Buongiorno, sono sposata da 3 anni. Prima di fidanzarmi avevo numerosi amici e uscivo con loro molto spesso. Al mio all'epoca fidanzato queste persone non piacevano e quindi ho poi smesso di frequentarle. Pensavo infatti che avrei trovato nuovi amici ma purtoppo così nn è proprio stato: quelle poche amiche che ho abitano tutte in altre regioni e praticamente nn le vedo mai. Gli amici che mi sono fatta qui a lui nn vanno a genio e quindi impossibile pensare di uscire tutti insieme. Mi ritrovo sempre sola, visto che attualmente neanche lavoro. Per mio marito va bene così, io non devo avere vita sociale ma uscire solo con lui. Mentre invece lui esce tranquillamente con i suoi colleghi senza di me e ho scoperto addirittura che di nascosto fa regali ad alcune di esse, insieme ad abbracci e massaggi. Io più di una volta o chiesto a lui di dedicarmi attenzioni che nn sono mai arrivate..sono caduta in depressione, con attacchi di panico e autolesionismo. Ho cercato di spiegargli anche questo ma niente, nn lo capisce.
Alla fine ho deciso di riallacciare i rapporti con un mio vecchio amico, con cui ci sentiamo tutti i giorni e sa tutto di questa situazione: è a lui che chiedo aiuto quando mi accorgo di non riuscire a gestire gli attacchi e l'autolesionismo. Non ho secondi fini, anzi ho detto a mio marito di questa amicizia, del fatto che voglio che voglio conoscere anche la fidanzata di lui con la speranza di poter uscire tutti insieme. Ovviamente lui è infastidito e non d'accordo..io però sono stanca del fatto di dovermi sentire sempre sola. Soprattutto ora che aspettiamo un figlio e ho scoperto che neanche lo vuole e spera che io lo perda..Dite che sto sbagliando io
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27 LUG 2026
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Gentile Monia,
ciò che più conta adesso non è tanto chiedersi se lei stia sbagliando a chiedere il sostegno emotivo di questo vecchio amico quanto piuttosto come fare e cosa fare per recuperare innanzitutto equilibrio e rispetto in una relazione coniugale fortemente sbilanciata in cui non vi è reciprocità e nemmeno empatia.
Per ottenere questo non basta il sostegno del suo amico ma è necessario con urgenza quello di un professionista psicoterapeuta che la aiuti a costruire o ri-costruire gradualmente un adeguato livello di assertività ed autostima per poter correggere questo forte squilibrio nella coppia ed essere in grado di iniziare ad interagire con suo marito con la necessaria competenza verbale, emotiva ed eventualmente anche operativa soprattutto in considerazione della delicata fase che sta attraversando rappresentata da una gravidanza in atto.
Il suggerimento è quindi di avvalersi con sollecitudine di un adeguato supporto psicoterapeutico.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).
3 AGO 2026
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Gent.ma
a me arriva una grande insoddisfazione personale che ovvianente è acuita anche da una mancata possibilità di condividere un vissuto con amici, a volte molto importante per un confronto. Siamo esseri umani ed è del tutto normale voler condividere con l'altro uno spazio e un pensiero.
Suo marito sembrerebbe poco avvezzo alla condivisione ma questo non dovrebbe farle cambiare le sue idee.
Credo sia davvero necessario per Lei un confronto professionale che probabilmente il suo amico non può darle
a meno che lei stia cercando un appoggio o un capro espiatorio....
Essendo anche lei in una fase delicata di gravidanza
dovrebbe almeno confrontarsi con il suo medico che saprà indirizzarla al servizio di psicologi più idoneo alle sue esigenze.
non aspetti tempo
occorre intervenire subito, come la responsabilità di madre prevede
29 LUG 2026
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Buonasera Monia,
leggendo quello che racconti, arriva soprattutto una sensazione di solitudine molto profonda, non soltanto per la mancanza di amici accanto a te, ma anche per il sentirti poco ascoltata e poco sostenuta proprio dalla persona con cui dovresti poter condividere le tue difficoltà.
