Aiuto in mia figlia

Inviata da Andrea vittorini · 21 gen 2026 Crisi adolescenziali

Buongiorno sono Andrea vittorini papà di una bimba di 11 anni l'unica mia gioia di vita. Sono single dal luglio 2018 perché la mia ex e scappata con un uomo molto più maturo di lei.. sicuramente non per amore.. (credevo che fosse la mia fortuna, perché riprendevo la mia vita la mia felicità in mano)
Invece dal l'ora e iniziato il mio inferno.. ha fatto di tutto per portare via mia figlia e allontanarla sempre di più..
Ma senza grandi risultati..
Sono stato accusato di pedofilia,(abusi su mia figlia ) per fortuna dopo tanti colloqui a una psicologa di Roma, e una CTU assegnata dal tribunale, sono stato assolto.
Da 2 anni mi ha accusato di stalker e con braccialetto elettronico al piede come un criminale (a novembre ho avuto la causa con la mia ex imputare invece di partecipare offesa , perché nel maggio 2025 non si e presentata in tribunale per farmi saltare la commissione) Questa anno ha iniziato a manipolare mia figlia e dal 8 dicembre 2024 non vedo e non sento mia figlia, (Mi dice cose cattive nei miei confronti quando era la mia ombra , innamorata pazza di me, gelosa possessiva guai chi mi toccava o parlava male di me)stanno manipolando mia figlia Madre e compagno lei 39 lui 76, per portarla a vivere in Svizzera..
*Premetto la madre di mia figlia 3 di santo Domingo 39 anni ma conosciuta a Roma il suo Compagno 76 napoletano ma vive in svizzera .. io 50 anni e di CAPRAROLA*
Cmq volevo chiedere se e disponibile di potermi seguire perché sicuramente non sono Un papà modello e vorrei essere guidato a non commettere più i miei errori.. e trovare la strada giusta a essere un papà affettuoso come una volta..
Spero che lei abbia pazienza di assistermi in modo di essere un padre migliore
Il prima possibile ..
Buona giornata e grazie
Andrea vittorini

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Miglior risposta 22 GEN 2026

Buongiorno Andrea,
ho letto con molta attenzione le tue parole e il dolore che attraversano. La tua storia è complessa e profondamente ingiusta, segnata da accuse gravi, procedimenti giudiziari, separazioni forzate e soprattutto dalla sofferenza più grande: l’allontanamento da tua figlia, che per te rappresenta un legame vitale.

È importante dirti una cosa: il fatto che oggi tu stia chiedendo aiuto, che riconosca di non essere “un papà perfetto” e che desideri essere guidato per non ripetere errori, non è un segno di debolezza ma di responsabilità e di amore. In contesti così conflittuali e logoranti, nessun genitore esce indenne; anni di stress, accuse e limitazioni lasciano inevitabilmente ferite emotive profonde.

Il lavoro che chiedi non è tanto “diventare un padre migliore” in senso astratto, ma ritrovare stabilità, lucidità e centratura emotiva, così da poter essere una presenza sana e affidabile per tua figlia, anche quando il contatto è ostacolato o interrotto. Questo significa lavorare sul dolore, sulla rabbia, sul senso di impotenza e sulla paura di perderla, emozioni comprensibili che però, se restano non elaborate, rischiano di farti ancora più male.

Un percorso psicologico può aiutarti proprio in questo: a comprendere le dinamiche in atto, a tutelare il legame con tua figlia nel modo più funzionale possibile, a evitare comportamenti che potrebbero essere strumentalizzati e a mantenere una postura genitoriale solida, affettuosa e coerente, anche in un contesto ostile. La pazienza che chiedi non riguarda solo il professionista che potrebbe seguirti, ma è qualcosa che gradualmente potrai imparare a concedere anche a te stesso.

Se senti il bisogno di intraprendere un percorso di supporto, è importante farlo quanto prima. Non sei solo un padre in difficoltà: sei una persona che ha vissuto un trauma relazionale e giudiziario molto forte e che merita ascolto e sostegno.
Ti auguro sinceramente di trovare uno spazio di aiuto che possa accompagnarti in questo momento così delicato e di non restare solo a portare un peso che nessuno dovrebbe reggere da solo.

