Mi sento senza speranza, è tutto troppo grande e difficile per me...

SaraAsaroSaraAsaro
in Paure, ansie e fobie

Mi ritrovo di nuovo qui a scrivere in lacrime perchè mi fa paura vivere. Sono una ragazza di 25 anni e da sempre, cioè da quando sono nata che faccio fatica a vivere, a stare con le altre persone, e a sentirmi le pressioni di tutti perchè non sono come le mie coetanee. Ho già fatto una psicoterapia di tipo psicodinamico per 4 anni terminata lo scorso Settembre, più una breve cura farmacologica (nel 2017) da me richiesta, ho preso il diploma, la patente e affrontato diverse situazioni sociali, ma non ho risolto il problema alla radice. Mi credete se vi dico che io più cresco e più non ci capisco niente? Mi viene da piangere caspita...io non ce la faccio più a vivere, sono stanca di chiedere aiuto se poi mi aspetto troppo dagli altri e finisco per rimanerne sempre delusa.... Sono stanca di vivere, se potesse essere più semplice, schiaccerei un bottone per porre fine alla mia esistenza. Vorrei urlare, rompere tutto e piangere perchè sono diversa da tutti gli altri, mi aiutano a farmi pesare questa mia diversità. Sono una persona vuota, non c'è niente dentro di me, sono rimaste solo tutte le emozioni negative. Vorrei davvero essere morta o finire in ospedale, forse così potrei far capire a chi mi sta intorno di quanto bisogno ho di aiuto, comprensione, amore, ascolto, qualcuno che mi stia vicino/a fisicamente..... Per me vivere è un incubo, un brutto gioco in cui io non voglio più proseguire, voglio ritirarmi e vorrei trovare il coraggio per farlo, voglio che giochino gli altri, io mi sono stancata. Per me vivere è troppo pesante, difficile e sofferente. Tutti che dicono una cosa diversa, un consiglio diverso, un opinione diversa, ma niente sembra aiutarmi a stare meglio. "Prova questo" "Prova quello" Io sono stanca di vivere, di respirare, vorrei poter dare la mia vita a chi ha voglia di proseguire questo gioco, almeno eviterei di sprecarla, sono una donatrice di organi, semmai un giorno troverò il coraggio, sarebbe l'unica cosa buona e sensata che faccio nella mia vita, salverei la vita a qualcuno e gli permetterei di essere ancora in vita, sperando che almeno questo/a sia felice di vivere. Il mio problema non so più quale sia, principalmente si tratta di ansia somatizzata, fobia sociale, ma sono convinta di essere piena di altri problemi che non hanno ancora un nome e allora per farvi capire meglio chi sono e come mi sento proverò a descrivermi, descrivervi le cose che provo da 25 anni. Sono sempre stata una persona timida, ovviamente non sto parlando di semplice timidezza ma di vera e pura paura, vergogna, di essere me stessa, di confrontarmi, comunicare con gli altri, che siano anche i parenti. Pensate alla cosa che nella vostra vita vi crea più paura e vergogna in assoluto e capirete come mi sento io quotidianamente o comunque le volte che sto con le persone, quindi con le mie paure. Sono cresciuta in un ambiente non proprio salutare, solo crescendo ho iniziato a pensare che anche mia madre possa soffrire di qualche disturbo mai diagnosticato, ha sempre trascurato noi figli, la casa, ha fatto sempre e solo l'indispensabile. I miei genitori non sono mai andati d'accordo, le urla, le incomprensioni, i litigi, le infinite discussioni sono state e continuano ad essere il mio pane quotidiano. In 25 anni che convivo con loro si saranno alzati le mani a