Non penso sia sbagliato desiderare di avere degli amici, coltivare relazioni e poter contare su qualcuno anche al di fuori della coppia. Una relazione di coppia non dovrebbe necessariamente significare rinunciare alla propria vita sociale o alle proprie relazioni, così come è importante che entrambi possiate avere spazi personali e relazionali.
Capisco anche perché tu abbia cercato nuovamente una persona di cui ti fidi, soprattutto considerando quanto stai vivendo e il fatto che tu abbia attraversato momenti di depressione, attacchi di panico e autolesionismo. Allo stesso tempo, proprio per questo, credo sia importante che il tuo amico non rimanga l'unico punto di riferimento nei momenti di maggiore difficoltà: meriti uno spazio professionale in cui poter essere ascoltata e sostenuta con continuità, senza dover affrontare tutto da sola.
Ciò che mi sembra particolarmente importante, però, è che tu possa fermarti a chiederti non soltanto “Sto sbagliando io?”, ma anche “Come sto io dentro questa relazione? Mi sento libera, rispettata, ascoltata e sostenuta?”. Sono domande che meritano attenzione, soprattutto in un momento così delicato come quello che stai vivendo.
La presenza di autolesionismo merita inoltre di essere presa molto seriamente: se dovessi sentire di non riuscire a controllare l'impulso di farti del male, non affrontare quel momento da sola e cerca immediatamente un aiuto professionale o una persona che possa stare concretamente con te.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
26 LUG 2026
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Cara Monia,
dovete rivedere il vostro rapporto matrimoniale in maniera approfondita attraverso un colloquio sincero e aperto. Se non riuscite da soli cercate l'aiuto di un terapeuta di coppia. Effettivamente non è normale che lui abbia amicizie e tu non ne abbia. Cercate almeno di averne in comune. Fai bene a cercare l'amicizia del tuo amico, può darsi che da questo incontro possa nascere una amicizia a quattro.
Non fare ripicche o ritorsioni non servono a nulla se non a esacerbare gli animi cioè a creare litigi, tanto più che aspettate un bambino.
Ti ringrazio della tua domanda
Rimango a tua disposizione per ulteriori approfondimenti
Dott Gabriele LENTI Psicoterapeuta Genova
ricevo anche online
22 LUG 2026
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Cara Monia, dalle tue parole emerge una profonda sofferenza, ma anche un bisogno molto sano e legittimo: quello di non sentirti sola e di poter coltivare relazioni significative. Il desiderio di avere amicizie, una rete di supporto e uno spazio personale all'interno della coppia non è un errore, ma un bisogno importante per il benessere emotivo.
Mi colpisce soprattutto il fatto che tu racconti di aver vissuto depressione, attacchi di panico e comportamenti autolesivi. Questi segnali meritano attenzione e non dovrebbero essere affrontati da sola. Inoltre, alcune dinamiche che descrivi, come l'isolamento sociale, il controllo sulle tue relazioni e la mancanza di sostegno emotivo, meritano di essere approfondite con l'aiuto di un professionista.
Ti suggerisco di rivolgerti quanto prima a uno psicologo e, se ne senti il bisogno, anche ai servizi territoriali, soprattutto considerando la gravidanza e la particolare vulnerabilità di questo momento. È importante costruire una rete di sostegno che ti aiuti a ritrovare sicurezza, autonomia e serenità, indipendentemente dalle scelte che prenderai riguardo alla relazione di coppia.
La mindfulness può aiutarti a gestire l'ansia e gli stati emotivi intensi, sviluppando una maggiore capacità di ascolto e autoregolazione. La bioenergetica, attraverso il lavoro sul corpo, può favorire il rilascio delle tensioni, il recupero del senso di forza personale e un contatto più autentico con i tuoi bisogni.
Confido nelle tue capacità di prenderti cura di te e del tuo bambino. Il fatto che tu stia chiedendo aiuto dimostra che dentro di te c'è una parte che desidera proteggersi e costruire una vita più serena. Resto disponibile se vorrai approfondire.
