Una Favola di Emozioni

Articolo Redatto al termine del progetto Incontriamoci uno Psicologo a Scuola, svolto presso la Scuola  materna di Offagna. 

17 SET 2014 · Tempo di lettura: min.

PUBBLICITÀ

Una Favola di Emozioni
“Ciao bambini! Siamo Martino e Teodoro, Siamo due orsi, ci riconoscete dal nostro papillon: uno blu e l’altro verde! Noi abitiamo nella valle di Psichè, una valle meravigliosa! Io e Teodoro abitiamo in fondo alla via, proprio laggiù…vedete? La casa con il mulino, quella è la nostra casa! Voi la conoscete la Valle di Psichè? Fiori, alberi, case dai tetti colorati, animali di ogni tipo, uomini, donne e bambini …e bambine!…..…Ogni anno celebriamo la Festa delle Emozioni, una festa meravigliosa! Tutte le vie del Paese si addobbano per questo evento: la Via della Gioia, la Via della Rabbia, la Via della Tristezza e quella della Paura! È bellissimo girare per le vie del paese durante la festa: giochi, musica, danze, maschere di ogni genere!….…

L’ultimo giorno della Festa si proclama il rione più bello! Anche Re Battito e Re Logico partecipano alla gara per il rione più bello! Sono sempre un po’ competitivi….vogliono sempre vincere! A volte litigano e si arrabbiano tra loro perché non vogliono perdere. Ma sapete quale è la verità secondo me? Nella nostra Festa delle Emozioni non c’è mai un vincitore! Tutti noi siamo vittoriosi quando riusciamo ad esprimere le nostre emozioni!……Io e Teodoro con i nostri nuovi amici invece siamo stati proclamati da Sua Maestà Coscienza e dai suoi Figli, Re Battito e Re Logico “Guide ufficiali del Bosco delle Emozioni e della Valle di Psichè”. Ogni giorno accompagniamo bambini come Voi, uomini, donne, avventurosi o solo curiosi lungo le Vie della Valle di Psichè raccontando questa storia e dicendo loro: “Fate amicizia con le vostre emozioni, un abbraccio per la tristezza che si tramuta in allegrezza, un bel respiro devi fare e la tua gioia raccontare, la rabbia trasformare e la paura affrontare!”[1]

Questi sono alcuni frammenti della storia Martino e Teodoro nella Valle di Psichè, realizzata per e grazie ai bambini, le insegnanti e i genitori della Scuola dell’infanzia A. Malacari di Offagna (AN).

Nel giugno 2014 sono infatti terminate le attività inerenti il progetto InCoNtRiAmOcI…uno Psicologo a Scuola, progetto realizzato grazie alla collaborazione con Calliope Associazione Bio-Psico-Sociale e il Comune di Offagna (AN).

Seguendo la mission dell’Associazione Calliope, inserendosi in un ottica di prevenzione primaria e di benessere, la scelta di realizzare un progetto all’interno della scuola dell’infanzia è nato naturalmente.

La Scuola dell’Infanzia, dopo l’ambiente familiare che costituisce il momento di socializzazione primaria, oggi è considerata dagli esperti del settore come un importante momento di socializzazione secondaria che consente ai bambini di intraprendere un processo di conoscenza di nuovi settori del mondo sociale.

E’ l’originale intreccio tra stati interno ed esterni che dipingono il percorso di crescita del bambino. S. Bonino (2007) scrive: “Il bambino che giunge alla scuola non parte dal ”livello zero”: è un soggetto dotato di memoria e di storia. Ma è anche un soggetto che mette l’insegnante di fronte a situazioni impreviste costringendolo in misura sempre maggiore a trovare soluzioni originali: occorre essere disponibili a conoscere i suoi stati interni, i suoi pensieri, i suoi sentimenti, la sua volontà.”

Il bambino quindi nelle nuove dinamiche relazioni assume un ruolo attivo nel costruire con gli adulti nuove esperienze. Il bambino visto come soggetto attivo nel mondo dotato di un mondo emotivo interno da rispettare e conoscere.

La scuola dell’infanzia è un nuovo ambiente dove sperimentarsi: consente al bambino di stabilire nuovi legami sia con adulti non familiari che con altri bambini.

