Paura della morte come Non-Esistenza

Morgana26Morgana26
in Ipocondria

Ciao a tutti,

sono una ragazza di 24 anni, vivo a Milano, lavoro e la mia vita procede tranquilla per la maggior parte delle volte.

Sono una persona ansiosa e sono seguita, ormai da quattro anni, da una psicoterapeuta e uno psichiatra per problemi di ipocondria, attacchi di panico e ansia sociale.

A volte, ormai da circa 6 mesi, mi capita di soffermarmi improvvisamente sul pensiero della morte senza che nulla possa portare a questo pensiero. Anzi, specialmente avviene nei momenti belli.

Questo mi accade sin da piccola, da quando ho circa 5/6 anni. Nei momenti più belli da bambina, ho dei ricordi di una forte ansia e dolore al petto derivante dal pensiero che quel momento potesse non essere "reale". Avevo il dubbio, a volte, che i momenti belli non erano veri e mi pietrificavo, oppure piangevo. Oppure prima di andare a dormire, a circa 7 anni, avevo paura di morire nel sonno, anche senza nessun sintomo, così mi veniva un attacco di panico. Mia mamma, mi ricordo, mi aveva anche portato dalla pediatra per parlare di questo comportamento, a cui nessuno ha dato peso.

Ora mi capita a volte di pensare al fatto che dovrò affrontare il passaggio dall'esistenza alla non esistenza e non c'è nulla che possa fare per evitare questa cosa. Ho paura del momento di passaggio e dell'idea della perdita totale di coscienza ed esistenza.

Non che sia una cosa che mi impedisce di vivere, tuttavia è possibile eliminare questa paura? Da che cosa potrebbe derivare, generalmente, nell'essere umano questa paura e su che cosa ci si può focalizzare?

Vi ringrazio

Commenti

  • Liliana201Liliana201

    Salve!

    Chi ti segue, ormai da anni, avrebbe dovuto investigare sulla causa di questa tua paura.

    Fors avrai avuto qualche truma da piccola, perché è una paura abbastanza complessa (non la tipica paura della morte).

    Insisti con la tua psicoterapeuta o chiedi magari una seconda opinione se non ti convince.

  • [Utente Cancellato][Utente Cancellato]

    Buongiorno,

    penso che parte dei problemi derivino dall'atteggiamento culturale che si consideri l'esperienza della morte come cruciale o separata dalla vita. Gli antichi greci non avevano certo di questi problemi, loro erano ben consapevoli che la morte era più che naturale e parte di noi. Nulla da temere quindi per loro.

    Per noi invece, c'è un retaggio delle tradizioni giudaiche che il cristianesimo aveva cercato di risolvere rassicurandoci che "non moriremo", e che comunque ci porta a considerare la morte come un evento conclusivo a seguito del quale, chissà inizierà qualcos'altro, oppure no. Talvolta addirittura non ci si pensa affatto, se ne fa un tabù, come fossimo immortali, e la morte riguardasse tutti gli altri viventi eccetto noi. Se sentiamo la parola morte, diveniamo scaramantici o ci terrorizziamo...

    Ecco, questo crea una "avversione" per la morte ed è un problema. Perché anche biologicamente, la morte fa parte della vita, non è un evento conclusivo misterioso e scongiurabile. Non è nemmeno un'anomalia o un difetto evolutivo, ma si muove con la vita nell'evoluzione stessa. La morte inizia il suo lavoro fin da quando siamo nati ed espulsi dalle vagine: il profumo di neonato svanisce presto, l'organismo inizia il suo lavoro di replicazione continua delle cellule, finché gli errori di questo suo lavoro si accumulano e provocheranno la cessazione delle nostre attività fisiologiche. Questo meccanismo c'è ogni giorno per tutti i nostri giorni di vita, porterà inevitabilmente all'ultimo battito cardiaco a prescindere dalle malattie e degli incidenti.

    Se sentissimo in noi sia la vita che la morte assieme, come difatti è, allora tante ossessioni svanirebbero.

    Bisognerebbe aiutarci magari anche con la meditazione quotidiana, possibilmente in gruppo, anche online, per osservare questi nostri pensieri di avversione, e questi meccanismi di repressione contro il concetto di morte. Sono quei meccanismi ossessivi che non ci danno pace e su cui possiamo lavorare. Non di certo sulla morte, che fa solo il suo lavoro, come lo fa la vita.

    E se l'ossessione è forte, possiamo parlarne con uno psicologo. Anche lui ha in comune con noi la morte.

  • Morgana26Morgana26

    Grazie @Andrea_C_3

    È molto bella questa riflessione e negli ultimi giorni ci ho pensato molto nel momento di panico legato al pensiero della morte.

    Ma come si fa a "sentire" anche la morte? Come è possibile connettersi in modo positivo questa idea che un giorno non saremo più nulla?

    Grazie

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