Dott.ssa Chiara Girolamo
Psicologa Clinica e Facilitatrice Mindfulness
Ricevo anche online
22 LUG 2026
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Buongiorno,
leggendo le sue parole emerge una sofferenza profonda che sembra andare ben oltre il dubbio espresso nella domanda finale. Colpisce il senso di solitudine che descrive, il fatto di sentirsi poco ascoltata nei suoi bisogni e di aver vissuto sintomi importanti come depressione, attacchi di panico e autolesionismo.
Più che chiedersi se stia sbagliando lei, mi domanderei come mai sia arrivata a sentirsi così sola all’interno di una relazione nella quale avrebbe bisogno di sentirsi accolta e sostenuta, soprattutto in un momento così delicato come una gravidanza.
Il desiderio di mantenere o ricostruire relazioni amicali è un bisogno umano e rappresenta spesso una risorsa importante per il benessere psicologico. Allo stesso tempo, il fatto che lei riferisca episodi di autolesionismo merita un’attenzione particolare e non dovrebbe essere affrontato da sola.
Il consiglio che mi sento di darle è di non rimandare la possibilità di chiedere un supporto psicologico. Uno spazio di ascolto potrebbe aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo, a dare voce ai suoi bisogni e a trovare modalità più tutelanti per sé e per il bambino che aspetta.
Le auguro di poter trovare persone e spazi in cui sentirsi ascoltata, rispettata e sostenuta.
22 LUG 2026
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Gentile Monia,
leggendo la sua storia si percepisce chiaramente quanto dolore, solitudine e stanchezza stia portando sulle spalle in questo momento. Per rispondere alla sua domanda finale le rimando che il fatto che stia cercando ascolto, vicinanza e supporto emotivo in un momento di sofferenza non è mai uno sbaglio.
Il graduale isolamento che descrive, unito al controllo sulle sue frequentazioni e alla mancanza di reciprocità, sta mettendo a dura prova il suo equilibrio. Gli attacchi di panico e le manifestazioni di autolesionismo sono segnali d'allarme che potrebbero indicare che il suo corpo e la sua mente hanno raggiunto un livello di saturazione. A questo si aggiunge la delicatezza estrema della gravidanza, un momento di vita che richiederebbe massima tutela, accoglienza e sicurezza, e non un ulteriore carico di solitudine.
Per quanto il sostegno del suo amico sia stato importante per non sentirsi del tutto isolata, la gestione di una sofferenza così acuta richiede uno spazio terapeutico professionale e protetto. Un percorso di psicoterapia individuale le permetterebbe di ritrovare le sue risorse, elaborare questa crisi e fare chiarezza su ciò di cui ha davvero bisogno per il suo futuro.
Inoltre, vista la presenza della gravidanza e la complessità della situazione di coppia, un punto di riferimento molto prezioso può essere il Consultorio Familiare della sua zona, dove puo' trovare ascolto e supporto multidisciplinare.
Lei merita di essere ascoltata, rispettata e sostenuta: metta al centro sé stessa e la sua salute emotiva.
Un caro augurio.
Dott.ssa Cecilia Elena Zanchi
21 LUG 2026
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Buongiorno Monia,
dal suo racconto emergono diversi segnali che fanno pensare a una relazione caratterizzata da dinamiche di controllo e di violenza psicologica. Innanzi tutto è suo marito a mettere le regole e a decidere cosa è giusto e lei accetta senza condivederle. Ed ancora: l'isolamento dalle amicizie, la limitazione della sua libertà di coltivare relazioni, la disparità tra ciò che è consentito a suo marito e ciò che è consentito a lei, la svalutazione dei suoi bisogni e la mancanza di sostegno in un momento di grande fragilità. Se, inoltre, suo marito le ha realmente detto di sperare che perda il bambino, si tratta di una frase estremamente grave.
La depressione, gli attacchi di panico e i comportamenti autolesivi raccontano una sofferenza che merita di essere presa sul serio. Le suggerisco di non affrontare tutto questo da sola, ma di chiedere aiuto quanto prima a uno psicoterapeuta e anche a un Centro Antiviolenza, dove potrà trovare ascolto e sostegno senza alcun obbligo di intraprendere azioni che non si senta pronta a fare.
