Aborto volontario

Inviata da Arcobaleno · 14 gen 2026 Autorealizzazione e orientamento personale

Salve… sto affrontando ad oggi il momento più brutto della mia vita.
Ho 35 anni e ho partorito da 4 mesi il mio secondo figlio (tanto cercato e desiderato proprio come la mia prima), ho avuto stupidamente/presa dal momento un rapporto non protetto senza controlllare in che periodo fossi (ma xke avevo amcora perdite da ciclo- o almeno io pensavo fossero quelle). Presi dallo spavento abbiamo preso subito la pillola de giorno dopo.

PREMESSA Ovviamnate non cercando una terza gravidanza anzi io prima di questa cosa ero completa così con mio marito e i miei due figli. Periodo migliore della mia vita. Me lo dicevano tutti quanti fossimo felici e una a famiglia.

La pillola non ha funzionato e la gravidanza è stata confermata da test/esami ginec…
Io sono devastata x diversi motivi:

- gravidanza non prevista ma sopratutto non voluta
- ho i miei sia bambini di 4 anni e 4 mesi che hanno urgentemente bisogno della loro mamma
- equilibrio mio mentale e fisico
- non mi sono ancora ripresa a
Dal parto
- libera e prospettive future che mi si stavano prospettando
- equilibrio e rapporto con mio marito
- tutto un aspetto economico e gestionale dei bambini completamente sulle mie spalle
- questo comporterebbe la perdita del mio lavoro e l’impossibilità di tornare a lavorare oltre che perdere la mia indipendenza come persona madre donna

Io so che la mia decisione anzi la nostra è stata presa il giorno stesso del rapporto quando abbiamo preso la pillola x interrompere la possibile gravidanza.
Ora la cosa che mi strugge e mi distrugge e il fatto di abortire, di “uccidere” il bambino dentro di me che potrebbe essere come sicuramente gli altri il dono più bello della nostra vita. Manon c’è la posso fare. E troppo impegnativo e rischioso. Ho paura di stare male fosicmamate essendo passati solo quattro mesi. Ho paura di distruggere il rapporto con mio marito (il quale proprio non ne vuole sentire di tenerlo), di nn essere presente come vorrei per i miei due bambini sopratutto la prima che ha un po sofferto l’arrivo del secondo e il secondo che avrebbe sono 1 anno quando arriverà il terzo.

Terrei questo bambino solo per il senso di colpa di non avergli permesso di vivere nella nostra splendida famiglia e di essere amato.! non so se riuscirò a fare questo passo dopo averlo visto in eco e sentito il suo cuoricino battere. Mi sembra una cosa disumana, da persona cattiva uccidere il mio bambino che mi sta crescendo nella pancia.

Ma se poi lo tengo e ho problemi durante la gravidanza? Se nasce con problemi? Se come dicono potrebbe nascere prematuro? Se non ce la facessi poi a gestirli tt e tre abbandonando la mia libertà che mi ero tanto guadagnata in questi anni? Se poi cado in depressione? Se poi rovino il rapporto con mio marito tanto da far saltare il matrimonio? Se poi sto male fisicamente io o il bambino?

A chi pensa alle mie due creature che già ci sono. Tanto volute. Che hanno così tanto bisogno di me.

Io nn credo neanche che se questa cosa fosse successa a 1 anno o 2 dal parto avrei comunque accettato. Ma proprio xké stavo bene così e nn sentivo il bisogno di altro.

Mi pesa questa decisone che devo prendere e so che sarà diffide riuscir a perdonarmi e a non odiarmi x quello che ho fatto. Ma proprio dal rapporto non protetto a decisione che piano piano sto maturando.

Se i dottori mi dicessero “no non puoi continuare, xke è passato troppo poco, perché ci sarebbero troppi rischi” tutto questo peso che sento dentro mi si allieverebbe all’improvviso facendomi sentire una persona meno brutta. Una madre meno snaturata. E non una assassina.

Vi prego aiutatemi a capire e aiutatemi a capirmi grazie

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Miglior risposta 15 GEN 2026

Cara,
comprendo quanto questa situazione sia dolorosa e quanto tu ti senta divisa dentro. Stai vivendo un conflitto molto intenso tra ciò che senti, ciò che temi e ciò che in questo momento riesci realisticamente a sostenere, fisicamente ed emotivamente. Il senso di colpa, la paura e la confusione che descrivi sono reazioni comprensibili quando una gravidanza arriva in un momento così ravvicinato a un parto e mentre sei già totalmente impegnata nella cura di due bambini molto piccoli.

È importante riconoscere che stai cercando di tenere insieme molti aspetti della tua vita: la tua salute, il tuo equilibrio mentale, la relazione con tuo marito, il benessere dei figli che già ci sono e il futuro della vostra famiglia. Questo non significa mancanza di amore, ma la fatica di dover fare una scelta in una condizione di grande vulnerabilità.

In questo momento può essere utile non restare sola con questi pensieri e confrontarti sia con il ginecologo, per chiarire i reali aspetti medici, sia con uno psicologo che ti aiuti a dare spazio alle emozioni senza esserne travolta. Qualunque decisione prenderai avrà bisogno di essere accompagnata e sostenuta, e tu meriti ascolto e protezione in questo passaggio così complesso.

Un caro saluto,
Dott.ssa Valeria Di Stasi
Psicologa clinica
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Dott.ssa Valeria Di Stasi Psicologo a Bari

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7 FEB 2026

Cara Arcobaleno,

quello che descrivi è una vera e propria frattura morale in cui due forme di amore collidono. Da un lato l’amore per ciò che già esiste, due figli piccolissimi, un equilibrio appena ritrovato, un corpo e una psiche che chiedono tregua. Dall’altro l’amore per ciò che potrebbe esistere, che, dopo un’eco e un battito, non è più un’idea, ma un’immagine viva, quindi psichicamente potente. In queste soglie, la mente cerca spesso una scorciatoia crudele: ridurre la complessità a verdetto (“sono un’assassina”, “sono una madre snaturata”). Ma il verdetto è un modo di chiudere ciò che spaventa. Qui non stai scegliendo tra bene e male; stai scegliendo tra due dolori, e ogni scelta comporta una perdita, di una possibilità, oppure di una tenuta (fisica, psichica, relazionale). La domanda è quale ferita è più coerente con la cura: di te, dei figli che già ci sono, della coppia, della tua possibilità di restare madre presente e non collassata. C’è poi un punto decisivo: quando desideri che “i medici dicano che non puoi”, stai cercando un’assoluzione esterna perché dentro di te un giudice interno ti condanna. Allora la domanda più vera diventa: chi parla in me quando mi chiama “mostruosa”? È coscienza, o è un ideale materno assoluto, una madre perfetta, che non tollera il limite e lo traduce in vergogna?

