitore di fronte alla prima cotta della propria figlia tredicenne. Si vorrebbe che non soffrisse e che tutto andasse bene per l’amore che le si porta. Ma purtroppo la prima cotta può essere anche un’esperienza delusiva. Importante è che l’esperienza non sia categorizzata come emblema di ogni possibile futuro incontro nella ragazza e che il genitore la possa aiutare ad elaborarla come una delle tante possibilità, non l’unica e non soltanto foriera di altre che saranno negative.
Spesso i ragazzi giocano in modo superficiale con i sentimenti e quello che appare una fiamma ardente si rivela il giorno dopo un pallido ricordo forse mai accaduto. Per questo il genitore deve fare attenzione a non proiettare sulla storia di cotta dei figli ciò che ha vissuto al proprio tempo, altrimenti corre il rischio di non vedere con sguardo lucido e di comunicare il proprio vissuto su ciò che sta vivendo il figlio. Probabilmente il ragazzo gioca l’arte della seduzione, e per questo va un po’ ignorato come cosa un po’ infantile che nasconde paura e difensività. Nulla di eccezionale dunque. Importante è stare dalla parte della figlia ma anche ridurre l’impatto del comportamento del ragazzo che non è detto sia sinonimo di amore, ma solo forse una vampata come accade a questa età!
Dott. Pietro Salemme

Dott. Pietro Salemme Psicologo a Roma

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17 OTT 2025

Ciao,
capisco molto bene la tua preoccupazione e anche il dispiacere che provi nel vedere tua figlia ferita da una situazione che, seppur adolescenziale, porta con sé tutte le emozioni intense e autentiche del primo innamoramento. A tredici anni, infatti, i vissuti legati all’amore e al rifiuto sono amplificati, e ciò che per un adulto può sembrare “una storia leggera” per un ragazzo o una ragazza rappresenta un’esperienza profonda, capace di influire sull’autostima e sul modo di fidarsi degli altri.

È possibile che il comportamento di questo ragazzo rifletta l’immaturità affettiva tipica dell’età: l’attrazione, la conquista e l’attenzione iniziale lo hanno probabilmente coinvolto più del legame reale, e una volta ottenuta la “conferma” dell’interesse di tua figlia, ha perso la spinta emotiva. Non è cattiveria, ma incapacità di gestire la complessità dei sentimenti e delle aspettative che lui stesso ha contribuito a creare.

In questo momento, il tuo ruolo è prezioso: più che proteggerla dal dolore, puoi aiutarla a dargli un significato, a capire che la sua delusione non dice nulla di sbagliato su di lei. Ascoltala senza giudicare, lascia che esprima la rabbia, la tristezza, la vergogna — sono tutte reazioni sane. È importante che non senta di dover “farsi desiderare” o giocare strategie per riottenere attenzione, ma che impari invece a riconoscere quando un legame non la fa stare bene e a farsi rispettare anche nel silenzio.

Hai fatto bene a suggerirle di non scrivergli più e a prenderle un po’ di distanza, ma continua a esserle accanto senza minimizzare. Questa delusione, se accolta con sensibilità, può diventare un’occasione per aiutarla a capire il valore del rispetto e dell’amore reciproco.

Se noti che la sofferenza di tua figlia persiste o che la situazione tocca troppo la sua autostima, può essere utile un breve spazio di ascolto psicologico per lei o per voi insieme. A volte un supporto esterno aiuta a trasformare un’esperienza dolorosa in un momento di crescita e consapevolezza emotiva.

Ottavio Ragozzino Psicologo a Boscoreale

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17 OTT 2025

Buongiorno,
comprendo bene la sua preoccupazione: assistere da genitori ai primi innamoramenti dei propri figli può essere emozionante ma anche difficile, soprattutto quando si vedono comportamenti ambigui o incoerenti da parte dell’altro.

A questa età, i ragazzi e le ragazze stanno ancora imparando a gestire le emozioni, la paura del rifiuto e l’immagine di sé. Spesso l’intensità iniziale di un corteggiamento è più legata al bisogno di conferme che a un reale sentimento, e quando l’altro “accetta”, la parte “idealizzata” si spegne e subentrano la confusione e la fuga. È doloroso, ma purtroppo molto frequente.

