(Aiutare a) scegliere uno psicologo per un familiare poco convinto

Inviata da Eleonora · 18 ago 2016 Depressione

Salve,

sono la figlia trentacinquenne di una madre eternamente infelice. Lei ha 60 anni e da anni si lamenta del matrimonio fallimentare.
Forse ultimamente sono un po' riuscita a convincerla che questo stato di malessere non deve necessariamente essere per sempre, e dovrebbe provare a rivolgersi a un professionista per capire cosa vuole fare di se stessa.
Ora il mio problema è il seguente. Come scegliere uno psicologo adatto a lei e convincerla a iniziare una terapia?
Anni fa dopo tanto penare fu possibile convincerla ad andare da una nutrizionista: dopo due incontri però bollò la persona come incompetente e si rifiutò di tornare da lei o di cercare un'altra persona. Quindi ora sono molto cauta perché sospetto di avere una, massimo due possibilità di presentarle un terapeuta.

Com'è la prassi in casi simili? Come è meglio muoversi?
Ho telefonato a un terapeuta in zona che mi ha non troppo gentilmente informato che non avrebbe voluto parlare con me ma solo con mia madre (in compenso avrebbe voluto fare terapia a me.. grazie mille ma..) e non mi ha dato nessun tipo di rassicurazione sulla sua capacità di "persuaderla" a intraprendere un simile percorso.

Non è normale prendere contatti con dei terapeuti per un familiare?
Se invece lo è, cosa dovrei chiedere a un eventuale terapeuta prima di mandarci mia madre?

Grazie,
Eleonora

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Miglior risposta 18 AGO 2016

Gentile Eleonora,
all'inizio della sua mail lei dice di essere " un pò " riuscita a convincere sua madre ad iniziare una psicoterapia ma così non sembra poi da quello che scrive dopo.
Orbene, per iniziare questo percorso è fondamentale la motivazione del paziente e credo che lei, sensibile come sembra, all'importanza di questa possibilità terapeutica, sia la persona più adatta con le sue argomentazioni a sciogliere le resistenze di sua madre nè può pensare che questo possa essere fatto dal terapeuta che può solo fare al meglio la sua parte nella speranza che il paziente mantenga o possibilmente aumenti la sua motivazione che già deve avere.
D'altra parte anche i medici non possono imporre le cure se il paziente le rifiuta tranne casi eccezionali di ricovero coatto.
Noi diciamo in gergo che il familiare che chiama lo psicologo al posto del paziente dovrebbe farlo quando questi è "minorenne o minorato" e non è certo questo il caso di sua madre.
Solo se lei non riesce ad ottenere che sia sua madre stessa a telefonare allo psicoterapeuta per prendere l'appuntamento può farlo al suo posto sperando che la terapia vada avanti.
Quanto alla scelta del terapeuta non è tanto importante l'indirizzo teorico da lui seguito quanto la serietà e la competenza professionale.
Può scegliere tra i profili in elenco dei professionisti iscritti a questo sito quello che più le ispira fiducia tenendo presente anche la distanza dalla sua residenza.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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24 AGO 2016

Salve Eleonora, in merito alle sue domande e dubbi posso dirle che non è prassi comune chiedere un appuntamento per terzi, perlomeno non nel senso che lei lo intende. In altre parole, può accadere che ad uno psicologo venga richiesto aiuto per un familiare, molto spesso si tratta di figli minorenni a cui si vorrebbe dare un aiuto bypassando la conflittualità della relazione genitoriale nei cosiddetti "anni difficili" dell'adolescenza o prima età aduta. Accade che si cerchi aiuto per il proprio coniuge, per tentare di risolvere un conflitto o perchè presenta una problematica psicologica o comportamentale non accettata/riconosciuta dal presunto destinatario.

Il punto è che per poter instaurare un rapporto terapeutico veramente utile alla persona, deve esserci una solida motivazione al cambiamento. Non sempre, anche se non mi sento di escluderlo a priori, chi arriva nello studio di uno psicologo spinto da familiari o amici possiede il giusto grado di motivazione ad intraprendere un percorso di psicoterapia.
Questo di fatto aumenta le possibilità che la persona molli la terapia di fronte alle difficoltà che essa intrinsecamente presenta ed è primariamente per questo motivo che spesso gli psicologi siano cauti nell'accogliere tali richieste.
Si tratta a ben vedere di tutela anch'essa della persona che vive il problema, salvaguardandola da un potenziale drop-out e dal conseguente senso di ineluttabilità o fallimento.

Spero di esserle stata utile, e se ritiene che sua madre possa giovarsi del sostegno di uno psicologo le consiglierei di persistere nel tentativo di fare emergere la consapevolezza in lei, affinché sia più facile poi accettare l'aiuto di uno specialista.