Grazie all’aggregazione ad un nuovo sistema-gruppo il bambino sperimenta importanti tappe legate al suo sviluppo psicologico.Nella Scuola dell’Infanzia il bambino migliora le sue competenze sociali ovvero le abilità relazionali: la capacità di interagire con l’ambiente, l’abilità ad impegnarsi in complesse interazioni, il raggiungimento di obiettivi sociali rilevanti nei rapporti tra pari e con il mondo adulto.L’attento ascolto del continuo dialogo tra mondo interno e mondo esterno, la capacità di creare un ambiente di contenimento ha posto le basi per pensare ad un intervento all’interno del contesto scolastico.Da tali premesse teoriche è nato il progetto “Incontriamoci, uno Psicologo a Scuola!”.

Il punto di partenza è stato il desiderio di rendere pensabili le emozioni di tutti i protagonisti coinvolti, così come esse si esprimono, le loro sfaccettature, la loro legittimità, a chiedersi il perché a volte tendiamo a fare alcune cose piuttosto che altre, che cosa ci spinge a scegliere di agire, la focalizzazione sul “come mi sento quando…”, ponendo sempre maggiore attenzione allo spazio relazionale che in ogni istante viviamo, sia come bambini che come adulti.L’obiettivo principale del progetto, con l’inserimento dello Psicologo nella Scuola dell’Infanzia, è stato quello di favorire il benessere psico-fisico dei bambini nell’ambiente scolastico, delle insegnanti nello svolgimento del proprio lavoro e delle famiglie, diventando un punto di riferimento a cui rivolgersi per districarsi in casi di difficoltà.

Il lavoro multi-livello sui sistemi coinvolti, dal gruppo classe agli insegnanti e alle famiglie ha agevolato il miglioramento delle dinamiche relazionali, ha aiutato nella possibilità di risoluzione di problemi interpersonali, contribuendo a favorire il potenziamento delle doti personali degli alunni, creando un clima facilitante la relazione e l’apprendimento.

Il progetto è stato strutturato in modo da garantir uno spazio di espressione e ascolto di tutti i protagonisti della Scuola: bambini, insegnanti e genitori.La lettura del “come ci si sente”, base di lavoro con tutti i protagonisti del progetto, favorisce una maggiore flessibilità nell’agire che aiuta il genitore e l’insegnante, di fronte al bambino in crescita, a sviluppare la capacità di tollerare le frustrazioni, i momenti di crisi e i cambiamenti evolutivi.

Da queste riflessioni è nato il laboratorio di “alfabetizzazione emotiva” con i bambini e i gruppi di condivisione-confronto con i genitori e gli insegnanti.Il lavoro di progettazione dei laboratori in classe e degli incontri organizzati con genitori e insegnanti si è realizzato tenendo ben saldi i riferimenti dell’abilità della mente di vivere azioni nel “come sé”, nell’universo del simbolico, in cui l’azione che prende vita è un’azione di pensiero e non un agito in u ambiente in grado di contenerlo.

Il vivere nel come se favorisce la possibilità di allenare una funzione flessibile della mente, connessa con le prime origini dei processi di mentalizzazione, collegati allo sviluppo del processo di “tenere nella mente l’altro”.

Tuttavia per arrivare a tale maturazione psicologica devo prima provare io come sono nel come se e mettermi in gioco in questo contesto relazionale, come co-protagonista e attendere il dispiegarsi delle fasi di sviluppo maturativo oltre che emozionale anche funzionale.Dai 2-3 anni fino ai 6-7 e oltre, il gioco per eccellenza dei bambini è il gioco di finzione o simbolico. Ma questa è anche l’età in cui il bambino viene a contatto con un altro strumento: il libro e la narrazione. Il gioco di finzione e la narrazione possono essere complementari tra loro ed insieme aiutare e sostenere lo sviluppo intellettuale ed emotivo dei bambini[2].

S.Freud (1920), osservando suo nipote giocare con il rocchetto sosteneva come il gioco riesca a modificare la realtà interna e la realtà esterna al fine di rendere entrambe più sopportabili. Principio molto avvicinabile a tutto ciò che si fa con la creazione poetica e simbolica.Il gioco è in questo senso simile ad altre produzione simboliche quali il mito, la poesia, il rito, ciascuna delle quali istituisce un mondo nel quale vengono messi in scena eventi possibili che gettano luce sui significati della nostra esperienza quotidiana[3].

La realtà creata dal gioco, o dalla narrazione, reclama di essere considerata “vera” anzi, più vera del vero perché esprime e rappresenta il significato profondo della vita e dell’esperienza. In entrambi i casi, infatti, viene sospeso il rapporto diretto con il mondo per privilegiare quello con i suoi sostituti simbolici e quindi con il mondo dei significati. La caratteristica del gioco è il suo essere sempre un’esperienza creativa, la massima espressione del come se che si realizza in uno spazio transizionale[4]tra realtà esterna e realtà interna.