Resta umana dentro questa scelta significa non rifugiarsi né nel cinismo (“non è niente”) né nell’autoflagellazione (“sono cattiva”), ma sostenere la tragicità senza trasformarla in identità. Se vuoi lavorarci in modo netto: individua, per ciascuno scenario, quale perdita ti appare intollerabile. È lì che si separano colpa e responsabilità.

Un caro saluto,

Dottoressa Giulia Foddai

Giulia Foddai Psicologo a Torino

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22 GEN 2026

Buongiorno,
grazie per la condivisione di questo momento doloroso. Vista l'importanza di quello che scrive le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con un professionista per indagare meglio i vissuti che descrive e di analizzare le scelte prese che comportano attualmente delle fatiche.
Le auguro il suo meglio.

LM

Dott. Luca Mazzoleni Psicologo a Bergamo

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15 GEN 2026

Grazie per aver scritto tutto questo. Si sente quanto dolore, quanta paura e quanta lucidità ci siano insieme nelle tue parole. Non stai parlando “a cuor leggero”, stai parlando da madre, da donna stanca, da persona che sente di essere arrivata a un limite reale, non immaginario.
Vorrei dirti subito una cosa importante: non sei una persona cattiva, non sei una madre snaturata, non sei un’assassina. Sei una donna che si trova davanti a una scelta drammatica, in una condizione di vulnerabilità fisica ed emotiva enorme, a soli quattro mesi da un parto, con due bambini piccoli completamente dipendenti da te e con un equilibrio appena ritrovato.

Quello che stai vivendo è un conflitto profondo tra due parti di te.
Da una parte c’è la madre che conosci bene: quella che sa amare, che sa quanto un figlio possa essere un dono, quella che sente il battito e lo vive come “vita”.
Dall’altra c’è la donna reale, concreta, nel suo corpo e nella sua mente, che sa con altrettanta chiarezza di non farcela, ora, senza rischiare di rompersi. E quando una persona sente di potersi rompere, non è egoismo: è ascolto di sé.

Il senso di colpa che provi non nasce perché stai facendo qualcosa di “mostruoso”. Nasce perché sei una persona empatica, responsabile, capace di immaginare le conseguenze. Ma il senso di colpa, in queste situazioni, è spesso ingannevole: ti fa credere che l’unico criterio morale sia “portare avanti la gravidanza”, mentre tu stai già pensando ai tuoi figli, a tuo marito, al tuo corpo, alla tua salute mentale, alla vostra famiglia così com’è. Anche questo è prendersi cura della vita.

È molto importante quello che dici: tu e tuo marito, quel giorno, avete già fatto una scelta. Avete agito per evitare una gravidanza perché sapevate che non era sostenibile per voi. Il fatto che la pillola non abbia funzionato non cancella quella intenzione, non la rende improvvisamente illegittima o crudele. Non sei “cambiata”: sei rimasta coerente con ciò che sapevi di te.

Il pensiero “se i medici mi dicessero che non posso continuare mi sentirei sollevata” è rivelatore. Non perché tu voglia una scusa, ma perché stai cercando un’autorizzazione a non sacrificarti oltre il possibile. Vorresti che qualcuno ti dicesse: “Basta così, hai già dato abbastanza”. E in realtà, quella voce, anche se fa paura ascoltarla, è già dentro di te.
Hai anche molta paura del futuro e non sono paure astratte: sono paure fondate. Paura di stare male fisicamente, di cadere in depressione, di non essere presente per i tuoi figli, di incrinare il rapporto con tuo marito, di perdere il lavoro e l’indipendenza. Tutto questo non è “immaginare il peggio”, è valutare realisticamente le tue risorse attuali, che oggi sono ridotte. E una madre che valuta le proprie risorse non è una madre egoista, è una madre responsabile.

Vorrei dirti una cosa con grande delicatezza: tenere questa gravidanza solo per senso di colpa rischierebbe di essere una violenza verso te stessa. E una madre distrutta, esaurita, in colpa per aver rinunciato a sé, non è più disponibile né per i figli che già ci sono, né per la coppia, né per se stessa. L’amore, per essere tale, ha bisogno anche di spazio, di respiro, di possibilità.
Il dolore che provi per l’idea di abortire è reale e va rispettato. Qualunque scelta tu faccia, non sarà indolore. Ma dolore non significa colpa e sofferenza non significa cattiveria. A volte significa semplicemente che stiamo scegliendo la strada meno distruttiva tra due strade entrambe difficili.
Non esiste una scelta “giusta” in assoluto. Esiste una scelta possibile per te, oggi, in questo corpo, in questa famiglia, in questo momento della tua vita. E da quello che scrivi, tu questa risposta, anche se fa paura ammetterlo, la stai già sentendo.

Ti invito davvero, se puoi, a non restare sola con questo peso. Parlane con un* professionista che abbia esperienza in maternità, post-partum e scelte riproduttive, non per farti cambiare idea, ma per aiutarti a non odiarti qualunque decisione tu prenda. Il perdono verso te stessa non nasce dal “fare la cosa giusta”, ma dal riconoscere che hai fatto la cosa migliore che potevi con le risorse che avevi.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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15 GEN 2026

​Gentile Signora,

​leggendo le sue parole arriva con forza tutto il carico di dolore, confusione e paura che sta attraversando. Quello che descrive è un conflitto profondo tra due parti di sé: la madre che desidera proteggere l'equilibrio della famiglia faticosamente costruito e la donna che si sente schiacciata da un senso di colpa paralizzante.

​È importante, prima di tutto, che lei sappia che ciò che prova ha un nome e una dignità clinica: si trova in una fase di forte vulnerabilità emotiva, aggravata dalla vicinanza del parto precedente (avvenuto solo 4 mesi fa), che comporta una rivoluzione ormonale e psichica ancora in corso. È del tutto comprensibile sentirsi sopraffatti.

​In situazioni così complesse, il rischio è quello di sentirsi "cattive", ma la realtà è che lei sta cercando disperatamente di tutelare le sue due creature e il legame con suo marito. Il desiderio che "siano i medici a decidere" testimonia quanto sia pesante questo fardello e quanto lei abbia bisogno, in questo momento, di essere sostenuta e non giudicata. Decidere per il bene di una famiglia richiede a volte di guardare in faccia limiti realistici che non hanno nulla a che vedere con il proprio valore come persona.

​Il mio consiglio professionale è quello di non restare sola con questi pensieri. Le suggerisco di ritagliarsi uno spazio protetto, anche breve, con un professionista. Un percorso di supporto può aiutarla a:

​Abbassare il livello di angoscia per guardare alla situazione con maggiore chiarezza. ​Elaborare il senso di colpa, trasformandolo in una scelta consapevole e non in una condanna. ​Ritrovare un dialogo con suo marito basato sulla condivisione del futuro.

