Psicosomatizzazione dell'ansia

ValentinaVValentinaV
in Paure, ansie e fobie

Salve,

sono una ragazza di 23 anni che recentemente ha sviluppato un tipico sintomo da associare all'ansia, parlo di una forte tensione all'altezza del petto a cui non riesco ad attribuire un'origine. Sono seguita da una bravissima psicoterapeuta da anni ormai, ho fatto passi da gigante, ho acquisito un'ampia consapevolezza di me, del mio io, della mia bambina interiore e posso dire che da tempo ormai sono serena, riesco a gestire molto meglio le mie emozioni. In passato ho superato episodi depressivi che non si ripresentano ormai da più di un anno. Per quanto difficile la quarantena possa essere (soprattutto per chi, come me, abita in Lombardia), mi ha aiutata a focalizzarmi molto su di me. Ed è qui che nasce il problema, mi sento serena, ho progetti, sto creando una routine che mi fa stare bene ma, ciononostante, questa terribile sensazione di oppressione -che in passato accompagnava i miei periodi più ansiogeni e che quindi riconosco- non mi lascia. Tra un mese vedrò la mia psicoterapeuta ma, nel frattempo, mi farebbe piacere conoscere l'opinione di altri esperti.

Commenti

  • [Utente Cancellato][Utente Cancellato]

    Buonasera Valentina.

    Effettivamente l'oppressione a livello del petto, è una delle tipiche somatizzazioni ansiose. E lei la conosce già avendone fatto esperienza.

    Quindi io direi che forse il problema non è la sensazione di oppressione che lei prova, ma qualcosa di più profondo. Ovvero potrebbe essere la sorpresa, la disapprovazione, la delusione, di reiniziare a provare qualcosa che aveva archiviato come risolto e superato. Questo anche a livello inconscio, chiaramente.

    NOn è un caso che questo accada proprio in un periodo in cui ci troviamo, non facile, ansiogeno sicuramente e in un periodo in cui magari la terapia è più rada di un tempo (suppongo).

    Dunque la paura di dover ricadere, di dover ricominciare a soffrire, nonostante i passi da gigante.

    Ecco questo generalmente è il nostro ego, che come di consueto, trae conclusioni affrettate e parzializza la realtà identificandosi con questo o quell'elemento, alfine di esprimere quello che lo terrorizza: la perdita del controllo.

    Stia tranquilla Valentina. Nei suoi passi da gigante non c'è solo la capacità di gestire l'ansia, ma anche la consapevolezza che questa non è estirpabile, assieme alle sue somatizzazioni. Capiteranno dei periodi in cui saremo più deboli, suscettibili, come quelli in cui invece ci sentiamo più forti. Noi siamo così, non siamo permanenti e definiti. Siamo soggetti al divenire, al mutamento continuo. Stare male e stare bene, fa parte del nostro essere. E di conseguenza anche i nostri stati di essere oscillano. Una bella notizia ci fa sentire illuminati e in sintonia col tutto; un maldidenti ci fa desiderare la morte.

    Non abbia paura di continuare il suo lavoro su di sé. Sia curiosa. Impari col tempo quali sono le cose che le fanno bene e quali le fanno male. E vedrà che spesso, quando l'ansia torna, qualche abitudine vecchia ha ripreso il sopravvento, ed abbiamo la possibilità di ricalibrarci, di rimetterci a fuoco. In un certo senso, l'ansia è un'amica preziosa. Il nostro corpo si fa sentire e ci dice: "ricordati di me".

    Bene allora. Ricordiamocene.

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