B.Bettelheim[5] descrive come attraverso la via simbolica delle fiabe vengono presentati i conflitti che intercorrono a livello profondo tra le varie istanze psichiche. La narrativa in un campo relazionale svolge un ruolo fondamentale per affrontare le problematiche del bambino che lo toccano in profondità.Grazie alle teorie psicoanalitiche di M. Klein e D.W. Winnicott, si può affermare come il gioco simbolico è lo strumento principale attraverso cui il bambino gestisce la sua vita emotiva, le vicende problematiche con cui si trova a fare i conti ed i vissuti ad esse connesse.

F. Archinto (2014), sottolinea, grazie ai dati della ricerca svolta, come la differenza tra gioco e narrazione presenti tuttavia delle sostanziali differenze: nel gioco simbolico il bambino è completamente padrone della realtà ludica che va costruendo: il solo limite, che diventa uno spazio potenziale ed evolutivo, è il rapporto che instaura con i compagni, con l’accettazione o il rifiuto della proposta ludica. Nella narrazione il limite è imposto dal testo narrativo in cui il sistema di simboli del linguaggio scritto o parlato è un sistema convenzionale stabilito socialmente e quindi in un certo senso più limitante. L’integrazione e la flessibilità di queste due metodologie, tramite una narrazione di tipo dialogato-ludico, come descritto dall’autrice favorisce la possibilità di arricchire il rapporto bambino-narrazione, aiutandolo ad affinare le molteplici e diverse modalità espressive e di comunicazione (attraverso i linguaggi del corpo, dei segni, della rappresentazione, ecc.) basilari per una crescita serena nell’infanzia, offrendo anche la possibilità di re-inventarsi come narratore della propria storia, con il proprio libro e i propri ricordi.

Dalla riflessione teorica dei principi della psicoanalisi e della psicoanalisi infantile, dell’evoluzione di essa fino ai moderni approcci relazionali e di mentalizzazione e dalle ricerca della psicologia dello sviluppo e della pedagogia, ho scelto e proposto come filo conduttore per la realizzazione dei laboratori le “emozioni”.

Incuriosendomi con i bambini per sapere quali sono le emozioni, che cosa sono, come le esprimiamo, e possiamo gestirle?Da qui la scelta delle varie attività proposte: un viaggio nelle immense valli del simbolico e dell’espressione di esso, in cui ogni attività presentata doveva essere come un canovaccio in una commedia, un punto di partenza per co-costruire insieme la storia del giorno.Filastrocche mimate delle emozioni, disegni liberi, giochi di gruppo, grandi alberi delle emozioni, palette e scatole ed infine una storia, nata solo alla fine di tutte queste attività.Tutte attività, compatibili con lo sviluppo psicologico-cognitivo del bambino che hanno dato la possibilità ad ognuno di esprimersi in un ambiente in cui le emozioni possono essere dette, drammatizzate, contenute ed elaborate.

Ma tutto ciò era solo l’inizio, il costante lavoro delle insegnanti fuori dai laboratori, la possibilità di “dire le emozioni”, il coinvolgimento dei genitori nel discuterne in gruppo dei propri stati emotivi ha favorito maggiormente il lavoro di co-costruzione.Il percorso è poi arrivato al suo traguardo con la scrittura di una favola, in cui io per prima mi sono messa in gioco: la scelta dei personaggi, le dinamiche di relazione tra essi, le varie vicende. La storia di Martino e Teodoro come contenitore di ciò che in un anno è accaduto, una rielaborazione e una restituzione del lavoro fatto. Un libro da portare a casa, una storia da poter narrare, da poter dimenticare da poter rivivere insieme all’altro.

La storia di Martino e Teodoro nella Valle di Psichè è nata dalla volontà di poter fornire ai bambini e agli adulti un specie di “cartina tornasole”, in cui grazie alla narrazione si favoriscono gli aspetti del “come se”, del “far finta di”, utili sia per apprendere che per esprimersi.I temi affrontati nell’intreccio della storia, sono i ricordi di attività già vissute con i bambini, veicolati dalla messa in evidenzia del piano emotivo. Ciò ha dato la possibilità di favorire lo sperimentare di tali stati d’animo, grazie all’identificazione con i personaggi e gli accadimenti.L’unione della narrazione e del gioco è stata data dalla possibilità di diventare loro stessi protagonisti della storia e attori di essa.