Ha fatto bene a suggerire a sua figlia di non inseguirlo: il silenzio, in questi casi, protegge la sua dignità e le permette di capire che il valore di una relazione non si misura dall’interesse dell’altro, ma dal rispetto reciproco.
Può aiutarla accogliendo la sua delusione senza sminuirla (“capisco che ti faccia stare male, è normale essere dispiaciuti”), mostrando che le emozioni, anche quelle che fanno soffrire, si possono attraversare e superare.

Un caro saluto,
Dott.ssa Sara Petroni – Psicologa

Dott.ssa Sara Petroni Psicologo a Tarquinia

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17 OTT 2025

Capisco bene la tua preoccupazione e anche la tua attenzione nel voler accompagnare tua figlia senza invadere il suo spazio emotivo. A 13 anni, questo tipo di esperienza può essere la prima vera delusione affettiva e, quindi, lasciare un segno più forte del previsto, anche se vista da fuori può sembrare una “cotta adolescenziale”.
Provo a offrirti una lettura su più livelli, psicologico, relazionale e educativo, per aiutarti a orientarti nel sostegno da darle.

1) Cosa potrebbe essere successo
Ci sono diverse ipotesi e probabilmente si intrecciano:

- Idealizzazione iniziale: lui sembra aver vissuto una fase di infatuazione intensa e teatrale, molto tipica di alcuni adolescenti (“latin lover”). Ha corteggiato, investito emotivamente e probabilmente ha trovato nella conquista stessa la parte più eccitante.
Quando lei ha ricambiato, la tensione del “desiderio di conquista” è svanita e lui si è raffreddato.
- Immaturità relazionale: a 13 anni molti ragazzi non hanno ancora strumenti per gestire una relazione vera, l’intimità emotiva, le aspettative reciproche, la costanza. Possono sentirsi “sopraffatti” e allontanarsi, senza neanche saper spiegare perché.
- Pressione sociale e immagine pubblica: spesso i ragazzi di quell’età vivono le relazioni anche come status symbol. Una volta ottenuto il riconoscimento pubblico (“ce l’ho fatta”), può scemare l’interesse reale.
- Paura dell’intimità: dopo essersi mostrato molto affettuoso, potrebbe aver provato imbarazzo, confusione o timore di “essersi esposto troppo” e reagire ritirandosi.

In sintesi, è molto probabile che lui non sia stato intenzionalmente crudele, ma che non sappia ancora gestire la profondità e la responsabilità di un legame.

2) Come può sentirsi tua figlia
Tua figlia, invece, ha vissuto l’opposto: si è fidata, ha aperto il cuore e ora si trova davanti a un comportamento inspiegabile e freddo. Questo può generare:

- senso di rifiuto (“cosa ho fatto di sbagliato?”)
- tristezza e delusione
- rabbia o confusione
- possibile perdita di fiducia nei maschi o nell’amore stesso (“sono tutti così?”)

Questa è un’occasione preziosa per educarla al riconoscimento del proprio valore e dei propri confini: il punto non è se lui tornerà, ma se lei vuole qualcuno che la tratti così.

3) Cosa puoi dirle (in modo affettivo ma fermo)
Ecco alcune frasi o idee che possono aiutarla, se dette con delicatezza:

- “Capisco che tu ci sia rimasta male e che ti manchi il modo in cui ti faceva sentire. Ma le persone che tengono davvero a te non spariscono.”
- “Non è colpa tua se si è comportato così. A volte i ragazzi non sanno gestire ciò che provano e si chiudono invece di spiegarsi.”
- “Hai fatto bene a essere te stessa e a fidarti. Fidarsi non è un errore: è lui che ha perso l’occasione di avere accanto una persona sincera.”
- “Non inseguirlo. Chi tiene a te troverà il modo di farti capire che ci tiene senza bisogno che tu lo rincorra.”

