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La mia paura della vita

IntrisoIntriso
modificato April 2018 in Crisi esistenziale
Mi scuso in anticipo se questa è la sezione sbagliata dove poter scrivere.

Mi presento, sono un ragazzo, uno di quelli che a prima vista può sembrare normale: vita da classico 24enne, inserito nel proprio gruppo di amici, fidanzato, di buona presenza, apparentemente brillante, ricco di passioni e interessi.

In realtà, quella è la mia maschera, o meglio, quella che sono solito inossare per la maggior parte del tempo, ovviamente non l'unica.

Quella è l'interpretazione che preferisco mettere in scena, la performace di un io che forse un tempo è esistito; o forse no.

Concretizzando questa introduzione inutilmente teatrale poso in realtà definirmi una vera ameba, oppure, per restare nell'insieme delle creature invertebrate, una medusa, una di quelle che non hanno tentacoli e che si lasciano trascinare via dalla corrente senza opporre (o poter opporre) la minima resistenza.

È così la mia vita, una vuota collezione di giorni tutti uguali, pingui di una miscela composta da paura, impotenza, ansia e delusione.

La mia giornata solitamente, inizia al calar della sera; non che abbia un lavoro che mi costringa a farlo (quello non sono mai nemmeno riuscito a trovarlo) piuttosto ho una forza di volontà così infima da riuscire ad impedirmi una levata normale.

È un'abitudine che mi accompagna dai tempi della scuola, maturata forse per riuscire a vivere in casa senza correre il rischio di incrociare la mia famiglia.

Non che ne odi i componenti, piuttosto si tratta(va) d'evitare un confronto scomodo da gestire che altrimenti sarebbe sfociato in infinite liti.

Frequento l'università da fuori sede, scelta logica se si vuole evitare la propria famiglia e la monotona vita paesana. Ho scelto (4 anni fa) ingegneria, credevo che l'elettronica fosse la mia passione più grande, la cosa che, in connubio alla musica, sarebbe stata in grado di risollevarmi dall'orribile situazione interiore che stavo (sto) vivendo, speranzoso di una metamorfosi radicale.

Ahimè le uniche 2 cose che ho scoperto sono:

   1 forse non la amo abbastanza

   2 aver appurato di essere profondamente stupido.

Per sviscerare questi 2 punti sopra elencati posso riportare alcuni esempi: le giornate di studio sono lunghe e lente, procedendo alla velocità di una lumaca (a fronte di svariate ore di studio) sono riuscito a saltare sempre tutti gli appelli d'esame, un pò per oggettiva impreparazione un pò per il terrore della prova in se. Questa lentezza mi porta sempre a perdere la gara di resistenza che la vita accademica pone perennemente.

Quella che consideravo una vera passione (che da sola avrebbe dovuto motivarmi e preservare il mio fiato durante la maratona) in realtà non esiste.

Resta solo la pressione, lo stress e un senso di fallimento perenne oltre a dimostrarmi l'essere stupido.

Non frequento le lezioni, mi vergogno di stare in mezzo ad altri studenti che meritano di stare lì più di quanto in reltà lo possa meritare io.

Questo senso di inferiorità è ben presente anche nei confronti dei miei amici storici (non volendo frequentare le lezioni non ho amici universitari) loro, a differenza mia, hanno in mano la propria vita, tutti con ottime carriere, ovviamente già laureati.

Non dico che loro vivano vite idilliache e prive di problemi, dico solo che per le cose "importanti" sono sempre riusciti a dare il meglio di loro stessi.

Sono omosessuale, uno dei cosiddetti insospettabili, e ritengo di non aver mai accettato veramente la cosa, lo tengo nascosto se non ai miei più intimi amici.

Non fingo di essere eterosessuale, ho sempre cercato di vevere la cosa in completa onestà infatti sono fidanzato con un uomo. Anche lui accorgendosi del mio essere invertebrato mi ha definito uno "straccio", uno poco propositivo.

Tutti i miei progetti, tutti i miei molteplici interessi sono fasulli, non sono mai riuscito a portare a compimento qualcosa nè ad approfondire veramente le mie "passioni" evadendo spesso il mettere in pratica tutte le competenze apprese in anni di autodidatta.

