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Ansia oppure paranoia?

DarioGentileDarioGentile
modificato August 2018 in Ansia
Salve a tutti, questo è il mio primo post sul forum.

La mia vita fino a 32-33 anni è stata praticamente normale, poi sono arrivati una serie di problemi concreti da dover affrontare e da quel momento la mia vita è completamente cambiata. A partire dal 2008 ho dovuto affrontare una serie di difficoltà, tipo un ladro mi ha causato problemi legali, altri problemi legali sono arrivati dal passato, stress lavorativo, stress psicologico, altri problemi da affrontare anche dei miei genitori, arrivo nel 2012 che ho un crollo psicologico e da allora non mi sono più ripreso. Dal 2012 cerco di capire cosa ho, non sono più lo stesso di prima: ansia, depressione, disturbo paranoide, schizofrenia paranoide!

Nel 2014 ho risolto ogni problema, ma come se la mia vita non fosse stata già abbastanza segnata, nel 2016 me ne casca addosso un altro. Questa volta però il casino non è solo mio personale, ma coinvolge tantissime altre persone (migliaia). Alcune di queste formano un gruppo WhatsApp con cui condividere l’ingiustizia che stiamo subendo. Confrontandomi con altre persone, scopro ad esempio che una mamma di 3 figli è stata lasciata dal marito e da allora frequenta uno psicologo. Oppure un signore di quasi 50 anni che sostanzialmente vive solo perché non si è creato una famiglia. Oppure ancora una signora apparentemente normale, con un marito ed una bella figlia, racconta di essere stata depressa. Voglio ricordare, tutti noi stiamo subendo una grave ingiustizia da parte delle istituzioni, e questo gruppo WhatsApp è anche un modo per condividere le proprie paturnie.

Fatta questa grossa premessa allora mi domando: per quale motivo dovrei considerarmi paranoide oppure peggio affetto da schizofrenia paranoide? Cioè io oggettivamente dalla vita ho subito diverse batoste, non me le sono inventate, ma sono state cose reali. Per lo più ho subito ingiustizie. Sfortunatamente mi è capitato di incontrare persone che dovrebbero essere considerate folli, come un datore di lavoro che licenziava i propri dipendenti senza un reale motivo, magari solo perché si sono permessi di rispondere male una volta oppure di scherzare su di lui. Se mi recassi dallo psichiatra oggi stesso lui mi direbbe che sono affetto da disturbo paranoide o peggio da schizofrenia paranoide, perché a quasi 40 anni sto vivendo con i miei genitori, senza riuscire per altro a lavorare, perché paralizzato da depressione ed ansia. Fino a 33 anni per me il lavoro era la cosa più importante della vita, da quando non riesco più a lavorare per problemi presumibilmente di ansia ossessiva, sono caduto anche nel baratro della depressione.

Quindi mi chiedo: con quale discriminante si può decidere se una persona è schizofrenica oppure ansiosa? Cioè se uno ad esempio ha subito bullismo tutta la vita, come fa a non essere impaurito e spaventato dal mondo? Come si fa ad etichettarlo come schizofrenico o paranoide, in questo caso?

Commenti

  • AngelaametaAngelaameta
    Ciao Dario

    Benvenuto nel forum
    perdonami ma personalmente non mi è chiaro il motivo per cui hai scritto...
    Non so cosa consigliarti per darti una scrollata

    Magari pensa a chi non può permettersi di deprimersi, non ha dei genitori a cui appoggiarsi
    Non può perdere tempo e deve darsi da fare per sopravvivere.