​Resto a sua completa disposizione attraverso gli strumenti di questo portale per un colloquio conoscitivo online, qualora sentisse il bisogno di dare voce a questo silenzio e trovare insieme un po' di ordine in questo momento di caos emotivo.

​Un caro saluto,
​Dott.ssa Martina Titone
Psicologa Clinica

Anonimo-203961 Psicologo a Castelvetrano

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15 GEN 2026

Gentile Scrittrice,
Capisco che in questo momento tu stia vivendo una situazione estremamente complessa, in cui si intrecciano aspetti fisici, psicologici, familiari ed economici. La tua sofferenza non deriva da leggerezza o superficialità, ma dal fatto che stai cercando di prendere una decisione responsabile in un momento di grande vulnerabilità, a pochi mesi da un parto e con due bambini molto piccoli che richiedono energie e presenza.

È importante distinguere alcune cose:
La parte medica:
Solo un professionista sanitario può fornirti indicazioni chiare sui rischi fisici legati a una nuova gravidanza così ravvicinata, sul tuo stato di salute attuale e sulle alternative disponibili. Avere informazioni affidabili e personalizzate è un passaggio fondamentale per ridurre l’ansia e permetterti di valutare la situazione con maggiore lucidità.
La parte psicologica:
Le emozioni che descrivi come il senso di colpa, paura, ambivalenza, timore di essere “una cattiva madre”, sono reazioni molto comuni quando ci si trova davanti a una decisione che tocca valori profondi e ruoli identitari.
Non sono indicatori di inadeguatezza, ma segnali del fatto che stai prendendo sul serio ciò che stai vivendo.
In questo momento stai cercando di conciliare:

• il tuo benessere psicofisico,
• i bisogni dei tuoi due figli,
• la stabilità della tua relazione,
• la sostenibilità pratica ed economica della vita familiare,
• i tuoi valori personali.
È normale che tutto questo generi un sovraccarico emotivo.
La parte decisionale:
Una decisione così delicata non si prende “contro” qualcuno o qualcosa, ma per proteggere un equilibrio complessivo: il tuo, quello dei tuoi figli, quello della tua famiglia.
Qualunque scelta tu faccia, non definisce il tuo valore come madre o come persona.
Può essere utile chiederti:
• Quali sono le mie risorse attuali, realistiche, non ideali?
• Quali sono i miei limiti fisici ed emotivi in questo momento?
• Quali conseguenze avrebbe ciascuna scelta sul benessere dei miei figli già presenti?
• Quali condizioni mi permetterebbero di affrontare serenamente una gravidanza? Sono presenti ora?
Queste domande non servono a giudicarti, ma a riportare la riflessione su criteri concreti e non sul senso di colpa.

Il senso di colpa che descrivi non è un indicatore morale, ma una reazione emotiva alla dissonanza tra ciò che senti e ciò che temi di dover fare.
Non è un giudizio sulla tua bontà o cattiveria.
È un’emozione che nasce quando ci si trova davanti a scelte che non hanno una soluzione perfetta.
Il fatto che tu ti stia interrogando così profondamente dimostra quanto tu sia una madre attenta, non il contrario.

In momenti come questo è fondamentale non restare sola. Parlare con uno psicologo o con un consultorio può offrirti uno spazio neutro, protetto, in cui esplorare la tua ambivalenza senza pressioni e senza giudizi.
Avere un luogo in cui mettere ordine tra emozioni, pensieri e paure può alleggerire molto il carico che stai portando.

Non esiste una scelta “giusta” in assoluto, ma esiste la scelta più sostenibile per te, per la tua salute e per la tua famiglia in questo momento della tua vita.
Il tuo valore come madre non dipende da questa decisione, ma dalla cura e dalla responsabilità che stai dimostrando nel prenderti il tempo per riflettere e cercare supporto.

Arianna Bagnini Psicologo a Città di Castello

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15 GEN 2026

Buongiorno signora
Valuto le cose positive , e negative.
Ne parli con suo marito e si faccia aiutare da uno psicoterapeuta.
Per avere più chiarezza in se stessa.
Nessuno può scegliere al suo posto. Soltanto lei

Dottssa Patrizia Carboni
Psicologa Psicoterapeuta
Roma
Roma

Dott.ssa Patrizia Carboni Psicologo a Roma

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15 GEN 2026

Gentile utente,
la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata.
Una gravidanza a breve distanza da un parto, soprattutto se non prevista, può generare emozioni contrastanti e momenti di grande confusione. Le preoccupazioni che esprime coinvolgono diversi ambiti della vita e il disagio emotivo che sta vivendo è comprensibile. Questo non implica in alcun modo essere “cattive persone”, ma riflette la complessità di dover prendere decisioni importanti, che richiedono consapevolezza, ascolto di sé e attenzione al proprio benessere.
In questo momento può essere utile confrontarsi sia con il/la ginecologo/a, per valutare gli aspetti medici, sia con uno/a psicologo/a, per avere uno spazio di ascolto e chiarificazione.
Qualunque scelta presa con attenzione al proprio benessere e a quello della famiglia merita rispetto.

Un saluto,
Dott.ssa Giulia Moretti – Psicologa

Dott.ssa Giulia Moretti Psicologo a Varano Borghi

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15 GEN 2026

Cara,
quello che stai vivendo non è follia, non è cattiveria, non è mostruosità.
È un conflitto morale ed emotivo enorme, in una fase della vita estremamente vulnerabile.

Prima cosa fondamentale: tu non sei una “persona cattiva”
Una donna cattiva non soffre così, non si interroga così, non piange così, non chiede aiuto così.
Tu stai vivendo un conflitto tragico, non una scelta leggera.
Il tuo dolore nasce proprio da questo, qualsiasi scelta farai, perderai qualcosa di importante.
E questo è ciò che rende la decisione così devastante.

Ci sono due parti dentro di te (entrambe vere).
1 La madre che ama, protegge, sente il battito.
Quella parte sente il cuoricino, vede già un bambino, vive l’aborto come una perdita, una colpa, una ferita morale, teme di non perdonarsi mai.
Questa parte non va zittita.
2 La donna-madre che conosce i limiti reali.
Quella parte sa che il corpo è ancora fragile (4 mesi sono pochissimi), sa che la mente è ancora in assetto post-partum, sa che due bambini piccoli hanno bisogno di una madre presente, sa che un crollo tuo avrebbe effetti su tutti, sa che il carico ricadrebbe quasi tutto su di te, sa che il matrimonio è già messo alla prova.
Questa parte non è egoista.
È responsabile.

