Accesso Psicologi Registra il tuo centro gratis

Vedere i fantasmi: non si tratta di patologia o di superstizione

Uniti per sempre, in salute, in malattia... e anche nella morte. È questo il sentimento comune di tante coppie che, dopo anni e anni di vita insieme, sono costretti al triste addio

19 MAG 2016 · Tempo di lettura: min.
Vedere i fantasmi: non si tratta di patologia o di superstizione

Tra i vedovi c'è chi continua a sentire la presenza del proprio amato al suo fianco, magari nella casa condivisa fino a qualche tempo prima e ancora piena di ricordi. Una presenza talmente forte da avere quasi la certezza di vederne la sagoma o di sentirne la voce.

Questo fenomeno psichico è stato definito con il nome di esperienza allucinatoria post lutto (Pbhe) e, secondo quanto appurato da un team di scienziati italiani, è più diffuso di quanto si pensi.Gli studi in questo campo non sono stati semplici: spesso, chi sente e vede il partner scomparso preferisce non raccontarlo per paura di essere classificato come affetto da patologia mentale.

Un gruppo di ricercatori dell'Università degli Studi di Milano (Castelnovo, Cavallotti, Gambini, D'Agostino) ha rilevato che fino al 60% delle persone rimaste vedove ha sperimentato episodi come la visione del proprio compagno morto seduto su una vecchia sedia o ancora lo ha sentito chiamare il proprio nome.

«L'evidenza suggerisce una prevalenza sorprendentemente elevata di esperienze allucinatorie post lutto - che va dal 30% al 60% - tra i soggetti vedovi, dando consistenza e legittimità a questi fenomeni», scrivono gli scienziati nello studio, basato su una revisione della letteratura scientifica sul tema e pubblicato sulla rivista «Journal of Affective Disorders».

Il lavoro degli esperti made in Italy ha avuto risalto anche sulla stampa internazionale e, sebbene l'insieme di ricerche prese in considerazione dagli autori sembri sostenere la ricorrenza degli episodi di Pbhe fra le persone in lutto, "sono necessari ulteriori studi per aumentare l'affidabilità di questi risultati e perfezionare i confini tra esperienze fisiologiche e patologiche", annotano i ricercatori. Le esperienze allucinatorie post lutto sono esperienze sensoriali anormali e vengono spesso riportate da persone senza una storia di disturbi mentali alle spalle. I contorni del fenomeno restano incerti, anche se in linea generale non viene considerato di per sé un problema patologico.

Jacqueline Hayes dell'University of Roehampton, che per molti anni si è occupata delle Pbhe, preferisce parlare di esperienze di presenza continuata (Ecp) per via della connotazione patologica che potrebbe avere la parola allucinazione. La scienziata ha condotto interviste con persone di tutte le età che hanno perso partner, genitori o figli, ma anche amici.

"Ho scoperto – racconta l'esperta – che queste esperienze possono a volte essere trasformative: per esempio capita di sentire la persona amata chiedere scusa per qualcosa che è accaduto, mentre altre volte la perdita e il dolore sono in primo piano".

Nella vita di chi perde il compagno o la compagna la presenza della persona amata è quasi una costante. Generalmente, infatti, queste esperienze portano i soggetti a proseguire alcuni aspetti della relazione con l'altro: "Sarebbe strano, dopo tutto, se l'interazione con il proprio amato, che è parte della vita quotidiana, improvvisamente si fermasse", conclude la Hayes.

Dunque, dobbiamo forse abbandonare un po' di superstizione per fare spazio alle meraviglie della nostra mente, che può davvero consentirci di prolungare, per qualche attimo, le nostre relazioni più care.

Articolo della Dott.ssa Alice Garavaglia, Psicologa Psicoterapeuta del Centro Nemesis

Scritto da

Centro NEMESIS - Psicoterapia, Logopedia e Psicologia Forense

Lascia un commento

ultimi articoli su elaborazione del lutto