Ad alcune persone della mia famiglia servirebbe uno psicologo

Inviata da ross_emme · 24 giu 2026 Terapia familiare

Salve. Sono una ragazza di 24 anni, e avrei fortemente bisogno del parere di un esperto su una vicenda familiare per far comprendere ad alcuni membri della mia famiglia che hanno bisogno di aiuto.
Parto col dire che mia madre ha 3 fratelli, di cui uno sposato con una donna che è entrata nella nostra famiglia 20 anni fa. Sono 20 anni ormai che spesso accadono litigi a causa di questa donna, che ha mostrato più volte la sua ostilità nei nostri confronti, e ha sempre provato a mettere il marito contro la famiglia (spesso anche riuscendoci perché quell’uomo ormai è soggiogato da lei). È una donna molto cattiva, che vive la sua vita coltivando invidia e gelosia verso chiunque.
Un anno e mezzo fa mi lascia col mio all’epoca ex fidanzato, e in un momento di rabbia decisi di sfogare e di buttare fuori il mio dolore con la mia famiglia, loro due compresi (mio zio e consorte). Circa 4 mesi dopo poi io e il mio ex abbiamo deciso di rivederci, ed è ormai da un anno che, partendo da zero a ricostruire questo rapporto, ci vediamo e siamo di nuovo insieme. Poiché questi zii vivono lontani, le uniche volte in cui li vediamo sono festività (Natale e Pasqua ad esempio), oppure sporadicamente anche in altre occasioni come compleanni, ecc. Insomma, in un anno al massimo ci si vede 3/4 volte.
In un anno non mi sono mai sentita di condividere con loro le novità che riguardavano la mia situazione sentimentale, perché sapevo che da parte loro avrei ricevuto solo giudizi negativi e previsioni catastrofiche. Sapevo però che prima o poi sarebbe uscito fuori perché (per dirne una) manca poco alla mia laurea, e quindi in un’occasione del genere avrebbero per forza rivisto il mio fidanzato. Comunque, a prescindere dalle tempistiche con cui lo avrei detto, ribadisco che mi sarei aspettata solo giudizi negativi.
Voglio aggiungere che in un momento di sconforto e sofferenza, mi son sentita dire dalla moglie di mio zio “tanto quello che non darà a te lo darà a qualcun’altra”,una frase che peggiora solo la situazione di una persona già sofferente.
Qualche giorno fa, poiché erano qui per un weekend, un pomeriggio erano andati al centro commerciale e io mi sono organizzata per un saluto al volo col mio fidanzato giù casa mia. Loro si presentano senza un preavviso, per cui io non ho avuto il tempo di ritornare a casa in tranquillità e tenere nascosto ancora tutto, e una volta arrivati hanno parcheggiato l’auto proprio accanto alla nostra vedendoci quindi insieme. La moglie di mio zio ha creato un dramma familiare su questa cosa, iniziandola a prendere sul personale, dicendo che se io non ho detto nulla è perché li considero poco importanti. Ha fatto una scenata assurda, per poi essere messa a posto da mia madre. Quando sono ritornata a casa non sono stata degnata neanche di un saluto, e nonostante ciò mi sono seduta e ho spiegato tutte le mie ragioni. Lei mentre parlavo non mi guardava nemmeno in faccia, e aveva la testa sul telefono. L’unica cosa che riusciva a dirmi era “va bene” in modo stizzoso, oppure “hai ragione tu” trattandomi come una perfetta idiota. Il culmine c’è stato quando io ho ribadito più volte che la priorità ero io e il rapporto che stavo ricostruendo con questa persona, non il resto del mondo, e lei si è offesa persino su questa cosa. Mi è stato detto anche “se sei felice lo gridi al mondo”, come a fare un’insinuazione sul mio stato di felicità.
Ci tengo anche a dire che fino al giorno prima lei infieriva nei miei confronti durante un concerto appena è partita una determinata canzone che io ascoltavo quando mi ero lasciata.
Nessuno si è degnato di chiedermi come stessi, se fossi felice, cosa fosse accaduto in un anno. Ho ricevuto solo una frase di circostanza: “se sei felice, va bene”. Ma ciò che vedevo nei suoi occhi era solo tanta cattiveria e perfidia.
Adesso si è creata una specie di guerra fredda nella mia famiglia.
Ci terrei ad avere un parere su questa vicenda, grazie mille per l’attenzione.