Ti consiglio di non restare sola.
Serve subito uno spazio psicologico (anche breve) per sostenerti nella decisione.
Parla con un ginecologo che conosca il post-partum.
Non per “decidere al posto tuo”, ma per chiarire i reali rischi fisici.
Smetti di pensarti in bianco/nero.
Non sei o madre buona o madre mostro.
Sei una madre in un limite reale, comunque vadano le cose.

Resto a disposizione, anche online.
Un caro e affettuoso saluto.
Dottoressa Martina Miranda

Martina Miranda Psicologo a Poggiomarino

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15 GEN 2026

Cara mamma,
ti ringrazio davvero per la fiducia e per il coraggio con cui hai messo in parole qualcosa di così doloroso e complesso. Ti rispondo con grande rispetto, in modo professionale, accogliente e non giudicante, da psicologa ma anche da mamma, e ti dico subito una cosa importante: capisco molto bene le tue parole. Le sento vere, profonde, e assolutamente umane, non devi sentirti in colpa di nulla!
Quello che stai vivendo non è “cattiveria”, non è egoismo, non è mancanza d’amore. È il conflitto lacerante di una donna che ama profondamente i suoi figli, che conosce i propri limiti, che sente la responsabilità enorme della cura e che si trova improvvisamente davanti a una scelta più grande delle sue forze in questo momento della vita.
Sei reduce da un parto recente, sei ancora nel pieno del cambiamento fisico, ormonale ed emotivo del post partum. Hai due bambini piccolissimi che dipendono da te in modo totale. Molto probabilmente. stavi finalmente ritrovando un equilibrio, una stabilità mentale, un senso di te come donna oltre che come madre e moglie. Tutto questo non è secondario, non è superficiale: è fondamentale.
È comprensibile che tu viva un dolore profondo all’idea dell’interruzione di gravidanza, soprattutto perché non sei una donna che rifiuta la maternità, anzi. Proprio per questo il senso di colpa è così forte. Ma permettimi di dirti con chiarezza e fermezza che una donna che si pone tutte queste domande non è un’assassina, non è una madre snaturata, non è una persona cattiva per cui non darti colpe. È una donna che sta cercando di scegliere nel modo meno distruttivo possibile per sé, per i figli che già ci sono e per la sua famiglia.
Il desiderio che siano i medici a “toglierti il peso” dicendo che non puoi continuare è molto comprensibile perché significa quanto sia schiacciante per te sentirti l’unica responsabile di questa decisione. Ma la verità, anche se fa male, è che questa è una scelta che riguarda la tua vita, il tuo corpo, la tua salute mentale, la tua famiglia. E nessuna scelta fatta in ascolto profondo di sé è disumana.
Ti invito, con grande delicatezza, a fare alcune cose se vorrai:

- Ascolta te stessa, non la voce del giudizio, non il “dovrei”, non la paura di come ti vedrai domani. Ascolta cosa senti di poter reggere davvero oggi.
- Parlane apertamente con tuo marito, non solo della decisione finale, ma delle paure, dei rischi, delle conseguenze concrete su di te, sul rapporto, sui vostri figli. È una decisione che va pensata insieme, con onestà e rispetto reciproco.

- Provate a ragionare insieme su alcune domande, senza forzarvi: Che tipo di madre potrei essere per i miei due bambini in ciascuno degli scenari? Che impatto avrebbe questa gravidanza sulla mia salute fisica e psicologica? Che risorse reali (non ideali) abbiamo come coppia, economicamente ed emotivamente? Di quale equilibrio ho bisogno per non perdermi come persona?

Qualunque decisione prenderai, non sarà una decisione facile né indolore, e questo dice molto della profondità del tuo amore e dei tuoi valori. Ma non sei obbligata a sacrificarti fino ad annullarti per essere una “brava madre”. Prendersi cura di sé è anche prendersi cura dei propri figli.
Vorrei infine dirti una cosa che considero fondamentale, indipendentemente dalla decisione che prenderai, ti suggerisco con forza e calore di iniziare un percorso di sostegno psicologico. In un momento così delicato della vita, la terapia non è un segno di debolezza, ma uno spazio protetto dove poter elaborare il dolore, il senso di colpa, la paura, il lutto (qualunque forma esso prenda) e ritrovare gradualmente un senso di pace con te stessa. Può aiutarti a non restare sola con pensieri così pesanti e a proteggere la tua salute mentale e quella della tua famiglia.
Ti mando un forte abbraccio, sincero e rispettoso. Non sei sola, non sei sbagliata, e meriti ascolto e sostegno in questo passaggio così difficile della tua vita.

Chiara Ilardi Psicologo a Roma

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15 GEN 2026

Gentilissima,

capisco che tu stia attraversando un momento particolarmente complesso, ricco di emozioni e di pensieri contrastanti. In situazioni come questa è naturale sentirsi confuse, spaventate o in dubbio, e questo non ti rende una persona “sbagliata” o “cattiva”.
Anzi, ciò che stai vivendo dice molto del tuo impegno nel cercare di comprendere la situazione in modo sincero e rispettoso di te stessa, facendo affidamento sulle tue risorse, sulla cura e sull’attenzione che metti ogni giorno nella tua vita.

Le scelte che riguardano il proprio corpo e la propria vita toccano aspetti molto profondi e personali. In un momento come questo è importante poterti sentire accolta e ascoltata, senza giudizio. Dare spazio alle tue emozioni e ai tuoi pensieri, con rispetto e cura verso di te, può aiutarti a prenderti cura di ciò che stai vivendo. Qualunque decisione tu senta di prendere, è importante che tu possa farlo con rispetto e cura per te stessa.

In questo momento, dubbi e paure possono diventare una bussola che ti aiuta a entrare in contatto con i tuoi bisogni e con ciò che potrebbe farti stare meglio. Non sei tenuta ad affrontare tutto da sola: il confronto con le persone di cui ti fidi, con la tua famiglia, con il medico o con un professionista può offrirti sostegno e ascolto.