    Nessuno è sfortunato, ognuno è tagliato per il destino che gli tocca
  • rererere
    credo che l'unica persona che possa darti una diagnosi medica sia uno psichiatra. e uno psicologo può darti una valutazione psicologica.
    sicuramente quella situaziione ha cambiato il tuo modo di vedere le cose. però cerca di vedere le cose non solo in negativo. tante volte ansia e compagnia sono una spia che segnala cosa va modificato enlla nostra vita. sicuramente aldilà di ciò che ti è successo qualcosa deve essere cambiato.
    poi aldilà della diagnosi che ti sei fatto/hanno fatto sta a noi decidere cosa farne della nostra vita.
    è un percorso difficile ma non impossibile da fare, parola di chi è sttao più in un decennio fermo. è dura, ma si può risalire.

    anche chi ha subito violenza, bullismo e altro, può vivere la vita. quelle etichette di cui parli identificano solo uno stato di disagio, ma non una condanna a morte (anche se per una persona affetta sembra il contrario) o a non vivere la vita.
  • DarioGentileDarioGentile
    Il problema è proprio questo: non riesco a tornare alla vita di un tempo! Sono sempre bloccato nei pensieri (paranoidi, depressivi, ansiosi) e mi ritrovo praticamente sempre o a perdere tempo su Internet, o a far salire la rabbia rimuginando, o a fare qualcosa di inutile.

    Dopo tanti anni ero riuscito verso Marzo a riprendere un progetto lavorativo. Dopo 2-3 mesi, mentre ero ormai quasi al termine, quindi anche l'attenzione verso quello che facevo iniziava a calare, sono tornati i pensieri di sempre e l'umore è improvvisamente crollato (nuvamente). Ho provato anche a "svagarmi", invece di lavorare, pensando che fosse una questione di stress, ma anche in questo caso è avvenuto lo stesso: appena l'attenzione su quel che facevo calava, ritornava il pensiero martellante.

    E' come se fossi bloccato nei meandri dei miei pensieri sul passato ed alcune volte sul futuro.

    Ho pensato fosse DOC, come credo molti di voi, ma i miei pensieri sono concreti, reali, ripenso ad eventi ingiusti subiti nel passato, che mi generano molta rabbia, e ci resto invischiato per mesi interi. Poi magari per qualche settimana mi riprendo, trovando un momento di tregua dai pensieri (paranoidi) assillanti, faccio qualsiasi attività, ma dopo il pensiero ritorna come lo avevo lasciato.

    L'analogia migliore che posso farvi: è come dover camminare avendo una palla di 100 Kg legata al piede, uno zaino pesantissimo portato sulle spalle, a piedi nudi sul brecciolino e magari con qualcuno che si diverte a punzecchiarvi dietro il sedere.

    Quei rari momenti in cui la mente si libera di tutte queste "zavorre", istantaneamente torno quello di sempre, sembro rinato, ma in genere non supero i 2 mesi di continuità senza ricadute...
  • rererere
    Io credo che tutto questo sia sintomi di qualche blocco emotivo. Non so anzi dubito che potrai tornare come prima (io la vedo dura ma io ci sono nata ansiosa e con pensieri intrusivi) ma si può vivere una vita normale. Come? Credo che sia il momento di scavare dentro questi pensieri che io vedo più molto spesso come grida d'aiuto interiori. Dietro a tutto questo c'è magari un progetto dimenticato, un lutto non superato, mancanze daffegtto o altro.
    Una cosa che sto capendo in questa condizione è che la vita non è perfetta. Molto probabilmente nonostante le difficoltà hai tirato troppo la corda, forse hai dato troppa importanza a cose non importanti. Sono ipotesi le mie e considerazioni del tutto personali. Magari sto sbagliando alla grande

    Hai mai pensato di fare psicoterapia?
  • rererere
    Io crefo dario che in tutti quello che tu chiami normalita ce una falla, un errore molto grosso.
    A tutto ce una spiegazione e anche a quella che tu chiami paranoia.
  • DarioGentileDarioGentile
    Ciao reby, innanzitutto grazie per la risposta perchè sei l'unica fino ad ora che si è azzardata in una "diagnosi".