4) Dal punto di vista educativo
Hai fatto benissimo a suggerirle di non scrivergli più. In questo momento il silenzio è il messaggio più chiaro e dignitoso.
Puoi anche proporle di:

- limitare l’esposizione sui social, non per punizione, ma per proteggere la sua serenità (“datti tempo per respirare, non devi vedere ogni sua mossa”);
- canalizzare le emozioni in attività piacevoli o creative (sport, scrittura, musica ecc...), in modo che non resti intrappolata nel pensiero ossessivo “perché mi ha lasciata?”;
- parlarne con te o con un adulto di fiducia per elaborare quello che sente (più che cercare spiegazioni su di lui).

5) Il messaggio di fondo da trasmetterle
L’obiettivo non è farle dimenticare il ragazzo, ma aiutarla a imparare qualcosa su se stessa:
“non possiamo controllare cosa provano gli altri, ma possiamo scegliere come farci trattare.”
Se riesci a mantenere questo tono, empatico, protettivo ma non punitivo, la aiuterai a costruire le basi di una sana autostima affettiva.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Trieste

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17 OTT 2025

Ciao,
quello che descrivi è un passaggio tipico dell’età adolescenziale, in cui le prime esperienze affettive assumono un significato molto intenso, ma spesso anche fragile e mutevole. A 13 anni i ragazzi stanno ancora esplorando il proprio mondo emotivo e il modo di relazionarsi con l’altro: possono vivere momenti di grande entusiasmo e coinvolgimento, seguiti da improvvisi distacchi che non sempre sanno spiegare, neanche a se stessi.
Il comportamento del ragazzo, che prima mostrava grande attenzione e poi si è improvvisamente raffreddato, può dipendere da molteplici fattori: difficoltà nel gestire l’intimità emotiva, desiderio di conferme, immaturità affettiva o semplice curiosità verso la novità. In ogni caso, la cosa più importante è aiutare tua figlia a dare un senso a ciò che prova, sostenendola nel riconoscere che non è “lei” a valere di meno per questo cambiamento, ma che a volte l’altro non è ancora pronto a vivere un legame con continuità e rispetto.
Il tuo suggerimento di “stare alla finestra” è molto saggio: non si tratta di chiudersi, ma di osservare con lucidità, imparando a non rincorrere chi non sa corrispondere. Queste esperienze, pur dolorose, rappresentano anche una preziosa occasione di crescita emotiva per imparare a conoscere i propri bisogni e a proteggere la propria autostima
Un caro saluto,
disponibile anche online,
Dott. Gabriele Allegra.

Dott. Gabriele Allegra Psicologo a Messina

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17 OTT 2025

Buongiorno immagino la delusione della sua ragazzina ed anche la sua preoccupazione nel vederla turbata ed anche soffrire. Noi mamme facciamo di tutto per poter evitare che i nostri figli rimangano delusi e feriti. Ma per quanto ci impegnami non sempre riusciamo nel nostro intento. In realtà le delusioni, le frustrazioni ci insegnano a vivere. Tornando al fidanzatino di sua figlia: dopo tanto impegno e corteggiamenti ottenuta la conquista di sua figlia sparisce. Potrebbe essere sparito perché nutre dei sentimenti profondi e ne ha paura, sparisce perché ormai ha conquistato il suo trofeo, sparisce perché qualche amico lo prende in giro . Difficile dirlo ,bisognerebbe conoscerlo così non è semplice. Lei come madre ha svolto egregiamente il suo ruolo prima con i consigli ed ora con accoglienza. Bisognerà attendere l’evoluzione , ma sicuramente sua figlia avrà imparato qualcosa di importante. Dott.ssa Beatrice Canino

Dott.ssa Beatrice Canino Psicologo a Napoli

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17 OTT 2025

Buongiorno,
comprendo bene la sua preoccupazione: la situazione che descrive è molto comune in età adolescenziale, ma può essere emotivamente intensa e confusa per una ragazza di 13 anni, soprattutto alla sua prima esperienza affettiva.

Da quanto scrive, sembra che il ragazzo abbia mostrato un interesse iniziale molto idealizzato, seguito da un rapido disinvestimento: un comportamento tipico di chi vive l’innamoramento come una sfida o un gioco di conferme più che come un vero legame. Questo può lasciare chi è coinvolto, come sua figlia, con sentimenti di rifiuto e disorientamento.

