Sento di non essere adatta alla vita

ale_31ale_31
in Autostima

Depressione? Autostima? Rapporti sociali?

Non so bene dove collocare ciò che sto per scrivere, ma una cosa è certa: a 23 anni non dovrei sentirmi così.

Vuota, sola e inadatta alla "vita". Questo è ciò che sento da un paio di anni a questa parte. Non sono mai riuscita a creare molti rapporti profondi coi miei coetani, il che mi porta a cercare di essere sempre gentile e disponibile, a rallegrare gli altri e ad esserci sempre. Ma, anche questo ruolo che a molte persone riesce egregiamente, sembra non accostarsi a me. Forse sono troppo poco interessante? Troppo normale o strana o brutta? Perché non sono riuscita a creare dei gruppi di amici come hanno fatto le mie coetanee? C'è qualcosa di sbagliato in me, ma non riesco a capire cosa sia precisamente e la cosa mi crea una voragine di dolore nel petto perché vorrei anche io fare tutto ciò che fanno gli altri.

Tutti si sono evoluti sin da giovani, praticando sport e scegliendo sempre le scuole adatte.

Io anche pur facendo degli sport (abbandonati successivamente) non riuscivo ad integrarmi e a tirare fuori il carattere, quindi finivo per abbandonare il tutto per paura di essere lasciata sola dalle altre bambine.

Spessissimo mi capita di pentirmi di aver partecipato a conversazioni perché temo di non essere abbastanza intelligente per poter esprimere un'opinione. Mi tedio interiormente sul perché non sia stata io a dire quella frase così ben costruita e con un linguaggio perfetto, sul perché il mio cervello non abbia pensato a quella battuta che ha detto signor X che ha fatto ridere tutti, sul perché io sia così limitata nel parlare e a volte cerco su Google come essere più intelligenti e dominare bene il linguaggio.

Ci sono giorni che passo davanti allo specchio cercando ogni minimo difetto per mortificarmi e per ricordare a me stessa che forse motivo per il quale io non abbia cos^ tanti amici è perché non sono bellissima come altre ragazze. Non lo sono mai stata e non lo sarò mai.

E mi sento vuota quando vedo le altre ragazze fare continuamente vacanze con il loro gruppo di amici, costruire ricordi e divertirsi come un giovane dovrebbe fare. Questi anni non torneranno più ed io non sono nulla.

Poi mi ricordo che ho 23 anni, che dovrei essere una persona matura e non avere questi problemi. Dovrei avere 23 anni ed essere forte, senza il bisogno di uno psicologo o di fare questi piagnistei alle uniche persone care che ho.


Forse la vita se la merita più di me qualcuno che la sa apprezzare e vivere appieno senza queste pare.

Grazie per avermi letta.

Commenti

  • [Utente Cancellato][Utente Cancellato]

    Buongiorno Ale.

    Questo sentirsi noi come inferiori e gli altri tutti come superiori, generalmente è proprio una tipica visione che arriva da un malessere psicologico. Può succedere anche con un maldidenti o un maldipancia persistenti, di sentire la vita come inutile sofferenza e scollarsi dal mondo, figurarsi con un disagio psicologico che ci portiamo dietro da chissà quanto tempo.

    Prendendosi cura del disagio, così come del maldidenti e del maldipancia, la sofferenza diminuirà e tutto comincerà ad apparirci accettabile e via via, anche piacevole e bello. Gli altri, il mondo, la vita di accorgeranno di noi, solo per il fatto che abbiamo cominciato noi ad accorgerci di noi stessi.

    Ora il discorso è, come si fa? Perché per il maldidenti si può prendere l'antidolorifico, o farsi curare dal dentista. Per il "mal d'essere" è un po' più complicato. Qui però deve aiutarci lei. Non si capisce dal suo racconto da quanto tempo ha questo disturbo e quali strade ha provato o stia ancora provando per gestirlo.

  • ale_31ale_31

    Ho provato a intraprendere un percorso con una psicologa per circa due anni che ho interrotto volontariamente quando mi sono accorta che non stavo andando da nessuna parte.

    Molto rilassante parlare con lei, senz'altro, ma non mi dava alcun suggerimento sul come risolvere il problema e nemmeno su come migliorare me stessa.

    Sono cosciente del fatto che con un percorso psicologico non otterrò da colui che mi segue le soluzioni, perché tutto il cambiamento deve derivare da me, ma neanche sprecare due anni per il nulla cosmico.

    Purtroppo, comunque, al momento non potrei economicamente permettermi di andare da uno psicologo perché frequento l'università e tutte le mie finanze finisco lì.

    Il malessere dura da parecchi anni. Partendo dal malessere causato dal bullismo ricevuto durante elementari/medie/superiori per poi arrivare a questa voragine che è peggiorata negli ultimi due anni.

    La ringrazio per la risposta.

  • [Utente Cancellato][Utente Cancellato]
    modificato 14 January

    Ecco Ale che da questa sua risposta emergono dei fattori interessanti.

    Intanto si nota ora che effettivamente il suo disagio non è recente, ma persiste da tempo. Ma questo non tanto per la sofferenza accumulata, quanto per l'esperienza maturata che , a contatto di questo disagio, ci permette, senza magari accorgercene, di crescere. E degli elementi di crescita si trovano intanto nell'aver provato a chiedere aiuto, tentando un percorso psicologico. E successivamente di aver capito che questo percorso dovrebbe portarci a qualcosa di più profondo che al semplice "rasserenamento della seduta". Capire questo è molto importante.

    Ci si rende conto che il nostro male non si gestisce con la chiusura, la difesa, l'alienazione, cui ci porta a rifugiarci. Ma, se c'è una strada da tentare, o anche più di una, partirà certamente dall'apertura, dalla condivisione, dalla relazione con se stessi, e dal supporto di chi ci può aiutare ad imparare queste nuove attitudini.

    Non è facile trovare da subito la persona adatta ad aiutarci, così come non è facile che subito si instauri il rapporto ideale tra professionista e paziente. Molte volte all'inizio bisogna tentare, trarre quello che di buono una esperienza ci dà, poi iniziarne un'altra e così via. E come costruirsi un curriculum. Lo si va con le progressione delle esperienze. Ora, a prescindere dagli scoramenti, disillusioni e ostacoli economici, la cosa principale e non perdere quell'attitudine alla apertura, all'ascolto di sé, alla condivisione.

    Lo si può fare anche iniziando a contattare dei gruppi di ascolto o di meditazione. Questo ci consentirà di allenarci ad un appuntamento con noi stessi che non sia più quello demolitivo di giudizio e condanna, ma al contrario, quello ricostruttivo di ascolto e benevolenza.

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