    Questo scavare dentro non mi ha aiutato (purtroppo). Negli ultimi 3 anni mi ero convinto di avere problemi sociali, quando invece poi gli ultimi mesi per una questione pratica da risolvere sono stato costretto a frequentare persone. Non solo ci vado d'accordo e socializzo, ma mi reputano anche simpatico! Sono rimasto basito e poi mi accorgo che la lettura del mio passato era errata: in realtà anche nel passato ero così. Solo che ho sempre preferito rimanere solo per dedicarmi ai miei hobby "solitari".

    Poi sempre da qualche anno mi sono convinto di avere un brutto carattere, ma poi scopro che esistono persone peggiori di me, che fanno del male, meschine, cattive, compiono le peggio nefandezze. Eppure sono totalmente integrate e piene di amici, benchè persino gli "amici" riconoscono questi difetti.

    Allora mi viene in mente di essere forse troppo buono, non abbastanza aggressivo e/o efficiente nel difendere i miei diritti. Ma anche su questo ho i miei dubbi.

    Il punto è proprio l'arrivo di tutti questi pensieri che prima non facevo, vivevo la mia vita e basta. Quando mi capitavano cose negative semplicemnte continuavo la mia vita, come se niente fosse, e paradossalmente ero felice, perchè il danno mi toccava marginalmente. Adesso non ci riesco più, non so se forse ho incassato troppo, come sostieni tu, ed ormai la corda si è spezzata. O forse il meccanismo prima o poi era destinato a rompersi.

    Fatto sta che a me sarebbe sufficiente tornare ad essere interessato alle mie passioni di una volta, senza dover star pensare sempre a tutte queste cavolate :(
  • rererere
    Diagnosi? Io non ho fatto diagnosi . Le diagnosi le fanno psichiatri e psicologi.
  • Mafalda2Mafalda2
    Una diagnosi non è una macchia, una condanna o un insulto. È la storia di quello che se la prende col dottore perché questi gli dice che ha la febbre... Invece di pensare a questo non credi che sarebbe più utile tentare di uscire da questa situazione?
  • ModeratoreGuidaPsicoModeratoreGuidaPsico
    Ciao Dario,
    benvenuto nella Comunità di GuidaPsicologi.
    Il fatto stesso che pensi che una diagnosi sia qualcosa di negativo o che venga emessa contro di te credo che ti debba far riflettere sul fatto che sei troppo sulla difensiva. Tutti, davvero tutti, nella vita affrontano problemi, ma non tutti hanno le stesse forze. C'è chi sopporta davvero cose enormi con il sorriso ed altri che non riescono ad alzare la testa dopo un piccolo trauma. Tutto è relativo, ma farsi aiutare è un atto di forza e coraggio.
    Puoi anche fare una domanda pubblica ai nostri esperti, sono certa che sapranno dirti come è meglio comportarti: https://www.guidapsicologi.it/domande

    Tienici aggiornati.
    Un abbraccio
  • Tania28Tania28
    Caro Dario, la vita va vissuta non pensata!
  • Leonardo56Leonardo56
    Ciao, tu per caso vivevi l'esperienza con lo psicologo con vergogna? Ne parlavi con altri o lo tenevi per te?
  • DarioGentileDarioGentile
    Allora, non sono mai andato né da uno psicoterapeuta né da uno psichiatra. Non penso che emetteranno una diagnosi CONTRO di me, ma ritengo che molti professionisti siano troppo approssimativi.

    Detto questo.

    Vi chiedo gentilmente se potete aiutarmi a smettere di ruminare e rimuginare. Non riesco esattamente a ricordare come è iniziata nel dettaglio la mia sventura, ma all'inizio i sintomi depressivi/ansiosi erano tollerabili. Poi il mio cervello ha iniziato a RIMUGINARE e a RUMINARE e nel tempo entrambe le condizioni (ansiosa e depressiva) sono peggiorate ed ora sono croniche.