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Miglior risposta 25 GIU 2026

Buongiorno Ross_emme,
grazie per la condivisione.
Dal suo racconto emerge una situazione familiare conflittuale che sembra trascinarsi da molti anni e che coinvolge diverse persone, non soltanto lei e sua zia. Capisco che alcuni atteggiamenti che descrive possano averla fatta sentire ferita, giudicata o non compresa, soprattutto in un momento delicato come quello della ricostruzione di una relazione affettiva. Allo stesso tempo, credo sia importante tenere presente che, leggendo il suo racconto, noi abbiamo accesso solo al suo punto di vista e non possiamo sapere cosa abbia portato sua zia a reagire in quel modo né se abbia effettivamente bisogno di un percorso psicologico.
Mi soffermerei invece sul titolo della sua domanda. Quando all'interno di una famiglia si sviluppano dinamiche che generano sofferenza, è abbastanza comune arrivare a pensare che siano gli altri ad aver bisogno di aiuto. Il problema è che non possiamo convincere qualcuno a intraprendere un percorso psicologico se non riconosce lui stesso una difficoltà o un bisogno di cambiamento.
La domanda che mi farei, quindi, è un'altra: quanto questa situazione sta pesando su di lei? Perché da ciò che scrive sembra che questi conflitti familiari abbiano un impatto emotivo importante e che suscitino rabbia, amarezza e senso di ingiustizia.
In questi casi un percorso psicologico può essere utile non tanto per cambiare i comportamenti degli altri, quanto per comprendere meglio ciò che accade dentro di sé quando ci si trova coinvolti in queste dinamiche, dare spazio alle emozioni che ne derivano e trovare modi più sereni e funzionali per tutelare il proprio benessere e i propri confini.

Resto a disposizione qualora le servisse.
Un caro saluto,
Dott.ssa Ginevra Pardi

Ginevra Pardi Psicologo a Milano

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6 LUG 2026

Buongiorno Ross, dalle tue parole emerge una grande capacità di osservazione e il desiderio di comprendere ciò che accade nella tua famiglia, senza rinunciare a dare valore anche ai tuoi vissuti. Hai cercato di spiegare le tue ragioni con calma e hai saputo dare priorità a ciò che per te era importante: ricostruire una relazione affettiva con i tuoi tempi. Questa è una risorsa preziosa.

Vorrei partire da una riflessione: non vediamo il mondo per com'è, ma per come siamo. È evidente che ti trovi immersa in dinamiche familiari complesse e poco serene, ma ti invito a chiederti quanto queste abbiano influenzato anche il tuo modo di guardare le persone e le relazioni. C'è una frase che trovo significativa: non esistono lupi cattivi, ma spesso lupi infelici. Dietro quella che percepiamo come cattiveria, molte volte si nasconde una sofferenza profonda che, probabilmente, in un contesto di scarsa alfabetizzazione emotiva, nessuno è riuscito a riconoscere e accogliere.

Il punto, però, non è quanto puoi fare per cambiare la tua famiglia. Il punto è quanto meriti di fare per te stessa. Meriti di costruire una vita più serena, libera da tensioni che appartengono a una storia familiare ormai datata. Il cambiamento può iniziare da te: quando cambia il tuo modo di stare nelle relazioni, cambia anche il modo in cui vivi ciò che ti circonda. Porta gli altri nel tuo mondo, fatto dei tuoi valori, delle tue emozioni e dei tuoi confini, invece di lasciarti trascinare nel loro.

Per questo credo che un percorso psicologico individuale possa essere un dono importante da fare a te stessa, per emanciparti da queste dinamiche e iniziare a scrivere una storia nuova.

La mindfulness può aiutarti a osservare con maggiore lucidità le emozioni che queste situazioni attivano, senza esserne travolta. La bioenergetica può sostenerti nel lasciare andare la tensione accumulata nel corpo e nel ritrovare radicamento, forza e autenticità nelle tue scelte.

Ho fiducia nella tua capacità di prenderti cura del tuo benessere emotivo e di costruire relazioni sempre più libere e consapevoli. Resto disponibile se vorrai approfondire.

Dott.ssa Chiara Girolamo
Psicologa Clinica e Facilitatrice Mindfulness
Ricevo anche online

Dott.ssa Chiara Girolamo Psicologo a Martina Franca

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3 LUG 2026

Buongiorno,
Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con un professionista per indagare meglio quello che prova, cercare di capirne il motivo e come si posiziona Lei rispetto a questa dinamiche famigliari.
Le auguro il suo meglio.

