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Aiuto per sospetta anoressia maschile

Inviata da Giulia · 26 feb 2013 Anoressia

Gentili dottori,
scrivo per chiedere un qualche tipo di aiuto su un caso di anoressia maschile - non esplicitamente definita, ma che ho capito essere tale - in un ragazzo 26enne.
Il soggetto in questione ha subito durante l'adolescenza un incidente in conseguenza del quale gli è stato chiesto di dimagrire (il ginocchio avrebbe mal reagito al troppo peso). Un problema di sovrappeso e successiva e dura dieta, quindi, esiste. Durante gli studi universitari, nonostante la magrezza, la dieta rigida ma con qualche concessione, e il tanto sport, sembrava andare tutto bene, salvo il patire l'assenza di una figura femminile a fianco.
Il dramma inizia dopo la laurea, quando si intrecciano diversi fattori: la disoccupazione, l'allontanamento dalla vita sociale, la mancanza di una relazione e di vita sessuale, seri e gravi problemi in famiglia, che portano tensione crescenti, scatti, urla, insulti. Il ragazzo si isola, non frequenta amici, non ha una vita sociale, vive di paure e perfezionismi ossessivi.
Durante questa fase io, che ero un'amica di penna conosciuta anni prima, divento una sorta di figura di riferimento, quella a cui lui si rivolge nei momenti di crisi più intensi, l'unica a cui racconta tutto. Ci sentiamo spesso: sms, mail, telefonate. Finiamo per innamorarci, ce lo diciamo, ma per la distanza geografica che ci divide, per le difficoltà economiche che impediscono a lui di investire in viaggi e per i blocchi mentali che ha a causa della sua malattia, non succede ancora niente. Da quando si dichiara, però, inizia piano piano una parvenza di rinascita: manda curricula, ipotizza progetti, sempre avvolti da insicurezza, mi parla di sè e del cibo, ammettendo di essere cosciente di avere problemi psicologici. Ma l'equilibrio è labile, i crolli sono frequentissimi, l'egocentrismo ossessivo prende il sopravvento.
Chiaramente il mio intento è quello di aiutarlo: so perfettamente che dovrebbe essere seguito da terapisti, ma oltre al dietologo, (i costi delle sue cure gli sono spesso rinfacciati in casa), non ha intenzione di sentire altri specialisti proprio per cause familiari ("i miei non capirebbero" è la risposta che mi dà) e motivi economici. Non so cosa fare, come comportarmi, anche se capisco che la mia presenza nella sua vita, ora, sia importantissima e mi sento quindi investita del compito di aiutarlo.
Vi ringrazio per la lettura di questa lunga lettera e per la risposta che cordialmente vorrete darmi.

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Gentilissima sig.ra Giulia,
molto spesso il cibo rischia di divenire uno strumento di modulazione delle emozioni che è fortemente connesso ad aspetti di tipo relazionale.
Credo che sia indispensabile un primo intervento di psicodiagnosi (con eventuale somministrazione di test specifici come l'MMPI, l'EDI-3 o test proiettivi) per la valutazione della storia e della personalità del paziente al fine di valutare il migliore tipo di intervento.

Nei casi di Disturbo del Comportamento Alimentare un intervento particolarmente efficace è l'EMDR.

Cordiali saluti.

Dr. Antonio Cisternino

Anonimo-128762 Psicologo a Torino

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Gentile Giulia,

comprendo la situazione e quanto comporta emotivamente per lei. I problemi della persona di cui è innamorata, come lei stessa ha scritto, fanno riferimento a problematiche di vario ordine e grado che si sono concatenate fino a manifestarsi attraverso un disturbo di qualche genere. Lei a questo punto può solo provare a lavorare, a mio avviso, sulla consapevolezza del suo compagno circa la necessità di farsi seguire da una persona competente. A tal proposito esistono le strutture pubbliche che possono ovviare a trattamenti privati.

