Superare il lutto per la improvvisa e crudele perdita di mia madre

Anna407Anna407
modificato 13 June in Elaborazione del lutto

Salve a tutti, sono Anna, una ragazza di 24 anni.

Il 2 maggio scorso ho perso mia madre, aveva 54 anni ed il 2 giugno avrebbe compiuto 55 anni.

La mia storia probabilmente non risulterà nulla di più tragico di tante altre, ma per me costituisce un peso enorme che temo di dover portare con me per sempre.

Nella notte tra il 19 ed il 20 aprile mia madre è stata ricoverata per quella che credevamo fosse una cistite acuta, o un blocco renale dovuto ad ansia e nervosismo. Purtroppo abbiamo poi saputo che si trattava di insufficienza renale anche avanzata, perciò sintomo di qualcosa di più grande di cui non si riusciva a comprendere la natura ad un primo impatto. Quella notte, mentre la portavano via gli infermieri da casa lei ha avuto ciò che a me è sembrato essere una sorta di crisi epilettica, ma gli infermieri (dolcissimi e competenti) l'hanno definita una crisi di nervi.

Seguo l'ambulanza nel cuore della notte con la mia automobile, attendo da sola nel parcheggio del pronto soccorso e soltanto alle 5 del mattino mi consentono di entrare in pronto soccorso per parlare con il medico di turno e finalmente vedere mamma. Ricordo ancora i suoi occhi grandi e scuri sbarrati dalla paura, nell'ultimo periodo mi sembrava una bimba spaventata ed in quel momento ancora di più. Sarà l'ultima volta che vedrò mia madre viva.

Di lì in poi avrò soltanto contatti telefonici con lei e con i medici del reparto di nefrologia, a causa dell'emergenza sanitaria non si poteva accedere al reparto. Il 27 aprile decideranno di procedere con la PET, un esame di medicina nucleare, al fine di individuare ogni possibile problema. Intanto, dalla sera di martedì 28 aprile mia madre cessa di rispondere al telefono tanto a me (unica figlia per la quale avrebbe dato la vita), quanto ai suoi fratelli e sorelle, dopo aver detto a tutti noi che qualcuno avrebbe voluto toglierle il telefono. Il 29 aprile una dottoressa mi contatterà dicendomi che il telefono di mia madre non si accende. Infuriata vado a ritirarlo in ospedale ed era zuppo di acqua. Un mio amico, ingegnere informatico ed esperto di telefonia, affermerà con relativa certezza dopo un'analisi approfondita dei danni alle componenti del telefono, che quasi sicuramente è stato gettato in una bacinella o una vasca colma d'acqua. Il pomeriggio di quella stessa giornata ricevo la comunicazione dell'esito della PET dal primario: mia madre presenta delle piccole macchie interne, la più "preoccupante" si trova dietro lo sterno, ma al 50% non si tratta di tumore maligno. Il primario afferma di doverla dimettere di lì a poco, non appena finiranno di stabilizzare l'insufficienza renale, al fine di poterla trasportare (a nostre spese) presso uno degli ospedali delle città vicine dotati del reparto di chirurgia toracica per poter procedere ad una biopsia. Mia madre non riusciva a stare in piedi da sola già da un mese, da quando era ancora a casa ed io credevo fosse un mix di depressione (Era un avvocato) e debolezza dovuta alla menopausa ed all'anemia. Intanto i giorni passano, mia madre continua a non rispondere al telefono (uno nuovo che le ho comprato subito dopo aver ritirato il vecchio) e i dottori ci dicono che va tutto bene, che con loro parla ed interagisce come sempre e che non riescono a comprendere per quale motivo non volesse parlare con noi. La sera del 1 maggio, dopo aver minacciato la dottoressa di turno di fare irruzione con i Carabinieri al fine di appurare la reale situazione di mia madre, un'infermiera riuscirà a farle dire tramite chiamata in vivavoce qualche parolina "Ciao, ciao Mamma". Lei a volte era solita rivolgersi a me con questo appellativo.