LM

Dott. Luca Mazzoleni Psicologo a Bergamo

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2 LUG 2026

Buongiorno Ross, nel suo racconto emerge un vissuto emotivo molto intenso: sembra esserci una ferita legata al sentirsi non riconosciuta, non ascoltata e giudicata all'interno di un legame familiare significativo. L'episodio con suo zio e sua zia sembra aver riattivato emozioni già presenti da tempo, come rabbia, delusione e bisogno di essere finalmente compresa. È umano desiderare che gli altri riconoscano il proprio dolore, ma spesso il punto di svolta arriva quando si sposta l'attenzione da "far capire agli altri che hanno un problema" a "comprendere cosa questa dinamica attiva dentro di me e come posso proteggermi". Non possiamo sapere se sua zia abbia bisogno di un percorso psicologico, ma possiamo osservare quanto questa relazione sembri avere un impatto importante sul suo benessere. Un percorso personale potrebbe aiutarla a elaborare queste esperienze, rafforzare i suoi confini emotivi e scegliere come stare nelle relazioni senza sentirsi continuamente in dovere di dimostrare il proprio punto di vista. La sua esigenza di essere vista e rispettata appare il nucleo centrale della sofferenza che racconta.

Dott.ssa Ada Palma Psicologo a Giugliano in Campania

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1 LUG 2026

Buongiorno Ross, le rispondo con onestà, anche se non è la risposta che la sua domanda cerca. Lei scrive per avere un parere che dimostri ad altri membri della famiglia "che hanno bisogno di aiuto", cioè per ottenere una convalida esterna che dia torto alla moglie di suo zio. Questo è comprensibile: quando si è feriti in un conflitto familiare, si desidera che qualcuno di autorevole confermi da che parte sta la ragione. Ma non è una cosa che io possa fare, e non perché il suo dolore non conti, bensì perché di questa vicenda ho un solo lato, il suo, e diagnosticare a distanza una persona che non ho mai sentito, descritta interamente attraverso gli occhi di chi ne è in conflitto, sarebbe scorretto verso di lei prima ancora che verso di me.

Ciò che posso dirle è più utile di un verdetto. Da come racconta i fatti, la ferita vera non è tanto la scenata di quel pomeriggio, quanto una sofferenza più antica: il sentirsi giudicata, non protetta, non interrogata su come stava in un anno difficile. La frase che le è stata detta nel momento della rottura, "tanto quello che non darà a te lo darà a qualcun'altra", è oggettivamente crudele verso chi soffre, e capisco che sia rimasta. Ma noti una cosa: gran parte della sua energia è investita nel dimostrare che l'altra è "cattiva, perfida, invidiosa". È una lettura che la tiene legata al conflitto, perché la costringe a raccogliere prove della malvagità altrui invece di occuparsi di ciò che a lei serve.

E ciò che a lei serve, mi pare, è potersi permettere la propria felicità e la ricostruzione di questo rapporto senza doverla far validare da chi non la sostiene. Ha detto una cosa giusta e importante e non ha bisogno che la moglie di suo zio la approvi perché sia vera. Il lavoro più liberatorio, qui, non è convincere la famiglia che quella donna ha bisogno di aiuto: è ridurre il potere che il suo giudizio ha su di lei. Se il peso di queste dinamiche familiari resta forte, parlarne con uno psicologo le darebbe più sollievo di qualunque sentenza sull'altra.

Un caro saluto,

Dottoressa Giulia Foddai

Giulia Foddai Psicologo a Torino

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26 GIU 2026

Buongiorno,

da ciò che scrive capisco che nella sua famiglia ci sia una situazione di tensione e di forte conflitto, dovuto al fatto che lei e la moglie di suo zio vedete le cose da punti di vista differenti. Capisco che lei senta di consigliare a questa persona uno psicologo, ma non possiamo agire su persone che non vogliono intraprendere questo percorso. Comprendo, però, che questa situazione su di lei Ross pesa molto, e che vive questi incontri con sofferenza. Proprio perchè sugli altri non possiamo agire, è importante capire i significati delle emozioni e dei pensieri che facciamo in queste situazioni, per capire come poterle vivere in modo più sereno. Infatti, colgo che che lei Ross abbia una sua giusta opinione e dei vissuti legati a queste esperienze con la moglie dello zio che non la fanno stare bene. Sarebbe interessante capire cosa l'ha fatta pensare che la moglie dello zio le stesse rispondendo con stizza, e perchè le hanno dato così fastidio certe risposte che ha ricevuto. Infatti, sebbene alcune situazioni siano effettivamente difficili, spesso è la nostra interpretazione degli eventi che ci mette in difficoltà. Questo lo rivedo anche quando dice di non aver voluto parlare ai suoi zii della nuova relazione: perchè è così un problema per lei ricevere un giudizio negativo (che in realtà non sappiamo se davvero sarebbe arrivato?).
Inoltre, alcune parti della sua storia non mi sono chiare: cosa vuol dire che sua zia ha fatto dramma familiare? che altri episodi sono accaduti e come ha reagito lei Ross?

