Un

questa è la storia di una terapia famigliare, articolo pubblicato sulla rivista scientifica: la notte stellata dell'istituto dedalus di Roma.

19 GIU 2018 · Tempo di lettura: min.

PUBBLICITÀ

Un

Un'ansia da separazione Contagiosa!

Presentazione del caso

La Terapia esposta in queste righe è stata seguita presso l'istituto Dedalus dalla sottoscritta, con la supervisione indiretta del Prof. Francesco Colacicco. Si tratta di un invio spontaneo, in cui è la mamma a chiedere aiuto per i suoi figli gemelli di 9 anni che, puntualmente e ciclicamente, cadono in forti crisi di ansia che mettono in difficoltà l'organizzazione dell'intero nucleo famigliare.

La necessità, per ragioni di privacy, di modificare i loro dati sensibili, si miscela con un episodio accaduto durante la terapia, il compito assegnato alla famiglia di guardare insieme il film di animazione "I Crood's".

I personaggi del cartone animato, dalle incredibili somiglianze caratteriali con i componenti della famiglia, hanno quindi ispirato la scelta dei nomi con i quali li chiameremo durante questa trattazione.

Il primo incontro avviene alla sola presenza della Sig.ra Ugga, che espone con preoccupazione diversi episodi di ansia che hanno da sempre caratterizzato e scandito la vita famigliare. I due bambini, in modo alternato, negli anni, hanno sofferto di ansia da separazione, fobia scolare, somatizzazioni di vario genere, in particolare mal di pancia e mal di testa.

I successivi incontri si sono svolti invece alla presenza di tutti, con convocazioni di coppia e famigliari. Un'analisi attenta ci ha permesso di significare questi sintomi e di "restituirne fin da subito il senso alla famiglia"! Appare evidente che, con questi agiti, i bambini vogliano comunicare "un'impossibilità di stare separati dai genitori e una difficoltà ad abbandonare il loro rifugio sicuro: la casa!"

Alcuni elementi hanno fin da subito catturato l'attenzione del sistema terapeutico: in primis il fatto che la sintomatologia dei bambini serva ad "attivare" questi genitori che appaiono molto chiusi e "seduti" in una routine famigliare tutta volta ad evitare il pericolo e prevenire eventuali colpi di scena. Secondariamente l'idea che questi bambini, attraverso il sintomo, confermino ai propri genitori la correttezza delle preoccupazioni che nutrono per loro, il tutto volto a garantirsi una vicinanza reciproca.

Attili descrive come spesso madri insicure generano figli con sintomi di ansia da separazione… "Le madri iper-controllanti richiedono su di sé quell'attenzione e devozione, da parte dei figli, che non hanno avuto nell'infanzia per carenza di cure, tendono a creare legami invischiati, estesi a tutto il sistema famigliare, sono spesso travolte dall'ansia nell'ipotesi catastrofica che possa accadere qualcosa di pericoloso e l'ansia pervasiva si estende a tutta la famiglia. I figli di questi genitori sono insicuri, fanno fatica a separarsi, pensano di avere un sé vulnerabile, non degno di essere amato; sono figli di madri che non hanno avuto un care-giver accudente, che non ha preparato un'adeguata base sicura per loro" (Attili, 2012).

Sebbene entrambe i figli si facciano carico del disagio famigliare, già dai primi colloqui appare chiaro che siamo alla presenza di un paziente designato. Tonco, il figlio maschio, è colui che al momento sembra avere maggiori problemi relazionali; appare escluso dal gruppo dei pari, non riesce ad essere attento e produttivo a scuola, spesso costringe i suoi genitori ad abbandonare il lavoro per correre da lui che accusa malesseri fisici durante l'orario scolastico. Neppure in casa la sua situazione sembra migliorare visto il conflittuale rapporto che ha con il papà che, attraverso commenti, alle volte anche offensivi, sembra non stimarlo ed apprezzarlo. Ne emerge una descrizione da parte di Tonco di un padre anaffettivo e giudicante che di certo, per via di sue durezze caratteriali, non riesce a comprendere quanto questi sintomi siano volti ad una ricerca di vicinanza e protezione della figura materna, che viene percepita dai ragazzi come evidentemente fragile ed insicura.

I colloqui e i racconti familiari lasciano emergere affinità ed alleanze che dividono in due squadre la famiglia: da un lato mamma Ugga e il figlio Tonco, dall'altro papà Grug e la figlia Eep.

Il fatto che più volte la famiglia si sia rivolta a degli specialisti senza mai affrontare un vero percorso, la dice lunga sulle loro paure e resistenze al cambiamento.

Per comprendere alcuni passaggi della terapia credo sia utile una descrizione più accurata dei vari protagonisti.

