Aiutatemi a capire e superare la rottura di un'amicizia

Inviata da Ornella De Fazio · 10 giu 2020 Relazioni sociali

Ciao, e grazie a chi vorrà ascoltarmi e rispondermi. Ho cinquant'anni, sono una donna realizzata e felice, fino a poco tempo fa. Ho pochi amici importanti, un lavoro ben pagato e posso dire di essere una persona stimata da tutti, per mia natura pacifica, disponibile e buona. Da qualche tempo soffro moltissimo a causa della crisi del rapporto di amicizia per me più importante. Ho conosciuto sul lavoro un collega di dieci anni più giovane di me, che da subito ha manifestato una grande simpatia e ammirazione, siamo diventati amici nonostante le mie iniziali resistenze, ho conosciuto poi la sua fidanzata che è diventata la sua compagna e anche a lei ho voluto subito bene, trattandola come una sorella più piccola e supportando entrambi in tutto. Hanno preso a frequentare la mia casa assiduamente, accolti con grande affetto anche dalla mia famiglia di origine, che li ha praticamente adottati (vengono entrambi da situazioni difficili). Abbiamo fatto un paio di brevi vacanze insieme, ho seguito e fatto crescere lui sul lavoro, accompagnato lei per medici e ospedali utilizzando le mie ferie, ho partecipato alla costruzione della loro casa, giornate e serate a ragionare su scelte e arredamento. Mi dicevano entrambi che ero la loro famiglia, ero felice. Tre anni fa il mio adorato papà si è ammalato gravemente ed è mancato dopo sofferenze devastanti, potete immaginare il mio dolore, specialmente non potendo fare nulla se non assisterlo e curarlo assieme alla mia famiglia. Il tutto mentre continuavo a lavorare. In quel periodo i miei amici si sono via via allontanati, io diventavo sempre più silenziosa e il massimo del dolore l'ho provato quando mio padre mi ha chiesto perché non si facevano più vedere, ho trovato tante scuse per non farlo soffrire, ma so bene che lui aveva capito e soffriva anche per me. Quando comunicarono a me e ai miei fratelli che non c'erano più speranze, loro due stavano partendo per un viaggio e non si fecero sentire per giorni, quando lui mi mandò un messaggio dopo quasi una settimana, dicendo fra l'altro che gli dispiaceva per la situazione, feci l'errore di dirgli che non era vero e non gli credevo. La sera che è morto non avrei voluto neanche dirglielo, ma poi ho mandato loro un messaggio e sono arrivati subito. Dopo, il nulla. Quando ho chiesto spiegazioni è iniziato il calvario. Mi sono sentita dire che non si trovano bene con me perché sono malinconica, che sono troppo rigida nei ragionamenti, che l'età differente è un grosso problema nello stare insieme, che con me non saprebbero cosa fare, per ultimo che sono "antica", lui mi ha addirittura rinfacciato il suo disagio nello stare tutto il giorno con me quando ho poca voglia di parlare. Ogni volta che si affronta l'argomento, assume un atteggiamento di sfida e di superiorità, è arrivato a dirmi che sono una persona sola e provinciale. Avrei voluto allontanarmi fisicamente e non vederli mai più, ma il problema è che lui lavora nel mio ufficio di cui io sono responsabile, dopo aver fatto il diavolo a quattro per arrivarci. Mi sento senza via di uscita, vi prego, aiutatemi a capire cosa devo fare, sto mettendo a rischio anche la mia salute a causa dell'ansia e del dispiacere.

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Miglior risposta 12 GIU 2020

Cara Ornella,
Lei si è spesa molto per i suoi amici,mostrando una grande disponibilità,ma soprattutto cura nei loro confronti. Mentre si prendeva cura di loro si prendeva cura anche di suo padre..che a sua volta tentava di prendersi cura di lei sperando che i suoi amici non la abbandonassero. Forse perché suo padre la conosce molto bene..e sa che lei può soffrire di queste situazioni spiacevoli. Ereditiamo dai nostri genitori molte cose: valori, modi di vivere, modalità di relazionarsi agli altri..lei si relaziona prendendosi cura, tuttavia viene definita come persona malinconica. Chi si prende cura di lei? A volte cerchiamo di trarre soddisfazione anche dal semplice dare all'altro ciò che vorremmo ricevere anche noi..
È triste essere giudicati,specialmente a fronte di tanto dispendio di sé, ma degli amici veri ci accettano per come siamo...ponendo sempre che vi siano stima e rispetto reciproci.
Ornella lei soffre e comprensibilmente perché subisce la perdita di coloro dei quali si è curata. Ma nei rapporti è necessario vivere anche di reciprocità.. spero lei riesca ad avere le soddisfazioni che merita.
Dott.ssa Comi

Dott.ssa Gabriella Comi Psicologo a Reggio Calabria

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12 GIU 2020

Cara Ornella, sono evidenti il dispiacere e la sofferenza che prova. La Sua difficoltà risiede nella discrepanza, a Lei ora evidente, tra l'esperienza che Lei ha fatto (ha supportato, aiutato, accolto, si è resa disponibile, e non ha ricevuto in cambio lo stesso trattamento) e il modo in cui queste persone Le rimandano un rapporto che per Lei è stato bellissimo, e per loro sembra essere stato quasi un peso. Si riconosce in quanto descritto dal Suo collega? Rispetto al cosa fare: le decisioni che riguardano dei turning point importanti nell'esistenza (ad es, un cambio di lavoro) sono da assumersi alla luce di una buona comprensione di tutte le variabili della situazione. Lei in questo momento sembra confusa, e forse un preliminare chiarimento con sè stessa sarebbe auspicabile. Quale significato abbia questa relazione e questa rottura per Lei, quale senso di sè emerge dalla discrepanza di cui sopra, quale sofferenza è legata agli episodi che ha descritto, sono tutte variabili che possono essere meglio messe a tema. Anche il fatto stesso che Lei si sia così prodigata nei confronti di questo collega dice di Suoi modi di essere nel mondo che, forse, cogliere nella loro interezza potrebbe esserLe utile. Naturalmente la domanda è sempre la Sua, così come la volontà di esplorare parti di sè e dei Suoi modi di essere nel mondo. Ma è complesso darLe un consiglio su che direzione prendere (cosa che, comunque, non rientra nei compiti dello psicoterapeuta, che semmai lavora perché sia Lei ad assumersi la responsabilità della Sua vita) senza che alcuni pezzi siano messi meglio a tema. Il consiglio, quindi, è quello di provare a esplorarli meglio, data la sofferenza che provoca questa situazione. A disposizione, in bocca al lupo! DP

Dott. Daniel Michael Portolani Psicologo a Brescia

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