Un cordiale saluto
Dott.ssa Mara Lever

Mara Lever Psicologo a Trento

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26 GIU 2026

Buongiorno Ross,
dal suo racconto si percepiscono rabbia, sofferenza e frustrazione in merito alla sua situazione familiare, a cominciare da questa coppia di zii e dal rapporto con questa zia acquisita. Fossi in lei, più che fermarmi a valutare e ricercare "colpe o colpevoli" (che comunque possono essere eventualmente individuati in un secondo momento), mi soffermerei su questi sentimenti che sembrerebbero suscitarle e invaderla, cercando uno spazio per poterli comprendere meglio. Potrebbe partire da lì intanto!

Resto a disposizione qualora ne avesse bisogno e Le auguro una buona giornata,
dott.ssa Silvia Sibilio

Dott.ssa Psicologa Silvia Sibilio Psicologo a Savona

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25 GIU 2026

Buongiorno, più che un'opinione sulle vicende familiari che catterizzano i suoi legami familiari le sarebbe utile, come dimostra il lungo racconto, uno spazio privilegiato e protetto dove poter passo passo ripercorrere la sua storia e provare a sciogliere i nodi che la tengono invischiata in dinamiche familiari pesanti che non le consentono di vivere la sua vita serenamente.
Un caro saluto
Dott.ssa Noemi Sembranti

Noemi Sembranti Psicologo a Pescia

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25 GIU 2026

Buonasera Ross,

grazie per averci scritto ed essersi confidata con noi professionisti.
Ha fatto bene a mettere dei sani confini, non spiegare cosa stesse accadendo fra lei e il suo attuale fidanzato, all' epoca ex.
Ha fatto bene, non tanto per i giudizi negativi quanto piuttosto per la deprivazione emotiva, per il fatto che a sua zia interessi avere il controllo della situazione e non tanto sapere come stia veramente lei.
Resto disponibile se vorrà iniziare un percorso psicologico di supporto emotivo per gestire al meglio tale situazione.
Gli altri non possono cambiare ma ciò che si può fare è cambiare modo di relazionarsi a ciò che fanno gli altri nei nostri confronti.
Cordiali saluti.

Dottoressa Margherita Romeo

Dott.ssa Margherita Romeo Psicologo a Roma

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25 GIU 2026

Buongiorno,
lei descrive una donna che da anni vive i rapporti familiari in modo conflittuale, intrusivo e giudicante, e che in questa occasione sembra aver trasformato una sua scelta personale in un’offesa rivolta a sé.
É importante distinguere i fatti dai significati attribuiti. Lei ha scelto di non raccontare a due parenti una parte della sua vita sentimentale finché non si sentirà pronta. Questo rientra pienamente nei suoi confini personali. Il significato che sua zia ha attribuito a questa scelta, è una lettura soggettiva, non necessariamente un dato di realtà.
Nel suo racconto emerge anche un altro elemento molto importante: lei non ha evitato di parlare per cattiveria o disinteresse, ma per proteggersi da un atteggiamento che si aspettava giudicante, svalutante e poco rispettoso. Invece di esserci curiosità, ascolto o attenzione per come stesse, c’è stata una reazione centrata sul risentimento e sulla colpa.
Questo non significa necessariamente che sua zia sia cattiva, ma il modo in cui sembra entrare nelle relazioni appare molto carico di bisogno di controllo, di centralità e di letture personali degli eventi.
Mi colpisce anche il fatto che lei senta il bisogno di un parere di un esperto per far capire ai suoi familiari che hanno bisogno di aiuto. Lo comprendo, ma le direi con sincerità che spesso il punto non è convincere l’altro a riconoscere il proprio problema, perché chi è molto rigido in queste dinamiche raramente si mette in discussione solo perché un familiare glielo fa notare.
Forse la domanda più utile non è “come faccio a far capire a loro che hanno bisogno di aiuto?”, ma “come posso io proteggermi da una dinamica familiare che mi ferisce e mi mette continuamente nella posizione di dovermi giustificare?”.
Per questo credo che potrebbe esserle utile un confronto con uno psicologo, vivere a lungo relazioni familiari così conflittuali e colpevolizzanti può portare a dubitare dei propri confini, a sentirsi in colpa anche quando si sta solo cercando di proteggere la propria serenità. Un professionista potrebbe aiutarla a leggere meglio queste dinamiche, a capire dove finisce la responsabilità dell’altro e dove inizia il suo diritto a scegliere cosa condividere, con chi e quando.
Rimango a disposizione,
Dott.ssa Aurora Bacchetta