Ha fatto bene a consigliarle di non rincorrerlo: aiuta a preservare la sua autostima. Le suggerirei però anche di accompagnarla nell’elaborare l’esperienza, più che focalizzarsi sul comportamento di lui. Può esserle utile parlare insieme di:

come distinguere l’interesse autentico da quello momentaneo;

il valore del rispetto reciproco e della coerenza nelle relazioni;

la possibilità di stare nel dispiacere senza sentirsi “sbagliata”.

A 13 anni ogni emozione è amplificata, ma con il giusto sostegno può diventare un’occasione di crescita emotiva e di consapevolezza di sé.

Un caro saluto,
Dott.ssa Sara Petroni – Psicologa

Dott.ssa Sara Petroni Psicologo a Tarquinia

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17 OTT 2025

Buongiorno,
posso capire quanto possa essere difficile, per un genitore, vedere la propria figlia soffrire per una delusione amorosa, soprattutto quando si tratta della prima. A tredici anni, ogni emozione si vive con grande intensità, e i primi sentimenti amorosi, così come le prime delusioni, lasciano un segno profondo.
È importante però ricordare che queste esperienze fanno parte del naturale percorso di crescita affettiva ed emotiva. Anche se può essere doloroso, vivere la tristezza, la frustrazione o la delusione è ciò che permette a sua figlia di sviluppare risorse interiori fondamentali: la capacità di comprendere le proprie emozioni, di elaborare un rifiuto, di costruire una propria identità relazionale.
Il ruolo del genitore, in questi momenti, non è tanto quello di “aggiustare” il dolore o di trovare soluzioni immediate, ma di esserci. Di accogliere senza giudicare, di ascoltare senza minimizzare. Anche solo dire: “Capisco che stai male. Sono qui, se vuoi parlarne” può fare molto. Questo le trasmette sicurezza, e allo stesso tempo le dà lo spazio per vivere ciò che sente, sapendo di non essere sola.
Lasciare che viva la sua età, anche con le sue fatiche, è un grande gesto d’amore. Le delusioni, per quanto spiacevoli, sono occasioni preziose per crescere, capire chi siamo e cosa desideriamo dagli altri.
Se dovesse percepire che la sofferenza si protrae troppo nel tempo, o che sua figlia fatica a riprendere le sue attività quotidiane, allora potrebbe essere utile valutare insieme un breve percorso di supporto. Ma nella maggior parte dei casi, con tempo, ascolto e presenza, anche queste prime ferite si rimarginano, lasciando spazio a nuove consapevolezze.
Resto a disposizione per qualsiasi confronto.

Un caro saluto,
dott. Matteo Basso Bondini

Matteo Basso Bondini Psicologo a Udine

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17 OTT 2025

Buongiorno Nina,

capisco bene la preoccupazione: vede sua figlia coinvolta, lusingata e poi improvvisamente lasciata in sospeso, senza spiegazioni. A tredici anni il primo legame amoroso funziona spesso come un laboratorio emozionale: idealizzazione rapida, gesti intensi, dichiarazioni “assolute”, seguite talvolta da un raffreddamento altrettanto brusco. Non è necessariamente malizia; è immaturità relazionale, un pendolo tra desiderio di vicinanza e paura di ciò che la vicinanza comporta. Quando l’innamoramento passa dal gioco della seduzione all’impegno concreto, può accadere che chi ha corteggiato con più slancio si spaventi, si ritiri, oppure cerchi di gestire la propria immagine davanti al gruppo - anche sui social - dove l’amore viene “messo in scena” con la stessa rapidità con cui può essere ritrattato. Capisco quindi il suo sconcerto: le parole di lui dicevano “presenza”, i comportamenti hanno comunicato “assenza”.

Il punto, ora, non è decifrare perfettamente le motivazioni del ragazzo - rischieremmo di farne un processo alle intenzioni - ma aiutare sua figlia a riconoscere cosa le fa bene e cosa no, e a tradurre quel riconoscimento in confini gentili e solidi. È prezioso che lei non colpevolizzi la ragazza: ciò che ha vissuto è reale, non “ingenuità”. La delusione non cancella la bellezza dell’essersi sentita scelta; le insegna però un criterio: in una relazione sana, le parole e i gesti tendono a combaciare con una certa continuità. Se qualcuno chiede foto, promette cene, fa dichiarazioni altisonanti e poi si sottrae quando viene il momento di un incontro semplice e rispettoso, il messaggio non è “non vali”, ma “non è pronto”. La dignità di sua figlia non si misura sul ritorno del ragazzo, ma sulla sua capacità di stare dalla parte di sé.