La mattina del 2 maggio alle 8 chiamerò in ospedale per chiedere se mia madre stesse bene, mi rispondono che va tutto bene e mi suggeriscono di richiamare dopo le 12 in modo tale da poter avere anche i risultati della visita quotidiana. Alle 12 non mi risponde nessuno, richiamo alle 14:34 e una dottoressa mi dice che "il quadro clinico è improvvisamente peggiorato rispetto a stamattina, sua madre non risponde ai nostri stimoli vocali, ogni tanto apre gli occhi, ci guarda e li richiude. Stiamo aspettando i risultati dell'elettroencefalogramma, ma il neurologo non ha intravisto nulla di strano dalla visita." Inizia a crollarmi il mondo addosso, alle 17 mentre mi stavo recando in ospedale per prendere la biancheria sporca di mamma e lasciarne una sacca con biancheria pulita, mi chiamano dal reparto per comunicarmi che il rianimatore aveva urgenza di parlarmi e che poi mi avrebbero concesso di entrare in reparto da mamma nonostante i protocolli anti Covid. Mio padre, divorziato da mia madre, mi raggiunge in ospedale ma non poteva accedere. Chiamo un fratello di mia madre, disperata ed in lacrime gli chiedo di entrare con me dal rianimatore, ma la risposta che ricevo è "ho paura del contagio, ormai ho quasi 70 anni e sono un soggetto a rischio". Per l'ennesima volta mi faccio carico di un peso insormontabile, il rianimatore mi svela che per mamma non c'è più nulla da fare e che il tumore partito dallo sterno si è espanso a tutto il tessuto osseo, ai linfonodi, al pancreas e ad altri organi. Ormai anche darle l'ossigeno sarebbe inutile, è in coma irreversibile. Entro in reparto accompagnata da una dottoressa molto dolce, mamma è in coma ma non appena sentirà la mia voce inizierà a muovere le braccia, le mani, emetterà dei suoni, aprirà gli occhi. Insomma, mi sentiva. Parliamo, la abbraccio e la coccolo così come di solito facevo quando era a casa ed una delle due aveva bisogno di conforto. Dopo un'ora vado via, non avrei voluto che potesse percepirmi triste e in lacrime, era lei in quel momento ad aver bisogno di conforto, non io. Alle 21:40 mi contatteranno dall'ospedale, risponderà mio padre, per comunicarci che mamma è morta. L'aspetto positivo della vicenda è che non ha dovuto soffrire troppo e a lungo, con chemioterapia, dolori e malessere psicofisico. è andata via velocemente, in silenzio e all'improvviso. Lei è stata mia madre, la mia migliore amica nonostante le numerose divergenze, è stata anche padre, sorella e la mia colonna portante. Sono sconvolta, a pezzi, incredula. A volte non realizzo cosa sia realmente successo, altre invece me ne rendo conto ed ho un disperato bisogno di parlarne. Mio padre, il mio fidanzato, la mia famiglia ed i miei veri amici mi stanno molto vicini, non sono mai sola e mi aiutano moltissimo. Sono circondata da amore e affetto, allegria e positività. Ho cambiato casa, mi sto comunque laureando alla specialistica ed ho terminato gli ultimi due esami con il massimo dei voti. Nonostante ciò a volte avverto un vuoto inaccettabile, di notte dormo comunque da mio padre perché temo di avere attacchi di panico causati dalla paura di perdere il controllo. La mia counselor mi ha suggerito di assumere le "emergency" di Australian Bush Flowers e devo dire che va già molto meglio; purtuttavia il vuoto incolmabile continua ad ingigantirsi anche se lo avverto con più lucidità. Mi sono sempre fatta carico di tante cose, dal ricovero di mamma ho assunto ancora più responsabilità (ero l'unica ad andare e tornare dall'ospedale per fornirle biancheria pulita, viveri e beni di conforto e l'ho fatto e lo rifarei mille altre volte con tutto il mio cuore) ed ho dovuto prendere decisioni forti dopo la sua morte. Tutti si complimentano con me per la maturità e la forza, ma io sono fragile, sensibile e mi sento sperduta.

Commenti

  • Dani35Dani35

    Ciao Anna!

    Non ti nascondo che leggere la tua storia mi ha suscitato certe emozioni perché è davvero triste.

    Per l'età che hai ti sei comportata veramente da donna adulta e molto forte anche se dentro ti senti crollare.

    È difficile accettare e superare la perdita di una persona cara, in più di una mamma. Ancor più difficile è accettare il modo in cui è andata via, con un'emergenza sanitaria che non ti ha dato nemmeno la possibilità di salutarla per l'ultima volta.

    Capisco la tua tristezza, ma devi riuscire ad essere forte come hai dimostrato e guardare avanti sapendo che hai fatto tutto possibile fino all'ultimo momento e che, come tu dici, non ha sofferto il tipico calvario della chemio, etc.

    Un abbraccio e tanta forza!💪

  • Ciri_310Ciri_310

    La sofferenza è normale, ma devi capire che tua madre vorrebbe ti vivessi la tua vita..

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