Vuoi una vita ricca e soddisfacente?

Per iniziare un cambiamento è importante liberarsi del superfluo e lasciare spazio ai nuovi progetti: vi suggeriamo un libro che vi aiuterà a fare ordine...non solo nei vostri armadi!

6 GIU 2017 · Tempo di lettura: min.

PUBBLICITÀ

Vuoi una vita ricca e soddisfacente?

Qualche tempo fa, durante uno dei miei tragitti in macchina dallo studio a casa, sentii parlare alla radio di un libro: "Il magico potere del riordino". Mi trovavo nel pieno di un trasloco e visto il tema trattato mi sembrò che potesse essermi d'aiuto. Il giorno dopo lo comprai. Dimensioni discrete, colori rilassanti, una grafica morbida e essenziale, descrive un suggestivo metodo di riordino domestico giapponese. L'autrice, Marie Kondo, una professionista del "fare ordine" garantisce che seguendo i suoi consigli le nostre case saranno pulite, ordinate, organizzate e questo ci permetterà di raggiungere un benessere autentico.

La parola d'ordine è "buttare". Buttare tutto ciò che non serve, liberarci del superfluo, di ogni oggetto, vestito, carta che non usiamo più o che, addirittura, non abbiamo mai usato e tenere con noi solo ciò che ancora è capace di emozionarci.

"Decluttering" è il neologismo inglese col quale viene indicata, ormai anche in italiano, l'arte di liberarsi del superfluo.

Il procedimento che l'autrice giapponese ci propone per disfarci degli oggetti che accumuliamo consiste nello "stare" con ciascuna delle cose che possediamo e sentire quello che proviamo: ci emoziona ancora? Ci fa stare bene? Se lo tengo lo userò? Il metodo prevede di procedere per categorie secondo un ordine preciso: vestiti, libri, carte, oggetti vari, ricordi. E, cosa molto importante, riconoscere l'utilità di ciò che stiamo buttando, ripensare a quanto ci è servito, se ci è servito, a quanto ci ha divertito, se lo ha fatto, insomma essere grati a tutto ciò che stiamo selezionando, riconoscerne il valore e allo stesso tempo riconoscere se non lo ha più. Una volta deciso il destino di ogni cosa saremo impressionati dalla quantità di roba che tenevamo con noi per inerzia.La lettura di questo libro mi ha sorpresa!Ho fatto alcune ricerche e pare che ciascuno di noi utilizzi mediamente il 25% degli oggetti che lo circondano. Questo numero rende bene l'idea di quanto il superfluo riesca a prendere il sopravvento nelle nostre vite.

Quasi tre quarti degli oggetti intorno a noi in questo momento sono inutili.

E se questo "di più" non esitesse solo fuori di noi ma anche dentro? O meglio, se questo "di più" non fosse altro che un riflesso del superfluo che abbiamo dentro e del quale non riusciamo più a fare a meno? Mi sono ritrovata a pensare che se alle parole "vestiti", "carte", oggetti" avessi sostituito le parole "allegria", "dolore", "paura" sarebbe venuto fuori un manuale sulla gestione delle emozioni. Mi sembrava, andando avanti nella lettura, che si rivolgesse tanto agli armadi e alle cianfrusaglie che li riempiono quanto ai pensieri e ai ricordi che affollano i nostri vissuti. Ne abbiamo alcuni che ci emozionano e altri che ci feriscono e tuttavia ci ostiniamo a "tenerli" perché "è così che si fa", "perché l'altro si aspetta questo", "perché se lo lascio andare poi che succederà?". Al di là dell'efficacia del metodo casalingo, ho consigliato questo libro a più di qualche paziente (sia donne che uomini) e non perché mi parlassero dei loro armadi o dei loro cassetti stracolmi, ma perché mi accorgevo che trattavano certi loro pensieri ed emozioni come vestiti pregiati che però non indossavano mai, dimenticati in fondo all'armadio e altri come fogli sgualciti pieni di ricordi importanti che tuttavia non si riescono a leggere più a causa dell'incuria con cui li hanno trattati, per le troppe macchie che ci sono finite sopra.L'arte del riordino, e in particolare l'arte del buttare, è un'arte complessa, delicata e purtroppo anche dolorosa.

Contiene in sé il fondamentale presupposto della separazione.

Lasciare andare è una delle più rivoluzionarie fasi della vita di ciascun essere umano. Lasciare andare un ricordo equivale simbolicamente a perdere un pezzo di noi, gesto necessario e brutale che permette ad altro di prendere posto nella nostra vita. Restare legati a qualcosa o a qualcuno anche quando quel legame non produce più frutti o peggio, ci danneggia, è una delle più gravi forme di dipendenza che si possa sperimentare. Ci sentiamo chiusi tra il bisogno di crescere e quello di restare fermi. "Se lascio andare sentirò il vuoto, se non lascio andare perderò il nuovo", ci diciamo. E l'ho sentito dire molte volte.La domanda che faccio in questi casi è "Cosa può succedere se lo lasci andare?" e la risposta più frequente è "Resto sola/solo". La solitudine, può essere una condizione disperante.

È questo che cerchiamo con il possesso degli oggetti, l'illusione di un contatto.

Un "è ancora qui", un "c'è" che ci rassicuri, e nella rassicurazione a sua volta trovare un buon motivo per tenerlo ancora, per non "buttare", per tenere in piedi una condizione di attaccamento fatuo, un circuito di dipendenza che consola e al contempo incatena.Buttare diventa così un atto di ribellione e di nuovo disordine.

Perdere pezzi cambia la conformazione delle nostre vite e ci obbliga a trovarne una nuova.

Tuttavia, come per il processo di selezione degli oggetti inutili illustrato da Marie Kondo, anche dalle persone e dalle relazioni inerti e ingombranti ci si può separare solo dopo averne riconosciuto il valore e averle "ringraziate".C'è un momento, quando metto ordine tra le mie cose in cui tutto è caos, tutto è in disordine, sento di non avere più il controllo e provo un filo di disagio e sistematicamente mi domando "riuscirò a trovare il modo per uscire da questo casino?" certe volte mi arrabbio anche e mi domando come mi sia venuto in mente di mettermi a fare ordine, allora mi alzo, guardo tutto il mio mondo disordinato e mi dico "questa sono io", quelli sono tutti pezzetti di me che reclamano un posto, un ordine, un destino. Arrabbiarmi non serve, è inutile. Posso solo andare avanti. Allora cerco di stare in contatto con me, respiro, mi ritrovo, penso a cosa voglio per me, a cosa mi piace e rispettando quell'ordine, in questo caso inteso come "comando", metto ordine alle mie cose, libero spazio.E libero me.

Buona primavera, libera dal superfluo a tutti.

PUBBLICITÀ

Scritto da

Dott. Miro Moretti

Lascia un commento

PUBBLICITÀ

ultimi articoli su psicologia risorse umane e lavoro