    Per favore aiutatemi! Ho la mente invasa da pensieri sicuramente di matrice ossessiva. Ossessione che riscontro anche da altri segnali come: il perfezionismo, il lavarsi le mani molto spesso (e non tollerare di avere le mani sporche), l'attrazione per la simmetria, il non poter andare avanti in un lavoro se non si sviscerano prima tutti i dettagli approfonditi, controllare in maniera maniacale.

    Ora sono sicuramente depresso. Il mio cervello non si spegne mai, rimuginazione sul futuro, ruminazione sul passato, incapacità di concentrarsi, problemi sonno/veglia, tristezza cronica, apatia, voglia di non fare nulla, non riuscire a fare nulla.

    HELP!!!
  • Tania28Tania28
    Scusa ma questi disagi li dovresti esporre a un professionista come uno psicologo. Non capisco questa prevenzione e allo stesso tempo la richiesta di aiuto. È come non avere benzina in macchina ma rifiutarsi di andare dal benzinaio...
  • DarioGentileDarioGentile
    Volete sapere la verità del perchè non voglio andare dallo psicologo? Perchè in realtà non saprei neanche cosa raccontare di me stesso e come raccontarmi!!!

    Nella mia vita sono talmente tanto stato sminuito prima di tutto dalla famiglia di origine (padre e madre), poi dai parenti prossimi (zii, cugini, nonni), poi da quasi tutti gli amici che ho frequentato, che ormai fatico a capire dove sta veramente la verità. Ho sempre tirato avanti dritto per la mia strada, ovviamente, convinto delle mie capacità, finchè poi gli attacchi da parte degli altri si sono fatti di un'intensità tale da bloccarmi l’esistenza per intervenuta depressione.

    La cosa triste è che ormai non contano nemmeno più i successi che ho ottenuto oggettivamente dal punto di vista professionale, perchè dentro di me continuamente mi convinco che sia stata pura fortuna, che ho solo colto al volo delle occasioni, quindi rimuginando sul passato rielaboro i successi avuti come eventi legati al caso. Ancora più triste è vedere conoscenti molto meno preparati, che però sono sempre stati idolatrati dalla famiglia, che si sentono non solo superiori ma sono anche dei prepotenti!

    Lo psicologo non ha i super-poteri, magari vado in terapia e dopo 2 anni si scopre che ho raccontato una storia completamente distorta, quindi ho detto cose estremamente imprecise o dettate dalla sottomissione dell’ambiente che mi circonda. Finisce che lo psicologo fa una diagnosi basata più su mie convinzioni che su una realtà oggettiva che comunque NON POTRA’ MAI VERIFICARE. Lo psicologo comunque interpreta, perché non può vivere la mia vita, nel mio ambiente, con la mia realtà, non esiste “giusto” o “sbagliato” in senso assoluto, quindi dubito possa realmente sistemare i problemi che ho. Ricorrere agli psicofarmaci invece risolve i sintomi, ma non il problema alla radice, che continuerò comunque a ripetere anche senza depressione.
  • rererere
    Partendo dal fatto che ognuno è libero di fare ciò che vuole, vorrei chiarirmi alcuni dubbi.
    La ricerca delloggettivita è un utopia. Lo psicologo ti può aiutare a districare il tuo dolore tramite l'uso della parola. Certo se racconti bugie le racconti a te stesso mica a lui. Però possono capitare discorsi contraddittori detti in buona fede fa parte della terapia. Molto spesso quando si è malato si vedono le cose in modo senza uscita. E credo che la tua ultima frase sia proprio questo. Non perché tu soffra su quello è oggettivo ma la nostra mente è capace di manipolare chiunque perfino ts stesso.
    Non sono una psicologa ma da paziente ansiosa ho riconosciuto belle tue parole un meccanismo che io utilizzavo spesso: trovo qualsiasi tesi a favore del mio malessere, smonto a priori qualsiasi aiuto senza averlo provato, anticipo gli eventi.
    Mi dispiace dirti che ciò fa parte delle tue "paranoie" o semplicemente scuse che ti racconti per rafforzare il tuo stato attuale, che provoca si dolore, ma per stare meglio si va in conteo a un cambiamento e cambiare è faticoso e ancora più doloroso che restare aggrappati allansia paranoia ecc.
    Ergo sguazzare nel dolore da sicurezza.
    Pensaci.
  • DarioGentileDarioGentile
    Ciao reby,

