Uscire dalla propria zona di confort

In questo articolo cerco di avviare una riflessione su quanto sia importante uscire dalla propria zona di confort, alzandoci dal divano su cui, anche metaforicamente, spesso restiamo seduti.

16 APR 2018 · Tempo di lettura: min.
Uscire dalla propria zona di confort

Un paio di settimane fa mi sono inscritto ad una gara, non perché abbia possibilità di vincere ma semplicemente perché voglio parteciparvi. Uscendo da retoriche "decoubertiane", credo che ciò che mi abbia spinto a farlo fosse il bisogno di confrontarmi con me stesso e avere uno stimolo che mi portasse un pezzettino più in là nel mio processo di allenamento. Il semplice iscrivermi a questa gara ha riattivato una serie di processi, già sperimentati in passato in situazioni simili, che ritengo possano essere molto interessanti se presi come spunti di riflessione. Fin dalla mattina seguente mi sono sentito più attivo, mi sono alzato con una carica differente, e ho iniziato a fare degli esercizi prima di colazione; gli allenamenti a cui ho preso parte da allora li ho vissuti diversamente e sono riuscito ad andare oltre alcuni miei limiti personali. Anche le giornate sono passate diversamente, anziché pensare esclusivamente a ciò che ha a che vedere con il mio lavoro e alle preoccupazioni che comporta, ho passato parte della giornata a documentarmi su cosa servisse per partecipare alla gara e a stabilire un piano di allenamento utile, naturalmente senza trascurare gli impegni quotidiani. Quando avevo di fronte una giornata impegnativa, pensavo contemporaneamente al fatto che il giorno dopo mi sarei allenato e quando la mattina arrivava e dovevo alzarmi per andare al "box", anziché rimandare perché troppo stanco trovavo lo stimolo per uscire e trovare energie che credevo di non avere. Questo mi ha aiutato, contemporaneamente a tirar fuori lo stress accumulato nelle giornate passate e ricaricare le batterie per affrontare una nuova giornata di lavoro. Ma cosa è successo?

Semplicemente credo di essere uscito dalla mia zona di confort per entrare in una sfida con me stesso che mi sta garantendo di "muovermi". Spesso siamo così immersi nelle nostre faccende quotidiane e nella routine che iniziamo a basare la nostra vita e le nostre giornate esclusivamente su queste. Tutti gli impegni, le preoccupazioni e le cose da fare, diventano il fulcro intorno al quale iniziamo a ruotare, basandovi gran parte della nostra giornata e la nostra vita. Trovare uno stimolo diverso rompe questo meccanismo che rischia di creare i presupposti per far sì che tutto ciò che vediamo di fronte a noi sia ciò che ci crea i problemi con noi stessi. Avere un obiettivo altro è come si ci servisse ad avere un punto fermo esterno che ci aiuti ad assumere una prospettiva differente sulla quale basare la nostra osservazione. Questo, naturalmente, non significa che tutto ciò "basta" per risolvere tutti i nostri "problemi" ma, "semplicemente", che restare immersi in quell'amalgama da cui nascono le situazioni che quotidianamente ci portano ad essere stanchi e senza energie per affrontare ciò che ci fa star male, non sia la situazione ottimale per affrontarlo. Avere degli obiettivi, anche pratici e concreti sui quali focalizzare la nostra attenzione può dunque aiutarci a tirar fuori risorse ed energie che pensavamo di non avere "semplicemente" perché abbiamo un qualcosa per cui lottare e che, nei momenti di difficoltà, può dar vita ad un dialogo interno che ci dice "non arrenderti", "fai uno sforzo perché puoi essere ricompensato dal raggiungimento di un traguardo". Questo vale per lo sport, per il lavoro, per i problemi piccoli e grandi che ognuno di noi si porta dietro ogni giorno; uscire dalla zona di confort ci può aiutare ad affrontare le cose in maniera differente. Per farlo è però necessario accettare di abbandonare quell'equilibrio omeostatico che, sono convinto, contribuisce a fare in modo, anche senza che ce ne rendiamo conto, che le nostre vite siano così piene di problemi. Alzarci dal "divano" su cui anche metaforicamente ci siamo seduti da tempo è il primo passo per ricominciare a camminare ma, come dicevo prima, è essenziale prima accettare sia di perdere l'equilibrio sia di affrontare la stanchezza che ne potrebbe derivare, anche quella legata al dover abbandonare l'illusione di "controllare" le cose. Spesso mi sono trovato a contatto con persone che, per quanto avessero una vita che non gli piaceva affatto, non facevano nulla per cambiarla; non c'è critica né giudizio in tutto ciò ma solamente la constatazione che spesso siamo così spaventati dal cambiamento per fare qualcosa che potrebbe cambiarci la vita; ecco, sono convinto che avere un obiettivo specifico può essere un grande aiuto in tal senso. Se penso di dover andare a correre o in palestra perché mi serve per stare in forma, quando sarò più stanco o triste o agitato, potrò decidere di mettermi sul divano per rilassarmi un po' perché tanto c'è tempo per mettermi in forma e per cambiare. Ma se invece ho una scadenza, un traguardo, un obiettivo da raggiungere, allora troverò la forza per mettermi un paio di scarpe ed uscire di casa perché il mio focus sarà centrato non sulla stanchezza ma sul traguardo. Tutto cambia se cambiamo il punto di vista con cui decidiamo di guardare le cose.

Ripeto, non voglio proporre soluzioni semplicistiche e penso che sarebbe essenziale che ognuno di noi si interrogasse, anche ricorrendo ad aiuti esterni, sul perché temiamo così tanto il cambiamento da vivere una vita che non vogliamo. Però penso anche che avere degli obiettivi fissi che ci aiutino ad abbandonare la nostra zona di confort sia un primo passo verso l'assunzione di una vita diversa che favorisca l'assunzione di responsabilità e questo vale tanto per lo sport quanto per tutto ciò che nella nostra vita non ci piace…

Scritto da

Dott. Daniele Regini

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