A senso costruire una maschera per ottenere consensi?

Inviata da Ladonnamascherata · 3 feb 2015 Relazioni sociali

Ho fatto una sorta di test. In pratica ho fatto due video in cui trattavo un argomento neutro dal punto di vista emotivo (quindi né triste né felice, anche se forse più tendente al buon umore).
Nel primo video ho parlato normalmente, come mi veniva, nel modo più spontaneo possibile e la mia espressione trasmetteva comunque buon umore, il sorriso era proprio lievissimo durante tutto il discorso (come parlo io normalmente che sono sempre di buon umore) e di maggiore intensità quando dicevo cose che mi facevano diventare più allegro.
Nel secondo invece mi sono imposto di sorridere di più, ovviamente senza esagerare, tanto che è apparso comunque naturale e poteva essere giustificato dal fatto che fossi particolarmente felice di parlarne o comunque un po' in imbarazzo. Ho ottenuto, mostrandolo, più successo nel secondo, per quanto anche il primo sia piaciuto.
Nessuno si è accorto della "maschera" che portavo, forse sono bravo a fingere? E' giusto o comunque conveniente per me indossare sempre questa maschera particolarmente di buon umore per piacere ancora di più e avere più successo, oppure essere spontaneo come sono stato nel primo video senza dovermi preoccupare delle espressioni che faccio eccetera?

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Miglior risposta 4 FEB 2015

Gentile Luigi
un conto è la vita reale e un conto è un piccolo esperiemento per "comprendere che cosa cambia se...."
E' ovvio che accentuando il lato non verbale della comunicazione il messaggio rimanga più impresso in colui che ascolta.
Tuttavia questo credo che non sia necessario nella vita quotidiana.
Penso anche che, comunque, il sorridere di più non sia "indossare una maschera" ma sia un elemento di intelligenza sociale che facilita la comunicazione e la socializzazione. "Indossare una maschera" è quando uno da triste si finge allegro o viceversa e questa è una mistificazione del tutto impropria se si intende comunicare correttamente.
Inoltre nella comunicazione occorre tenere conto del contesto in cui ci si trova cioè se si tratta di un ambito privato o pubblico o sociale ad esempio.
Cordiali saluti
Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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4 FEB 2015

Salve,
giocare consapevolmente e in situazioni naturali (quotidiane) con il nostro stile comunicativo, modificando il significato emotivo che regola il rapporto tra due persone, magari traendo da ciò un beneficio, potrebbe somigliare ad un atteggiamento manipolatorio così come dimostrano di fare ( a livello patologico) quelle persone classificate come antisociali. O psicopatici. O sociopatici. Non mi fraintenda. Non la sto etichettando. Volevo invitarla a riflettere che il "controllo" delle reazioni altrui è in una certa misura sempre presente in noi; quasi sempre inconsapevolmente, ogni volta che parliamo con qualcuno, con chiunque, riceviamo dei continui feedback e operiamo piccoli aggiustamenti perché le cose vadano secondo i nostri scopi. Niente di anormale o insensato quindi. La differenza c'è quando queste operazioni sono portate a termne volontariamente. Poi dipende dal contesto: se lei è un pubblicitario ad esempio oppure opera nel campo del marketing e per mestiere promuove prodotti, allora quella sorta di impostazione e di maschera al fine di ottenere più consenso non solo ha senso ma è addirittura auspicabile per la sua attività. Infine, visto che lei "sperimenta" e ragiona di psicologia, le faccio notare che persino nello "scherzo", nella "candid camera" è presente quella componente manipolatoria (di senso positivo perché favorisce i rapporti) dove si porta momentaneamente una "maschera" che serve a sostenere quella sorta di trappola dai risvolti emotivi che poi risulta divertente. E' sensato e in un certo senso inevitabile indossare delle maschere. E' anche una difesa naturale: si immagini se dovessimo mostrare sempre ciò che proviamo senza possibilità di trattenerci dietro una barriera. Tenga presente che la natura psicologica della volontà di manipolare le reazioni altrui è la stessa sia nel burlone, nel nel baro da poker e nei criminali violenti. Ciò che cambia è la levatura morale della persona, per esempio.
Spero di essere stato leggibile.
Saluti
Dott.Mauro Bruni

Dott. Mauro Bruni Psicologo a Frosinone

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4 FEB 2015

Gentile Luigi, buongiorno, sono la dott. ssa Berrica Alessandra, ho letto attentamente il suo messaggio, e credo che ogni nostro comportamento e/o emozione vada contestualizzata, lei probabilmente è stato spinto a creare questo video per valutare l'atteggiamento degli altri in rapporto al suo, questo però non significa che per avere successo in generale, dobbiamo indossare una maschera o non essere noi stessi, perché questo "finto comportamento"alla lunga può essere deleterio e dannoso per la nostra persona. Buona giornata
Dott.ssa Berrica Alessandra

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4 FEB 2015

Bella domanda la tua Luigi,
alla quale spontaneamente rispondo con un'altra domanda e cioè, se secondo te è meglio essere o sembrare di essere.Se lo scopo è quello pratico e commerciale di vendere un prodotto, può procurare indubbiamente dei vantaggi, ma se è quello di indossare una maschera per recitare un ruolo nella propria vita, si va incontro allo svantaggio di dover rendere tale maschera così pesante che ad un certo punto, nel cadere può portarsi dietro anche la pelle. A questo punto, si tratta soltanto di scegliere.Un caro saluto.
Dott.ssa Carla Panno
psicologa-psicoterapeuta

Dott.ssa Carla Panno Psicologo a Milano

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4 FEB 2015

Buongiorno Luigi, apprezzo la sua prova nel voler "mascherare" per poter verificare una modificazione delle espressioni e il rendimento delle stesse. Mi chiedo se tale alterazione Le sia veramente produttiva alla lunga e quali reali motivazioni la spingerebbero a voler modificare costantemente la sua espressività. Le maschere aiutano ad alterare un nostro modo di apparire... Ma perchè ad un certo punto la maschera diventa per me così funzionale da pensare di volerla fare mia sempre? Ecco io partirei da queste domande per poter aprire uno spazio di confronto con se stesso o all'interno di un ipotetico incontro con un professionista.

Dott. Francesco Tesser Psicologo a Roncade

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4 FEB 2015

Caro Luigi, lei evoca qualcosa che ha una ampia letteratura. Basti pensate a Pirandello con il suo "Uno, nessuno e centomila" e lo psicoanalista Donald Woods Winnicott con il "falso Sé". Era proprio Winnicott che ci spiegò come avviene, prima nel bambino e poi nell'adulto "questo switch" che non è tanto comportamentale ma interessa tutto il Sé. Ci si veste di abiti,lei dice maschera, dove l'Io non c'è, o c'è poco, così che alla fine ci si sente vuoti. Appunto:solo un abito da scena. In psicologia la grande variabile non è mai la qualità, il meccanismo usato, ma la quantità. Quanto questo meccanismo è pervasivo sul tutto. Per quello che capisco io, solo una psicoterapia dinamica può intervenire su questi meccanismi profondi e solo se c'è la necessità di farlo.

Studio Medico Psicoterapeutico e Psicoanalitico Psicologo a Milano

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