Un caro saluto,
Dott.ssa Martina Laconi
Psicologa Clinica

Martina Laconi Psicologo a Cagliari

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15 GEN 2026

Cara Arcobaleno,
capisco quanto questo momento sia lacerante, e sento in ogni riga quanto peso, paura e senso di responsabilità tu stia portando sulle spalle. Non sei “sbagliata” per provare tutto questo: stai attraversando una situazione che mette in tensione valori, desideri, limiti fisici, affetti e futuro, tutti insieme. È umano sentirsi sopraffatta.
È importante riconoscerlo chiaramente: avere pensieri di rifiuto verso questa gravidanza non ti rende una cattiva madre, così come considerare un’interruzione non ti rende “un’assassina”. Stai cercando di proteggere te stessa, i tuoi due bambini e il tuo equilibrio familiare, e questo è profondamente comprensibile.
Alcune delle tue paure sono molto concrete e meritano ascolto: il tuo corpo, che ha partorito solo quattro mesi fa; il tuo stato mentale, ancora in assestamento dopo il post-partum; il bisogno dei tuoi figli già nati; il carico pratico ed economico che ricadrebbe quasi interamente su di te; il rapporto con tuo marito, che già ora è in forte tensione.
Altre paure riguardano scenari possibili ma incerti (complicazioni, prematurità, depressione, crisi di coppia). Non sono “sbagliate”, ma è importante distinguere tra ciò che è certo adesso e ciò che è ipotetico, per non lasciare che l’ansia decida al posto tuo.
Non esiste una scelta “pura” o “senza dolore” in situazioni come questa. Qualunque strada prenderai porterà con sé guadagni e perdite. Il punto non è trovare la decisione perfetta, ma quella più sostenibile per te e per la tua famiglia reale, qui e ora.
Potrebbe esserti molto utile avere un confronto medico chiaro e non giudicante, per comprendere davvero quali siano i rischi fisici della gravidanza così ravvicinata al parto, senza catastrofismi ma anche senza minimizzazioni.
Inoltre potresti cercare uno spazio psicologico protetto, dove poter mettere in parola il tuo conflitto senza dover giustificarti o difenderti. Non per “convincerti” di qualcosa, ma per aiutarti a pensare con più calma tra emozioni così intense.
Infine, una cosa fondamentale: qualunque decisione prenderai, non sarà la prova del tuo valore come madre. Le madri non sono sante né mostri; sono esseri umani che, a volte, devono scegliere in condizioni durissime.

Margherita Barberi Psicologo a Lerici

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15 GEN 2026

Cara Arcobaleno , è una decisione difficile . Ma in cuor tuo hai già deciso e ti trovi automaticamente tutte le problematiche e gli ostacoli di ogni natura a livello razionali che questo figlio potrebbe portare . Ma questa è una decisione che va fatta con il cuore. I figli sono un dono , un dono prezioso . Solo tu puoi prendere la decisione insieme a tuo marito . Ma secondo me , da mamma lo hai già accolto . Questo il mio pensiero . Altrimenti il dubbio non ci sarebbe.. Dott.ssa Beatrice Canino

Dott.ssa Beatrice Canino Psicologo a Napoli

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15 GEN 2026

L’aborto è sempre un comportamento drastico che nulla lo giustifica


Quando una donna pratica l’aborto crea una ferita dentro di sé che rimane a vita. Per quante giustificazioni possa darsi nulla giustifica un atto grave come l’aborto nulla giustifica che si tolga la vita ad un altro essere umano, soprattutto la madre al figlio

E questa è una verità che nessuno può negare

Sono comprensibili le sue preoccupazioni e sui dubbi tuttavia sono sicuro che quando il bambino nascerà e lei lo spingerà a fare le braccia, troverà una grande gioia e sarà felice di averlo fatto nascere a tutto il resto poi si troverà una soluzione


Se proprio si trova nell’impossibilità di tenerlo, porti comunque a termine la gravidanza e faccia il cosiddetto parto in anonimato può informarsi anche ai centri per la vita

In questo modo, avrà comunque la gioia di aver fatto nascere suo figlio di avergli dato la vita di avergli dato un futuro

Faccia nascere suo figlio, le garantisco che non se ne pentirà mai
A tutto il resto si può trovare una soluzione.


Un supporto psicologico può essere usi all’affrontare questo momento difficile
Se lo desidera, mi contatti sarò felice di aiutarla

Dott. Luca Ferretti Psicologo a Pontedera

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15 GEN 2026

Cara,

ti ringrazio profondamente per aver trovato la forza di raccontare tutto questo. Le tue parole trasmettono con chiarezza quanto dolore, paura e conflitto stai vivendo, e desidero dirti subito una cosa importante: quello che stai provando non ti rende una cattiva madre, né una cattiva persona. Ti rende una donna e una madre che sta cercando, con enorme fatica, di fare la cosa che ritiene più sostenibile per sé e per i suoi figli.

Stai attraversando un momento estremamente delicato: un corpo che non ha ancora recuperato dal parto, una mente che sta cercando di ritrovare equilibrio, due bambini molto piccoli che dipendono completamente da te, una relazione di coppia che necessita stabilità, e una gravidanza non cercata né desiderata. Tutto questo, insieme, sarebbe travolgente per chiunque.

Il conflitto che descrivi – tra il senso di responsabilità verso la vita che cresce dentro di te e la consapevolezza dei tuoi limiti fisici, emotivi e concreti – è uno dei più dolorosi che una donna possa affrontare. Il fatto che tu soffra così tanto dimostra quanto tu sia profondamente capace di amore, non il contrario.

È importante dirlo con chiarezza:
prendersi cura di sé, della propria salute mentale e fisica, e dei figli che già ci sono non è egoismo. È responsabilità. Una madre non è tale solo per il sacrificio, ma anche per la capacità di riconoscere quando una situazione supera le proprie risorse.

La decisione che stai affrontando è complessa e non esiste una scelta “giusta” in assoluto. Esiste solo la scelta possibile per te, in questo momento della tua vita, con la storia, il corpo, la famiglia e le fragilità che hai oggi. Qualunque strada tu percorra, non cancellerà l’amore che sei capace di dare né quello che hai già dato.

Il senso di colpa che senti è comprensibile, ma non è una verità su di te: è il peso di una decisione che non avresti mai voluto dover prendere. E no, questo non ti rende un’assassina. Ti rende una donna che sta cercando di sopravvivere emotivamente a qualcosa di troppo grande.

Ti invito, con molta delicatezza, a non restare sola in questo passaggio: confrontarti con professionisti (ginecologo, psicologo/psicoterapeuta) può aiutarti a mettere ordine, a distinguere le paure realistiche da quelle che amplificano il dolore, e a sostenerti qualunque scelta tu senta di fare. Non per farti decidere, ma per non portare questo peso da sola.

Abbi compassione per te stessa. Concediti lo stesso sguardo comprensivo che avresti verso una donna amata che ti raccontasse la stessa storia. Tu non sei sbagliata. Stai facendo del tuo meglio in una situazione estremamente difficile.

Resto profondamente solidale con il tuo dolore e con il tuo bisogno di capire, prima di tutto, te stessa.