Dott.ssa Aurora Bacchetta Psicologo a Roma

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25 GIU 2026

Da quello che racconti emerge una situazione che dura da molti anni e che non nasce affatto dalla vicenda con il tuo fidanzato. Il ritorno della vostra relazione sembra essere stato soltanto il pretesto perché riemergesse una dinamica familiare già consolidata.

La prima cosa che mi colpisce è che la questione sia stata spostata dal tuo vissuto alle emozioni di tua zia. Tu hai attraversato una separazione, hai ricostruito lentamente un rapporto importante e hai scelto di parlarne quando ti saresti sentita pronta. Questa è una decisione che appartiene a te. Non esiste alcun obbligo psicologico o morale di aggiornare ogni familiare sulla propria vita sentimentale, soprattutto se si prevede di ricevere giudizi anziché sostegno.
Mi sembra significativo anche un altro aspetto. Tu dici di aver evitato di raccontare loro la novità perché ti aspettavi critiche e commenti negativi. Poi, quando la situazione è venuta fuori casualmente, hai effettivamente ricevuto critiche, sarcasmo, freddezza e nessuna curiosità sincera verso come stessi. Questo significa che la tua previsione non era irrazionale, ma basata sull'esperienza accumulata negli anni.
La frase che tua zia ti disse quando vi eravate lasciati, "tanto quello che non darà a te lo darà a qualcun'altra", è un esempio di comunicazione poco empatica. Una persona che vuole sostenere qualcuno che soffre normalmente cerca di alleviare il dolore, non di amplificarlo. È una frase che rischia soltanto di aumentare il senso di perdita.
Anche il comportamento durante la discussione è interessante. Mentre tu cercavi di spiegarti, lei guardava il telefono, evitava il contatto visivo e rispondeva con frasi come "hai ragione tu". In psicologia questo può essere interpretato come una modalità comunicativa passivo-aggressiva: apparentemente non si litiga più, ma in realtà si comunica disprezzo, chiusura e indisponibilità al dialogo. Non è il comportamento di una persona interessata a comprendere le tue ragioni.
Quando poi ti viene detto che, se sei felice, "lo gridi al mondo", viene introdotta un'idea che non ha fondamento. Ognuno vive la felicità in modo diverso. Alcune persone condividono tutto immediatamente, altre proteggono ciò che è ancora fragile. Dopo una rottura e un successivo riavvicinamento è molto comune voler aspettare prima di parlarne con gli altri, proprio per dare tempo alla relazione di consolidarsi.
Mi sembra inoltre che tua zia abbia interpretato la tua scelta come un'offesa personale. Invece di chiedersi perché tu non ti fossi sentita serena nel parlarne con lei, ha concluso che fosse una mancanza di considerazione nei suoi confronti. È una differenza importante. Nel primo caso ci si interroga sul rapporto; nel secondo tutto viene letto come un torto subito.

Naturalmente sto leggendo solo la tua versione dei fatti e, per correttezza, va detto che ogni vicenda familiare ha più punti di vista. Tuttavia, anche tenendo conto di questo limite, il filo conduttore che descrivi è coerente: racconti episodi distribuiti nell'arco di circa vent'anni, caratterizzati da conflitti, provocazioni, atteggiamenti svalutanti e tentativi di creare divisioni. Se davvero questa modalità è così stabile nel tempo, è improbabile che il problema sia nato dal fatto che tu non abbia raccontato subito del ritorno con il tuo fidanzato.
Trovo molto significativa anche una frase che hai scritto: "la priorità ero io e il rapporto che stavo ricostruendo con questa persona, non il resto del mondo." Dal punto di vista psicologico è un'affermazione sana. Quando una relazione attraversa una crisi, è normale proteggere quel percorso prima di esporlo ai commenti esterni. Questo non significa escludere gli altri per cattiveria, ma prendersi cura di qualcosa che è ancora delicato.
Infine, vorrei dirti una cosa che spesso è difficile accettare nelle famiglie conflittuali. Non sempre è possibile convincere una persona di avere bisogno di aiuto. Perché questo accada serve una minima capacità di mettersi in discussione. Se qualcuno interpreta sistematicamente ogni comportamento altrui come un attacco personale, difficilmente cambierà perché un familiare gli spiega il proprio punto di vista.
Per questo motivo, più che cercare di dimostrare che tua zia ha torto, credo sia importante che tu continui a mantenere confini chiari. Hai diritto a decidere quando condividere aspetti della tua vita, con chi farlo e in quale momento. Hai anche diritto a pretendere che, quando racconti qualcosa di così personale, la prima reazione sia l'interesse per il tuo benessere e non il risentimento per non essere stata informata prima.