Grug, il capofamiglia, è un militare cresciuto senza papà, scomparso quando aveva solo nove anni, nei quartieri pericolosi di Napoli, con una mamma dura e anaffettiva, che ha dovuto forgiare il suo carattere, metterlo in allerta dalla strada, renderlo immune dalle debolezze che provoca l'amore…

Ugga invece ha una famiglia di origine molto unita e presente. Racconta di un rapporto ambivalente con sua mamma che, non avendo avuto una madre (morta per darla alla luce), e quindi non avendo avuto un modello, ha fatto "gli esperimenti con lei". È stata una mamma ansiosa e imprevedibile, ma che comunque ha tentato in ogni modo di seguire i suoi figli con amore. Ugga da sempre soffre di una forte obesità e di una profonda insicurezza rispetto al suo essere una buona madre.

Eep, è una bambina, curiosa ed intelligente, provocatrice, è quella che più tenta di trasgredire alle ferree regole genitoriali, tutte volte a proteggere i due ragazzi dai pericoli, ma che poi, un attimo dopo, cade in ansie e paure che improvvisamente la rendono di nuovo fragile e bisognosa agli occhi di Ugga, che all'improvviso si illuminano e si accendono, in un mix di piacere e preoccupazione difficile da decifrare.

Tonco, un maschietto dal viso rotondo, simpatico… non ha filtri né strategie… ciò che pensa appare chiaro come se avesse dei sottotitoli, e la sua disarmante sincerità fa scoppiare spesso in risate complici Eep e il suo papà, del quale Tonco cerca sempre l'approvazione, ma più si mostra dimesso e ubidiente, più quest'ultimo lo deride, creando in lui una forte confusione che alimenta il distacco emotivo e affettivo…

Distacco del quale Ugga soffre… lei crede di sapere quale sia il problema: Grug è cresciuto senza un padre, non ha un modello, non sa bene come comportarsi, lei sa che riprendendosi Tonco, in questo preciso momento della sua vita, riuscirebbe a riprendersi quel padre perso troppi anni fa, quando era solo un piccolo bambino di nove anni!

"Ogni patologia è un dono d'amore"

Emerge durante una seduta di coppia quanto entrambe i genitori mostrino una fragilità rispetto alle loro figure genitoriali importanti o meglio alle interiorizzazioni che hanno di loro (PIRI) (Benjamin, 2004). Di solito le tendenze problematiche che abbiamo da adulti riflettono delle cose che abbiamo imparato da bambini. Spesso i collegamenti sono abbastanza diretti. Quello che facciamo da adulti copia i modi di fare appresi da nostra madre, nostro padre o da altre persone importanti della nostra vita.

È utile rintracciare i meccanismi di copia e le PIRI di questi genitori. Il funzionamento di Grug si basa sull'identificazione (sii come lei). Non riesce ad avvicinare emotivamente Tonco, anche lui verso suo figlio è freddo e giudicante come sua madre. Ha bisogno di proteggere e salvare l'immagine che ha nella testa di lei, non può essere "altro da lei" perché equivarrebbe ad un rifiuto nei suoi confronti, qualcosa che non si può permettere perché percepisce questo rapporto come "insicuro"; ha da sempre bisogno di gratificarla e assecondarla perché crede che solo così facendo otterrà il suo amore e la sua stima.

Anche Ugga utilizza il processo di copia dell'identificazione ma in una maniera diametralmente opposta (sii il contrario di lei). Cerca con tutte le forze di essere un genitore modello, iper-presente, iper-protettivo. Vuole in qualche modo dimostrare a sua madre come si fa' ad essere "una buona madre", quella che lei non ha mai avuto, perché morta per darla alla luce. Entra quindi in un processo di "restituzione di una madre a sua madre", quando improvvisamente tutto viene interrotto bruscamente.

La storia che sto per raccontarvi è intrisa di dolore, senso di colpa, inadeguatezza…

Ugga e Grug, 11 anni fa, scoprono di aspettare un bambino. Sono al settimo cielo e preparano la loro casa per accoglierlo. Trascorrono i 9 mesi, tutto sembra perfetto, le doglie, la corsa in ospedale… poi qualcosa va storto, il bimbo non vuole nascere, la mamma viene invitata a spingere, il parto viene stimolato farmacologicamente… fino alla triste scoperta, quel cordone ombelicale intorno al collo, una forte ipossia, e quel bimbo perfetto, a solo due ore dalla nascita, tra le braccia di papà, vola di nuovo in cielo… seppur per pochi minuti, i suoi genitori lo chiameranno Tonco…

La casa, al ritorno dall'ospedale, appare vuota… bisogna fare pulizia, togliere tutto ciò che ricorda la felicità di quell'attesa… la culla, le tutine, il passeggino, tutto va trasferito al piano di sopra, dagli zii… tutti si stringono in un unico, grande profondo dolore.

La beffa del destino… lei voleva essere quel genitore adeguato, la cui assenza aveva tanto fatto soffrire la mamma… e invece? Invece era stata così inadeguata da non riuscire a proteggere il suo cucciolo, accusata di essere l'unica responsabile della sua morte, perché nella cartella clinica si leggeva: "complicazioni nel parto, figlio di madre obesa".

