A che età iniziano i veri capricci?

Inviata da Roberta il 16 mar 2015 4 Risposte  · Psicologia sociale e legale

Buon giorno
Sono la mamma di una bimba di 14 mesi, bella sana serena e molto curiosa della vita. Da qualche tempo rifiuta le normali routine come il cambio del pannolino o la vestizione piangendo e urlando a più non posso. Inoltre comincia a ribellarsi e a volersi imporre. Cammina dal 25 febbraio, la allatto ancora.
So che ha già consapevolezza di tante cose e vuole fare le sue esperienze, ma come devo comportarmi quando si dimena a terra urlando e piangendo quando è ora di tornare a casa o quando devo per forza cambiare strada o situazione? Premetto che le dedico davvero molto tempo e cerco di rispettare i suoi tempi quanto più è possibile ma davanti a scene tipo "capricci" non so se comprendere che è piccola e lasciare stare e quindi con voce tranquilla fare comunque ciò che devo lasciandola piangere o cominciare ad avere un tono diverso e autorevole per farle capire che così non si fa? Io e il papà siamo molto coerenti e complici sulle cose che diciamo e facciamo ma vedo che tutto ciò non placa la sua "ira". Questi sono capricci dovuti a qualcosa che ci è sfuggito di mano o è una normale fase di crescita è presa di coscienza? Vi ringrazio in anticipo e grazie per la vostra attenzione,come sempre. Roberta

mamma , capire

Miglior risposta

Buongiorno Roberta,
nel suo scritto traspare che lei è una mamma attenta che si sta facendo molte domande utili, ma che si sta dando anche delle buone risposte. La sua bimba a 14 mesi è all'inizio di quella che viene detta "fase oppositiva", o anche "età dei no". La bimba comincia a percepirsi come individuo con una propria autonomia e proprie convinzioni che cerca di affermare opponendosi alle richieste e imposizioni dei genitori. Se può consolarla è una fase che va scemando generalmente verso i 3 anni. Ma l'esito di questa fase dipenderà molto da come i genitori l'hanno affrontata: il bambino ha infatti bisogno anche di regole, poche e chiare, ma ferme. Infatti lasciar il bambino senza alcun limite è disorientante per lui: vuole dimostrare di essere grande ma in realtà è piccolo e ha bisogno della guida di mamma e papà per capire cosa è giusto/non giusto fare e cosa gli fa bene o meno. Pertanto bisognerà evitare di intestardirsi per far sì che obbedisca a ogni richiesta (creando continue ed estenuanti lotte di potere), ma essere fermi su alcune richieste che ritenete particolarmente importanti (ed in questo mi sembra che stiate già facendo molto bene lei e suo marito mantenendo una condotta comune). Invece su questioni di minor conto potreste lasciare che sia il bambino a scegliere (o ad avere l'impressione di scegliere) offrendo alternative accettabili per tutti.
Lo so che è più facile la teoria della pratica, ma se seguite queste linee guida vedrete che anche le famose crisi tipo gettarsi a terra e strillare avranno vita breve. Per inciso, queste non vanno rafforzate e vanno ignorate il più possibile, ovviamente curandosi che il bambino non si faccia male...e non curandosi troppo dei possibili sguardi di riprovazione!
in bocca al lupo