Da quello che hai scritto, la domanda che nessuno ti ha fatto è probabilmente la più importante: dopo tutto quello che è successo, oggi sei felice? Se la risposta è sì, allora è questo che dovrebbe avere il maggior valore, molto più della polemica nata attorno al momento in cui hai scelto di raccontarlo.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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25 GIU 2026

Buongiorno Ross,
da quello che ci racconta, sembra che il dolore che sente derivi dal sentirsi da tempo giudicata, non ascoltata e poco rispettata da questa persona.
È come se la vicenda del suo fidanzato avesse riattivato dinamiche familiari già presenti da molti anni.
Mi colpisce che lei senta il bisogno di dimostrare ai suoi familiari che questa donna "ha bisogno di aiuto". Quanto è importante per lei che gli altri riconoscano il suo comportamento come problematico? e cosa cambierebbe per lei se questo non accadesse?
Mi sembra anche che lei abbia cercato di spiegare le sue ragioni e di raccontare il suo punto di vista, ma abbia trovato dall'altra parte poca disponibilità ad ascoltare.
In situazioni come queste, a volte la questione non è riuscire a convincere l'altro, ma capire quali confini si desidera mettere per proteggere il proprio benessere emotivo.
Forse, più che cercare una definizione di chi abbia ragione o torto, può essere un'occasione per interrogarsi su quali relazioni oggi la fanno sentire accolta, rispettata e libera di essere sé stessa, e su come prendersene cura senza lasciare che il giudizio altrui occupi tutto lo spazio.

Dott.ssa Gaia Rotondo Psicologo a Taranto

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25 GIU 2026

Da ciò scritto si comprende che nella sua famiglia ci sono delle difficoltà comunicative.

Quando si hanno difficoltà di comunicazione, non si possono risolvere da un giorno all’altro, ma quotidianamente bisogna fare un passo avanti concreto nel migliorare la comunicazione
Inizia a parlare di più a confrontarsi prima sulle piccole cose quotidiane che possa sembrare insignificanti per migliorare il rapporto la coniugazione e poi piano piano parlare di quelli più importanti e personali

Dott. Luca Ferretti Psicologo a Pontedera

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25 GIU 2026

Gent.ma,

si ravvisa, dalle righe che lei ha scritto, che il problema principale è l'invadenza da parte della sua zia acquisita. A volte, i parenti non rispettano pienamente i confini velati o espliciti che vengono stabiliti. Qualche volta, ciò avviene in buona fede, in altre occasioni succede per partito preso allo scopo di mettere zizzania.
Il clima che si è creato, da lei definito come “guerra fredda”, non le giova affatto. Tuttavia, se lei si focalizza soltanto su di esso, non ne uscirà, ma ne verrà inevitabilmente inghiottita.
Quando avverte che i pensieri intrusivi generati da questa situazione rischiano di sopraffarla, si fermi ripetendo a se stessa questa frase: “Il loro pensiero non corrisponde al mio, io sto bene, punto”.
Comprenderà che questa strategia molto difficilmente si rivelerà sufficiente per ottenere un miglioramento tangibile. Quindi, le suggerisco di intraprendere al più presto un percorso psicologico con un/a professionista psicologo/a che potrà supportarla in questa situazione.

Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.


Un cordiale e affettuoso saluto,




Dr. Valerio Bruno

Valerio Bruno Psicologo a Cosenza

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25 GIU 2026

Cara Ross,
quello che racconti fa capire subito che non sei davanti a un semplice malinteso familiare. Sei davanti a una dinamica che dura da vent’anni e che ha sempre lo stesso copione. Una persona che entra in famiglia e invece di portare equilibrio porta tensione. Una persona che non ascolta, non accoglie, non si mette mai nei panni dell’altro. Una persona che usa il giudizio come arma e il dramma come linguaggio. Tu non stai reagendo a un singolo episodio. Stai reagendo a tutto questo.