Un caro saluto,
Dott.ssa Valeria Di Stasi
Psicologa clinica
Ricevo anche online

Dott.ssa Valeria Di Stasi Psicologo a Bari

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4 FEB 2026

Da quello che scrive emerge una cosa molto chiara: lei prima di tutto si sente padre. Sua figlia non è solo una parte della sua vita, ma il centro affettivo più importante, la sua principale fonte di senso e di amore. Quando questo legame viene messo in discussione o spezzato, è naturale che tutto il resto crolli.
All’inizio della separazione dalla madre di sua figlia aveva pensato che potesse essere una possibilità per ripartire, per riprendersi la sua vita. Invece si è trovato dentro una situazione che l’ha fatto sentire inermi, accusato, umiliato, fino a vedere messa in dubbio persino la sua identità di padre. Accuse così gravi, anche quando vengono smentite, lasciano ferite profonde: non perché siano vere, ma perché fanno sentire una persona guardata come colpevole, marchiata, non creduta.
Il dolore più grande, però, non è il conflitto con la sua ex, ma quello che sta accadendo con sua figlia. Lei descrive una bambina che prima le era molto legata, affettuosa, protettiva, e che oggi invece la respinge e le parla con parole dure. Questo per un padre è devastante: non è solo perdere il contatto, ma perdere lo sguardo amorevole del proprio figlio, sentire che qualcosa si è spezzato senza poter fare nulla per ripararlo.
Dal dicembre 2024 lei vive una condizione di grande impotenza: non può vedere sua figlia, non può parlarle, non può spiegarsi. È come essere padre senza poter esercitare la paternità. Questo crea un dolore continuo, che non si ferma mai.
Eppure, nella parte finale del suo messaggio emerge qualcosa di molto importante. Lei non si presenta come una persona senza colpe né come qualcuno che cerca vendetta. Dice invece:
“Sicuramente non sono un papà modello e vorrei essere guidato a non commettere più i miei errori.”
Questo mostra responsabilità, desiderio di crescere e di proteggere il legame, nonostante tutto. Il suo bisogno non è controllare o forzare le cose, ma ritrovare un modo sano e affettuoso di essere padre, anche in una situazione così difficile.
Un eventuale percorso di sostegno non servirebbe a giudicarla o a dirle cosa ha sbagliato, ma ad aiutarla a:
reggere il dolore senza farsi distruggere;
continuare a sentirsi padre anche ora, nonostante l’assenza;
evitare che la sofferenza si trasformi in rabbia o disperazione;
repararsi, se e quando sarà possibile, a ricostruire un legame più sereno con sua figlia.

In questo momento, essere un “padre migliore” non significa fare di più, ma restare presente dentro di sé, senza perdere l’amore e senza lasciarsi consumare dal senso di colpa.

Elena Pisu Psicologo a Pavia

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27 GEN 2026

Buongiorno Andrea,
leggendo il suo messaggio colpiscono la sofferenza e la fatica emotiva che sta attraversando da molti anni in una situazione estremamente complessa, che coinvolge sia il piano personale che quello familiare e giudiziario.

La situazione che descrive è sicuramente delicata e prende in causa non solo un’attenzione di tipo psicologico ma anche una chiarificazione della cornice giuridica. È importante prima di tutto chiarire i passaggi in merito al tipo di affido della bambina, gli esiti delle diverse valutazioni psicologiche e la tipologia di motivazioni che l’ex moglie utilizza o tenta di utilizzare, anche alla luce del lavoro svolto da CTU e professionisti coinvolti, per comprendere quali soluzioni siano state considerate più tutelanti per il benessere di sua figlia.

In termini psicologici, questo significa anche valutare quali margini di manovra personali e relazionali lei possa avere all’interno di un contesto così conflittuale, prima ancora di interrogarsi sulla necessità o meno di un percorso specificamente centrato sulla genitorialità. Un lavoro psicologico, in questo senso, può rappresentare uno spazio utile per riflettere sui propri vissuti, sulle reazioni emotive e su come continuare a mantenere una posizione genitoriale il più possibile stabile e affettuosa, anche in una fase così dolorosa.

Si tratta, in sintesi, di interventi molto diversi tra loro, ed è importante non sovrapporre il piano clinico a quello giuridico. Un percorso psicologico può essere una risorsa se parte dall’avere chiaro il contesto in cui ci si muove e se è orientato, prima di tutto, al benessere suo e di sua figlia.