Con rispetto e vicinanza,
dott.ssa Alessia Mariosa

Alessia Mariosa Psicologo a Milano

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15 GEN 2026

Cara Arcobaleno,
comprendo quanto strazio ti porta questa situazione e la decisione che devi prendere in poco tempo. Mi sembra anche di capire che tuo marito ha già deciso, e questo lascia il peso e la responsabilità su di te. Non giudicarti e non permettere a nessuno di farlo, per nessun motivo. La decisione da prendere per tutte le donne è molto dura e i sensi di colpa sono presenti a renderti ancora più difficile la decisione. Credo sia importante farti aiutare direttamente con dei colloqui da uno psicologo in una struttura pubblica. Cerca il consultorio Asl più vicino a te. Se lo vorrai ti seguiranno prima dopo e durante, ti aiuteranno a capire cosa vuoi fare, ti sosteranno qualunque sia la tua decisione. In questo momento non esiste la situazione migliore ma quella meno peggio da prendere. Sappi in tutti i casi che non stai uccidendo un bambino dentro di te, e quello che senti in questo momento della gravidanza (sei entro i 3 mesi) non è il battito cardiaco ma il flusso di sangue. Al di là di quanto dicono persone che affrontano queste cose solo con giudizi morali, l'aborto è garantito e legale proprio perchè non è un omicidio, altrimenti non sarebbe permesso. Detto ciò so bene che non è una decisione facile ed è molto dolorosa. Ti auguro di ritrovare presto la tua serenitàm pesonale e familiare.

Dott.ssa Paola Vaiarello Psicologo a Roma

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15 GEN 2026

Cara,
quello che stai vivendo non è mostruoso, non è disumano, non è da madre snaturata. È una sofferenza psichica reale, profonda, che nasce da un conflitto enorme tra valori, corpo, tempi della vita e responsabilità concrete, e va trattata con rispetto, non con giudizio.

Il senso di colpa che provi non è la prova che stai sbagliando, è la prova che sei una donna e una madre responsabile che sta considerando tutti i figli coinvolti, quelli che esistono già, te stessa, la coppia e la tenuta emotiva della famiglia. Il tuo dolore non nasce dall’egoismo ma dall’iper-responsabilità.

Non stai scegliendo per leggerezza, stai scegliendo perché sei al limite. Hai partorito da quattro mesi, il corpo non è ancora recuperato, la mente è ancora in assetto post-parto, due bambini piccoli dipendono totalmente da te e il carico mentale, fisico ed emotivo è enorme. Riconoscere di non farcela non è cattiveria, è lucidità.

Il fatto di aver preso subito la pillola del giorno dopo dice qualcosa di importante: la decisione, tua e di tuo marito, era già stata presa prima di sapere. Questo non annulla il dolore, ma chiarisce che non si tratta di un rifiuto del bambino in sé, bensì di una scelta di protezione della vita già esistente, la tua e quella dei tuoi figli.

L’eco e il battito non rendono la scelta disumana, rendono la scelta emotivamente devastante. Stai soffrendo proprio perché senti, perché ami, perché dai valore alla vita. Le persone cattive non vivono questo strazio.

Tenere una gravidanza solo per senso di colpa è un rischio enorme, non perché il bambino non sarebbe amato, ma perché potresti pagare tu e indirettamente tutta la famiglia un prezzo psichico altissimo, come depressione, esaurimento, rottura di coppia, perdita del lavoro e annullamento di te come persona. Questo non rende nessuno più buono.

Il desiderio che sia un medico a dirti “non puoi” non è vigliaccheria, è il bisogno umano di essere sollevata da un peso intollerabile. Ma anche se quella frase non arrivasse, la tua sofferenza resta legittima. Non sei obbligata a distruggerti per dimostrare di essere una brava madre.

Quello che ti serve ora non è una risposta giusta o sbagliata, ma uno spazio protetto, psicologico oltre che medico, qualcuno che ti aiuti a reggere questa ambivalenza senza schiacciarti e il riconoscimento che qualunque decisione prenderai non annulla l’amore che sei capace di dare.

Se abortirai non sarai un’assassina. Se continuerai non sarai automaticamente più forte. In entrambi i casi resterai una donna che ha affrontato qualcosa di più grande di lei.

Ti invito davvero a parlare subito con il tuo ginecologo, anche per chiarire i rischi fisici reali senza idealizzazioni, e con uno psicologo. Non restare sola in questo momento delicato.
Il fatto che tu stia chiedendo aiuto è già un atto di enorme amore e responsabilità.

Un caro saluto,
Dott.ssa Valeria Di Stasi
Psicologa clinica
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Dott.ssa Valeria Di Stasi Psicologo a Bari

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15 GEN 2026

Cara Arcobaleno, ho letto con attenzione ogni tua parola.
Comprendo quanto dolore e quanta confusione stai provando.

La nascita di un figlio scompensa sempre gli equilibri già esistenti, e questo accade già quando è desiderata e cercata, ancora di più quando arriva all'improvviso. Inoltre non si tratta del primo figlio ma del terzo e dunque la nascita influenzerebbe la vita di ben quattro persone.

Nessuno può prendere questa decisione al tuo, anzi al vostro posto. Deve essere una scelta vostra, pesata, valutata, condivisa e concordata in modo che in futuro non ci siano occasioni per rinfacciarvela a vicenda.

Capisco molto bene ogni tua preoccupazione più che giustificata. E' una scelta complessa che si trascina dietro molte conseguenze, qualunque scelta farai.
Quello che posso dirti è che non sei un assassina. Non sei una brutta persona né una cattiva madre. Sei una persona che si trova di fronte ad una scelta molto difficile che si trascina dietro mille emozioni e mille responsabilità.
Non c'è una scelta giusta ed una sbagliata in assoluto ma c'è una scelta giusta per voi. Qualunque sia è bene che la prendiate assieme e che resti all'interno della vostra famiglia senza coinvolgere parenti ed amici che esprimerebbero pareri personali in base ai loro vissuti emotivi e non ai vostri.

Se hai bisogno di un sostegno psicologico io ci sono, se e quando vorrai resto a disposizione.

Ti porgo un caro saluto e ti ricordo che qualunque scelta farai sarai sempre una brava persona.

Dott.ssa Mazzilli Marilena

Dott.ssa Mazzilli Marilena Psicologo a Canelli

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15 GEN 2026

Buongiorno,
Grazie per questa condivisione che tocca un tema davvero delicato.
Credo che nel narrare la vicenda e prendere ad esame ogni aspetto, tu stia mostrando una buona consapevolezza. Ma capisco che il lato emotivo ti pone davanti ad un conflitto importante. Vorrei intanto dirti che sei sempre libera di scegliere. Ogni scelta ovviamente ci pone davanti ad escludere altre possibilità, e non sappiamo mai al 100% se si tratta della scelta giusta (anzi, probabilmente lo si scopre solo col tempo). Il senso di colpa spesso ci intrappola in decisioni che non ci sembrano autentiche ma necessarie, per poter sentirci meglio... ma verso chi? Verso che cosa? Se tu pensassi alla te stessa tra 5 anni, come ti vedi? Cosa vorresti per te? Credo sia importante riportare un focus su di te, proprio perché parli anche di aspetti come la realizzazione personale e l'indipendenza che sono desideri del tutto legittimi. Non c'è niente di sbagliato nel volere per sé qualcosa di diverso rispetto a ciò che la vita ci pone davanti, a volte per caso e magari come in questo caso specifico per un errore di valutazione (che è più comune di quanto pensi). Quindi cara arcobaleno, ti invito ad alleggerire per un momento i pensieri e respirare. Puoi prenderti un pochino di tempo per fare le tue valutazioni e potresti farlo anche chiedendo consiglio al tuo ginecologo che immagino avrà seguito le tue gravidanze, e magari cercare anche uno spazio di ascolto dove poter depositare le tue preoccupazioni e farti accompagnare in questo momento delicato qualsiasi sarà la tua decisione. Prenditi cura di te e di questo momento di fragilità, non restare da sola.