vicenda solamente 3 volte, poi si sono limitati solo a discutere a voce. Nonostante questo io ho solo loro e a volte mi sento amata e voluta bene, le poche volte in cui vanno d'accordo per me è come vivere il giorno di Natale per un bambino. Ho subito bullismo sempre, sia fisico che verbale, non ho mai avuto il coraggio di difendermi, ho sempre avuto troppa paura. All'asilo e all'elementari non parlavo, non sono sicura si trattasse di mutismo selettivo, quello che posso dirvi è che all'asilo comunicavo solo facendo "si" e "no" con la testa, all'elementari solo a bassa voce e solo se interpellata, quindi nelle interrogazioni. Mi considero da sempre una persona pigra, immatura, irresponsabile, infatti non mi piaceva andare a scuola e i risultati si vedevano, non mi piaceva studiare, non mi piaceva aiutare i miei in casa o in generale, se c'era da fare qualcosa mi rifiutavo perchè non mi andava, volevo solo giocare e starmene da sola perchè era e per certi aspetti lo è ancora, l'unico modo che mi permette di poter avere un pò di sollievo. Mio padre mi ha sempre spronata nel fare amicizie, sport e tutto ciò che può riguardare lo stare con gli altri, ma io ho sempre detto di no, perchè per me, nella mia testa di bambina la richiesta era questa "Vuoi stare a contatto con le tue paure? Perchè non provi a stare di più con lo stress, con la vergogna e con le tue insicurezze? Ti va di andare ad incontrare la signora sofferenza, ansia?". Sono stata fortunata però nell'incontrare tante brave persone che mi hanno aiutata inconsapevolmente ad avere delle amicizie, ho avuto diversi amici, amiche, tra queste una conoscenza durata 7 anni. L'ansia somatizzata è stata la causa principale per cui mi sono allontanata e ho rovinato e chiuso tutte quelle conoscenze adolescenziali che ho avuto, non ho avuto il coraggio di dare alcuna spiegazione, mi vergogno troppo, semplicemente sono sparita. Ho trattato male molte persone, tra queste c'è anche la mia psicoterapeuta... È difficile per me anche solo parlare di tutto questo, immaginatevi quanto può esserlo agire e fare qualcosa di concreto. Per tutti sono una persona strana, asociale, scansafatiche, ignorante, troppo piccola per capire, mantenuta dai propri genitori, egoista, tossica, problematica, lamentosa, immatura, e potrei continuare fino all'infinito. Tutti questi termini me li dico anche io da sola, purtroppo quando sto male divento la mia peggior nemica, arrivo anche a dire a me stessa "Dai, almeno abbi il coraggio di farla finita!" e inizio a pensare su come potrei fare per togliermi la vita, su internet si legge di tutto e non solo lì. Io vorrei davvero riuscirci, così finirei di stare male e di stare nella sofferenza, perchè per me vivere è questo. Quando mi capita ad esempio di uscire da sola in bici per andare da qualche parente, dico scherzando a mia madre, magari dopo aver litigato "Spero che mi mettano sotto, così non mi vedrai più e finalmente ti libererai di me", lo dico con tono ironico ma è una cosa che penso davvero, io prego le notti che mi possa accadere qualcosa che possa porre fine alla mia esistenza dato che io non ne ho il coraggio purtroppo. Certe notti mi alzo, magari dopo aver pianto, e mi metto a guardare fuori dal balcone di casa mia, osservo il cielo, la pace e il silenzio della notte, guardo il terrazzo e immagino di trovare il coraggio di salirci e tuffarmi nell'unica certezza che mi rimane in questa vita.