Resto a disposizione,
Dott. Lorenzo Atti

Dott. Lorenzo Atti Psicologo a Bologna

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22 GEN 2026

Gentile Andrea, grazie per aver condiviso la tua storia, così piena di fatti, ma soprattutto di emozioni. Il suo vissuto è ricco di eventi stressanti, durati tanto a lungo, che inevitabilmente hanno ostacolato la sua serenità. Mi arriva quanto il legame con sua figlia sia fondamentale per lei e quanto la separazione, con le conseguenti accuse, abbiano avuto un impatto profondo sulla sua vita e sul suo essere padre. Voler lavorare su se stesso denota una grande maturità emotiva. Un percorso di supporto psicologico può aiutarla nel gestire le sue emozioni, trovando strategie funzionali e adeguate per mantenere il legame con sua figlia, offrendole una maggiore stabilità emotiva e serenità.
Resto a disposizione. Cari saluti.
Dott.ssa Mariavittoria Chimirri

Dott.ssa Mariavittoria Chimirri Psicologo a Siracusa

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22 GEN 2026

Salve Andrea,
la ringrazio per aver scritto e per la fiducia che traspare dalle sue parole. Il racconto che fa è molto intenso e carico di sofferenza: si sente chiaramente quanto il legame con sua figlia sia centrale per lei e quanto questa situazione la stia mettendo a dura prova, sia come padre sia come persona.

Le accuse che ha dovuto affrontare, i procedimenti giudiziari, le limitazioni imposte e soprattutto l’interruzione del rapporto con sua figlia rappresentano eventi estremamente traumatici. In condizioni come queste è comprensibile sentirsi confusi, impotenti, arrabbiati o profondamente addolorati. Nulla di ciò che descrive parla di un “papà che non ama”, ma di un padre che sta cercando di resistere dentro una situazione molto complessa e dolorosa.

Il fatto che lei riconosca di non essere un padre “perfetto” e che chieda aiuto per non ripetere errori e per ritrovare un modo affettuoso e sano di stare nel ruolo genitoriale è un segnale di grande consapevolezza e responsabilità. È proprio da qui che può partire un percorso di sostegno psicologico: non per giudicare il passato, ma per aiutarla a comprendere meglio ciò che ha vissuto, ciò che sta vivendo ora e come prendersi cura di sé mentre cerca di restare emotivamente presente per sua figlia, anche in una fase di distanza forzata.

Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio protetto in cui elaborare il carico emotivo accumulato in questi anni, lavorare sulla frustrazione, sul senso di perdita e sul dolore legato alla separazione dalla bambina, e allo stesso tempo aiutarla a rafforzare un’immagine di sé come padre stabile, affettuoso e coerente, anche nelle difficoltà. Questo è importante sia per lei sia, indirettamente, per sua figlia.

Rispetto alla possibilità di essere seguito, il primo passo è sempre un colloquio conoscitivo, utile per capire insieme se e come impostare un percorso che risponda davvero ai suoi bisogni in questo momento. La pazienza, che lei giustamente chiede, è una parte fondamentale del lavoro terapeutico: nessun cambiamento avviene in fretta, soprattutto dopo esperienze così invasive e dolorose.

Se lo desidera, può scrivermi in privato per valutare come procedere o per essere orientato verso un supporto psicologico adeguato alla sua situazione. Chiedere aiuto non la rende un padre “meno capace”, ma un padre che sta cercando di restare tale nonostante tutto.

La saluto cordialmente e le auguro una buona serata.

Dott.ssa Rosina Motta

Dott.ssa Rosina Motta Psicologo a Lamezia Terme

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22 GEN 2026

Gentile Andrea, grazie per la condivisione. Spero che lei possa trovare lo specialista che più le compete nella sua zona, in modo da aiutarla ad uscire da questa sofferente e difficile situazione
Saluti
AV

Dott.ssa Antea Viganò Psicologo a Pessano con Bornago

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22 GEN 2026

Ciao Andrea,

capisco quanto sia devastante. Qui però siamo davanti a una situazione ad alta conflittualità e con profili anche giudiziari, quindi serve massima prudenza e un lavoro che sia “a tenuta di realtà”. Sul piano psicologico, l’obiettivo non è dimostrarti un papà perfetto, ma recuperare stabilità interna, lucidità e una postura genitoriale che non si faccia trascinare nella provocazione. Quando un genitore è sotto stress prolungato, il rischio è reagire, e la reazione diventa materiale contro di lui. In parallelo, se ci sono misure in corso (divieti di contatto, braccialetto, ecc.), va rispettato tutto alla lettera e va coordinato il lavoro con il tuo avvocato e con eventuali figure del Tribunale (CTU/CTP). Nel frattempo, mi sento di consigliarti un affiancamento clinico sul versante regolazione emotiva, comunicazione “neutra”, gestione del trauma e costruzione di una presenza paterna affidabile e documentabile.