Per qualsiasi cosa rimango a disposizione,
Buona giornata
Dott.ssa Valentina Conte

Conte Valentina Psicologo a Pesaro

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15 GEN 2026

Buongiorno Arcobaleno,
La ringrazio per la fiducia con cui ha scritto e per aver condiviso pensieri ed emozioni così profondi e dolorosi.

Da ciò che racconta emerge con grande chiarezza quanto stia vivendo un conflitto intenso, fatto di paura, senso di colpa, responsabilità e amore. Nulla di ciò che descrive è superficiale o “sbagliato”: è il segno di quanto sia una madre attenta e una persona consapevole.

È importante dirlo con chiarezza: il dolore che sta provando non nasce da cattiveria o mancanza di amore, ma dal tentativo – estremamente faticoso – di tenere insieme bisogni diversi, tutti legittimi, che in questo momento sembrano inconciliabili.

Da una parte c’è ciò che sente di non riuscire a sostenere fisicamente, emotivamente e concretamente; dall’altra c’è il significato profondo che per Lei ha una gravidanza e l’idea di interromperla. Questo conflitto, per quanto straziante, è umano.

Colpisce quanto spazio Lei riservi ai bisogni dei Suoi figli, al Suo equilibrio psicofisico, al rapporto con Suo marito e alla tenuta complessiva della Sua vita. Questo non La rende una “madre snaturata”, ma una donna che sta cercando di valutare in modo realistico i propri limiti in un momento di particolare vulnerabilità. Riconoscere un limite non equivale a mancare d’amore.

Il desiderio che sia un medico a “decidere al posto Suo” è comprensibile: quando il peso della responsabilità è così grande, è naturale desiderare che venga in qualche modo alleggerito. Tuttavia, il fatto che Lei stia riflettendo con tanta profondità non La rende responsabile di una colpa, bensì protagonista di una scelta complessa, che nessuno può giudicare dall’esterno.

Qualunque strada deciderà di intraprendere, sarà importante che non resti sola con questo carico emotivo. Il senso di colpa, la paura di non riuscire a perdonarsi, il timore di “non essere più la stessa” meritano uno spazio di ascolto e di elaborazione, indipendentemente dalla decisione finale.

Resto a disposizione.
Cordiali saluti.
Drssa Alessandra Marascio
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Alessandra Marascio Psicologo a Bolzano

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15 GEN 2026

Le preoccupazioni che la affliggono sono legittime e comprensibili. Entrambe le decisioni avranno una ricaduta nel vostro percorso di vita.
Ë una scelta che può essere fatta solo attraverso un percorso di consapevolezza che riguarda lei ma in cui il marito non può tirarsi indietro e limitarsi a dire che non vuole un altro figlio. Sia tenerlo che non tenerlo avrà una ricaduta nella reciprocità di coppia.
Si faccia aiutare da uno psicoterapeuta che la accompagni nella elaborazione della decisione e faccia tutti gli accertamenti utili a valutare gli effettivi rischi per lei e per il bambino.
Un cordiale saluto.
Dr. Patrizia Mattioli

Dott.ssa Patrizia Mattioli Psicologo a Roma

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15 GEN 2026

Ciao Arcobaleno, sicuramente ti trovi in una situazione di grande conflitto Interno e sofferenza. Ogni decisione che prenderai porterà con sé delle conseguenze ma,prima.di tutto, rifletterei sul fatto che non è una decisione solo tua( anche se ovviamente hai tutto il diritto essendo il tuo corpo di decidere per il suo meglio) ma di coppia,una coppia che è anche una famiglia. Ricorda che non sei sola ma conta anche su chi ti è accanto. È impossibile scegliere la cosa sicuramente giusta,ma qualcunche sarà la tua decisione è importante occuparti di te stessa, prenderti cura di te e dartene il permesso.
Saluti
Dottoressa Stefania Bartoli
Psicologa psicoterapeuta
Firenze e online

Dott.ssa Stefania Bartoli Psicologo a Sesto Fiorentino

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15 GEN 2026

Gentilissima,
si percepisce dal suo messaggio come la sua sofferenza sia profonda, ma altrettanto profonda è la consapevolezza rispetto alla situazione che sta vivendo.
Ha detto tutto lei molto bene: questa terza gravidanza potrebbe essere rischio sia fisicamente che rispetto alla tenuta della sua famiglia, oltre che del suo equilibrio psicologico. È una decisione che forse come nucleo famigliare avete già preso in piena consapevolezza, e nonostante adesso si senta in questo modo, non è né una snaturata né una assassina, ma una donna libera che prende una decisione ponderata e non con leggerezza.
Non è cattiva se prende questa decisione.
La cosa fondamentale è che si faccia supportare in questo percorso, qualsiasi sia la decisione che lei prende, e che prendete come famiglia. Può cercare aiuto online, presso uno psicologo della sua zona, o trovare uno spazio di ascolto presso un consultorio.

Dott.ssa Scaramella

Dottoressa Elisa Scaramella Psicologo a Milano

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15 GEN 2026

Gentile Arcobaleno,
la situazione che sta vivendo è complessa e dolorosa, e le emozioni che descrive sono comprensibili e legittime. Ciò che sta provando è una risposta umana e comprensibile poichè emozioni intense e contrastanti possono emergere quando una gravidanza sopraggiunge in una fase già delicata della vita, come quella successiva al parto.

Dalle sue parole emerge quanto lei sia una madre attenta e profondamente legata ai suoi figli, ed è proprio questo amore che rende la decisione così lacerante.
È del tutto comprensibile che il solo pensiero di un’interruzione di gravidanza le susciti una sofferenza intensa e un giudizio severo verso se stessa; questo non la rende una persona cattiva, ma segnala quanto il conflitto interiore che sta vivendo sia profondo, al punto che qualunque scelta porta con sé una perdita e un peso emotivo significativo.

