Un ingrediente prezioso per i problemi e le difficoltà: la proattività

La proattività è l’abilità di avere iniziativa e di anticipare gli eventi, pianificando le azioni per gestire i problemi e le difficoltà, con un approccio pratico improntato alle soluzioni.

27 LUG 2020 · Tempo di lettura: min.
Un ingrediente prezioso per i problemi e le difficoltà: la proattività

"La vita non è ciò che ci accade, ma ciò che facciamo con ciò che ci accade" – Aldous Huxley

Anticipare gli eventi ed esercitare il potere di scelta: la proattività

La proattività include la capacità di avere iniziativa ed anticipare gli eventi, cercando di programmare le cose in modo efficace per gestirle meglio. Viktor Frankl, psichiatra e psicoterapeuta austriaco, ha contribuito a promuovere e diffondere il concetto. Si usa molto nel campo manageriale, anche se non è una parola di uso comune, e indica l'abilità di essere persone efficaci nel raggiungere i propri obiettivi e risolvere i problemi.

Le persone proattive sposano una visione delle cose in cui come esseri umani sono responsabili della propria vita. Il loro comportamento è una funzione delle loro decisioni, non delle condizioni in cui vivono. Se anche noi accettiamo questa visione delle cose possiamo trovarci a scoprire che chi siamo è il risultato della somma delle nostre scelte passate.

L'atteggiamento passivo ci porta a dire che vorremmo che le cose cambiassero, ma non possiamo fare nulla per colpa delle difficoltà esterne, il che può però avere l'effetto di condurre alla lamentela sterile. L'atteggiamento proattivo ci porta a dire invece che, nonostante le difficoltà riscontrate all'esterno, possiamo agire e reagire in modo diverso per cercare di superare queste difficoltà. Certo, abbiamo anche il potere di scegliere di chiedere aiuto se ne abbiamo bisogno, così come di aiutare gli altri, se il nostro aiuto è gradito e richiesto.

La proattività nell'affrontare i problemi quotidiani e il nostro grado di controllo

Per Stephen Covey, formatore e autore americano, i problemi quotidiani si possono dividere in tre tipi, secondo il controllo che ne abbiamo: quelli su cui abbiamo controllo diretto, indiretto, o assenza di controllo.

I problemi in cui abbiamo controllo diretto si possono risolvere con le nostre regole, e sono sotto la nostra influenza.

I problemi in cui abbiamo controllo indiretto possiamo contribuire a risolverli cercando di cambiare il nostro grado di influenza. Ad esempio, in un contrasto o in un conflitto potremmo pensare che l'altro sia nel torto e quindi debba fare qualcosa, ma ciò si tradurrebbe nel non fare nulla da parte nostra, perché non ci riteniamo responsabili. Nell'approccio proattivo, invece, ci si considera parte di un problema comunicativo, e quindi c'è un controllo indiretto. Possiamo cambiare qualcosa nel nostro modo di porci, come il fare un passo indietro o applicare in modo meno rigido il nostro pensiero, favorendo una reazione diversa anche nell'altro.

I problemi senza controllo li possiamo affrontare prendendoci la responsabilità di cambiare il nostro atteggiamento, lavorando sull'accettazione della situazione, imparando a conviverci e cercando di lavorare sul modo in cui reagiamo emotivamente.

Covey ha parlato della serenità di accettare le cose che non possono essere cambiate e della saggezza di distinguere la differenza con quelle che possono e devono essere cambiate.

Dall'atteggiamento mentale passivo all'approccio proattivo

Stephen Covey, studiando e promuovendo l'atteggiamento pratico della proattività e della responsabilità individuale di Viktor Frankl, ha differenziato due tipi di atteggiamento che sono riconoscibili in base a due tipi di linguaggio che usiamo per descrivere le cose. I due atteggiamenti sono quello passivo (chiamato anche reattivo da Covey) e quello proattivo.

Nell'atteggiamento passivo/reattivo in genere diciamo che siamo impossibilitati a risolvere dei problemi o ad agire diversamente per gestire in altro modo le situazioni perché non è colpa nostra, ma riteniamo che le cose siano determinate da fattori esterni. In questo senso ci sono tre tipi di spiegazioni indicate da Covey come "deresponsabilizzanti": quella genetica, quella educativa, quella ambientale.

La "deresponsabilizzazione" genetica: "non posso cambiare perché sono fatto/a così"

Nella spiegazione genetica, posso dire ad esempio che un problema nelle mie relazioni interpersonali è dato dalla mia impulsività, e al contempo non ci posso fare nulla perché l'ho ereditata da mio padre e/o da mio nonno. Ce l'ho nel DNA, quindi non è colpa mia.