In questo momento la priorità è prendersi cura di sé e del bambino che aspetta. Non rimanga sola. Per ulteriori confronti io ci sono Buon tutto
20 LUG 2026
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Buonasera gentilissima, la situazione che descrive mi ha risuonato senz’altro un vissuto di insoddisfazione, solitudine, frustrazione che meriterebbero di essere approfondite. Sposterei l’attenzione, aiutata adeguatamente da un professionista, su lei stessa per poter mano a mano riprendere potere e responsabilità sulla propria vita e scelte. Un caro saluto, Valentina.
20 LUG 2026
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Buongiorno,
grazie per aver condiviso una situazione così delicata. Dalle sue parole emerge una profonda sofferenza, che merita di essere accolta e ascoltata con attenzione.
Quello che descrive non riguarda solo il desiderio di avere delle amicizie, ma il bisogno di sentirsi libera di coltivare relazioni significative e di poter contare su persone che le offrano sostegno. Avere una propria vita sociale è un bisogno sano e non dovrebbe essere motivo di colpa o di conflitto all'interno di una relazione.
Da ciò che racconta, nel tempo ha rinunciato alle sue amicizie per andare incontro ai desideri di suo marito, ritrovandosi però sempre più sola. È comprensibile che questa situazione abbia contribuito ad alimentare il suo malessere. Aver ripreso i contatti con un vecchio amico, informando suo marito e chiarendo fin dall'inizio la natura di questa amicizia, sembra nascere dal bisogno di avere un punto di riferimento in un momento di particolare fragilità, non dalla ricerca di una relazione alternativa.
Mi colpisce anche il fatto che riferisca di aver vissuto depressione, attacchi di panico e comportamenti autolesivi. Questi sono segnali di una sofferenza importante e rappresentano un motivo in più per non affrontare tutto questo da sola, ma per chiedere un supporto psicologico diretto.
Anche ciò che scrive riguardo alla gravidanza e alle parole di suo marito è molto doloroso e merita di essere preso seriamente. In un momento così delicato dovrebbe poter sentirsi sostenuta, rispettata e al sicuro.
Alla sua domanda, non credo che il punto sia stabilire se lei stia sbagliando a desiderare amicizie o sostegno. Forse la domanda più utile è se, all'interno della sua relazione, i suoi bisogni emotivi, il suo benessere e la sua libertà personale trovino lo spazio e il rispetto che meritano.
Le auguro di potersi prendere cura di sé e di non rimanere sola con questa sofferenza, cercando un aiuto professionale che possa accompagnarla in questo momento così complesso.
20 LUG 2026
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È importante capire per quale motivo suo marito non voglia che lei abbia amicizia
Quali sono le sue paure sono paure fondate?
Su cosa si basano?
La consiglio di parlare con suo marito manifestargli concretamente, la sua sofferenza che abbia delle spiegazioni incontrate e cercavamo insieme una so
Intraprendere un percorso psicologico può essere utile
20 LUG 2026
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Buongiorno Monia, purtroppo le devo confermare che ha commesso diversi errori nell'accettare i limiti che suo marito ha imposto a lei e alla vostra relazione. Ha sbagliato a lasciare le amicizie, a non lavorare e ad isolarsi. In questo modo ha negato la parte di sé più vitale e da lì nasce la sua enorme sofferenza. Adesso è incinta e lui non sente il bambino come il frutto del vostro amore ma come un limite al suo egoismo. Le suggerisco di rivolgersi ad un* professionista per essere aiutata ad affrontare un dialogo aperto con suo marito e le eventuali conseguenze negative che da questo potrebbero derivare. Se ha bisogno mi contatti e sarò lieta di aiutarla.
Dott.ssa Noemi Sembranti
20 LUG 2026
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Ciao Monia il problema non sembra essere il tuo vecchio amico, ma una dinamica di coppia dove tu ti sei ritrovata sempre più isolata e dipendente dal rapporto con tuo marito.