Proprio per la profondità e la delicatezza di ciò che sta vivendo, merita un sostegno più ampio e continuo di quanto una risposta su un forum possa offrirle.

In un momento così carico emotivamente, potrebbe esserle di aiuto non affrontare tutto da sola. Se se la sente, può valutare di rivolgersi al consultorio familiare del suo territorio, dove lavora un’équipe composta da ginecologo e psicologo. È uno spazio pensato per accogliere, ascoltare e accompagnare senza giudizio, aiutandola sia a chiarire gli aspetti medici sia a dare spazio e senso alle emozioni che sta vivendo.

Qualunque sarà la sua scelta, prima e dopo, avere un supporto adeguato può fare una grande differenza. Si conceda il diritto di essere accompagnata in questo percorso perchè la sua sofferenza merita rispetto e attenzione. Non è sola.

Un caro saluto,
Dott.ssa Ornella Maria Amari

Ornella Maria Amari Psicologo a Modena

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15 GEN 2026

Cara,
grazie per aver scritto e per aver affidato parole così intime e dolorose. Si sente chiaramente quanto tu stia vivendo un conflitto profondo, che non riguarda solo una decisione, ma l’identità stessa di donna, di madre e di persona. Non c’è nulla di superficiale o “egoista” in ciò che racconti: c’è una donna che sta cercando di tenere insieme amore, responsabilità, limiti e paura.

Da quello che scrivi emerge una cosa importante, ovvero che questa gravidanza non arriva in un vuoto, ma in un momento molto specifico della tua vita fisica ed emotiva. Hai partorito da pochi mesi, stai ancora recuperando, hai due bambini molto piccoli che dipendono fortemente da te, un equilibrio familiare e personale appena costruito con fatica. Tutti questi aspetti non sono dettagli, sono parte reale della tua esperienza e meritano di essere considerati.

Allo stesso tempo è altrettanto reale il dolore che provi all’idea di interrompere la gravidanza. Il senso di colpa, il pensiero del battito sentito, l’immagine di ciò che questo bambino potrebbe essere. Questi sentimenti non ti rendono incoerente né confusa: stanno insieme due verità emotive opposte, entrambe autentiche. Da una parte la consapevolezza dei tuoi limiti e delle tue paure, dall’altra l’idea della vita che cresce dentro di te e il significato che per te ha la maternità.

Il fatto che tu stia soffrendo così tanto, che tu ti faccia domande, che tu abbia paura delle conseguenze per te, per i tuoi figli e per il tuo matrimonio non ti rende una cattiva madre né una persona “disumana”. Ti rende una persona che sta cercando di decidere in una situazione estremamente complessa, senza una risposta che faccia stare bene.

Quello che sembra pesarti di più non è solo la scelta in sé, ma l’idea di doverla portare da sola, sentendoti addosso etichette durissime come “assassina”, “madre snaturata”, “persona brutta”. Queste parole fanno molto male e non aiutano a capire. Spesso nascono quando il conflitto interno è talmente forte che diventa insopportabile da sostenere.

Può essere importante, prima ancora di “decidere”, trovare uno spazio protetto in cui pensare insieme a qualcuno, senza essere giudicata, senza dover giustificare nulla. Un ginecologo, uno psicologo, un consultorio possono aiutarti a valutare sia gli aspetti medici reali, sia quelli emotivi, distinguendo le paure comprensibili dai rischi concreti. Non per toglierti la responsabilità della scelta, ma per non lasciarti sola con un peso così grande.

Qualunque decisione tu prenda, non cancellerà l’amore che provi per i tuoi figli, né il valore della madre che sei. E qualunque strada non sarà priva di dolore: questo è forse l’aspetto più difficile da accettare. A volte non esiste una scelta “giusta”, ma solo una scelta possibile in quel momento della vita.

Prenditi il diritto di non odiarti, di non giudicarti ora. Stai facendo del tuo meglio in una situazione che nessuno dovrebbe affrontare senza supporto.

Resto a disposizione, qualora lo desiderassi, per un confronto.

Dott.ssa Rosina Motta

Dott.ssa Rosina Motta Psicologo a Lamezia Terme

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15 GEN 2026

Cara Signora,
ho letto con estrema partecipazione il racconto della sua vicenda personale e familiare. Non le nascondo la mia commozione.
Purtroppo è una scelta davvero complicata, che coinvolge le zone più profonde del suo essere donna, madre, moglie.
Ogni cosa che lei dice ha le sue ragioni: probabilmente, però, una sola di quelle cose ha una forza maggiore delle altre per imporsi su tutte, e quella sarà la scelta da fare. Come sapere qual è?
Mi dispiace dirle che nessuno potrà sostituirsi alla sua libertà di autodeterminarsi, ed è proprio questo il peso più grande (tant'è che lei spererebbe che la decisione dei medici giungesse a sollevarla dal suo obbligo di fare una scelta).
È inutile dire che il senso di colpa qui gioca un ruolo fondamentale: vedere i suoi due bambini e pensare che uno di essi avrebbe potuto non esserci, le fa nascere la colpa al pensiero di non fare nascere il terzo in arrivo.
Tutti i suoi dubbi sulle possibili complicanze della gravidanza, sulle difficoltà economiche, sulla possibilità di non riuscire a mantenere il lavoro sono più che legittimi, così come sacrosanta è la sua aspirazione a una libertà individuale come donna.
In situazioni come queste non ci sono consigli risolutivi da dare: lei è oggi chiamata ad abitare questa sua sofferenza, anche se vorrebbe ribellarsi contro di essa perché sente che è pesante da sopportare e profondamente ingiusta.
Cerchi però di non farsi sopraffare dalle illusioni che la sua mente le presenta in questo momento difficile: spesso quelli che ci appaiono come problemi irrisolvibili, una volta che si sono presentati nella loro realtà si dissolvono, perché erano solo illusori, e tutto si rivela più semplice di quanto pensassimo.
Provi ad affidarsi al suo istinto materno: si metta in ascolto, senta quale strada le suggerisce.
Si guardi anche intorno, e veda se conosce mamme di tre, quattro o più figli che lavorano, non rinunciando alla propria individualità. E veda anche se conosce invece donne mamme di un solo bambino, o di nessuno, che sono imprigionate nelle dinamiche familiari o lavorative senza riuscire a dedicare del tempo a sé stesse.
In ultimo: non faccia tutto ciò da sola, si rivolga al consultorio della sua zona, chieda di poter essere accompagnata in questo momento difficile da una persona competente.
Le auguro davvero di poter fare la scelta più bella per sé e per la sua famiglia.

Alessandro Barbone
Psicologo clinico
Ordine degli Psicologi della regione Campania
N. 11839

Alessandro Barbone Psicologo a Atripalda

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