Aiutatemi per una storia d’amore finita. Sto malissimo.
Salve, cercherò di essere molto sintetica perchè la storia è complessa. Tre anni fa ho conosciuto un ragazzo (41 anni, io 35). Entrambi psicologi, sintonia perfetta, una relazione emotivamente forte, piangeva di emozione nel parlare con me. Mi ha fatta entrare subito nella sua vita. Io, nel frattempo, stavo pian piano “fiorendo” nella mia vita, ossia finalmente ero un po’ più stabile e sicura, ad esempio avevo cominciato a guidare, avevo due lavori (insegnate e psicologa) e mi stavo riprendendo da una vecchia storia. Questo primo anno e mezzo con lui è stato il periodo più bello di tutta la mia vita: avevamo progetti da fare insieme nel lavoro, avevo hobby e spazi , ma era totalmente nella mia vita. Non vivevamo insieme (io con mia madre e lui in una casa che però fungeva anche da studio e quindi ogni volta che dormivo da lui dovevo andare via al mattino). Ogni pranzo lui pranzava dai suoi. Insomma, date le circostanze, decidiamo di cercare una casa per due. Lui sembra sempre molto “devoto” a me, avevo trovato la persona che mi spronava e mi dava tanta fiducia in me stessa: so che sembra stupido, ma ad esempio con lui ho usato la macchina fuori paese e fatto tragitti lunghi, cosa che prima non facevo. Grazie a lui ho iniziato a buttarmi nel lavoro privato. Insomma era tutto un sogno. Nel contempo si ammala di tumore e io gli sto vicino, cercando per lui i migliori medici, prenotando le visite che gli hanno permesso di scoprirlo. Dopo questa esperienza ho creduto che fossimo diventati una coppia forte. A ottobre 24 , lui compra una casa per se stesso dove dice che saremmo andati insieme. Non è mai successo perché è ancora in ristrutturazione. Lui è una persona stacanovista, ossia lavora da mattina a sera seguendo una decina di pazienti a volta . La sera non rimane niente di lui, esausto, non ha energia per nulla.
La situazione era che ancora dormivo da lui 4/5 volte a settimana, perché a casa mia ho animali, e passava con me tutti i weekend tutto il suo tempo libero. Per sua scelta, io ho sempre spronato a fare hobby, ero io quella che prendeva più spazi (cioè che magari aveva da portare il cane fuori ecc). Lui aveva il lavoro e me.
Qui succede un caos: dopo un po’ di mesi dalla guarigione del tumore, io inizio a stare male , una malattia sconosciuta che mi dava sintomi vari senza sapere cosa avessi. Non voglio entrare nei particolari ma si è scoperto essere una malattia cronica curata solo all’estero e molto complessa a livello diagnostico e di cure(cioè non ci sono iter specifici ma dipende ). Iniziano le visite online in tedesco, le traduzioni, la mia totale ansia, smarrimento, ho dovuto lasciare il lavoro. Inevitabilmente lui è diventato il mio posto sicuro. Sapeva tutto, per sua volontà mi accompagnava alle visite, ogni giorno purtroppo nei primi mesi mi svegliavo piangendo e penso di aver dato a lui malessere. Dopo circa 5 mesi, di botto mi lascia dicendo che lui aveva dubbi forti già da prima della malattia. Dall’acquisto della casa. Effettivamente , ricordo che quando comprò la casa lo fece piangendo, chiedendomi di potersi fidare di me se fossimo andati a vivere insieme, cioè che io potessi essere una donna in grado di supportare la convivenza. Io gli dissi che mi sarei impegnata al massimo e di darmi tempo per migliorare ciò che potevo migliorare, ma mi rimase impresso quel pianto di costrizione (mentre fuori era sempre con me , innamorato, entusiasta).