In una coppia sana non dovrebbe esserci la richiesta di rinunciare alle proprie amicizie o alla propria vita sociale. Avere spazi propri, relazioni esterne e interessi personali è importante anche per il benessere della coppia. Il fatto che lui possa uscire con i suoi colleghi mentre tu senti di non avere questa libertà crea uno squilibrio.
Detto questo, il punto più importante è la tua reazione oggi, perché ci indica che hai raggiunto il limite. Racconti depressione, attacchi di panico e autolesionismo. Questi segnali meritano attenzione e supporto, perché non devi arrivare al limite per sentirti ascoltata. È positivo che tu abbia trovato una persona di fiducia, ma sarebbe importante avere anche un aiuto professionale.
Prima di concentrarti sul “chi ha ragione”, prova a chiederti: questa relazione oggi ti fa sentire sostenuta, rispettata e libera di essere te stessa?
Una coppia può superare molte difficoltà, ma soprattutto quando il partner non è collaborativo serve metodo e iniziare a lavorare su se stessi e sulla comunicazione adeguata.
20 LUG 2026
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Buongiorno Monia, vorrei poterle dire che non ha fatto alcun errore a fidarsi di suo marito,a seguire il suo modo di concepire il rapporto di coppia ma non sarebbe leale nei suoi confronti. Si è accorta da sola che i conti non tornano e adesso deve poter trovare una soluzione .
Il primo errore è stato quello di aver lasciato le sue amicizie. Il secondo quello di non lavorare. Lei ha rinunciato ad avere una propria vita sociale . Suo marito non ha agito al suo stesso modo e se ne guarda bene.
In cambio delle sue rinunce non ha ricevuto amore e dedizione bensì sofferenza, depressione, attacchi di panico ecc. Adesso è incinta e suo marito non vuole il bambino.
È venuto il momento che lei inizi un nuovo capitolo della sua vita, si prenda cura della sua salute, affronti con un dialogo aperto e sincero suo marito e i nodi del vostro rapporto. Ci sono molte cose da rivedere ma non è impossibile trovare le soluzioni ai vostri problemi. Sempre che prevalga l'amore sull'egoismo.
Se pensa di aver bisogno di un aiuto mi contatti.
La saluto e rimango a disposizione.
Dott.ssa Noemi Sembranti
20 LUG 2026
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Buongiorno Monia,
Lei non sta affatto sbagliando, ma si trova purtroppo all'interno di una dinamica che presenta chiari e gravi segnali di abuso psicologico e isolamento forzato. Ciò che sta vivendo va ben oltre una crisi di coppia. Alcuni elementi che ha riportato sono indicatori di una condizione di soggezione profonda. Il fatto che Lei sia stata indotta ad allontanare i Suoi amici e che ora Le venga impedito di crearne di nuovi è una strategia mirata a renderLa dipendente e, di conseguenza, più facilmente manipolabile. Doppio standard e segretezza: Il comportamento di Suo marito, che esercita una libertà che nega a Lei, accompagnata da contatti fisici e regali nascosti ad altre donne, costituisce una mancanza di rispetto e una violazione della fiducia coniugale che Lei non ha in alcun modo provocato. L'ostilità manifestata da Suo marito nei confronti del bambino che Lei porta in grembo è un elemento di una gravità estrema, che richiede di essere affrontato con il supporto di professionisti esterni, poiché indica una totale mancanza di empatia e di tutela nei confronti della Sua vita e di quella del nascituro. Lei ha cercato il supporto di un vecchio amico: questo è stato un gesto naturale di sopravvivenza, ma non è sufficiente. Lei ha bisogno di una rete di protezione professionale e istituzionale.
È fondamentale che il personale sanitario che segue la Sua gravidanza sia al corrente del Suo stato di salute mentale e delle dinamiche che sta vivendo. La Sua salute è la priorità assoluta. Se teme che il Suo dispositivo possa essere monitorato, utilizzi strumenti sicuri (come quelli di una struttura pubblica o di un centro antiviolenza) per cercare informazioni o contattare gli enti di tutela. La prego di non tentare di "convincere" Suo marito o di aspettarsi comprensione da lui in questo momento: la Sua priorità assoluta deve essere la Sua protezione. Non è Lei a sbagliare nel voler vivere una vita sociale e nell'avere bisogno di affetto; è l'ambiente in cui vive ad essere diventato tossico e pericoloso per la Sua integrità.
