Storia buffa su come mi sto distruggendo la vita

SofiaCapaccioliSofiaCapaccioli
modificato April 2019 in Situazioni a rischio
Ciao a tutti, mi sto trovando per l'ennesima volta a dover prendere una scelta senza riuscire a trovare un appoggio univoco. Il problema, quando si parla di salute mentale, è che ognuno cerca di venderti le sue soluzioni "in grado di svoltarti la vita in un giorno". Allora sono idiota io che ci combatto da 6 anni, ma vabbè. Nasco come adolescente critica che, come da manuale, si butta nei disordini alimentari, anoressia, poi bulimia e casini di qualsiasi tipo. Dopo due anni di relazione con i DA comincio "a dare di matto": discorsi sconnessi, crisi di panico, episodi dissociativi, autolesionismo, abuso di ogni sostanza (dallo sciroppo per la tosse ad ansiolitici rubati nei bagni delle case in cui sono ospite). Finisco a stento le superiori frequentando un centro di recupero diurno, poi faccio pace con l'alimentazione e mi prendo un anno di calma, inizio a curarmi con antidepressivi. Dopo due mesi la sovraeccitazione che mi causano fa più casino che altro. Aggiungiamo regolatori dell'umore, lì per lì sembro stare meglio. Ma forse era tutta una questione esterna, visto che in quell'anno entrambi i miei nonni si ammalano di tumore e, essendo io l'unica in grado di reggere situazioni di stress (già, è estremamente paradossale), ho passato un annetto senza presentare particolari problemi, concentrandomi solo sulla mia famiglia. Conclusosi tutto ciò con la morte di mia nonna (forse l'unica persona al mondo per cui potessi veramente considerarmi 'unica') I problemi riniziano, riniziano le crisi dissociative (o come si chiamano), litigo con numerosi amici dopo averli messi a rischio per le mie condotte. A settembre inizio l'università, mi trasferisco a Bologna, comincio a saltare le medicine, ad avere sempre una bottiglia di wisky sul comodino e a fare sesso occasionale in maniera vergognosa. Resa scolastica al minimo indispensabile. Mi lascio andare alla mia finalmente riconosciuta mediocrità. Ad aprile una crisi, pensieri intrusivi, voglia di uccidermi, ingoio blister e blister di medicine, non sapendo a chi rivolgermi chiamo l'ospedale. Incontro una psichiatra, lei mi chiama borderline, la mia ex psichiatra bipolare, un uomo appena esco dal l'ambulatorio "pita-pita" (fuoco fuoco?). Torno a casa, in Toscana e continuo a dare esami da non frequentante, cerco di rimettermi in piedi senza grandi risultati. Cerco di concentrare la mia vita su altro: anno accademico in Francia per ottenere una doppia laurea (il francese neanche lo conosco, ma vabbè). Mi trasferisco in Alsazia e comincio subito a capire di stare sulle palle a tutti, colleghi, professori, incontri occasionali e piastrelle del bagno. La mia settimana si riduce alle sbronze in camera da sola, a guardarmi allo specchio e farmi schifo, buttando giù medicine prese ovunque. Quando riesco a combinare per uscire fuori a fare un giro, mi ritrovo ubriaca dopo mezz'ora a mettermi in ridicolo con il mondo intero. Tornata a casa per le vacanze trovo le scatole con gli antidolorifici della mia defunta nonna. Inizio a bere ed iniettarmi qualsiasi cosa trovi lì dentro. Torno in Francia e per rincarare la dose riprendo con le diete ed il vomito, tempo due mesi e se mangio un po' di più ho la nausea, perdo 5 kg, troppo pochi, ma non è quello il punto. L"essenziale è distruggersi e perché? La mia vita nell'ultimo anno è andata avanti oscillando tra domande del genere, crisi di derealizzazione e dolorosi sensi di colpa. Sabato è stata la terza volta in 5 mesi in cui i miei genitori sono dovuti venire a recuperarmi perché ubriaca e addormentata da qualche parte. Dovrei farmi schifo per quello che mi faccio, ma l'unica cosa che mi dispiace è ferire i miei genitori, che non se lo meritano ed hanno bisogno di me, lucida. Intanto mi rendo conto di essere sempre meno attiva cerebralmente. I voti si abbassano, ho smesso di scrivere, dormo troppo e tutti i progetti che faccio nelle fasi 'up' vengono vanificati da tutto il resto. Sto pensando di chiedere il ricovero, tra due ore andrò dal mio medico di base. Ho bisogno che qualcuno mi dia una mano a riprendermi questa vita. Non so se esagero, se sono solo stupide richieste di attenzione, ma la verità è che ora come ora non mi controllo, forse sì, per brevi attimi quando mi cade la maschera, come oggi. È uno sfogo, ma 'frustrazione' non rende neanche l'idea di come mi senta. Consigli per una causa persa?

Commenti

  • Sandra66Sandra66
    Ciao, probabilmente la richiesta di attenzione esiste. Mi chiedo come siano i tuoi rapporti personali, se riesci a dare algi amici o alle relazioni o se invece sei più propensa a prendere. Spesso si tratta di questo. Di capire che imparare a dare è il miglior modo per diventare forti e quindi non dipendere più dagli altri e dalle cose.
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