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Gentile Roberta,
la sua domanda è molto interessante e quello che descrive credo sia esperienza comune di molti genitori. Personalmente, la invito a osservare la cosa da un'altra angolazione: provi a mettersi nei panni della sua bambina e a comprendere dal suo punto di vista ciò che accade nelle varie situazioni. Lei descrive un clima familiare molto accogliente e nel quale i bisogni della bimba di accudimento e affetto vengono rispettati. Questo, in generale, contribuisce a favorire una precoce autonomia personale nel bambino, che sente di potersi esprimere e che ciò verrà preso in considerazione. Partiamo quindi dal presupposto che questa sia una buona base per la crescita psico-affettiva di sua figlia. Accade poi in alcuni momenti che, sempre partendo dal punto di vista del bambino, il genitore si comporti in modo tale da non considerare rilevante ciò che il bambino stesso esprime: allora diventa comprensibile perché un bimbo si “ribelli” e cerchi di far prendere in considerazione all’adulto l’importanza del suo rifiuto o disaccordo. Detto questo, da adulti sappiamo che ci sono tempi/cose/impegni improrogabili e sappiamo qual è il modo migliore per noi per affrontarli: aiuti quindi sua figlia a comprendere che le sue richieste sono importanti, che in alcuni momenti però non possono essere esaudite, sempre con atteggiamento dolce, fermo e che dà valore al suo punto di vista, cercando di non ricadere in modalità o comportamenti che diano l’impressione alla bambina di non essere presa in considerazione o rispettata. Anche perché il genitore rappresenta sempre un modello comportamentale per il proprio figlio: rispettare per primi per favorire la costruzione del rispetto in sua figlia mi sembra ciò che già sta facendo a favore del la sua crescita serena. Auguri!

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17 MAR 2015

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Gentilissima,
va molto bene quello che coglie di poter fare, cioè mantenere coerenza sul fronte genitoriale e continuare a portare avanti il comportamento di accudimento, sapendo che non è una tortura per quanto a volte i bambini la facciano apparire tale.
La protesta è parte della crescita, comincia con il "no" sperimentato a partire dagli 8 mesi circa e seguito da comportamenti simili con cui si mettono alla prova i genitori anche per sentire un'esistenza separata dalla madre con cui un tempo si è stati "uniti".
Certamente può essere utile utilizzare una voce calma e decisa, gentile e ferma.
Può essere altrettanto utile curare la mimica facciale e sorridere, trasmettendo il messaggio che quella situazione è un momento intimo, di coccole, di cura.
Talvolta succede che, iniziata la protesta dei bambini, ci si spazientisca e il momento intimo di cura diventi un momento fastidioso per il genitore e questa tensione comincia ad essere trasmessa inconsapevolmente, alimentando un circolo vizioso.
Di conseguenza occorre "ripulire" il contesto da atteggiamenti negativi, desensibilizzare la sgradevolezza dell'abitudine divenuta un problema sia per il genitore che per la piccola.
Buona continuazione del suo "viaggio" di mamma!

Dott.ssa Monica Monaco

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17 MAR 2015

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Gentile Roberta,
le faccio i miei complimenti per la sua sensibilità e competenza. Come ha detto lei, i "capricci" della bambina compaiono in un momento di crescita come risposta al bisogno di affermare se stessa. Con questa spiegazione potete comprendere ma comunque dovete fare i genitori e in qualche modo dovete convincere vostra figlia a seguirvi.
Le lascio alcuni consigli:
- anticipate ciò che andrete a fare per preparare la bambina al cambiamento (es. "tra poco usciamo, finisci il tuo gioco e preparati. La mamma ti aiuta");
- nel dare indicazioni a sua figlia usi un tono autorevole, parole chiare e spiegazioni brevi. si accerti che la bambina abbia capito guardandola negli occhi e aspettando una risposta di assenso;
- durante il "capriccio" stare vicino alla bambina e aspettare un po' che passi sostenendo con le parole quanto accade (es. "Mi dispiace che ti sei arrabbiata ma dobbiamo andare a casa a preparare la cena");
- se il capriccio continua a lungo: in un luogo pubblico, prendere la bambina in braccio delicatamente e condurla via;
a casa, lasciare la bambina, andare a prepararsi e avvicinarsi alla porta invitando la bambina ad uscire perchè è ora (es. "adesso è arrivato il momento di uscire, lo so che sei arrabbiata, mi dispiace ma dobbiamo andare dalla nonna");

Vi invito a dare attenzione alla bambina e al suo capriccio per un tempo medio-breve se la bambina si convince in quel tempo bene altrimenti occorre togliere l'attenzione allontanandosi (solo se si è in luogo sicuro) oppure intervenire prendendola in braccio. Altrimenti potrebbe diventare un gioco relazionale per attirare l'attenzione su di sè. In bocca al lupo! Dr. Katjuscia Manganiello

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16 MAR 2015

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