Mi sento spenta da quando è iniziata la pandemia

LanettaiLanettai
modificato 25 January in Crisi esistenziale

Salve a tutti,

vi scrivo perché da quando è iniziato il periodo pandemico sembra che la mia vita sia finita. Frequento l’università quindi da marzo ogni cosa che prima sembrava stressante, adesso è diventata così piatta che mi sento inutile.

prima del lockdown la mia vita era abbastanza frenetica e stressante adesso il mio unico compito giornaliero è studiare senza nessun momento di pausa con i colleghi, e senza nessuna chiacchierata con nessuno.

quello che mi manca di più è il rapporto umano, con chiunque, non ho alcun amico, ho solo il mio fidanzato che anche se mi ama tanto e io reciprocamente, mi sento comunque sola e isolata dal mondo.

da quasi un anno sento che mi sto spegnendo sempre di più, non rido più, sono sempre triste, non riesco ad addormentarmi presto, insomma mi sento come se non fossi niente e non ci sia più niente di bello nella vita.

non esco mai neppure per prendere un minimo di aria. Capisco i tempi che corrono ma ogni giorno vedo sui social vecchi amici che continuano a godersi la vita, non voglio violare alcuna restrizione, ma io mi sento soffocare, non parlo mai con nessuno, non apro bocca dal mattino alla sera, sento che pian piano sto perdendo me stessa, nulla più mi fa sorridere. Cosa posso fare?

Commenti

  • [Utente Cancellato][Utente Cancellato]
    modificato 25 January

    Buongiorno,

    fra le sue righe si legge una piccola contraddizione, che a mio avviso può essere la chiave di una nuova visione del suo disagio.

    "da quando è iniziato il periodo pandemico sembra che la mia vita sia finita."

    "prima del lockdown la mia vita era abbastanza frenetica e stressante"

    Allora vediamo come in fondo, la pandemia di certo non ci ha facilitato le cose, ma non ha fatto altro che evidenziare delle situazioni critiche che preesistevano alla pandemia stessa. Oggi si tende a dare al Covid e ai lockdown la colpa di tutto, come dei parafulmini su cui scaricare le nostre paranoie. Ma ad essere curiosi ed onesti, c'erano cose che non andavano già da tempo, nel rapporto con noi stessi e con gli altri. Eravamo stati soltanto molto bravi ad adattarci, ad andare avanti nonostante le nostre vite frenetiche e stressanti, grazie al potere anestetico dei social e del mercato.

    Ora l'adattamento, ahimè, non basta più, non anestetizza più. La crisi che fingevamo di non vedere, adesso è ben evidente. La domanda è: questo è un male?

    Io direi di no. Mai come ora ci è data l'opportunità di fare qualcosa, di cambiare atteggiamento, che non sia più quello della fuga o della resistenza, bensì quello dell'apertura, dell'ascolto, della considerazione profonda di noi stessi e, di conseguenza, degli altri.

    Per farlo non dobbiamo far altro che provare a chiedere un aiuto e farci aiutare. E possiamo farlo senza affannarci, possiamo permetterci il lusso di procedere un passo alla volta, ma fin da oggi però e per ogni giorno a partire da oggi. Possiamo iniziare ad avere finalmente cura di noi, gentilmente, pazientemente.

    Provi ad iniziare una pratica di minfulness quotidiana e ad aprirsi e confidarsi con dei gruppi di ascolto. E poi, può confrontarsi con uno psicologo.

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