Il punto non è che tu non abbia detto subito della tua relazione. Il punto è che non ti sei sentita al sicuro nel farlo. Non ti sei sentita accolta. Non ti sei sentita rispettata. Hai scelto di proteggere una parte della tua vita da chi, in passato, ha dimostrato di non saperla trattare con delicatezza. È una scelta sana. È una scelta adulta. È una scelta che chi ti vuole bene davvero avrebbe compreso senza bisogno di spiegazioni.

La reazione della moglie di tuo zio non parla di te. Parla del suo bisogno di sentirsi al centro, del suo modo di trasformare ogni cosa in un attacco personale, del suo non tollerare che qualcuno faccia qualcosa senza il suo permesso emotivo. Il fatto che non ti abbia guardata in faccia, che rispondesse con sufficienza, che usasse il telefono mentre parlavi, che facesse insinuazioni sulla tua felicità, non è un comportamento da persona ferita. È un comportamento da persona che vuole ferire.

Fa male anche che nessuno ti abbia chiesto come stessi. Fa male che nessuno abbia avuto la curiosità di sapere cosa è successo in un anno. Fa male che tu abbia dovuto spiegare tutto mentre loro erano già chiusi nella loro versione dei fatti. Ma questo non significa che tu abbia sbagliato. Significa che sei cresciuta in un contesto dove alcune persone non sanno stare in relazione in modo sano. E quando tu inizi a farlo, quando inizi a mettere confini, quando inizi a proteggere la tua vita privata, loro reagiscono come se li stessi attaccando. In realtà stai solo scegliendo te stessa.

La “guerra fredda” che si è creata non è colpa tua. È la conseguenza naturale di un sistema familiare che per anni ha lasciato a questa donna il potere di decidere il clima emotivo di tutti. Tu hai spezzato quel meccanismo. Hai detto “basta”. Hai messo un limite. E quando qualcuno che vive di conflitti si trova davanti a un limite, si offende. Ma questo non significa che tu debba tornare indietro.

Quello che hai fatto è sano. È maturo. È giusto. Hai protetto te stessa, la tua relazione, la tua serenità. Hai parlato con chiarezza. Hai spiegato. Hai mantenuto la calma. Hai fatto tutto ciò che una persona emotivamente responsabile dovrebbe fare.

Se vuoi, possiamo approfondire insieme come mettere confini con familiari che destabilizzano oppure come proteggere la tua relazione da interferenze esterne.

Un caro saluto
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo anche online

Arianna Bagnini Psicologo a Città di Castello

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25 GIU 2026

Gentile utente,

da ciò che racconta emerge una situazione che va avanti da molti anni e che sembra aver generato molta sofferenza e tensione all'interno della famiglia.
Mi colpisce soprattutto un aspetto: in un momento che riguardava la sua vita e la sua felicità, lei avrebbe avuto bisogno di sentirsi ascoltata e accolta. Invece si è trovata a dover giustificare le sue scelte e a gestire reazioni che l'hanno fatta sentire giudicata.
Non possiamo sapere quali siano le motivazioni profonde di sua zia, ma è importante ricordare che le sue reazioni parlano prima di tutto del suo modo di vivere le relazioni. Lei, invece, ha il diritto di scegliere cosa condividere, quando farlo e con chi farlo, senza sentirsi in colpa.
Le famiglie possono attraversare conflitti e incomprensioni, ma non è sua responsabilità gestire le emozioni degli altri. In questo momento provi a rimanere vicina a ciò che sente, ai rapporti che le fanno stare bene e ai traguardi che sta costruendo per sé.
Le auguro di poter vivere questo periodo con maggiore serenità e di non perdere di vista ciò che conta davvero per lei.