Il suggerimento di sospendere i messaggi ha un senso se non diventa il tentativo di “farlo tornare” tramite la strategia del silenzio. La logica della prova prosciuga; quella della chiarezza fa crescere. Può essere utile, se lei se la sente, una sola comunicazione breve, educata e ferma, che chiuda il cerchio senza invocare giustificazioni e senza aprire spirali di inseguimento. Qualcosa come: “Quando mi cerchi tanto e poi sparisci, io sto male. Ho bisogno di relazioni chiare e coerenti. Se vorrai parlarne di persona e fare proposte concrete per vederci, ci sono; altrimenti preferisco fermarmi qui e augurarti il meglio.” È un messaggio di auto-rispetto, non una mossa strategica. Dopo, conviene davvero restare in silenzio e orientare l’energia su ciò che la nutre (amicizie, sport, studio), perché il tempo della preadolescenza va protetto dal logoramento del dubbio.

Quanto ai social, il tema è la cura di sé più che il controllo dell’altro. “Non farsi più seguire” può essere una scelta sensata se nasce da lei, come gesto di igiene emotiva, non come punizione. In alternativa può limitare la visibilità, silenziare, prendere una pausa: l’importante è che sperimenti la libertà di regolare la propria esposizione digitale, e che acquisisca la consapevolezza che una richiesta di foto o di presenza costante non va mai soddisfatta per placare l’ansia dell’altro. A tredici anni, educazione all’affettività significa anche educazione al consenso e alla privacy: ci si mostra se e quando lo si desidera, non per dovere o per paura di perdere qualcuno.

Capisco il suo desiderio che lui “torni”, perché vorrebbe riparare il torto subito da sua figlia. La riparazione, però, non dipende dal suo ritorno, bensì dalla possibilità che la ragazza senta di poter scegliere. La accompagni a nominare ciò che prova senza giudizio - “ti vedo ferita e confusa, è normale” - e a riconoscere il valore del proprio sentire. Se il ragazzo dovesse riaffacciarsi, il criterio resta lo stesso: non la promessa, ma la coerenza nel tempo. Se invece non tornasse, la perdita sarà dolorosa e insieme istruttiva: insegnerà che l’amore non si mendica, e che l’innamoramento, per quanto intenso, non basta senza affidabilità.

Se emergessero comportamenti insistenti o invadenti da parte di lui - richieste pressanti, contatti ripetuti nonostante un chiaro “no”, commenti denigratori online - allora è compito dell’adulto intervenire con decisione, anche coinvolgendo la scuola. Ma finché siamo nel territorio dell’ambivalenza adolescenziale, la cosa più formativa è offrirle una cornice stabile e affettuosa in cui possa scegliere la chiarezza senza sentirsi “cattiva” o “ingenua”. È così che si costruisce una fiducia in sé capace, domani, di riconoscere e custodire relazioni più mature.

Resto a disposizione per aiutarla a trovare le parole giuste con sua figlia, o per un confronto con la scuola qualora servisse.

Un caro saluto,

Dottoressa Giulia Foddai

Giulia Foddai Psicologo a Torino

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17 OTT 2025

Cara mamma,
capisco la sua preoccupazione e la delusione di vedere sua figlia soffrire per un comportamento così incoerente. A questa età, però, i sentimenti e le dinamiche affettive sono spesso intensi ma ancora immaturi: molti ragazzi sperimentano curiosità, desiderio di piacere e bisogno di conferme senza avere ancora la stabilità emotiva per gestire davvero una relazione. È probabile che il ragazzo, dopo aver “ottenuto” l’attenzione di sua figlia, si sia trovato spiazzato di fronte a un legame più reale.
In questo momento, il suo ruolo è quello di accogliere il dolore di sua figlia senza giudizi, aiutarla a leggere l’accaduto come un’esperienza che fa parte della crescita e non come un fallimento. Eviterei di trasformare la situazione in una “strategia” (come il non scrivere o bloccarlo): meglio sostenerla nell’imparare che chi tiene davvero a lei non la fa sentire in dubbio o in attesa.
Un caro saluto

Dott.ssa Letizia Manzoli Psicologo a Parma

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17 OTT 2025

Cara,

leggendo le sue parole si percepisce tutta la tenerezza e la preoccupazione di una madre che guarda la propria figlia muovere i primi passi nel mondo dei sentimenti — un terreno nuovo, fragile e a volte spiazzante, dove il cuore corre più veloce della consapevolezza.

