Adulto che ha subito abusi da bambini

Inviata da Francesco Ippolito · 11 mag 2020 Trauma psicologico

Salve
Ho 24 anni e da bambino ho sempre ricevuto abusi fisici da mio padre.
Mio padre è sempre stato apatico, disinteressato nei miei confronti.
È sempre stato irascibile e violento.
Non faceva altro che arrabbiarsi per ogni minima cosa è picchiare me e mia sorella maggiore.
Vivevo sempre in uno stato di ansia, di oppressione perché anche una minima cosa avrebbe potuto farlo infuriare.
Poteva infuriarsi e fare le sue scenate con plus di bestemmie ovunque (per strada, a casa di qualche parente) e davanti a chiunque (mia madre, parenti, estranei) non facendo altro che umiliarmi e mortificarmi.
Inoltre, mi sminuiva sempre davanti a parenti e amici con critiche e commenti sul mio peso o su altre questioni.
Quando avevo 11 anni nasce mia sorella minore e pochi mesi dopo mio padre si trasferisce per lavoro in un’altra città. Di questo ero felice, anche se sembra cattivo ammetterlo. Potevo finalmente respirare, non avere questa presenza indigesta tra le gambe.
Dopo un anno dal suo trasferimento, mia madre lascia mio padre perché non lo ama più. Nonostante tutto mio padre torna nella nostra città (dormendo sul nostro divano) un paio di weekend al mese e nelle festività. Ad oggi una sola volta al mese..
Il mio problema è che a 24 anni, metabolizzando e facendo un’autoanalisi, mi rendo conto di non riuscire ad avere una vita sociale.
Sono sempre stato introverso, schivo con le persone. In pochi casi riesco ad aprirmi ma per me è molto complicato avere una vita sociale comune. Sono solo.
In molte occasioni mi sento a disagio con le persone. Ho un senso di inadeguatezza che mi accompagna da sempre, senza contare tutte le ansie che ho per ogni minima cosa.
Anche nelle relazioni amorose che potrei avere con altri ragazzi o rapporti sessuali spesso provo disagio.
Non riesco ad avere una mia vita.
Sento il bisogno di farmi aiutare da uno psicologo se voglio riprendere in mano la mia vita ed evitare di passarla in solitudine.

Risposta inviata

A breve convalideremo la tua risposta e la pubblicheremo

C’è stato un errore

Per favore, provaci di nuovo più tardi.

Miglior risposta 12 MAG 2020

Francesco, lei ha raccontato molto ma è naturale che nello spazio di un messaggio non si possa raccontare tutto. Ad esempio non ha detto come è attualmente il rapporto con suo padre né come sia stato e come sia il rapporto con sua madre. Con i limiti dettati dal mezzo provo però a rimandarle un paio d'impressioni, sperando che, giuste o magari sbagliate che siano, il loro riverbero le lasci comunque qualche riflessione per lei utile.
Questo padre umiliante, da quanto capisco, ha cambiato città ma non ha mai lasciato il suo posto sul divano in cui, tuttora, almeno una volta al mese, torna a sedere. Con questo intendo dire che è come se quel divano fosse occupato da lui pure in sua assenza. Sarebbe forse così anche se questo padre lei, Francesco, smettesse di vederlo anche quella sola volta al mese. Infatti nei suoi ricordi, e negli a/effetti, probabilmente suo padre non ha mai smesso di farla sentire inadeguato e umiliato. Per un bambino piccolo un padre che maltratta e ridicolizza è una fonte enorme d'incertezza, anche riguardo le proprie capacità, i cui effetti facilmente non si limiteranno all'infanzia. Un padre che, pure, inaspettatamente e incurante della situazione o delle persone intorno , metta in imbarazzo o umili il proprio figlio facilmente lo lascerà preda di un senso d'incertezza anche riguardo agli altri e alle loro intenzioni: tutti gli altri, anche chi ancora non la conosca Francesco, diventano forse potenziali testimoni della sua supposta inadeguatezza. Ma la sua difficoltà nei rapporti interpersonali e sociali non le dice della sua inadeguatezza, semmai le racconta degli effetti dolorosi del suo passato sul suo presente.
Io non mi preoccuperei dell'eventuale sua cattiveria per l'essere contento che suo padre abbia abbandonato casa sua. Mi preoccuperei piuttosto di completare l'opera e di allontanarlo dal divano in cui ancora vive nella sua mente. Con questo non intendo dire che debba smettere di vedere suo padre e neppure che il rapporto con lui non possa eventualmente diventare più costruttivo nel presente. Intendo dire che però quel padre di allora, di quando lei Francesco era bambino, che è ancora nella sua mente e nelle sue timidezze, deve smettere di occupare i suoi spazi di oggi, deve smettere di farla sentire insicuro e a rischio di umiliazione. Si tratta di un percorso non breve ma che lei Francesco dovrebbe iniziare con l'aiuto di uno psicologo: non perché lei non abbia in sé le capacita di farlo ma perché è un lavoro che si fa necessariamente in due.

Dott. Antonino Puglisi Psicologo a Torino

57 Risposte

29 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

Psicologi specializzati in Trauma psicologico

Vedere più psicologi specializzati in Trauma psicologico

Altre domande su Trauma psicologico

Spiega il tuo caso ai nostri psicologi

Invia la tua richiesta in forma anonima e riceverai orientamento psicologico in 48h.

50 È necessario scrivere 22900 caratteri in più

La tua domanda e le relative risposte verranno pubblicate sul portale. Questo servizio è gratuito e non sostituisce una seduta psicologica.

Manderemo la tua domanda ai nostri esperti nel tema che si offriranno di occuparsi del tuo caso.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Introduci un nickname per mantenere l'anonimato

La tua domanda è in fase di revisione

Ti avvisaremo per e-mail non appena verrà pubblicata

Questa domanda esiste già

Per favore, cerca tra le domande esistenti per conoscere la risposta

psicologi 16550

psicologi

domande 22900

domande

Risposte 84200

Risposte