Sperando di esserle stato d'aiuto,

le porgo cordiali saluti

Dott. Domenico Navarra

Dott. Domenico Navarra Psicologo a Bari

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Ringrazio tutti per le celeri risposte e l'incoraggiamento. Sicuramente sarà un percorso in salita, ma credo che sia ora di fare il primo passo, cioè convincersi a informarsi presso uno sportello asl. Da ciò che vedo negli ultimi giorni, la situazione sembra aver preso una svolta positiva, non posso che augurarmi continui così, con il minor numero possibile di episodi di crollo e ritirate improvvise.
Grazie ancora a tutti!

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gentile utente,
concordo con lei che questo ragazzo ha profonde difficoltà che meriterebbero di essere esplorate in uno spazio terapeutico adeguato. Se il problema è quello economico si può ovviare rivolgendosi al servizio pubblico, ovvero all asl territoriale di competenza o ai molti centri ospedalieri specializzati in disturbi del comportamento alimentare. Mi sembra che in questo caso ci sia anche una sintomatologia ossessiva che andrebbe approfondita, ma è difficle farlo qui in poche righe....
Se poi il problema è lo "stigma" sociale/familiare che lui sente su di sé nel chiedere un aiuto psicologico le cose possono essere più complesse in questo forse potrebbe aiutare un consiglio da parte del dietista, di cui probabilmente lui ora si fida molto.
In bocca al lupo per tutto, il suo non è un ruolo facile da gestire e sostenere
Rimango a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento
Cordialmente
DR.ssa Scipioni, roma

Anonimo-126894 Psicologo a Roma

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Gentile signora Giulia,
Uno dei compiti del terapeuta è quello di favorire l'accesso delle persone "problematiche" (anche con disturbi alimentari!) nello studio, scopo: valutazione e cure che portino alla guargione, comunque ad un deciso miglioramento.
L'accesso allo studio è difficile per chi pensa di non avere problemi e per qualsiasi motivo rifiuta di andare da uno psicologo o dallo specialista in psicoterapeia per curare eventuali disturbi diagnosticati..
Quindi si tratta nel frattempo di "operare" con i familiari, che solitamente sono più interessati a mettere in cura il parente.
Praticamente: i familiari vengono per un periodo definito presso il terapeuta che assieme a loro studia le migliori strategie possibili cognitive e anche comportamentali per fare afferire in studio la persona "problematica" ("strategie di parent training comportamentale").
Di solito per problematiche riferite alla alimentazione è importante un dietologo con formazione accdemica, ma anche lo psicoterapeuta (meglio ancora se è anche formato, a livello universitario, in dietologia). Si tratta di incontri di consulenza (tecnico-psicologica e/o nutrizionale) con i familiari, mirati, con uno specifico obiettivo - sempre concordato - da raggiungere, in tempi brevi: far venire in studio la persona bisognosa di cure e cuararla.
Queste procedure professionali, così come qui esposte, solitamente vanno fatte all'interno di una consulenza tecnica che fa riferimento all'approccio psicologico cognitivo comportamentale.
Paolo Zuconi, sessuologo clinico e psicoterapeuta comportamentale a Udine

Dr. Paolo G. Zucconi (sessuologia clinica & Psicoterapia) Psicologo a Udine

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Buongiorno gentile Giulia,
posso comprendere quanto sia importante per Lei aiutare il suo amico, anche perchè Lei stessa verifica che più gli sta vicino e più lui migliora e ciò significa che il ragazzo si fida di Lei. Con calma, inizi a parlare con lui della necessità che si faccia seguire da uno specialista proprio per consolidare i successi verso il benessere ottenuti. Se rinforza in lui la motivazione a guarire, è probabile che il ragazzo si convinca a farsi curare e allora Lei può stargli vicino per spronarlo difronte alle difficoltà che incontrerà il momento in cui seguirà la cura.
Cordialmente

Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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Carissima Giulia, da quanto accoratamente e premurosamente scrivi, sembrerebbe che alla base dell'ipotetico disordine alimentare ci sia qualcos'altro di ancor più fondamentale. Comprendo le difficoltà oggettive e psicologiche in cui versa il tuo innamorato e la sua conseguente reticenza nell'intraprendere un percorso psicologico , ma mi pare estremamente necessario, dunque consiglio di rivolgersi almeno alla propria A.S.L. o presso qualche consultorio gratuito. Non potrà fare un lavoro troppo lungo e approfondito, ma almeno sarà entrato nell'ottica di farsi aiutare davvero. Inoltre,potrà ricevere altre informazioni e spunti per il suo agire in questa stessa direzione. Un augurio. Dott.ssa S. Orlandini

Dott.ssa Sabina Orlandini Psicologo a Torino

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Gentile Utente,
come bene ha compreso, questo ragazzo avrebbe bisogno di un aiuto specialistico e competente di tipo psicologico. Difficile comunque convincere a rivolgersi a uno specialista chi non ne vuole sapere poiché occorre motivazione da parte della persona sofferente alla cura attraverso la consapevolezza del proprio stato e la necessità di accedere a cure appropriate per recuperare il proprio benessere.

Dato che si fida di le, potrebbe magari, con delicatezza e tatto, ponendo l'accento sulla conquista di un miglior benessere, sensibilizzarlo sull'opportunità e l'utilità di beneficiare di un consulto psicologico.

Questo è il miglior aiuto che gli potrebbe fornire, oltre alla sua disponibilità e vicinanza affettiva.

Cordialmente

Dott.ssa Laura Rinella Psicologo a Roma

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Il tuo interessamento per questo ragazzo é bellissimo!
Noto con piacere che al varaire di un fattore, cambia anche lui.
Però, ti devo ricordare che tu sei la sua amica di penna o ragazza e non puoi sostituire la figura di uno psicologo, solo perché non hai gli strumenti e la freddezza indispensabili in questi casi. Rischieresti di finire in una spirale perversa che vi impedirebbe bene di vivere bene il vostro momento, sia esso una amicizia di penna o altro.
Questo ragazzo, da quanto leggo, si fida di te e non credo che la sua famiglia sia completamente insensibile al suo soffrire e, come ha fatto in passato col dietologo, si attiverà per lo psicologo!
Spega a lui che questo è un modo per stare bene e per rendere "normali" e costanti i momenti di attività (invio curricula,...) e prendere le redini della sua vita. Magari, per la prima volta, offiriti di accompagnarlo dallo psicologo, magari aspettandolo nella sala d'attesa.
Resto a tua disposizione.
Dr.Francesco Riccardi - Pesaro

Studio Dr. Francesco Riccardi Psicologo a Pesaro

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Premesso che un disagio alimentare si cura in famiglia, eviti per quanto possibile di confondere il ruolo di compagna con quello di terapeuta, lo inciti a farsi aiutare, gli proponga un aiuto concreto come rivolgersi ad un professionista, impieghi la risorsa di cui dispone. Se è un soggetto che si isola dovrà stanarlo, cerchi alleanza nella famiglia di lui, che è concausa del problema. Quasi sempre, di base si riscontra una incapacità a gestire le emozioni. La rabbia porta a divorare, evitare di mangiare senza una corretta finalità, illude di fare qualcosa di importante. Lavorare sul piacere è la strada preferenziale, e Lei, ne fa parte, se ho ben capito.
Saluti
Dr Cristian Sardelli

Cristian Sardelli Psicologo a Firenze

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Buongiorno Giulia, in questa situazione, chiaramente delicata, la cosa piu' importante e' che lui riconosca di avere bisogno di aiuto, poi in ogni citta, presso le Asl di riferimento, ci sono bravi professionisti cui rivolgersi.
In questo modo puo' farsi seguire gratuitamente ( o con un tichet di poche decine di euro) e tenere per se queste cure, giacche mi sembra di capire che la famiglia non approverebbe, anche se a 26 anni non c'e' bisogno dell'approvazione di mamma e papa'...
In bocca al lupo, Dott.ssa R.M.Scuto, Pisa

Dott.ssa Rosa Michela Scuto Psicologo a Pontedera

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