Un caro saluto,

Dottoressa Giulia Foddai

Giulia Foddai Psicologo a Torino

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22 GEN 2026

Gentile Andrea,
Dal suo racconto emerge una storia molto carica di conflitti, accuse e procedure giudiziarie che inevitabilmente hanno coinvolto anche sua figlia, ponendola in una posizione relazionale estremamente complessa. Quando un bambino o una preadolescente interrompe improvvisamente il contatto con un genitore, è importante interrogarsi non solo su “chi ha ragione”, ma su quale spazio emotivo le sia oggi possibile abitare senza sentirsi divisa o costretta a scegliere. Mi chiedo che tipo di messaggi, anche impliciti, sua figlia possa aver ricevuto negli ultimi anni rispetto al suo ruolo di padre e a quello della madre, e quanto le sia consentito esprimere affetto senza sentirsi in colpa verso qualcuno.
Lei dice di voler essere guidato per non commettere più errori: quali errori sente davvero suoi, al di là delle accuse e delle vicende legali? E che idea di padre vorrebbe incarnare oggi, in una fase in cui sua figlia sta entrando nell’adolescenza e ha bisogno di figure adulte capaci di reggere la frustrazione, l’attesa e anche il rifiuto temporaneo? Lavorare su di sé, sul proprio modo di stare nella relazione e sul contenimento delle emozioni più intense può diventare un passaggio fondamentale non solo per lei, ma anche per offrire a sua figlia un riferimento meno esposto al conflitto e più affidabile nel tempo.
Resto a disposizione,
Dr. Elisabetta Carbone

Dott.ssa Elisabetta Carbone Psicologo a Melzo

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22 GEN 2026

Buongiorno Andrea. Il tuo racconto trasmette la grande sofferenza che hai vissuto e che continui tuttora a provare. Per prima cosa vorrei dire che chiedere aiuto a un professionista non è sintomo di debolezza ma riflette la volontà di cambiamento, di conoscenza di sé e di sviluppo. L'idea di un papà modello è spesso fuorviante a mio avviso: non esiste un ideale assoluto. Il ruolo del genitore è quello di accompagnare i figli nel percorso di crescita, sostenendoli e incoraggiandoli nella loro unicità. Fungere da punto fermo cui rivolgersi per sentirsi sicuri e in cui poter tornare quando le sfide della vita sembreranno essere troppo dure, per poter essere incoraggiati a proseguire sulla loro strada. Però lo psicologo non è una guida: nessuno meglio di lei sa come funziona il proprio mondo interiore e lo psicologo accompagna il paziente in questo viaggio (un po' come un genitore fa con un figlio!). In questo percorso verranno toccati aspetti di sé causa di grande sofferenza: il poter affrontare tutto questo in uno spazio sicuro come quello rappresentato dall'incontro con uno psicologo permette di poter sviluppare una diversa consapevolezza di questi aspetti e sviluppare nuove strategie per fronteggiarli. Fare luce sui nostri vissuti più profondi e sulle nostre modalità di entrare in relazione può aiutarci a sviluppare una diversa consapevolezza, trasformando ciò che prima era fonte di sofferenza in una risorsa.

Nel nostro lavoro, se deciderà di rivolgersi a me, cercheremo di individuare il modo in cui lei si relaziona con gli altri, cercando ci collegarlo con la sua esperienza interna, col suo passato, e con il suo futuro. Prendere consapevolezza di ciò che siamo, contestualizzandolo alla luce della propria storia e della nostra vita presente, può aiutarci a sviluppare nuovi modi di essere e riscrivere il racconto che ognuno ha di sé, permettendoci di vivere le relazioni in modo più autentico e libero.

Ricevo in studio a Firenze, ma offro anche la possibilità di svolgere i nostri incontri online.
Le rivolgo i miei saluti.
Dott. Giorgio Mori, psicologo

Dott. Giorgio Mori Psicologo a Firenze

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22 GEN 2026

Ho letto con attenzione quanto mi ha scritto e colgo il Suo desiderio di intraprendere un percorso di supporto psicologico orientato alla riflessione sul ruolo genitoriale e alla gestione delle Sue emozioni in una fase di particolare complessità personale e familiare.

Qualora lo desideri, possiamo fissare un primo colloquio conoscitivo, finalizzato a valutare insieme la Sua richiesta, gli obiettivi del possibile percorso e la mia eventuale disponibilità a seguirLa, nel rispetto dei confini professionali e del benessere di tutte le persone coinvolte.

Resto a disposizione per concordare modalità e tempi del colloquio e La saluto cordialmente.