    grazie per la risposta. Guarda, capisco perfettamente cosa vuoi dire, ma ti garantisco che la mia non è una SCUSA, sono davvero confuso tanto da non capirci niente neanche io!!!

    Ad esempio ieri notte, senza che fosse accaduto nulla e senza che io facessi nulla, improvvisamente la mia mente dopo 4-5 giorni precedenti passati d'inferno (insonnia, dolore emotivo, rimuginio cronico, ecc), ha iniziato a NON FISSARSI PIU' sui pensieri intrusivi DA SOLA! Cioè quei stessi pensieri che per mesi hanno paralizzato il mio cervello, 16 ore su 24, improvvisamente ieri li pensavo, li rimuginavo come al solito, ma non mi ci fissavo, scorrevano via in automatico senza causarmi dolori emotivi; che però fino al giorno prima mi hanno invece causato.

    Quindi come giustamente dici tu, io devo andare dallo psicologo a districare il mio dolore: MA NON LO SO NEANCHE IO QUALE E'!!! Potrei raccontare le mie paturnie per anni, senza però mai arrivare alla fonte del dolore vero, perchè non lo so neanche io qual'è. Un grave torto che io reputo l'origine dei miei mali, che ho subito diversi anni fa, potrebbe in realtà non essere la vera fonte del dolore ma essere stato solo un trigger ad una situazione dolorsa che andavo trascinando ormai da anni che entro certi limiti ho sempre tollerato.

    Capisci cosa intendo? Vado a parlare dallo psicologo per 10 anni e alla fine sarei sempre allo stesso punto...
  • rererere
    Le terapie lunghe 10 anni....vuil dire che non funzionano. Nel momento in cui si è in stallo bisogna parlarne con il terapeuta. Ci sono orientamenti psicologici che sono efficaci in poco tempo come la cognitivo comportamentale o la breve strategica.
    Tieni pero conto che ognuno ha i suoi tempi per elaborare il tutto non esiste un protocollo standard.

    Anche io quando ho iniziato a stare male non avevo idea di quale fosse il problema. Ho iniziato a star male dopo aver rotto con il ragazzo è pensavo fosse quello il problema. A posteriori ti dico che non avrei mai immaginato al tempo che i miei problemi fossero di tutt'altro genere. La terapia mi ha aiutato in questo sennò sarei ancora qui a star male senza capire come e perché.

    Però affinché il tutto funzioni la persona deve essere pronta a collaborare e a cambiare. Io lho capito solo recentemente wuando ho iniziato a prendermi la responsabilita del mio dolore e a dare attezione senza intromissione altrui.
    Tu saresti pronto a questo?
    Sicuramente se stai così non puoi restare devi trovare una soluzione (che non per forza deve essere la terspia psicologica anche se è uno dei metodi più efficaci, unita ai farmaci se necessari). La soluzione arriva prima di tutto cercando e provando e mettendoci il desiderio di cambiare questa situazione. Nessuno lo può tirare fuori se non se stesso.
  • DarioGentileDarioGentile
    Ciao reby,
    grazie ancora per la tua testimonianza diretta di una psicoterapia, che in parte conferma alcune cose che già pensavo.

    Come nel tuo caso relativo al ragazzo, anche nel mio caso sono assolutamente sicuro che il problema non è quello che io ho identificato come "problema". Nello specifico, io incolpo me stesso di avere dei difetti negativi che mi fanno risultare una persona pessima, però non ne sono del tutto convinto perchè ho tantissimi dubbi, molto probabilmente in realtà sono semplicemente una persona brava, timida, di buon cuore che per questo motivo diventa facile bersaglio delle angherie altrui.