Saluti

Dott.ssa Piera Briganti Psicologo a Ancona

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23 AGO 2016

Buongiorno Eleonora, nella sua situazione ho visto diverse persone. Collaboro in un'associazione dove forniamo sostegno psicologico ai familiari dei pazienti psichiatrici, spesso mi viene riferito che questi non vogliono farsi seguire. Non importa il tipo di patologia, ma il problema di far prendere in carico un familiare che non è convinto rimane il medesimo. I colleghi le hanno già detto l'importanza di un primo contatto da parte di sua madre, per arrivare a questo potrebbè provare non tanto a convincerla a fare chissà quale percorso, ma almeno ad andare a fare un colloquio, senza impegno e vedere come si trova. Questo potrebbe renderle l'idea meno "spaventosa". Poi sarà il collega a doverla "agganciare" se occorre. Riguardo alla scelta di un professionista potrebbe cercare online o chiedere a qualche conoscente. Invece, rispetto al suggerimento che le è stato dato di far qualche colloquio per sé stessa ci pensi, magari può aiutarla ad allentare la preoccupazione che sente nei confronti di sua madre.
Spero di esserle stata utile
Le auguro di risolvere al più presto
Dott.ssa. Anna Mura

Dott.ssa Anna Mura Psicologo a Torino

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19 AGO 2016

Gentile Eleonora,
essere riuscita a persuadere Sua madre almeno a concedere il beneficio del dubbio alla possibilità di migliorare e , sperabilmente risolvere, il Suo stato che direi, depressivo, è già un'impresa non da poco.
Sul come scegliere un professionista che possa aiutarLa, guadagnandosi la sua fiducia, potrebbe essere opportuno, come mi sembra che Lei stia facendo, che Lei stessa cerchi nella Sua zona un terapeuta che Le dia la sensazione di essere capace di prendersi cura di chi si rivolge a lui per aiuto.
Deve essere capace di accoglienza e sincera empatia. Lei dovrebbe provare una sensazione di rassicurante e calma competenza e capacità di ascolto.
Allora potrà suggerire a Sua madre un incontro/colloquio per conoscersi a vicenda. Starà poi a lui o lei trovare la strada per guadagnarsi la fiducia di Sua madre.
Lei potrebbe accompagnarla ma è vero che è necessario lasciarli soli. Questo è un lavoro che si basa sulla relazione tra due persone. Lei potrebbe allontanarsi per il tempo che il dottore Le dirà e poi tornare. Se tutto và bene sarà Sua madre ad accettare di proseguire gli incontri.
Le faccio i miei migliori auguri e La saluto cordialmente. Dr. Marco Tartari, Asti

Dott. Marco Tartari Psicologo a Roatto

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19 AGO 2016

Buongiorno Eleonora,
ho letto le risposte già date dai colleghi che le hanno già fornito una buona panoramica di quello che uno psicoterapeuta può fare in questi casi.
Posso solo aggiungere che potrebbe essere utile per lei andare personalmente da uno psicoterapeuta disponibile ad aiutarla ad inquadrare in modo approfondito la situazione.
Molte volte un incontro di questo genere può aiutare a vedere il contesto che sta vivendo in un modo diverso utile a far emergere possibilità che in questo momento non riesce a intravedere. Un cordiale saluto.

Dottor Gabriele Andreoli psicologo psicoterapeuta

Dott. Gabriele Andreoli Psicologo a Isola della Scala

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18 AGO 2016

Cara Eleonora
credo che, in questi casi, il professionista potrà anche essere scelto con cura ma se la motivazione di sua madre non è sufficiente, credo che ci sia ben poco da fare.
Purtroppo lo psicologo è un fatto molto personale uno deve sentire di volerci andare e di volersi aprire.
La cosa migliore sarebbe che sia sua mamma a scegliere.
Un caro saluto
Dott. Silvana Ceccucci psicologa psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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18 AGO 2016

Buongiorno Eleonora, la prima parte della risposta della collega interpellata (bisogna sentire la diretta interessata) è stata corretta, un pò meno la seconda, a mio modo di vedere. Comunque, in linea di massima è così, chi dovrebbe cominciare la terapia dovrebbe anche essere la persona che "chiama", questo per capire varie cose, tra cui la motivazione e l'impegno (e non solo per la motivazione e l'impegno dei familiari...). Chiaramente, esistono delle eccezioni come l'obbligo da parte di un giudice (evidentemente, non il vostro caso), la gravità sintomatologica che impedisce, concretamente, che la persona riesca a chiamare (anche qui, non mi sembra il caso), un genitore che chiama per un proprio figlio minorenne (qui sembra più simile il contrario), etc. Dunque, le consiglierei di informarsi su alcuni psicoterapeuti presenti nella sua città, magari vedere quale approccio seguono, come ad es., più direttivo o meno, più lungo o breve, più centrato sui sintomi o sulle cause, etc. (queste sono informazioni che anche un profano della materia può trovare o nei curricula o sui vari siti internet di psicologia) e poi fermarsi lì e cercare di convincere sua madre ad attivarsi lei. Calcoli anche che, proprio questo primo passo, per una persona poco motivata, sarebbe già un "atto terapeutico iniziale", in quanto totalmente discrepante da ciò che vorrebbe realmente fare (in questo caso, non esporsi); dunque, è importantissimo che fosse sua madre a chiamare, a prendere appuntamento, etc. Chiaramente, il suo supporto, in queste fasi, è fondamentale.
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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