Aiutare un ragazzo a trovare la serenita'

Inviata da Speranza · 23 nov 2012 Autorealizzazione e orientamiento personale

Salve!
Ho convissuto per un anno e mezzo con un ragazzo. Da quando ha deciso di andare via di casa, mi sono rivolta a una terapeuta per farmi seguire e mi e' stata diagnosticata una 'co-dipendenza'.
Mi sono trasferita in un'altra nazione per raggiungerlo (mi trovo bene ed era comunque nei miei obiettivi) ed e' stato lui a insistere molto sulla convivenza, malgrado ci vedessimo sporadicamente per via della distanza.
La nostra storia sembrava un sogno romantico da poter finalmente coronare, ma devo dire che io, almeno all'inizio, mantenevo i piedi per terra.
Invece lui promesse, progetti, infinita dolcezza..
Lui adesso ha 25 anni e ha praticato per anni sport a livello professionale, per scelta del padre. Dopo aver ricevuto una delusione per una gara per la quale si era allenato molto, ha deciso di mollare tutto per darsi ad alcol e droghe come i suoi amici. I rapporti con i genitori sono diventati ancora più difficili e ha deciso di trasferirsi all'estero. Qui la sua vita e' andata avanti tra alcol e droga. Viaggiando per far visita l'uno all'altro, arrivava da me dopo nottate passate con la droga per festeggiare il viaggio. Io lo accudivo e mi riferiva che comunque fosse stanco di quella vita.
Una volta iniziato a vivere insieme, ho notato che l'abuso di sostanze era l'unico modo in cui riusciva a divertirsi. La nostra scelta era tra casa, film o comunque lui perennemente al computer (con la sue lattine di birra) oppure le serate devastanti (le uniche in cui lo vedevo attivo e felice di essersi divertito).
Io ho i miei problemi relativi alla codipendenza (scenate di gelosia, paura da abbandono), ma sono stata sempre li', aperta a ogni discussione. Lui ha sempre mostrato una chiusura estrema nei confronti della risoluzione dei conflitti. I suoi silenzi, la relazione e gli atteggiamenti ricordano bene quelli che si instaurano tra un soggetto narcisista e la vittima 'codipendente'.
Ora pero' ho dubbi sull'assoluto senso di realta' della persona interessata.
Nel corso di una vacanza (in cui i rapporti non erano idilliaci), lui aveva considerato l'ipotesi di firmare dei documenti per il matrimonio! Inoltre mi ha confessato che tempo prima aveva chiesto a una ragazza di sposarlo (quasi una sconosciuta) o che aveva messo incinta una ragazza ed aveva riferito di essere pronto a diventare padre... E con leggerezza affermava 'immagina, avrei potuto essere padre, sarei stato in giro con il passeggino adesso'. Possibile che non si renda conto della realta', delle conseguenze reali delle proprie azioni, delle difficolta' e degli impegni?
Questo puo' dipendere dall'abuso di alcol? Beveva ogni giorno.
Sua madre era (e forse e' ancora) un alcolista.
Il padre ha tradito la madre con una 20 enne in passato e mandava questa ragazza a prenderlo a scuola. In piu' raccontava al figlio le sue esperienze con le prostitute!!
Forse anche di qui il suo attaccamento alla pornografia, siti di sesso on line..
Tuttavia lui non ha mai giudicato il padre. Dice che ognuno fa le sue scelte.
Il fratello ha dei problemi mentali e lui afferma che in passato era normale e forse e' diventato cosi' a causa di droghe. Ma la cosa non sembra toccarlo! Non e' nemmeno sicuro che la ragione sia quella.
Ultimamente giocava anche d'azzardo... insomma, stavo impazzendo e non riuscivo a lasciarlo.
Ora lui e' tornato nella sua nazione dai suoi perche' vuole vivere da solo in un appartamento che i genitori gli metteranno a disposizione e vedere cosa fare della sua vita.
Sicuramente mi sono salvata da un brutto futuro e dovrei solo preoccuparmi per me.
Tuttavia vorrei capire se questo suo degenerare possa dipendere dalle sostanze e nel caso stargli comunque vicina (da lontano) affinche' possa scegliere una vita piu' sana... Ma cosa dirgli eventualmente? Lui reputava questi discorsi e la vita normale che cercavo di ricostruirmi come 'noiosi'.
Inoltre temo, da una parte, che possa cadere di nuovo nella 'trappola' dei genitori e fare scelte che loro (non lui) vogliono; dall'altra ho paura che per ribellione o delusione possa continuare a distruggersi. Cosa posso fare?
Credete che possa risolvere i suoi problemi attraverso esperienze di vita e senza interventi di specialisti? Io credo che cosi' non potra' mai essere felice. E questo e' ingiusto.
Io vorrei potesse apprezzare la vita.
Grazie in anticipo!