20 LUG 2026
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Buonasera Monia,
vista la situazione che descrive molto bene e visto l'isolamento sociale praticamente impostole, la invito a contattare un CAV anche in forma anonima e spieghi in quel contesto la sua situazione.
Questa é una forma di violenza psicologica che l'ha portata a mancare di autostima e a crearle il vuoto attorno.
il CAV le potrà fornire indicazioni utili sul da farsi e far in modo di essere affiancata da professionist* di settore (psicologhe o psicoterapeute) in modo gratuito ed eventualmente metterla in contatto con chi si occupa degli aspetti legali.
Ripeto; contatti il centro antiviolenza più vicino così avrà modo di avere una visione più chiara sul cosa fare e come farlo.
Un cordiale saluto
dott. Giancarlo Mellano
20 LUG 2026
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Buongiorno Monia,
Descrive una situazione personale molto intensa.
Insieme alle domande che pone, emergono già alcune risposte molto coraggiose. Non so dirle se sono risposte giuste o sbagliate, ma sono personali e coerenti con ciò che lei sente.
Le coppie si fanno e si disfano da che c'è il mondo, e qualche volta si rimettono anche a posto. Non si stupisca se scopre che sta andando in questa direzione, è qualcosa che succede. Sono esperienze molto difficili, ma abbia fiducia nel fatto che riuscirà a trovare un equilibrio, quando la tempesta sarà passata.
Sono particolarmente preoccupato per gli episodi di autolesionismo e i vissuti depressivi. Probabilmente è così che la sua interiorità cerca di dare sfogo ed comunicare questa angoscia così profonda. Tuttavia è qualcosa che merita molta attenzione.
Una presa in carico psicologica può aiutarla a trovare modi alternativi per esprimere, conoscere e indirizzare i suoi stati d'animo, tutelando sé, il bambino che porta in grembo e il suo bisogno di una relazione che la faccia sentire amata. In caso di scarse disponibilità economiche, valuti i servizi territoriali (ad esempio i consultori o associazioni a sostegno della maternità).
20 LUG 2026
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Gentilissima Monia, grazie per la condivisione innanzitutto, così profonda e dettagliata. Capisco quello che ci ha riportato, nonchè il suo bisogno di risposte e soprattutto di sentirsi legittimata rispetto le scelte che sta prendendo a livello di amicizie e relazioni. Credo che intraprendere un percorso di terapia potrebbe aiutarla ad esplorare e provare a comprendere quello che sente e sta vivendo, individuando insieme allo specialista strategie funzionali per affrontare il tutto.
Resto a disposizione!
cordiali saluti
AV
20 LUG 2026
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Gentile Monia,
Dalle sue parole emerge una profonda solitudine, legata a un forte squilibrio di coppia in cui le è stato chiesto di isolarsi mentre suo marito ha mantenuto ogni sua libertà.
Aver riallacciato i rapporti con un amico fidato non è uno sbaglio, ma la risposta sana di chi sta cercando di non sprofondare nell'isolamento. Purtroppo, gli attacchi di panico e l'autolesionismo sono i segnali con cui il suo corpo le sta dicendo che ha superato ogni limite di sopportazione. Il fatto che suo marito non riesca a cogliere la gravità di questo dolore, unito alla mancata accoglienza della gravidanza, dimostra che in questo momento lui non è in grado di offrirle la vicinanza di cui ha bisogno.
Ora la priorità assoluta deve essere la salute sua e del bambino. Non si chiuda in se stessa: continui a coltivare le sue amicizie e si regali al più presto un supporto psicologico individuale. Ha bisogno di uno spazio protetto, tutto suo, per ritrovare la forza e la serenità che merita. Un caro saluto.
20 LUG 2026
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Gent.ma,
dai suoi discorsi, si riesce perfettamente ad inquadrare uno scenario ben preciso. Piuttosto diffuso e comune, ma non per questo da legittimare in alcun modo.
