Accesso Psicologi Registra il tuo centro gratis

Vie biologiche dell'ansia

L'ansia non è sinonimo di patologia, ma una reazione fisiologica naturale con complessi meccanismi biologici che hanno lo scopo di difenderci dai pericoli sin dalla preistoria.

18 FEB 2020 · Tempo di lettura: min.
Vie biologiche dell'ansia

Ansia: un'emoziona conosciuta da ognuno di noi. Ha diverse manifestazioni, in individui diversi, ma la sensazione comune a tutti è senz'altro la percezione di una minaccia verso il nostro benessere e/o delle persone intorno a noi.

I disturbi d'Ansia sono il motivo maggiore di richieste d'aiuto in uno studio di psicoterapia, la prevalenza in Italia (studio ESEMED WMH) è dell'11% su un campione rappresentativo, e tale percentuale sembra crescere sempre più nel tempo. Ciò avviene perché i livelli d'ansia sono strettamente collegati ai livelli di stress a cui siamo esposti oggi giorno. Viviamo in una società molto richiedente, che ci spinge a fare sempre più e nel minor tempo possibile. Siamo sempre in contatto con il mondo, ciò significa che siamo in ogni istante a conoscenza di tutte le catastrofi che avvengono in ogni parte di esso: alluvioni, terremoti, incendi, omicidi, guerre e altre atroci realtà. Tutto ciò ha un potente impatto sulla percezione che abbiamo dell'ambiente esterno, che ci sembra non sicuro, mentre noi ci percepiamo sempre più vulnerabili e privi delle risorse sufficienti per affrontare tali minacce.

Ma l'Ansia non è sinonimo di patologia, in quanto è fondamentale per la nostra sopravvivenza fin dall'alba dei tempi, per intenderci: l'ansia ha permesso l'evoluzione della specie umana, altrimenti i nostri antenati primitivi sarebbero finiti tutti nello stomaco di qualche animale carnivoro.

L'Ansia è definibile come uno stato d'allerta che porta all'attivazione di tutte le nostre risorse contro uno stimolo, potenziando le nostre capacità operative per risolvere una data situazione. Da qui si deduce che la sua totale eliminazione non solo non è possibile ma neanche desiderabile. Il problema è quando l'Ansia diventa patologica, ovvero quando questo stato d'allerta si attiva anche in assenza di minaccia e/o quando è quantitativamente esagerata rispetto alla situazione da affrontare.

Nella maggior parte dei casi, l'ansia patologica si manifesta con sintomi fisici che possono includere palpitazioni fino alla tachicardia, tremore diffuso, muscoli tesi e contratti, bocca secca, disturbi gastro-intestinali, e così via. Tali manifestazioni somatiche sono il risultato di complessi meccanismi biologici che interessano diversi circuiti cerebrali. Tutto inizia dal talamo, una struttura del nostro sistema nervoso centrale che è connessa col nostro sistema limbico, meglio conosciuto come "il sistema emotivo" del nostro cervello. Il talamo riceve i segnali dai nostri organi sensoriali (vista, olfatto, udito e tatto) ed elabora tali informazioni e poi le invia all' amigdala, che potremmo definire come la centralina d'allarme del sistema limbico. Se l'informazione viene percepita dal talamo come minacciosa o sconosciuta, essa è inviata all'amigdala che, se riconosce lo stimolo come minaccioso, attiva una serie di risposte automatiche. Il ruolo dell'amigdala è di attivare il nostro Sistema Nervoso Simpatico, che prepara l'organismo all'attacco o alla fuga di fronte ad una situazione di pericolo.

A questo punto, le nostre pupille si dilatano, il cuore inizia a pompare più sangue (accelerazione del battito cardiaco), aumentiamo la scorta di ossigeno per fuggire (i bronchi si dilatano) e aumenta l'afflusso di sangue alle gambe per correre più velocemente (tensione muscolare). In un attimo si blocca la digestione, per confluire il sangue in altre zone che servono per l'attacco o la fuga, il nostro cervello inizia a secernere adrenalina per aumentare lo stato d'allerta e, per avere una maggiore energia, aumenta la produzione di glucosio da parte del fegato. Tutte queste attivazioni fisiche vengono vissute come molto spiacevoli da chi le sperimenta, soprattutto se si attivano di fronte ad una minaccia definibile come "simbolica" e quindi non un pericolo di vita o di morte. Non ci sentiremo pronti ad affrontare una minaccia, ma percepiremo solo il cuore accelerato, inizieremo a iperventilare, avremo mani e piedi freddi e i nostri muscoli ci appariranno solo contratti. Non ci percepiremo vigili e pronti ad intervenire, ma valuteremo queste sensazioni fisiche come segno di "qualcosa che non va". Motivo per cui molte persone quando sperimentano massicciamente tali sensazioni, e le interpretano come segnali di malfunzionamento fisico, si dirigono al pronto soccorso convinti di star per avere un infarto o un ictus. E riceveranno tutti la stessa risposta: Crisi d'ansia acuta o Attacco di Panico.

Tutto ciò si verifica perché lo stimolo sensoriale, percepito dal talamo, è riconosciuto dall'amigdala come minaccioso. La via che dal talamo va all'amigdala, viene definita "via breve" poiché automatica e veloce. Qui l'informazione passa in modo poco accurata e priva di dettagli. Ma il talamo proietta anche verso un'altra area, implicata nella percezione degli stimoli provenienti dall'ambiente esterno: la corteccia prefrontale, il nostro sistema esecutivo, che potremmo definire come "il cervello razionale". La via dal talamo alla corteccia è la "via lunga", più lenta e dettagliata. Questa perfeziona la risposta automatica della prima via e valuta anche se è corretta. In questo modo può correggere i cosiddetti "falsi allarmi" e comunica direttamente con l'Amigdala, cancellando la risposta di attacco/fuga.

La terapia cognitivo comportamentale (TCC) mira a rinforzare questa seconda via, attraverso tecniche cognitive di ristrutturazione ed esposizioni comportamentali agli stimoli temuti. Con la Mindfulness, usata nella prevenzione delle ricadute nella TCC, si insegna a non reagire automaticamente ai pensieri automatici e a regolare l'emozione attraverso la pratica dell'accettazione e del non giudizio.

Scritto da

Dott.ssa Francesca Giuliano

Lascia un commento

ultimi articoli su ansia