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Posso essere la causa della depressione di mio padre?

Serena81Serena81
in Famiglia

Salve a tutti, sono una ragazza di 25 anni, orfana di madre da 13 e figlia unica. Vivo sola con mio padre, sono tornata a casa da lui dopo aver frequentato l'università in un'altra città poiché mi manca un solo esame ed ho la tesi pronta. Ho lasciato casa nell'altra città due anni fa, e da quando sono tornata a vivere con lui le cose sono precipitate. Mi sono bloccata con lo studio, ho frequentato anche una psicoterapeuta e insieme abbiamo capito che probabilmente il mio blocco era un modo per farmi "notare" da mio padre. Da quando ho perso mia madre lui non mi ha mai chiesto come mi sentivo, se mi sentivo sola o triste, non abbiamo mai mai mai parlato di lei e di ciò che ci era successo. Durante gli anni dell'università le sue domande erano rivolte sempre e solo agli esami. Mia madre soffriva di alcolismo e io da sola ho affrontato la paura che avevo dell'alcol, e lui pur sapendo che la sera non uscivo perché i miei amici si ubriacavano non ha mai pensato che forse era il caso di affrontare questo, e tanti altri problemi, insieme. Ad oggi mi rinfaccia di non essergli grata per avermi permesso di studiare, che la mancanza di dialogo è solo colpa mia (come potevo io, da sola a 13 anni, costruire un rapporto funzionale con lui senza il suo aiuto?), che il mio blocco con lo studio non ha assolutamente giustificazioni (non che io ne cerchi, ma non è sicuramente un capriccio anche perché sono la prima a volermi laureare a scappare da qui) e che addirittura è andato da uno psichiatra che gli ha prescritto degli antidepressivi perché il mio continuo posticipare la laurea è una spina nel fianco per lui. Eppure quando stavo male io, sporfondata nella mia solitudine, non era importante. Adesso che sta male lui è importante. Inoltre in passato ha trattato due miei cugini quasi come dei figli, regalandogli anche somme di denaro esagerate e non dicendomi niente. Tutte queste come sommate mi hanno resa estremamente rancorosa nei suoi confronti. So che ha fatto tanti sforzi per crescermi quasi da solo e per salvarmi e salvarsi dalla malattia di mia madre, ma perché devono essere riconosciuti solo i suoi di sforzi? Perché io sono solo una studentessa e non un essere umano? Le sedute di psicoterapia mi hanno aiutato in parte a capire che io problemi gravi non ne ho, eppure lui dice che se dopo alcuni mesi ancora non sono in grado di laurearmi allora ho bisogno di uno psichiatra, perché lui ci va e forse avrei bisogno anche io di un farmaco. Mi sembra assurdo e non accetto l'idea di ciò che mi dice dal momento che io so che tutti i miei problemi sono causati solo da lui. L'anno scorso avevo trovato un lavoretto che mi permetteva per lo meno di staccare la spina, lui me lo ha fatto lasciare dicendo che altrimenti non mi sarei più laureata. Ma stamattina l'ultimatum: trova un lavoro e la tua strada, a me causi solo problemi di salute stando qui. Il lavoro lo sto cercando con tutte le mie forza ma finché non riesco a laurearmi non trovo granché vivendo in un piccolo centro. Quindi mi chiedo, posso davvero essere solo io la causa del suo malessere? Perché non è disposto a capire che forse negli anni passati ho avuto tante mancanze da parte sua che mi hanno pian piano distrutto? Volevo solo un abbraccio dall'unico genitore che avevo, o una spalla su cui piangere. Ma niente. Scusate se mi sono dilungata troppo ma oggi sento di non farcela

Commenti

  • Barby3Barby3

    Ciao Serena,

    Mi dispiace molto per la situazione che vivi con tuo padre e per la perdita di tua madre.

    Secondo me, non hai bisogno di nessun farmaco, hai solo bisogno di appoggio da parte sua e di affetto.

    Non so perché si comporta così, non riesco a capire perché ti reputa un problema e causa del suo malessere.

    Non so cosa dirti, ma leuareati al più presto e lavora così hai la possibilità di uscire da questa situazione ed essere indipendente economicamente. Il problema, secondo me, lo tiene lui.

    Buona fortuna!

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