30 anni - Due Problemi

Inviata da Hagen. 26 gen 2017 3 Risposte  · Fobie

Salve a tutti,

ho scoperto questo sito ed ho colto subito questa oppurtunità: mi sembra un buon compromesso tra il mio disagio e la mia indecisione di rivolgermi fisicamente ad uno specialista.
Sono un uomo di circa 30 anni ed ho bisogno di un parere riguardo ciò che provo ogni giorno da ormai troppo tempo.
Premetto che ho avuto un'infanzia felice, amato dalla mia famiglia e con rapporti di amicizia quotidiani, con problematiche tutto sommato nella norma:
come la timidezza adolescenziale risolta con il tempo ed errori di gioventù che più o meno commettiamo tutti.
Fino ai 20\21 anni la mia routine è sempre stata questa, vivendo una vita spensierata e tranquilla, prime ragazze, primi rapporti, prime amicizie profonde e diverse (che io definisco universitarie), prime avventure fuori dal mio mondo liceale.
Ci tengo a dire che,contrariamente a ciò che sento da molte persone, passaggio tra Liceo e Università per me è stato positivissimo: nuove persone, nuove cose da apprendere,etc.
La fine di tutto ciò e l'inizio di quello che sono ora credo sia imputabile ad un qualcosa che è accaduto intorno ai 22 anni:in seguito ad un rapporto non protetto, la mia partner ha avuto un considerevole ritardo tale da farle\ci pensare fosse in stato interessante.
Durante questa situazione, ho iniziato a provare cose che non avevo mai provato prima:paure,crisi di panico,poco appetito, mal di testa etc.
Tanto male sono stato in quel periodo, quanto sollevato sono stato dopo che questa situazione si è risolta come un banale ritardo.
In quel periodo, ho semplicemente pensato di aver avuto soltanto paura di ciò che stava accadendo: un ragazzo che non si sentiva pronto o che comunque aveva ragionato poco sulle conseguenze delle sue azioni.
Passarono dei mesi in cui non pensavo più a quel che era accaduto.In realtà, da quel momento in poi dal lato sessuale ho avuto per molto tempo dei problemi, non vivevo più la sfera dell'intimità con le altre ragazze in modo
sereno, e anche le mie prestazioni ne risentivano in negativo.
Con l'andare del tempo ho capito che forse la cosa era molto più profonda, è come se avessi sviluppato (non so se esiste un tipo di paura di questo tipo) una sorta di fobia del caso peggiore possibile, in ogni situazione, in ogni cosa che per me è nuova sviluppo una paura incontrollata che essa debba andare nel verso sbagliato.
Con molta fatica ero riuscito a riequilibrare la mia vita,sia grazie anche all'aver conosciuto la mia donna (con la quale sono insieme da diversi anni ormai),sia grazie all'aver completato il mio percorso di studi senza intoppi.
Tutto questo però adesso è di nuovo svanito, da quando ho iniziato a lavorare vivo la mia vita in modo veramente pessimo: se dovessi descrivere tutto in una parola questa è senza dubbio la noia.
Ho vissuto veramente in malo modo il passaggio dalla vita universitaria alla vita lavorativa, e non parlo del lavorare di per se (lavoro con ciò per cui ho studiato quindi da quel punto di vista sono fortunato) ma del lavoro come contesto.
E vi giuro che provo nausea la mattina quando arrivo in ufficio e osservo tutte quelle emozioni che (per fortuna o per mia bravura) ho conosciuto pochissimo prima di questo momento: arrivismo, ipocrisia, invidia etc.
Nonostante provassi già dai primi mesi questo disagio, sono andato avanti senza pensarci pensando che fosse un problema mio e che dopo un po' la cosa si fosse assestata da sola, ma non è mai accaduto.
Senza contare che l'ambiente lavorativo ha fatto riemergere quella mia "paura del caso peggiore" che come un mostro dormiva dentro di me.
Attualmente questa situazione mi provoca disagio pressoché quotidiano, e mi accorgo che questa cosa mi sta piano piano trasformando:non ho più un'immediatezza dell'agire per la paura che qualcosa vada sempre nel modo sbagliato,questo mi provoca una paura anche nel propormi per paura di non riuscire e questo mi fa perdere interesse per le cose che faccio nel quotidiano, convinto che nulla possa servire.
Da quanto mi sento così, ho iniziato ad ingrassare, a sviluppare periodi di apatia ed a non dormire bene la notte.. passando le giornate in attesa di dovermi guardare da qualcosa che forse non avverrà e a volte a perdere i ricordi delle cose che mi accadono o che apprendo (come se non attecchiscano dentro di me).
E' come se stessi vivendo al 40% di quello che ero prima, e provo dispiacere nel pensare che chi mi conosce da poco non vedrà mai me al massimo.

Vorrei sapere se secondo voi questi due problemi sono collegati, questa mia perenne paura della catastrofe in ogni situazione e questo mio disagio nella vita lavorativa siano connessi, e capire se posso fare qualcosa prima che la noia e l'apatia mi sommergano del tutto e rovinino anche la mia vita sentimentale.

crisi , capire

Miglior risposta

Gentile sig. Hagen,

ci chiede se questi due episodi siano connessi tra loro. Se li ha messi insieme, ad un livello profondo gli ha già attribuito un nesso.

In entrambe le circostanze sembrerebbe aver messo in discussione la sua potenza generativa attribuendo la responsabilità all'esterno.

Nel caso del lavoro appare in profonda sofferenza tanto da temere una ripercussione nella sua relazione attuale di coppia.

Potrebbe esserle utile in questo momento riattivare la sua energia creativa dedicandosi ad un attività che le interessa ad esempio coltivare un hobby, prendersi cura di un animale o una qualunque altra occupazione sente possa gratificarla.

L’obiettivo è ritrovare il suo centro.

Cordialmente,

Dott.ssa Elena Consenti
Psicologa - Psicoterapeuta Latina

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Gentile Hagen,
è indubbio che quella vecchia paura di aver messo incinta la sua ragazza di allora ha rappresentato un trauma che ha lasciato come segno permanente una conseguente ansia e paura di essere inadeguato anche in altre circostanze della sua vita, ripresentandosi tuttora, come lei stesso ha notato, quando deve affrontare situazioni nuove e ciò, come difesa, le comporta noia, apatia e rifiuto di impegnarsi al pensiero di poter fallire.
Pertanto direi che il collegamento tra questa paura di inadeguatezza e il disagio attuale nel contesto lavorativo ci può essere.
In sostanza, a partire da quell'episodio, lei ha sviluppato un senso di insicurezza ed un calo dell'autostima che, non essendo mai stato seriamente affrontato e trattato, si è trascinato nel tempo riacutizzandosi periodicamente.
E' chiaro che questo consulto online è solo di orientamento per cui lei dovrebbe rompere gli indugi e decidersi finalmente a lavorare in psicoterapia con un bravo terapeuta.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

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27 GEN 2017

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Buongiorno Hagen, il disagio che provi al lavoro indica una difficoltà di elaborazione dei tuoi vissuti che fino ad adesso sono stati per te una guida ma in questa fase di trasformazione non sono sufficienti. A quanto pare è un momento importante della tua vita e si prospettano per te alcune scelte da ponderare in una psicoterapia o analisi con un terapeuta/analista con cui senti di poter essere accolto e compreso.

Cordiali saluti
dott.ssa Annalisa Fabbri, psicoterapeuta, Padova

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27 GEN 2017

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