Questa esperienza, per quanto dolorosa, rappresenta una piccola “educazione sentimentale”. In adolescenza, i legami nascono come onde: impetuose, travolgenti, ma spesso ancora incapaci di trovare una riva stabile. Molti ragazzi vivono l’innamoramento come un gioco di scoperta, dove il desiderio di essere “scelti” può contare più della reale capacità di sostenere una relazione. E quando l’emozione diventa troppo intensa o impegnativa, può scattare — inconsciamente — il bisogno di ritirarsi, di prendere fiato.

È probabile che questo ragazzo non abbia agito con cattiveria, ma semplicemente non sappia ancora gestire la responsabilità che deriva dal “dire sì” a qualcuno. Sua figlia, invece, sembra essersi immersa con autenticità e fiducia — e questo, anche se ora le causa sofferenza, è un segno bellissimo della sua capacità di amare in modo sincero.

Le suggerirei di accompagnarla non tanto nel “capire” il perché del suo comportamento, quanto nel dare senso alle proprie emozioni: “Ti fa male perché ci hai creduto. E credere non è stato un errore.”
La delusione, se accolta con dolcezza, diventa il primo seme della maturità affettiva: insegna che l’amore non è misurato dall’intensità del corteggiamento, ma dalla continuità della presenza.

La sua idea di “stare alla finestra” è buona, ma può trasformarla in un invito alla cura di sé: non un’attesa passiva, ma uno spazio per respirare, per tornare a guardarsi dentro e ricordarsi che il proprio valore non dipende da chi rimane o da chi se ne va.

In fondo, ogni primo amore è un piccolo allenamento alla vita: si comincia inciampando, ma è proprio da quelle cadute che si impara a camminare con il cuore un po’ più forte e gli occhi un po’ più saggi.

Un caro saluto a entrambe,
Dott.ssa Anna Laura Santoro
Psicologo

Anna Laura Santoro Psicologo a Pontecagnano Faiano

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17 OTT 2025

Gentile Ninapicci, capisco bene la preoccupazione e il dispiacere nel vedere la propria figlia coinvolta in una situazione così altalenante. Purtroppo in adolescenza (ma non solo) le relazioni affettive possono essere molto intense e poi cambiare improvvisamente, senza che ci siano motivazioni davvero "logiche" dietro certi comportamenti. A questa età i ragazzi stanno ancora imparando a gestire emozioni, aspettative e confini, e non sempre hanno la consapevolezza o la sensibilità necessaria verso l’altro.

In questo momento può essere utile aiutare sua figlia a non colpevolizzarsi, a non cercare spiegazioni dove forse non ce ne sono, e a riportare l’attenzione su di sé: sui propri interessi, amicizie, passioni. È così che pian piano si rafforza l’autostima e la capacità di vivere con maggiore equilibrio anche le esperienze affettive future.

Un caro saluto

Sonia Ruggeri Psicologo a Santa Teresa di Riva

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17 OTT 2025

Biuongiorno Nina, capisco bene la tua preoccupazione: vedere una figlia di 13 anni attraversare la sua prima delusione affettiva è difficile, perché si vorrebbe proteggerla dal dolore ma, allo stesso tempo, non si può toglierle la possibilità di fare esperienza

IL comportamento del ragazzo mostra tratti di immaturità emotiva tipici dell’età: l’intensità del corteggiamento, la teatralità delle parole e degli atteggiamenti, e poi il rapido raffreddamento una volta ottenuta la “conquista”. Non si tratta necessariamente di malizia o manipolazione intenzionale: può darsi che il ragazzo sia stato travolto da una fase di idealizzazione, l’entusiasmo di piacere e di sentirsi ricambiato, senza possedere ancora la maturità necessaria a sostenere la continuità di un rapporto.