I bambini sono diventati così gli amici di Martino e Teodoro, gli orsi della favola, che cercano le emozioni, correndo nel giardino della scuola tra gli alberi, le riconosco e trovano un luogo dove custodirle, continuando quindi sul piano del “come se”, favorendo ancora una volta la rappresentazione e la messa in atto di vissuti emotivi interni, proiettati all’esterno, in un’immagine che riconosco e che so dove “metterla” e custodirla.

L’elaborazione del vissuto emotivo interno…a 5 anni è ancora presto!Il processo di interiorizzazione dell’attività, dell’importanza del lavoro svolto è stato “magicamente” messo in atto, tecnicamente un insight, nella scelta del tema della recita scolastica di fine anno da parte delle maestre.: le favole e le emozioni.Recita in cui si celebra la fine del percorso dei bambini di 5 anni che andranno alle elementari, i Remigini.

Recita, che in questa realtà è fonte di amore e odio, in cui massimo è il coinvolgimento, con i suo ostacoli e le sue potenzialità tra scuola e famiglia, ma dimostrando sempre la naturale abilità di integrazione di emozioni scisse.Scopro così solo a Maggio, che quest’anno nella recita c’è un Grande Albero Saggio che narra le emozioni dei protagonisti delle favole che noi tutti conosciamo, che abbiamo ascoltato, visto e narrato: “A Passo di Fiaba”.

Ogni bambino diventava il protagonista delle storie, Cenerentola, Biancaneve, il Pifferaio Magico, il Lupo e i tre porcellini e drammatizzava lo stato emotivo dei protagonisti delle note favole e nelle varie età dei personaggi, una giovane Cenerentola triste e arrabbiata, poi una adulta sorpresa, una Biancaneve piccola e impaurita e sette nani poi preoccupati…Continua, fino alla fine della scuola ancora il gioco del come se. Coronando questo magico e difficile gioco in un mare di emozioni, contenuto nello splendido giardino della scuola.

A lavori conclusi, pensando già ad un possibile proseguimento dell’attività, penso a questa avventura vissuta con gioia, entusiasmo, forte curiosità, preoccupazione e momenti di frustrazione e momenti di soddisfazione, in cui la parte migliore della storia e di tutti queste emozioni è stata poterla viverla insieme ad altri, pensando a questo come un The-End che sarà solo l’inizio da cui ripartire e continuare per esplorare nuove parti di sé.

Riferimenti Bibliografici:
B. Bettelheim, Il mondo incantato, 1987, Feltrinelli, Milano.
D.W.Winniccott, Gioco e Realtà, 1971, Armando EditoreD.W.Winnicott, Esplorazione Psicoanalitiche, 1995, Raffaello CortinaD.W.Winnicott, Sviluppo affettivo e Ambiente, 2013, Armando Editore
F. Archinto, Gioco simbolico e competenze narrative: similitudini e differenze, Una proposta di approccio alla lettura favorita dall’attività ludico-simbolica, 2014, Babalibri editore, Milano.
G.Concato,Manuale di Psicologia Dinamica, 2006, AlefBet
Jon G. Allen, P. Fonagy, A. W. Bateman , La mentalizzazione nella pratica clinica, 2010, CortinaM.
Aliprandi, A. M. Pati, L’alba della psicoanalisi infantile, 1999, Feltrinelli
M.Elvira De Caroli, Una briglia all’emozione. Creatività e psicoanalisi,1996, Franco Angeli
S. Freud, Al di là del principio di piacere, 1920, Opere, Bollati Boringhieri
S.Bonino, A.Reffiunana, Psicologia dello sviluppo e scuola primaria, 2007 Giunti
[1] Tratto da “Martino e Teodoro, nella Valle di Psichè” scritto dalla Dott.ssa Giorgia Marziani, Psicologa. La storia è stata creata all’interno del progetto “Incontriamoci uno psicologo a Scuola!”, realizzato presso la Scuola A.Malacari di Offagna (AN).
[2] Francesca Archinto, Babalibri editore, Milano. Gioco simbolico e competenze narrative: similitudini e differenze,2014
[3] D.W.Winniccott, Gioco e Realtà, 1971, Armando Editore
[4] D.W.Winnicott, Esplorazione Psicoanalitiche, 1995, Raffaello Cortina[5] Bettelheim B. (1987), Il mondo incantato, Feltrinelli, Milano.

PUBBLICITÀ

Scritto da

Dott.ssa Giorgia Marziani

Lascia un commento

PUBBLICITÀ

ultimi articoli su psicologia infantile