Comunque , mi lasciò ma parlammo subito e in verità decidemmo di rimanere insieme. Da quel momento io mi sono sempre impegnata a migliorare qualcosa: combattevo una malattia cronica ancora all’inizio della cura, non avevo lavoro, ma cercavo di riprendere a guidare (avevo problemi di vista) per non fargli fare l’accompagnatore, cercavo di uscire ogni giorno anche per poco e preparargli una cena da portare da lui. Queste sono le cose in cui potevo impegnarmi e far sentire il mio contributo. Nel frattempo mi è sempre rimasto il dubbio sotterraneo di una persona che voleva lasciarmi, non vedeva futuro, e mi sono sentita in ansia, attivando il mio attaccamento ansioso. Lui chiedeva spazio (addirittura voleva stare solo dopo lavoro 2 sere a settimana ma diceva che per lui sarebbe andato bene vedersi anche solo 4 notti e ciò non combaciava con l’iniziale assetto della storia, le aspettative che mi aveva dato, la convivenza, i figli). Io ero malata, e ero felicissima solo a dormire con lui, perché durante la giornata lavorava sempre e lo sentivo si e no con due messaggi. Si è instaurato questo circolo: io, che ero una ragazza sicura con lui ossia non ho mai preteso di essere appiccicata, sono diventata quella che si rattristava o rimproverava se lui mi diceva “non venire stasera”. Tenendo conto dei suoi tentativi precedenti di lasciarmi, non vedevo più questo bisogno di spazio come naturale (lui era sovraccarico dal lavoro ed è un tipo un po’ evitante ) ma come una conferma che “non mi amasse”. Anche perché da un anno, da quella primissima finta rottura, non sapeva più dirmi ti amo. Sessualmente io ero attiva, gli chiedevo spesso più partecipazione, dato che lui sembrava fare l’amore solo e sempre nei weekend (funziona a compartimenti), era sempre stanco morto, e mi sembrava una cosa non spinta da desiderio ma come programmata e a volte “innecessaria” per lui. In sé e per sé fare l’amore con lui era bellissimo e era partecipe. In tutto ciò continuavo a vivere la mia malattia, sentendomi un peso / in colpa ma cercando di fare le uscite con amici, le passeggiate . Sperando dentro di me che stessimo migliorando e che potessimo riuscire alla fine a convivere , una volta finita la casa. Per creare nuovo equilibrio. Alla fine, nelle ultime settimane c’erano spesso tensioni: io chiedevo chiarezza (ma mi ami?sta cambiando qualcosa in te ?) e lui non sapeva darmi risposte e nell’anno mi ha sempre parlato del rapporto come “una carretta che tirava perché ci teneva a me”. In sostanza: lui con me era perfetto, mi dava tutto, ha fatto il caregiver, era sempre presente emotivamente, ma in parallelo io gli chiedevo una cosa fondamentale: ti prego, mostrami che sei felice e fiero di avermi nella tua vita anche se ora sono ancora ammalata. So di aver esagerato nelle ultime settimane con frecciatine, richieste di conferme ( chiarezza sui sentimenti che sapevo che non aveva), o richiesta di dormire insieme ogni notte perché per me era importante. So di non aver più chiesto a lui come si sentiva a lavoro, cosa faceva, che problemi avesse. Ma lui non mi ha mai espresso chiaramente i suoi bisogni o le mie mancanze. Anche prima della prima rottura, sembrava che andasse bene, perché non mi ha mai presa davvero in disparte e mi ha parlato di cosa dovevo migliorare per continuare la storia? Perché non si è mai arrabbiato, rimanendo sempre presente e dolce, quando qualcosa gli mancava? Perché ha fatto il suo percorso interiore senza includermi?
Scorsa settimana, preso dall’ansia dell’anniversario, a cui io tenevo e lui sentiva di non tenere perché non lo sentiva, mi lascia. Non se la sente ancora di parlarmi dal vivo perché probabilmente tornerebbe con me per dispiacere o per bene. Mi lascia senza possibilità di parlare di miglioramenti da apportare, dice che è inutile tutto e che non c’è più sentimento.
Io ho rispettato la scelta non andando a parlargli. Sto malissimo perché mi sento uno schifo di partner, nonostante abbia affrontato una malattia strana senza appoggio medico, e nel frattempo avessi il fardello di tenere / migliorare una storia come se tutto l’esito dipendesse da me. Mi sento uno schifo per esserci appoggiata in un momento di difficoltà estrema a chi già era in difficoltà sentendosi troppo da appoggio (dice di non riuscire a dire no alle persone, si consuma fino alla fine sembrando sempre innamorato e disponibile e felice quando dentro magari vorrebbe fare sport, seguire desideri che puntualmente non segue mai , lavora e basta. Dice che si dona finché non si consuma e sta male ).
Mi sento uno schifo seppure io sono stata comunque sempre amorevole e dolce e soprattutto ci ho sempre creduto . So che lui è stato molto incoerente: pensare di lasciare una persona mentre compri una casa per due e le fai sentire che è il centro di tutto non è lineare. Ma so anche che era una persona per me perfetta e non se ne trovano. Empatico, mai alzato la voce, emotivamente intenso, pacato, capace di dialogare. Gli ho detto di riflettere sul fatto che il sentimento può sembrare spento quando invece ci sono state malattie di mezzo e tante dinamiche che hanno influito. Di non gettare la storia per cose risolvibili(anche in terapia), se c’è dialogo, capacità relazionali di entrambi, comprensione , rispetto. Di pensare alle mie qualità PRIMA che la maledetta malattia mi buttasse a terra. Non ho mai capito se lui mi avrebbe lasciata comunque prima della malattia. Non l’ho mai capito con certezza. Ora lui non mi parla da una settimana e io nemmeno. Sembra un incubo e mi sembra di stare ancora con lui. Mi sembra sia finita una storia appena iniziata, non so come spiegarmi ma mi sento di aver vissuto una storia su doppio binario. Sto malissimo. Malissimo. Sia per questo sia perché era lui che mi dava la forza di cercare nuove cure e andare avanti. La mia salute è precaria e lui rimaneva con me anche per questo, ho sempre sentito vero amore ma evidentemente non mi vedeva come donna del futuro. Il problema è che nei primi due anni mi ha fatto sentire sempre il contrario. Mi sento di sprecare una cosa rara. Soprattutto sono mangiata dai sensi di colpa e mi sento una partner che concretamente ha dato poco. Aiutatemi vi prego.