Tua figlia, invece, ha vissuto con autenticità e fiducia questo legame, lasciandosi coinvolgere emotivamente solo dopo aver valutato con prudenza la situazione. È importante valorizzare questo suo atteggiamento: dimostra che, nonostante la giovane età, sa riflettere e non si lascia trascinare ciecamente.

In questo momento la cosa più utile è offrirle ascolto e contenimento, non tanto cercando spiegazioni sul comportamento del ragazzo che lei non può controllare, ma aiutandola a restare in contatto con ciò che prova: tristezza, rabbia, delusione, senso di smarrimento. Tutte emozioni sane che, se accolte, diventano occasione di crescita. È bene che mantenga la decisione di non scrivergli più: non per punirlo, ma per proteggere la propria dignità e imparare che l’amore non si chiede, si costruisce insieme.

Riguardo ai social, il suggerimento di “stare alla finestra” è adeguato. Limitare la visibilità reciproca può aiutarla a non alimentare fantasie o speranze, e a spostare l’attenzione su di sé, sulle amicizie autentiche e sugli interessi che le fanno bene. Non serve incoraggiarla a “dimenticare in fretta”, ma ad attraversare il dispiacere con consapevolezza, magari parlandone con te o scrivendo ciò che sente: questo la aiuterà a trasformare l’esperienza in comprensione di sé e delle proprie aspettative affettive.

Puoi proporle di tenere un piccolo diario delle emozioni, in cui ogni giorno annoti cosa prova rispetto alla storia e cosa fa per prendersi cura di sé. È un esercizio semplice ma prezioso per integrare le prime esperienze sentimentali e se il dolore dovesse persistere o diventare fonte di ansia o ritiro, un breve percorso di counseling psicologico potrebbe aiutarla a elaborare la delusione e a rafforzare l’autostima.

Un cordiale saluto
**Dott.ssa Marzia Mazzavillani**
Psicologa clinica - Voice Dialogue - Mindfulness - Dreamwork

Dott.ssa Marzia Mazzavillani Psicologo a Forlì

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17 OTT 2025

Cara Ninapicci,
La situazione che descrive è comune nelle prime esperienze affettive adolescenziali e, letta in chiave sistemica, può offrire diversi spunti di riflessione. L’adolescenza è una fase di passaggio in cui i ragazzi iniziano a sperimentare nuovi ruoli e modalità relazionali. In questo periodo, l’amore diventa un terreno di prova dove si misurano identità, appartenenza e riconoscimento. Il corteggiamento e l’innamoramento hanno più a che fare con il bisogno di conferma di sé che con una reale capacità di vivere un legame reciproco e stabile. Nel comportamento di questo ragazzo si può leggere una difficoltà: il desiderio intenso dell’altro finché resta desiderato, ma la fatica nel mantenere la relazione quando l’altro diventa disponibile. In molti adolescenti, questo momento genera confusione e paura di un’intimità ancora emotivamente troppo grande da gestire. Per sua figlia, invece, la delusione può rappresentare una prima, importante esperienza emotiva: imparare che non sempre l’interesse dell’altro coincide con la nostra disponibilità e che anche la distanza può avere un significato relazionale. Come genitore, può aiutarla non tanto nel proteggerla dalla sofferenza, quanto nell’aiutarla a darle un senso, validando ciò che prova e sostenendola nel non ridurre il proprio valore personale alla risposta di un coetaneo. Il non scrivergli più può essere utile se inteso non come una punizione, ma come un modo per proteggere il proprio spazio emotivo e permettere a sua figlia di ritrovare equilibrio e autostima. In generale, queste prime relazioni non sono “prove d’amore”, ma tappe fondamentali del processo di crescita, che aiutano gli adolescenti a conoscersi e a capire cosa desiderano davvero in un legame.
Resto a disposizione,
Dr. Elisabetta Carbone