Sono sterile e vuoto.

Fumo, tantissimo, dico di farlo perchè mi piace e perchè mi aiuta a "pensare" in realtà è per assicurarmi che la mia vita sia il più breve possibile. Penso spesso a come farla finita, ma so per certo che non riuscirei mai a portare a compimento nemmeno un suicidio.



Ammetto che anche metre scrivo questo sfogo indosso una maschera, forse perchè non so più come si toglie, forse perchè ho il terrore di scoprire che dietro ad essa ci sia effettivamente il vuoto.

Non so cosa sto tentando di dimostrare adoperando questo linguaggio (forse addirittura usato in maniera impropria) ma è un dato di fatto che anche questo è parte del problema chiamato "io".



Non voglio che qualcuno mi compatisca leggendo tutto ciò, nemmeno voglio trovare soluzioni in questa sede. Come prima l'ho definito, questo è solo uno sfogo, un lamento d'ameba, un modo per far parte del coro dei senza volto composto da chi dice e sà di esser fallito.

Grazie.

Commenti

  • ModeratoreGuidaPsicoModeratoreGuidaPsico
    Ciao Intriso,
    benvenuto nel Forum di GuidaPsicologi. Per prima cosa devo dirti che chi ha una capacità di analisi interiore come la tua ha senz'altro delle doti e quindi evita di prendere in considerazione ipotesi come il suicidio, che non è una soluzione. Poi hai una persona che ti vuole bene, qualcosa che molti non riescono ad avere. La carriera universitaria può essere molto complicata e non è detto che sia per tutti. Ti chiedo se la tua omosessualità sia vissuta all'aria aperta anche con la tua famiglia? Puoi anche rivolgere una domanda pubblica ai nostri professionisti: https://www.guidapsicologi.it/domande Sono certa sapranno orientarti al meglio.

    Facci sapere!
    A presto
  • Tania28Tania28
    Alla persona con cui stai riesci a dimostrare amore e attaccamento o vivi anche la relazione in modo passivo?
  • IntrisoIntriso
    Ritengo inutile avere delle doti (qualunque cosa voglia dire) se poi si è incapaci di poterle sfruttare.
    L'unica "dote" che avrei voluto possedere (una mente proattiva) è lontana mille miglia dal mio futuro.
    Come dicevo nel post originale vivo la mia omosessualità in maniera molto riservata e per ovvi motivi la mia famiglia ne è all'oscuro.
    Vivo la relazione in maniera abbastanza normale (credo) il mio partner si lamenta del mio essere poco propisitivo, cosa che reputo vera solo parzialmente.
  • Tania28Tania28
    Non credi che poter vivere la tua sessualità alla luce del sole ti aiuterebbe? saresti senz'altro più propositivo se per esempio non avessi problemi a confrontarti con i tuoi genitori e poter vivere quello che vivono tuttele coppie.
  • Valentina_M_Valentina_M_
    Sono d'accordo con Tania28.
  • MarcomasiaMarcomasia
    d'accordo anchio con tania
  • Mafalda2Mafalda2
    Credo anche io. Hai un blocco, un freno e mi pare molto probabile che dipenda da questo.
  • IntrisoIntriso
    Vivo già la mia sessualità alla luce del sole!
  • Mafalda2Mafalda2
    Allora non capisco questa frase: "Sono omosessuale, uno dei cosiddetti insospettabili, e ritengo di non aver mai accettato veramente la cosa, lo tengo nascosto se non ai miei più intimi amici."
  • Valeria295Valeria295

    Certo che è troppo facile dare attenzioni e farsi domande sul discorso omosessualità, è chiaro che il ragazzo non ha alcun problema visto che ha il fidanzato ed è libero, in alcuni casi, di mostrarlo.

    Volevo solo puntualizzare questo, vivo questa stessa condizione nonostante ho un lavoro in mano e mi mantengo da sola.

    Se provo a pensare al senso della vita, io sento di non esserene all altezza, il pensiero del tempo che scorre senza che riesca a fare niente per essere felice é ancora più frustrante.

    A volte sembra di essermi rassegnata a quella che è la mia vita, ma é solo un giorno del mese in cui mi sento un po' poi carica e provo a non pensarci.

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