Un caro saluto,

Dott. Lo Verde Marcello
Psicologo
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Marcello Lo Verde Psicologo a Milano

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25 GIU 2026

Buongiorno
Nelle dinamiche familiari disfunzionali accade spesso un fenomeno preciso: il manipolatore trasforma la privacy degli altri in un'offesa personale, tu hai fatto una scelta perfettamente matura e legittima: proteggere una piantina fragile (la ricostruzione del tuo rapporto di coppia) da sguardi giudicanti. Il fatto che nessuno di loro ti abbia chiesto "Ma come stai? Raccontaci" dimostra che l'interesse non era legato al tuo benessere, ma al controllo delle informazioni all'interno del clan familiare.
Tu hai iniziato il tuo messaggio dicendo che vorresti usare il parere di un esperto per far capire ad alcuni membri della famiglia che hanno bisogno di aiuto.
Le persone come tua zia, o tuo zio che ne è soggiogato, raramente accettano di mettersi in discussione o di andare in terapia. Questo perché, dal loro punto di vista, il problema sono "gli altri" (in questo caso tu che nascondi le cose, o tua madre che ti difende). Coltivare l'invidia e il conflitto è il loro modo di stare al mondo e di riempire dei vuoti personali. La bella notizia, però, è che tua madre si è mossa molto bene, mettendola a posto. Questo significa che all'interno del tuo nucleo stretto c'è protezione e alleanza.
Accetta il fatto che questa donna non cambierà. Quando ti lancia frecciatine (come al concerto), non reagire spiegando le tue ragioni. Più ti spieghi, più le dai il potere di giudicarti. Rispondi con un sorriso neutro o un "Capisco il tuo punto di vista", e cambia stanza. Gestisci la Laurea alle tue condizioni: La laurea è la tua festa. Se deciderai di invitare questi zii per quieto vivere familiare, fallo sapendo che il tuo fidanzato sarà lì a testa alta. Tu e lui non dovete dimostrare niente a nessuno. Il fatto che stiate ricostruendo il vostro percorso è un affare privato. Smetti di cercare la loro approvazione: Il dolore più grande nasce dal constatare la loro "cattiveria e perfidia". Se smetti di aspettarti da loro l'affetto e l'interesse che un normale zio dovrebbe dare, smetterai anche di rimanerci male. Hai 24 anni, stai per laurearti e stai investendo sul tuo futuro e sulle tue relazioni: questa è la tua priorità assoluta. Lascia che la guerra fredda rimanga fuori dalla tua porta.

Un grandissimo in bocca al lupo per la fine dei tuoi studi e per la tua rinascita sentimentale.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia Psicologo a Ravenna

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25 GIU 2026

Gentile Rosa
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In ottica CMT, più che concentrarsi sulla diagnosi della zia, proverei a osservare cosa accade nelle relazioni.
Da quello che racconti emerge un tema molto forte: quando hai avuto bisogno di comprensione e protezione, ti sei sentita giudicata, svalutata e poco considerata nei tuoi bisogni emotivi. Nel momento in cui hai scelto di non condividere subito la ripresa della relazione, sembra che tua zia abbia interpretato questa scelta come un’offesa personale, spostando l’attenzione dal tuo vissuto al proprio.
Colpisce che nessuno ti abbia chiesto come stavi o cosa fosse cambiato nel rapporto con il tuo fidanzato. Il focus è diventato il fatto di non essere stata informata. Questo può far sentire una persona invisibile e poco riconosciuta.
È anche possibile che tua zia viva la tua autonomia come qualcosa di difficile da tollerare. Quando una persona prende decisioni indipendenti, alcune dinamiche familiari possono attivare sentimenti di esclusione, controllo o rivalità che vengono poi espressi attraverso critiche, sarcasmo, vittimismo o rabbia.
Detto questo, è importante evitare di trasformare il problema in “lei è cattiva”. Noi conosciamo la tua esperienza, ma non la sua storia interna. Possiamo però dire che alcuni suoi comportamenti appaiono poco empatici, invalidanti e centrati sui propri bisogni più che sui tuoi.
La domanda forse più utile non è se tua zia abbia bisogno di aiuto psicologico, ma perché tu continui ad aspettarti comprensione da una persona che, da molti anni, sembra non riuscire a offrirla. A volte la sofferenza nasce anche dal continuare a cercare riconoscimento da chi, almeno al momento, non è in grado di darlo.
La tua scelta di proteggere un rapporto ancora fragile e in ricostruzione appare comprensibile. Non avevi l’obbligo di condividere immediatamente una parte così privata della tua vita, soprattutto con persone dalle quali ti aspettavi giudizio anziché sostegno. La vera questione adesso potrebbe essere imparare a mantenere i tuoi confini senza sentirti responsabile delle reazioni emotive degli altri.
Un caro saluto
Dr.ssa G. Bolzoni

Dott.ssa Gabrielle Bolzoni Psicologo a Roma

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