Dott.ssa Elisabetta Carbone Psicologo a Melzo

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17 OTT 2025

Gentilissima Nina, grazie per la condivisione innanzitutto. Comprendo quanto ci riporta, e soprattutto la sua necessità di capirci qualcosa in piu per poter in questo modo aiutare sua figlia in questa esperienza. Quello che mi viene da dire è che essendo l'adolescenza un'età imprevedibile per definizione e caratteristiche, questo comportamento cosi contraddittorio é tipico del vissuto dei giovani, i quali provano anche nello stesso momento emozioni contrastanti circa la stessa cosa. Allo stesso tempo, giustificare cosi generalizzando il comportamento del ragazzo in questione potrebbe essere semplicistico; credo che quello che lei possa fare é di sostenere sua figlia in queste nuove seppur dolorose esperienze relazionali, aiutandola a riflettere su come si sente lei e facendone monito per il futuro, ma permettendole di viversi anche queste fatiche.
Saluti!
AV

Dott.ssa Antea Viganò Psicologo a Pessano con Bornago

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17 OTT 2025

Gentile Ninapicci,
La ragione di questi comportamenti è nota solo al ragazzo in questione, noi possiamo solo fare deduzioni.
Si focalizzi su sua figlia, accolga i suoi stati emotivi. La supporti nel riflettere su cosa e’ importante per lei per stare bene in relazione.

Saluti

Dott.ssa Matilde Ragno Psicologo a Avellino

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17 OTT 2025

Gentile mamma,

quello che racconta è una situazione che, per quanto comune in età adolescenziale, può risultare molto dolorosa — soprattutto perché coinvolge le prime esperienze affettive, dove tutto è vissuto con un’intensità e una purezza emotiva straordinarie. La sua preoccupazione è legittima: si percepisce quanto lei stia cercando di proteggere sua figlia senza però invadere il suo spazio, e questo è un equilibrio delicato ma fondamentale.

A tredici anni, i ragazzi e le ragazze iniziano a confrontarsi con il mondo dei sentimenti e delle relazioni, ma spesso non possiedono ancora la maturità emotiva per sostenere la responsabilità affettiva che una relazione implica. Ciò che può apparire, agli occhi di un adulto, incoerente o immaturo — come un corteggiamento insistente seguito da un improvviso distacco — è spesso espressione di confusione interna: curiosità, desiderio di approvazione, bisogno di confermare il proprio valore attraverso l’attenzione dell’altro, ma anche paura di ciò che comporta un legame reale.

Il comportamento del ragazzo, così intenso all’inizio e poi improvvisamente freddo, può essere spiegato proprio da questa oscillazione tipica dell’età: quando il sentimento passa dal gioco del corteggiamento alla concretezza della relazione, può subentrare un ritiro emotivo, una fuga inconsapevole davanti alla responsabilità di ciò che si è “acceso”.

Ciò che può aiutare sua figlia, in questo momento, non è tanto capire il perché del comportamento di lui — che probabilmente nemmeno il ragazzo saprebbe spiegare — ma riconoscere il proprio valore al di là dell’interesse o dell’indifferenza di qualcun altro. L’obiettivo non è proteggerla dal dolore, ma aiutarla a dargli un significato: insegnarle che le emozioni, anche quelle dolorose, non la definiscono, ma la fanno crescere.

Il suo suggerimento di non scrivergli più è corretto, ma può accompagnarlo con parole che aiutino sua figlia a sentirsi protagonista e non vittima della situazione: “Non si tratta di fargliela pagare o di aspettare che torni. Si tratta di rispettare te stessa, di non inseguire chi ti confonde”.

I social, in queste dinamiche, amplificano tutto: visibilità, aspettative, delusioni. Limitare i contatti o “stare alla finestra”, come dice lei, può essere un buon modo per permettere a sua figlia di prendere le distanze, elaborare e rimettere a fuoco sé stessa.

Ciò che ora conta davvero è che lei continui a fare quello che sta già facendo: esserci, ascoltarla, contenere senza giudicare. Quando si sente capita e non colpevolizzata, una figlia adolescente impara a fidarsi non solo della madre, ma anche del proprio sentire. E questa fiducia in sé stessa sarà la vera protezione, molto più duratura di qualsiasi consiglio.

Con delicatezza,
Dott.ssa Raffaella Pia Testa
Psicologa – Psicoterapeuta in formazione
In presenza e online

Raffaella Pia Testa Psicologo a Lucera

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