Pare che suo marito stia cercando, almeno da quello che ci racconta, di esercitare su di lei un determinato tipo di controllo.
È come se lui ritenesse di avere il diritto di trattarla come una “marionetta”. Mi lasci passare quest'immagine molto infelice, ma credo che essa renda adeguatamente l'idea di ciò che lui sembra che stia tentando di fare.
Lei non ha certamente bisogno dell'approvazione di suo marito per frequentare i suoi amici. Queste situazioni devono essere, a mio avviso, attentamente monitorate poiché il rischio che degenerino è realistico.
Le suggerisco di consultare un/a psicologo/a de visu o da remoto che le dia il supporto di cui sembra aver bisogno.
Così potrà valutare, sentendo il parere esterno di un/a professionista, come muoversi.
Spero di averle dato validi spunti di riflessione.
20 LUG 2026
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Buongiorno Monia, la sua richiesta di aiuto è molto importante e non va sottovalutata. Lei si chiede se e cosa ha sbagliato accettando le regole che suo marito ha imposto a lei come persona e alla vostra relazione. È molto probabile che lei non si sia accorta subito dell' indole possessiva di suo marito ed abbia scambiato per amore ciò che amore non è. Adesso però sta male a causa delle tante e inutili rinunce fatte per amore. Ha lasciato amicizie e lavoro e adesso dovrebbe rinunciare anche alla maternità. Le suggerisco di fermarsi e riflettere su quanto accaduto nella sua vita in questi tre anni e su quanta sofferenza è nata dalle sue rinunce. Cerchi un aiuto esterno e competente, un professionista che possa aiutarla nelle sue prossime decisioni. Se vuole sono disponibile ad incontrarla in presenza o on line. È molto importante per lei uscire dall'isolamento in cui si trova.
Un caro saluto
Dott.ssa Noemi Sembranti
20 LUG 2026
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Buon giorno Monia,
Una coppia sana, per poter funzionare bene, ha bisogno di alternare momenti di simmetria (in cui ciascuno ha i suoi spazi) e momenti di complementarietà (in cui rivivete la vostra intesa, complicità, esclusività).
Se se i perde l'equilibrio tra questi momenti, si genera sofferenza.
Sarebbe necessario ristabilire una sana comunicazione di coppia, affinchè ciascuno possa trovare il proprio star bene in coppia.
Nella speranza di esserle stato di aiuto,
Ricordo che per qualsiasi necessità rimango a disposizione.
20 LUG 2026
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Da quello che racconti, non mi sembra che tu stia sbagliando nel desiderare di avere una vita sociale, delle amicizie e una persona con cui confidarti. Avere relazioni al di fuori della coppia è normale e spesso è anche importante per il proprio benessere.
Quello che invece emerge dal tuo racconto è una situazione che sembra molto dolorosa. Dici di aver rinunciato alle tue amicizie perché al tuo allora fidanzato non piacevano, di sentirti isolata, di percepire che lui non accetta che tu abbia nuovi amici, mentre lui mantiene rapporti con i colleghi e si concede libertà che a te non riconosce. Questa disparità può far sentire molto soli e svalutati.
Anche il fatto che tu abbia ritrovato un vecchio amico che ti ascolta e ti sostiene nei momenti difficili, se davvero il rapporto è quello che descrivi e tuo marito ne è a conoscenza, non mi sembra di per sé qualcosa di sbagliato. Anzi, quando una persona si sente isolata è naturale cercare qualcuno che la ascolti e la faccia sentire meno sola.
La parte che mi preoccupa di più, però, non è l'amicizia. È quello che racconti della tua salute mentale e della gravidanza. Scrivi di aver avuto depressione, attacchi di panico e di esserti autolesionata. Inoltre dici che tuo marito spera che tu perda il bambino. Se queste parole sono state davvero pronunciate, sono estremamente gravi e comprendo quanto possano averti ferita.
