Aiutatemi, sto impazzendo

Inviata da elsa. 3 giu 2016 6 Risposte  · Dipendenza affettiva

Buonasera sono una ragazza di 28 anni e da 7 anni sto con un uomo di 40 ovviamente single. La nostra relazione è sempre stata intralciata da problemi importanti in cui si è trovato ed io anche andando contro i miei principi, contro la mia famiglia l'ho sempre aiutato e sostenuto. Ora si trova nuovamente in una situazione molto ingarbugliata di cui non ne riesce a trovare una soluzione, io sono continuamente in ansia, attacchi di tachicardia continui, insonnia. Lo chiamo e gli dico che voglio lasciarlo perché sono stufa di vivere queste situazioni, oltretutto che non creo io, e lui mi risponde che lo sto abbandonando, lasciandolo solo (perché la sua famiglia di lui se ne frega) e mi fa sentire terribilmente in colpa facendomi stare ancora più male. Non riesco a vedere luce alla fine di questo tunnel, io gli voglio un bene dell'anima ma sto male a causa dei suoi infiniti problemi. Per favore ditemi come e cosa fare.

famiglia , ragazza , riesco , male , relazione

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Cara Elsa
è molto difficile da comprendere quello che lei vuole comunicarci in quanto non si esprime minimamente su che tipo di problemi si tratti.
C'è una frase che mi ha messa in allarme e cioè quando dice che è andata "contro i suoi principi" per aiutarlo e sostenerlo.
Io penso che un uomo di quarant'anni che riesce a creare sempre nuovi problemi nella propria vita dovrebbe farsi aiutare da uno psicoterapeuta e non solo dalla sua fidanzata.
Se poi lei viene anche ad essere colpevolizzata per essere stanca (dopo 7 anni) di questa situazione, mi sembra molto "ingiusta" la reazione del suo lui.
Credo di poterla considerare una aspirante in piena regola ad essere una di quelle "donne che amano troppo" e che si prestano ad essere "capri espiatori" del proprio uomo.
Finchè non saremo in grado di costruire rapporti rispettosi e paritari e con forte reciprocità nel dare ed avere... non si costruiranno amori felici e duraturi.
Spero averla fatta riflettere.
Un caro saluto
Dott. Silvana Ceccucci Psicologa Psicoterapeuta

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Gentile Elsa,
per poterla meglio consigliare dovremmo sapere innanzitutto in quali "problemi importanti" il suo partner quarantenne si è ritrovato e continua a ritrovarsi giacchè è recidivo.
Se lei gli vuole, come dice, un bene dell'anima in maniera incondizionata forse sbaglia anche perchè lui se ne approfitta ed è bravo a farla sentire in colpa quando lei mostra segni di intolleranza.
Pertanto, se lei non vuole continuare a stare male, dovrebbe iniziare un percorso di psicoterapia per migliorare il suo livello di assertività e di autostima costringendo quest'uomo ad adeguarsi e correggersi oppure a stare da solo senza che lei si senta in colpa.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

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6 GIU 2016

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Cara Elsa,
se le piace essere di aiuto agli altri, lo faccia per mestiere. Le persone non cambiano perché le amiamo o perché le soccorriamo. Le persone cambiano solo se veramente lo vogliono e nessuno può inculcare o trasferire il desiderio di una vita più serena e più costruttiva, può solo nascere da dentro e tante volte nasce quando si arriva a raschiare il fondo, arriva quando non c'è più nessuno a soccorrerci e a risolvere i problemi al posto nostro. Se si sente pronta a concludere questa situazione lo faccia, ed inizi a guardare avanti....Chissà che così facendo non interrompa fortuitamente un circolo vizioso che dura da anni....chissà che da questo non possa venirne fuori qualcosa di buono...

Le auguro la forza di pensare a sé stessa.
Dr.ssa Simona Coscarella
Psicologa-Psicoterapeuta a Cosenza

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6 GIU 2016

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Buongiorno Elsa, il suo modo di porci la domanda sembra descrittivo di come lei si relazioni con l'esterno. Evidentemente, gli da un'importanza tale che ciò che vorrebbe lei (forse neanche così chiaro) passa in secondo piano. I problemi del suo compagno sovrastano le sue percezioni emotive tanto che, se anche immagina solo di lasciarlo, si sente in colpa. La soluzione, d'altronde (e, forse, come è sempre stata abituata a fare) la cerca proprio da quell'esterno che la condiziona così tanto (e, forse, da cui si vuole far condizionare così tanto?). Insomma, come le possiamo dare noi una soluzione se è lei quella che conosce, a fondo, i termini della situazione? Forse, solo all'interno di un setting terapeutico potrebbe trovare ciò che ci chiede. Non nel senso che un collega le dia quali istruzioni seguire, ma in un contesto emotivo-terapeutico che le permetta, da sola, di arrivare alle soluzioni che siano migliori per lei. Da questa situazione, le suggerisco di partire e poter allargare a tutte le altre relazioni con l'esterno l'eventuale nuova strategia relazionale che abbia come focus un senso di Sè stabile, chiaro, non contrattabile (a prescindere dall'importanza dell'esterno). Comprendo che sia una conquista difficile e di un certo rilievo ma, forse, così avrà maggiori possibilità di scelta (ad es., "stavolta scelgo io se seguire le indicazioni dell'esterno perchè le valuto vantaggiose per me, altre volte seguo ciò che per me è meglio, a prescindere dalle valutazioni, giudizi esterni") e non si sentirà "costretta" a cercare fuori un qualcosa che non sente di poter trovare, attualmente, dentro di Sè.
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo-Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

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4 GIU 2016

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Buonasera,
pensi ai motivi che l'hanno condotta a intraprender una relazione di questo genere, quali sono gli svantaggi e i vantaggi, ma consideri la relazione dal suo punto di vista e soprattutto pensi di più a se stessa, al suo equilibrio psico- emotivo. Può pensare di rivolgersi a uno psicologo per ripensare al suo rapporto con tranquillità ed essere accolta.

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3 GIU 2016

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Gentile Elsa, da quello che racconta sembra che lei abbia già preso una decisione e l'ha anche comunicata. Per di più traspare dalla brevissima descrizione una grossa difficoltà a dare valore e prospettiva a questa storia. Diventa davvero difficile lottare per qualcosa o qualcuno quando questi non rappresenta più quelle caratteristiche desiderabili per cui ci innamoriamo, ma soprattutto se non intravediamo prospettive di crescita e cambiamento. I sintomi che accusa hanno a che fare con questa mancanza di prospettive e aperture e probabilmente tutte le coppie affrontano simili passaggi, il punto è capire se ci si sente insieme in questo percorso e quindi valutare se la possibile fuoriuscita del tunnel contempla sforzi comuni o se ci sente soli.
disponibile ad approfondire
Eleonora Seta

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3 GIU 2016

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