    Secondo me una terapia già difficilmente riuscirà mai ad identificare questo, ed è il motivo per cui mi preoccupo di capire su quali basi uno psicologo stabilisce una diagnosi, potrei essere un paranoico ma potrei anche essere effettivamente una persona bersaglio della cattiveria altrui. Ma anche ammesso venga identificato io come caratterialmente troppo buono, cosa può fare una terapia? O mi insegna a accettare questa mia condizione, oppure devo diventare un bastardo per far valere i miei diritti.

    Una personalità tipo Ghandi che va in terapia, senza però la forza di spirito del Ghandi originale, cosa può accadere? Non credo che lo psicologo abbia la capacità di trasformarlo in un super-uomo ... come saprai le persone tipo Ghandi ti contano sulle dita di una mano nella storia umana.
  • rererere
    Io questo non posso saperlo non essendo psicologo. Queste domande potresti rivolgere se decidessi di rivolgerti a uno psicoterapeuta. Detto ciò non credo che basti diventare str o ghandi per risolvere la situazione. I problemi sono tuoi e troverai il tuo modo per risolverlo. Non ce nulla di pre confezionato.
    Sai cosa anche io per anni ho dubitato di come agisse lo psicologo, sono arrivata a pensare che mi prendesse in giro. Ma le cose hanno iniziato davvero ad andare nel verso giusto nel momento in cui mi sono fidata di chi avevo di fronte e nel frattempo mi sono informata un Po di più allansia e sui suoi meccanismi. La mia paura era data un Po dall'influenza di chi mi circonda (che non ha mai supportata davvero) ma anche dal fatto che non conoscevo questa fantomatica "ansia. Conosciuto meglio il problema è stato più facile lavorarci.
    Posso dirti una piccola cosa che sto imparando ad affrontare. Anche io vivo nella condizione di cui parli tu in parte è sto imparando a gestirla. Se in passato ogni cosa detta era un macigno da sopportare con conseguenze gravi ora sto imparando a ponderare e analizzare le cose e ci sto sempre meno male.

    Io ti consiglio se vuoi informarti di leggere qualche articolo ce ne sono anche su questo sito.
  • DarioGentileDarioGentile
    Ciao reby,
    guarda in realtà io fino a qualche anno fa vivevo tranquillamente. Diciamo che da adolescente ho subito diversi torti ma non mi hanno fatto del male, ne ci rimuginavo, semplicemente andavo avanti con la mia vita. Credo in effetti questo sia il fondamento della psicoterapia Gestaltica e simili: essere sempre ancorati al presente, come facevo io, che ero concentrato sui miei obiettivi ed ignoravo chi mi faceva del male.

    I problemi sono iniziati solo in età adulta quando a seguito dell'ennesima batosta che purtroppo non sono riuscito ad incassare, ma la mia resilienza era già stata fiaccata per altre vicende, ormai sono definitivamente caduto. In questo momento si blocco totale ho avuto tanto tempo per ri-pensare al passato, colorandolo di nuove tinte.

    Forse avrei dovuto affrontare la psicoretapia anni fa, adesso i nodi da sciogliere sono talmente tanti e districati, i dubbi causati dal rievocare una memoria distorta sono così contorti, che riuscire a uscirne la vedo davvero dura.

    Ma ti dirò di più, secondo me la vita di tantissime persone ha un passato doloroso da dover psicanalizzare, solo che la maggior parte di loro ha la fortuna di non essere "caduta" in depressione al punto di mettersi a ripensare al suo triste passato.

    Adesso come faccio ad andare avanti, a scordarmi tutto il passato doloroso che ho vissuto, psicoterapia o meno? Se la psicoterapia deve farmi rielaborare positivamente il mio passato, con tutte le brutte storie che ho subito, ci mettiamo 87 anni (se siamo fortunati).

