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Una scuola complicata, che lotta per non annegare nella complessità

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Una scuola complessa, quella di oggi, che ha bisogno di soldi, non di tagli, una scuola complicata che ha bisogno di supporto, non di suspense.

21 GEN 2019 · Ultima modifica: 8 AGO 2019 · Tempo di lettura: min.
Photo by Thought Catalog on Unsplash

Qual è la situazione della scuola attualmente in Italia?

Forte presenza di bambini che richiedono un supporto individualizzato: bes, dva, dsa, nai tra le sigle che ne identificano le peculiarità; bambini stranieri "buttati" in aula, pur senza conoscere una parola di italiano, accolti e supportati per quello che le risorse permettono; presenza di educatori preparatissimi e sottopagati, per di più imbavagliati, cioè impossibilitati nel fare al meglio ciò che sanno fare molto bene per il numero esiguo di ore assegnate; genitori sempre più critici, che sventolano lo spauracchio di una denuncia; insegnanti precari, innamorati della propria materia, che zoppicano da una scuola all'altra cambiandola ogni anno; insegnanti alle prese con gli articoli 572 del codice penale o 403 e 25 del codice civile, quando a denunciare sono loro; insegnanti in stato di allerta, che si confrontano con farmaci salvavita, per i quali hanno una preparazione basica; insegnanti che offrono gratuitamente il proprio tempo per coprire le necessità di una scuola che si è fatta...complessa.

Questa l'immagine che io ho della scuola, una scuola che vivo da vicino giornalmente.

La questione è che, oggi, agli insegnanti si chiede di avere una preparazione ancora maggiore, legata alla capacità di lettura delle trame emotive che attraversano le classi. Classi composte, non solo ma anche, da ragazzi frantumati, con alle spalle famiglie scomposte o ricomposte; studenti annegati in comportamenti prepotenti; anime sofferenti che hanno smesso di chiedere, perfino di desiderare; pelli colorate sradicate dalle terre d'origine; cuori etnici nati in Italia con alle spalle genitori straniti; bimbi diversamente abili o che si sentono "diversi" e lottano per uniformarsi, mentre gli insegnanti fanno salti mortali per includerli.

La scuola, oggi più che mai, si trova ad accogliere emozioni non elaborate, che fluttuano nella mente offuscandola, che paralizzano la crescita aggredendola, vissuti mal digeriti, che creano frustrazione, che degenerano in vandalismo, bullismo, snobismo, fanatismo.

Gli insegnanti fanno tanto, tantissimo, ma non devono, e non possono, essere dei tuttologi. Hanno bisogno di supporto per rileggere dinamiche di gruppo di classi sofferenti, indifferenti, arroganti, per accogliere genitori spaventati, arrabbiati, impotenti.

La scuola non è affetta dalla sindrome Dunning Kruger, quell'infido cortocircuito mentale che condanna chi è incompetente a non accorgersi della propria incompetenza. La scuola sa bene di essersi fatta complessa, non a caso i collegi straordinari sono all'ordine del giorno.

La scuola sta annegando nella complessità e, come ogni realtá complessa, necessita rinforzi. Penso ad una equipe multidisciplinare, fatta di competenze diverse, perché il gruppo è risorsa. Una stretta collaborazione tra insegnanti, professionisti della relazione d'aiuto e della salute mentale, mediatori linguistici e culturali, magari anche informatici che, dopo aver montato telecamere nelle classi, se proprio servono, come il governo suggerisce, possano dare un'occhiata alle lim e ai pc, affinché siano sempre perfettamente funzionanti, affinché la scuola possa continuare ad essere luogo di crescita per i ragazzi e teatro di esperienze per gli adulti, possibilmente senza condurre nessuno al burn out.

Articolo della dottoressa Luisa Ghianda, iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia.

Scritto da

Dott.ssa Luisa Ghianda - STUDIO LG LIVE GENTLY

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1 Commenti
  • Annalisa Bestetti

    Complimenti alla dottoressa Ghianda, sono un'insegnante da circa 20 anni e condivido quello che ha magistralmente sintetizzato.

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