Federica Mileto Psicologo a Lecce

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22 GEN 2026

Buongiorno Andrea, la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza e per il tempo che ha dedicato a scrivere. Quello che descrive è un percorso di vita molto complesso e carico di sofferenza, soprattutto per il legame profondo che sente con sua figlia. È comprensibile che, dopo anni così difficili, possa sentire il bisogno di fermarsi e cercare un confronto per orientarsi meglio come padre e come persona.
Il fatto che lei riconosca i propri limiti e desideri essere guidato per non ripetere errori è un segnale di responsabilità e di attenzione verso il benessere di sua figlia. Non esiste un modo “perfetto” di essere genitori, ma esiste la possibilità di lavorare su di sé per trovare modalità più consapevoli e rispettose dei bisogni emotivi propri e dei figli.
Qualora sentisse che un percorso di supporto psicologico possa esserle utile, il mio lavoro si muove proprio nell’offrire uno spazio di ascolto e riflessione, senza giudizio, centrato sulla persona e sulle sue risorse. In ogni caso, è importante che lei possa trovare il professionista e il contesto che sente più adatti a sé in questo momento.
Le auguro di riuscire a individuare un percorso che possa aiutarla a ritrovare maggiore equilibrio e serenità.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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22 GEN 2026

Buongiorno Andrea,
il suo messaggio racconta una storia molto difficile e dolorosa, ma anche la bellissima volontà di un padre che non vuole arrendersi e desidera esserci, ed esserci al meglio (anche mettendosi in discussione), per la figlia.

Qui in pubblico non è possibile approfondire tutta la sua storia, né affrontarla in modo adeguato. Tuttavia, se lo desidera, può contattarmi privatamente così da valutare l'inizio di un percorso. Io ho studio a Napoli, ma si può in ogni caso valutare la possibilità di un percorso online.

Le auguro intanto una buona giornata,
Andrea

Dott. Andrea de Lise Psicologo a Napoli

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22 GEN 2026

Buongiorno,
la storia che racconta è intrecciata a vari elementi complessi.
Lei chiude con la consapevolezza di aver compiuto degli errori e chiede supporto per costruire un percorso genitoriale in cui accogliere al meglio delle sue possibilità i bisogni di sua figlia.
Sono presenti diversi elementi legati a percorsi giudiziari e, sebbene questi siano conclusi, ritengo che un percorso con i Servizi, che lavorano in rete, possa essere per lei maggiormente appropriato rispetto ad un percorso privato.
Esistono inoltre alcune associazioni che potrebbero fare al caso suo, controlli se sono presenti sul suo territorio di residenza.
La consapevolezza è il punto di avvio di un percorso che la porterà a rileggere la sua storia in modo da essere presente per sua figlia e restituire anche a lei una versione coerente del difficile passato che la vostra famiglia ha affrontato.
Spero di esserle stata utile.
Un Saluto.

Margherita Barberi Psicologo a Lerici

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22 GEN 2026

Gentile Andrea,
la ringrazio per aver condiviso una vicenda così complessa e dolorosa. Dalle sue parole emerge con grande chiarezza quanto il legame con sua figlia rappresenti per lei un punto centrale della sua vita e quanto la separazione forzata, le accuse subite e l’attuale allontanamento abbiano avuto un impatto profondo sul suo equilibrio emotivo e sulla sua identità di padre. È importante riconoscere che ciò che sta vivendo non riguarda solo il rapporto con sua figlia, ma anche una lunga esposizione a situazioni altamente stressanti e traumatiche, che possono generare impotenza, rabbia, confusione e un senso di fallimento personale, anche quando non vi è una reale responsabilità. Il fatto che lei senta il bisogno di essere accompagnato, di rimettersi in discussione e di trovare modalità più funzionali per restare emotivamente presente come padre, è un segnale di consapevolezza e di responsabilità genitoriale, non di inadeguatezza. Un percorso psicologico può aiutarla su più livelli: da un lato a sostenerla emotivamente in questa fase di perdita e frustrazione, dall’altro a lavorare sulle modalità relazionali, comunicative ed emotive più utili per tutelare il legame con sua figlia, anche in un contesto conflittuale e complesso come quello che descrive. L’obiettivo non è diventare un “padre perfetto”, ma un padre sufficientemente solido, regolato e presente, capace di non farsi travolgere dal conflitto e di mantenere una posizione affettiva stabile e affidabile nel tempo. Se lo desidera, è possibile valutare insieme un percorso di supporto psicologico che tenga conto sia della sua sofferenza personale sia della dimensione genitoriale, con tempi e modalità adeguati alla sua situazione. La pazienza, in questi casi, non è solo una qualità del terapeuta, ma un processo che si costruisce passo dopo passo anche dentro di sé.
Resto a disposizione per un primo confronto conoscitivo.
Un cordiale saluto
Alessio Billato – Psicologo
ricevo on line

Alessio Billato Psicologo a Ponte San Giovanni

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