    Comunque ti ringrazio ancora per la tua testimonianza personale sulla terapia, mi sei stata molto preziosa
  • rererere
    Di nulla. Se hai bisogno dimmi pure.
    Ma guarda io credo che non sia troppo tardi per iniziare a prendersi carico delle proprie problematiche. Se uno ha già coscienza del fatto di avere un problema, è già un buon passo.
    Il passato è passato non torna...Anche io se avessi sistemato la mia vita una decina di anni fa sarebbe stato più facile. Ma indietro non posso tornare ma posso sistemare le cose ora affinché non perda altri anni (quasi 10 anni senza vivere sono tanti e in depressiine dove la via d'uscita non esisteva). E di cose distorte ne vedevo pure io...cose che ora mi chiedo come abbia fatto la mia mente a partorire.
    Il passato non si dimentica ma si può accantonare in un angolino per lasciare spazio al presente e futuro. Si chiama vivere. Parola di chi ci è rimasta intrappolata nel passato per molto tempo. Sto imparando a fare anche questo.
  • DarioGentileDarioGentile
    Ciao reby, grazie ancora del tuo tempo, parlare con te mi ha aiutato tantissimo!

    Ieri, spinto dal tuo incoraggiamento, ho iniziato a scrivere su carta alcuni pensieri che mi facevo spesso, una tecnica che arriva dalla CBT. Facendo il confronto con alcuni comportamenti dei miei amici scopro una cosa in effetti "strana". Se ad un mio amico capita qualcosa di spiacevole, ad esempio subisce un torto o qualcuno lo attacca, automaticamente da la colpa all'altro giudicandolo cattivo/meschino/invidioso/str**zo. Mentre ho notato che quando lo stesso capita a me, invece do la colpa a me stesso, dove ho sbagliato, ho fatto qualcosa di male, forse ho un brutto carattere, ecc.

    La cosa paradossale però è che chiedendo a questi stessi miei amici cosa ne pensano di quello che mi è capitato, loro danno la colpa a me, trovandomi difetti nel carattere che hanno scatenato certe reazioni. Sai qual'è il bello? CHE LORO SI SONO COMPORTATI ESATTAMENTE COME ME, anzi molto peggio, solo che quando capitava a loro si auto-giustificavano, quando capitava a me la colpa era mia (secondo loro).

    Scusate, forse ho scritto in maniera un po' contorta, ma il succo è che io mi butto la cenere in testa, dandomi tutte le colpe di questo universo, mi auto-giudico una persona cattivissima, ma alla fine forse concretamente non ho niente che non va, se non quella di essere insicuro (?).

    Ora che l'ho scritto nero su bianco la cosa è ancora più evidente (sic)! Ci sono persone, di cui sono testimone diretto, che si comportano in maniera assolutamente deplorevole, ma non vedono mai sé stessi come negativi. Mentre ci sono tipo come me, forse troppo sensibili, che si sentono costantemente in difetto per qualcosa.

    Forse è questa la vera base concettuale della DEPRESSIONE come malattia propriamente detta.
  • rererere
    I tuoi problemi li puoi sapere solo tu. Diciamo che un terapeura puo aiutarti a tirare fuori tutto, e a dare un ordine a tutti i pensieri.
    La terapia può aiutarti a capire in cosa puoi avere valore, da dove deriva questo tuo sconforto e a prenderne coscienza. Insieme potrete trovare un modo per non far si che certi schemi inconsci si ripetano (proprio perché inconsci non sono facili da cambiare).
    Quello che hai fatto e un buon esercizio.
  • Tania28Tania28
    Secondo me infatti non si tratta di scordare il passato, e nemmeno di metterlo in positivo. Devi semplicemente accettarlo e posizionarlo là dove deve stare: nel passato. Siamo ciò che viviamo, ma ogni giorno è una possibilità per essere anche altro.
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