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Miglior risposta 28 NOV 2012

Cara Speranza, mi ha colpito il suo racconto, emergono delle credenze abbastanza ferme: lui è dipendentende da sostanze, alcool, dai suoi genitori, lei è co-dipendente. Io credo che le categorie diagnostiche ci aiutino se non ci sentiamo imbrigliati da esse. Voglio dire provi a mettere in discussione le sue definizioni di sè, dei suoi valori, delle sue emozioni. Sono sicura scoprirà delle risorse sulle quali ha fatto affidamento e delle aree che può ampliare. Una psicoterapia la potrebbe aiutare a fare questo. A presto
Dott.ssa Claudia Giangregorio

Dott.ssa Claudia Giangregorio Psicologo a Milano

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29 NOV 2012

Gentile Speranza,
ho letto attentamente la sua replica dove spiega più in dettaglio come si sente e volevo comunicarle che mi ha fatto piacere come ha interpretato il mio intervento. La sua sensibilità e capacità introspettiva oltre ad arricchirla la rendono aperta alla comunicazione e questo sarà uno dei suoi punti di forza quando finalmente incontrerà il ragazzo giusto per lei. Le faccio tanti auguri e non esiti a contattarmi se ne sentirà la necessità.
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta

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28 NOV 2012

Grazie a tutti per le risposte.
Gentile dott.ssa Mantovani, lei ha ragione. Sto infatti cercando di prendere consapevolezza di quanto accaduto e di ritrovare me stessa poiche', per lungo tempo, ho accantonato i miei bisogni, investendo tutto nella relazione, e arrecandomi sofferenza.
Cara Dott.ssa Scuto, vorrei porre una distanza, ma in questo modo mi sembra di tradire me stessa e tutto quello su cui ho investito. Tuttavia non posso negare che, malgrado la nostalgia e le lacrime, senza di lui sto trovando la serenita' che da tempo avevo perso.
Salve dott. Zucconi, lei quindi intende che la mia terapeuta avrebbe potuto fare in modo di elaborare una strategia efficace affinche' il mio ex compagno potesse essere spronato a chiedere un aiuto terapeutico?
Infine, per la dott.ssa Mostacci, questa terminologia deriva dalla mia necessita' di trovare una spiegazione razionale (e forse alquanto spicciola), non volendo ammettere a me stessa che, superata l'euforia dell'inizio, non ci fosse la maturita' da parte di entrambi di costruire una sana relazione, che non fosse basata su reciproche paure.
Dall'immagine che vi ho fornito, lui risulta una persona problematica, ma anche io avevo le mie paure e ho avuto una dolorosissima perdita in passato (che ora sto cercando di elaborare). Da questo potete immaginare i tormenti vissuti insieme. Da questa esperienza ho imparato che e' inutile forzare le cose, se non si ha la volonta' da parte di entrambi.
Forse dovrei solo farmi da parte per ritrovare me stessa e permettere a lui di vivere la sua vita e fare le sue scelte. Sono stata anche colpevole di averlo 'forzato' a stare con me quando voleva interrompere la convivenza. Probabilmente in questo modo ho accentuato il suo disagio. Ma continuava a dirmi che ero l'unico punto fermo per lui e mi sentivo responsabile. Inoltre, perdendo lui, avrei perso me stessa.
Vi ringrazio ancora per l'ascolto!

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26 NOV 2012

Gentile Speranza,
le sue domande sono molto focalizzate sul suo ex-compagno e testimoniano quanto è grande tuttora il legame che lei ha con lui e quanto lui è stato ed è importante nella sua vita. In assenza di una conoscenza diretta non è possibile darle delle risposte rispetto ai motivi e ai possibili sviluppi dei comportamenti di lui; la inviterei invece a fare un passo indietro e provare ad ascoltare un po' di più le sue emozioni, i suoi bisogni e desideri, magari anche facendosi supportare in questo da un terapeuta, che possa aiutarla ad elaborare la conclusione di questa importante e difficile relazione. Un cordiale saluto, dott.ssa Lucia Mantovani, Milano

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26 NOV 2012

Ciao! e' molto difficile aiutare qualcuno che non solo non chiede aiuto ma che, forse, non percepisce nemmeno di avere un problema...
Piuttosto perche' non ti concentri su di te facendo un percorso che ti aiuti a mettere una distanza interiore, piuttosto che "chilometrica", da questa persona e questa esperienza? in modo che anche tu possa fare per il futuro le scelte, di vita e d'amore, piu' giuste... In bocca al lupo!
Dott.ssa R.M. Scuto

Dott.ssa Rosa Michela Scuto Psicologo a Pontedera

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26 NOV 2012

Gentile signora Speranza,
compito dello psicoterapeuta (solitamente di impostazione cognitivo comportamentale) non è solo quello di curare chi si presenta in ambulatorio, ma anche elaborare strategie efficaci di intervento (dentro e fuori dall'ambulatorio) con persone significative per far accedere in osservazione clinica chi pensa di non aver bisogno di cure. Quindi conviene come primo passo rivolgersi ad un serio specialista per esporre il problema e assieme studiare le migliori strategie di intervento
dr Paolo Zucconi, psicoterapeuta e sessuologio comportamentale a Udine

Dr. Paolo G. Zucconi (sessuologia clinica & Psicoterapia) Psicologo a Udine

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26 NOV 2012

Buongiorno gentile Signorina,
ho notato nel suo scritto l'uso di una terminologia che può derivare in parte dalla sua terapia, in parte da un uso di concetti psicologici un pò salottieri che tendono comunque ad etichettare per controllare. Se lei è ancora in terapia, il suo terapeuta è il referente dei suoi dubbi e propositi. Difficile aiutare una persona che non vede il problema e tanto più a distanza come lo siete voi due, l'uno con l'altro.
Cordialmente
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta

Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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