L'atteggiamento proattivo, invece, non entra nel merito della causa dell'impulsività ma cerca di modificarla. È famoso il concetto divulgato da Daniel Goleman dell'intelligenza emotiva. Posso costruirmi delle reazioni emotive diverse nelle situazioni, e abitudini diverse nel reagire. "Se credi di farcela o di non farcela, hai comunque ragione", diceva Henry Ford. In questo senso, il proattivo pensa di poter fare qualcosa, e quindi prova a farla, aumentando le probabilità di riuscirci. Chi pensa di non farcela, invece, spesso non ci prova nemmeno, aumentando le probabilità di non cambiare le cose. La spiegazione genetica del comportamento porta a questa "profezia che si auto-avvera" negativa, che nasce da una visione travisata dei fattori ereditari. Abbiamo geni individuati per caratteri fisici come gli occhi verdi o i capelli marroni, non per caratteristiche intangibili come la pigrizia e l'impulsività, che possiamo considerare abitudini di comportamento o di reazione, e che possono essere quindi modificate.

La "deresponsabilizzazione" educativa e ambientale: "i miei problemi sono causati da altre persone"

Nella spiegazione educativa, si dà la colpa dei nostri problemi attuali all'educazione ricevuta. Anche se non si nega una possibile influenza di questa, la persona adulta nell'approccio proattivo può prendersi la responsabilità di cambiare le cose e superare i problemi agendo in modo diverso, anche implementando nuove abilità.

Nella spiegazione ambientale di Covey, infine, si dà la colpa dei problemi agli altri. Così, nel contesto lavorativo ad esempio, si dà la colpa dei conflitti ai colleghi, negando una parte variabile di responsabilità nostra nel mantenerli o nell'averli creati. Un famoso esperto di negoziazione e di conflitti, William Ury, ricorda che per ballare il tango ci vogliono due persone, e allo stesso modo ci vogliono due persone per litigare. Riprendendoci una parte della responsabilità nella nostra comunicazione, adottando un approccio quindi proattivo, abbiamo più probabilità di superare contrasti e conflitti.

"Predicare bene e razzolare bene": la proattività di Frankl nei lager nazisti

Potremmo pensare che sia facile parlare per gli altri di prendersi la responsabilità dei propri stati emotivi e delle proprie difficoltà quando non hanno il nostro problema, come una malattia, un frustrante stato di disoccupazione, un forte stress, un lutto.

Viktor Frankl è stato prigioniero in quattro lager nazisti, periodo durante il quale subì la perdita delle persone che amava, tra cui sua moglie. Affermò che una forte differenza in chi sopravviveva la faceva il proprio atteggiamento mentale, che aiutava a non soccombere alle torture degli aguzzini, anche dal punto di vista psicologico. Per Frankl potevano fare quello che volevano con il suo corpo, torturarlo, fargli patire il freddo e la fame, ma lui come essere umano aveva un potere, quello della libertà di scegliere, tra lo stimolo e la risposta, un atteggiamento che gli permettesse una reazione emotiva diversa e azioni diverse. Durante i momenti di sconforto quotidiani, davanti alle atrocità, poteva decidere di portarsi con il pensiero in situazioni piacevoli per cambiare il suo stato emotivo attuale.

Il comportamento stesso di Frankl era orientato alle soluzioni e non ai problemi, rivelandosi un abile problem solver, e aveva guadagnato il diritto di parlare della responsabilità e della proattività umane, perché prima di essere un buon "allenatore" di queste competenze pratiche negli altri (nei suoi libri e nelle sue sedute di psicoterapia) era anche un eccellente esempio.

Certo, quando siamo in una situazione di impasse e di fragilità psicologica, può essere utile anche chiedere un aiuto psicologico o un supporto. Abbiamo il potere di decidere anche in tal senso, avendo come obiettivo quello di ripristinare la nostra autonomia, riattivando e riscoprendo tutte le nostre risorse. Anche in queste situazioni ci viene in aiuto un atteggiamento proattivo, e il lavorare per costruirlo o ricostruirlo gradualmente. Frankl ci ha insegnato che l'essere umano può scegliere che significato dare agli eventi, porsi degli obiettivi con i propri personali "perché", trovando poi il "come" realizzarli. Quando si hanno degli obiettivi si trovano più facilmente il coraggio e la forza di agire e reagire nelle difficoltà. Come disse lui stesso: "la vita può essere trainata dagli obiettivi tanto quanto può essere spinta dagli impulsi".

Dott. Giovanni Iacoviello

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Dott. Giovanni Iacoviello

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