In questo momento credo che la priorità non sia convincere tuo marito che hai diritto ad avere un amico, ma prenderti cura di te e della tua sicurezza emotiva. Meriti di essere seguita da uno psicologo o da uno psichiatra, soprattutto in gravidanza, perché depressione, autolesionismo e attacchi di panico non sono qualcosa che dovresti affrontare da sola. Se il tuo amico è una persona affidabile che ti aiuta a non restare sola nei momenti peggiori, è positivo avere quel sostegno, ma non dovrebbe essere l'unico.
Vorrei chiederti anche una cosa: quando dici che ricorri all'autolesionismo, sta succedendo anche adesso o è qualcosa che appartiene al passato? Se in questo momento senti il rischio di farti del male o temi di non riuscire a controllarti, è importante parlarne subito con una persona di fiducia o con un professionista oppure recarti al pronto soccorso. Tu e il bambino meritate di essere protetti.
Da quello che hai scritto, non vedo una donna che sta sbagliando perché vuole un amico. Vedo una donna che si sente molto sola, che ha bisogno di sostegno e che sta vivendo una relazione in cui alcune dinamiche, così come le descrivi, sembrano essere fonte di grande sofferenza. Meriti di essere ascoltata, rispettata e di non affrontare tutto questo da sola.
20 LUG 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Gentile utente, dalle sue parole emerge una sofferenza profonda, che immagino possa essere molto difficile da sostenere giorno dopo giorno.
In particolare, gli attacchi che descrive e gli episodi di autolesionismo meritano attenzione e non andrebbero affrontati da sola. Per questo motivo, le suggerisco di rivolgersi quanto prima a uno psicologo o a una psicologa che possa accoglierla e accompagnarla in un percorso di cura. Qualora fosse necessario, il professionista potrà valutare insieme a lei l'opportunità di un confronto con uno psichiatra, così da offrirle il supporto più adeguato alle sue esigenze.
Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere più a fondo ciò che sta vivendo, a dare un significato al suo dolore e a costruire, gradualmente, modalità più efficaci e rispettose di sé per affrontare gli stati emotivi più intensi.
Per quanto riguarda la relazione con suo marito, credo che sarebbe importante dedicare uno spazio di riflessione a ciò che la porta a rimanere in questa relazione, nonostante la sofferenza che descrive. Esplorare questi aspetti, senza giudizio e con il sostegno di un professionista, potrà aiutarla a comprendere meglio i suoi bisogni, le sue risorse e ciò che desidera davvero per il suo benessere.
Le rivolgo quindi un invito sincero a prendersi cura di sé e a chiedere aiuto quanto prima perché la sofferenza che racconta merita di essere ascoltata, compresa e affrontata con il giusto sostegno. Non è necessario attraversare questo momento da sola.
20 LUG 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Gentile Monia,
dalle sue parole emerge una profonda sofferenza ed un senso di solitudine che arrivano con molta forza.
Mi colpisce come nel tempo lei abbia progressivamente messo da parte i suoi bisogni e le sue relazioni per cercare di preservare il rapporto con suo marito.
Mi chiedo se oggi la domanda più importante non sia tanto se stia sbagliando a mantenere questa amicizia, quanto comprendere cosa l'abbia portata negli anni a rinunciare a una parte così importante di sé.
C'è però un aspetto che mi preoccupa particolarmente: lei racconta di aver attraversato una depressione, di soffrire di attacchi di panico e di aver messo in atto comportamenti autolesivi. Sono segnali di una sofferenza profonda che meritano di essere ascoltati e accolti con l'aiuto di un professionista, senza doverli affrontare da sola.
Oggi inoltre sta vivendo una gravidanza, un momento delicato che rende ancora più importante prendersi cura di sé. Non solo per il bambino che aspetta, ma perché il suo benessere sarà il primo riferimento per quello di suo figlio. Per questo credo che concedersi uno spazio personale, in cui poter comprendere i suoi bisogni e ritrovare il suo valore, sia un gesto di cura verso entrambi.
Le auguro di potersi affidare a un professionista che possa accompagnarla in questo percorso. Merita di sentirsi ascoltata, sostenuta e di riscoprire che i suoi bisogni hanno lo stesso valore di quelli di chi le sta accanto.