Commenti

  • [Utente Cancellato][Utente Cancellato]

    Buongiorno Sara.

    E' una lunga testimonianza di sofferenza la sua. Io mi sbaglierò, ma ho l'impressione che lei non sia mai stata ascoltata da nessuno. Non ho idea se si fosse instaurato un buon rapporto con il suo terapeuta. Non è detto che ci si riesca fin dall'inizia.

    Le direi di evitare di perdere le speranze e di riprovare, perché essendo ancora giovane, lei ancora tutto il tempo di reiniziare a ritrovare un centro della sua vita.

    Questo suo malessere è sempre persistente? Ci sono periodi in cui si acuisce o si alleggerisce? Ci sono situazioni particolari che le sono molto penose ed altre dove trova più sicurezza?

    Ha pensato di unirsi ad un gruppo di ascolto? E a praticare la meditazione? Oltre che a chiedere supporto ad un altro psicologo?

    La cosa importante è non rimanere soli in questi problemi.

  • Harry1Harry1
    modificato 25 March

    Ciao Sara.

    Approfitto della possibilità di poter commentare per dirti che non sei l'unica a vivere questi problemi. Io non posso sapere tu come ti senta quotidianamente, ma lascia che ti dica che anche io ho passato davvero un lungo periodo difficile. Il mio non è un commento da specialista, ma un commento di chi non è estraneo, sebbene magari in misura anche diversa, a quanto tu fai riferimento. A lungo mi sono sentito giudicato, e non all'altezza delle aspettative; a lungo ho vissuto inseguendo utopiche mete, inseguendo un'immagine di me che credevo potesse rappresentarmi; a lungo mi sono vergognato per la stessa vergogna che avevo di me stesso; ma lascia che ti dica: erano le stesse premesse ad essere sbagliate.

    Mi ripetevo che sarei stato felice 'se avessi fatto questo o quello', o 'se avessi avuto più amici', o 'se avessi avuto un'infanzia diversa'... tutte queste erano premesse non solo sbagliate, ma che mi portavano a non accettare chi fossi.

    Un giorno capii finalmente che l'immagine di me, di chi credevo di voler essere, in realtà la inseguivo perché in fondo credevo che fosse il modo migliore per sentirmi giudicato positivamente da quanti mi stanno intorno. Ho capito che in realtà tutte le mie preoccupazioni, le mie vergogne, avevano radice nel fatto che MI SFORZAVO DI ESSERE CHI NON SONO.

    So bene cosa si prova a sentire la morte come una bella uscita di scena, una liberazione: ma è la cosa peggiore che si possa fare. Quando ci pensi ti vengono le lacrime agli occhi, e ti senti la vittima del mondo intero. Poi poco dopo rinsavisci pensando a quanto sciocca fosse l'idea. Ti sale la paura magari un attimo dopo aver avuto questo pensiero.

    Il fatto è che è sempre frutto di uno stato momentaneo, e invece sembra troneggiare ogniqualvolta si presenta come se fosse la riposta a tutti i problemi di una vita.

    Sara, quali che siano, i problemi si risolvono.

    Spesse volte ci facciamo trasportare da pensieri che non ci appartengono, che stanno alla nostra mente come un suono sta al nostro orecchio: sono semplicemente di passaggio, e non hanno nulla a che fare CON CHI NOI SIAMO.

    Perché qui si tratta di questo: Sara sentiti libera di essere chi tu sei. Senza preoccupazioni, accettando e benedicendo le tue paure, e facendo leva, a poco a poco, su quanto ti piacerebbe cambiare, senza disperare.

    Se ce l'ho fatta io, se ce la fa il mondo intero, perché non dovresti tu? Non arrenderti, e sii te stessa: niente di più: è perfetto così.

    Ciò che voglio ancora ripetere è di non cercare di rispondere ad attese di chi ti sta intorno: io sono uscito dal mio lungo periodo difficile iniziando a fare piccole cose di cui comunque avevo grande vergogna: abbracciare un parente, un amico, così, di impulso. Senza pensarci troppo, senza nessun motivo. E iniziare così, da un semplice gesto, permette un effetto domino: sono arrivato a piangere lacrime liberatorie davanti ai miei genitori, cosa di cui in precedenza mi sarebbe apparsa impossibile, e a poco a poco sono tornato alla vita.

    Non temere Sara di dover soddisfare le aspettative di qualcun altro: tu sei tu. Unica. Questa è la grande lezione da portarsi nel cuore. Nessuno è mai stato come te, e nessuno lo sarà mai. Tu con tutte le tue paure, con tutte le tue debolezze e fragilità, e con tutta la tua Bellezza.

    Un saluto

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