Queste le parole conclusive di un drammatico epilogo… parole che restano ferme nella testa di un genitore e che provocano terrore… terrore di perdere ciò che ami! Terrore che, se accade, è tutta colpa tua…

La coppia tenta lentamente di tornare alla normalità, lei rimane di nuovo incinta. Alla seconda ecografia qualcosa li sorprende… si sentono due battiti, sarà una gravidanza gemellare! Ugga e Grug in terapia non nascondono di aver pensato che qualcuno fosse tornato da molto lontano.

Stavolta tutto fila liscio come l'olio… La famiglia si allarga: culle, passeggini, tutine!!! Gli zii velocemente riportano tutto al piano di sotto… Eep e Tonco stanno arrivando!

I nove mesi passano in fretta, e come tutti i genitori, Ugga e Grug sono impegnati nel preparare i due "zaini" (Canevaro, 2009)… appare chiaro lo sbilanciamento… nello zaino di Tonco, per sbaglio, ci è finito un enorme masso, dove è inciso tutto il dolore, la disperazione, la voglia di una seconda chance, il bisogno di riparazione…

Si fa riferimento al lavoro terapeutico di Canevaro con le famiglie, che vede un momento in cui ogni genitore, avvicinandosi al figlio, decide di donargli virtualmente tre aspetti del proprio essere, che possano aiutarlo nel suo viaggio della vita. Canevaro, prendendo spunto da un atteggiamento regressivo di una specie di uccelli, i Cormorani, che simulano dondolii e pigolii prima di spiccare il volo, ritiene che nel corso della terapia debba esserci un momento di regressione progressiva, in cui il membro più fragile della famiglia, può sperare ed attuare una differenziazione sana, solo dopo aver fatto un passo indietro ed aver attinto alle risorse famigliari.

Sarà quindi compito del sistema terapeutico aiutare questi genitori a trovare il "giusto dono" con cui riempire questo zaino.

I due bambini crescono sotto l'occhio vigile e attento di due genitori amorevoli ma terrorizzati che possa accadere di nuovo qualcosa di spiacevole… guardano ai figli con un velo di malinconia e senso di colpa negli occhi… Eep e Tonco capiscono al volo che sono loro a dover restituire la felicità persa insieme a quel bambino a mamma e papà, e puntualmente, in modo alternato, li attivano, e fungono da antidepressivo, tirando fuori dal cappello ora un mal di pancia, ora una ansia scolare, ora una difficoltà di separazione… il loro comportamento grida "non ci lasciate, abbiamo bisogno di voi"… ma come in ogni storia di amore invischiato, ad un certo punto è tutto così confuso, che fatichi a capire di chi sia la bocca che sta pronunciando queste parole… Tonco sa di essere tra i due il prescelto a sanare il dolore di mamma… la sua sensibilità è tale da rinunciare a tutto per lei… niente amici, niente sport, niente scuola … il suo sguardo amorevole sembra comunicare a Ugga: "mamma stai tranquilla, io non ti lascerò mai, non farò come il mio fratellino, io starò accanto a te e non mi accadrà niente, perché tu stavolta sarai pronta e allerta a proteggermi"…

Storie di Doni D'amore le loro (Colacicco, 2013)… Storie in cui un sintomo può essere ciò che ti tiene ancorato alla persona che ami, che non ti rende autonomo, che ti lascia dipendente e fisso nella posizione d'individuo incapace e bisognoso, perché credi che sia ciò che lui vuole da te, e che solo così si potrà "ottenere la sua prossimità affettiva e la sua approvazione" (Benjamin, 2004)… poi ci sono le altre relazioni, le altre persone, verso le quali vorresti apparire forte e indipendente, ne va della tua reputazione, ne va della loro accettazione… è quello che è accaduto a Tonco e al suo papà, che ha smesso di guardarlo come il suo coraggioso ometto per attribuirgli la targa di figlio "fallito"…

Le fasi del processo terapeutico

Dagli scritti di Cancrini è presto chiaro quanto la polarizzazione dei figli da parte dei genitori in buono-cattivo potrebbe causare una tossicodipendenza di tipo b, più facile da approcciare col metodo strutturale, perché nell'area delle nevrosi e dei disturbi di ansia, mentre la polarizzazione successo-fallimento, che è quella che troviamo nella nostra storia, è una comunicazione complessa, una possibile tossicomania di transizione di tipo c, quindi situata nell'area delle situazioni borderline o psicotiche (Cancrini, La Rosa, 1991). Sarà quindi parte importante del processo terapeutico cercare di modificare questa credenza in Grug. Lo sì farà lasciando che Tonco ammetta di fronte a tutti la falsità dei suoi mal di pancia. Il compito è riuscire ad aiutare questi genitori a vedere Tonco come "il fine stratega che ha organizzato un buon piano per fare in modo che i suoi facciano tutto ciò che vuole!" Questo passaggio appare fondamentale!

Dopo la confessione, che avviene istantanea, c'è un momento importante in cui pare che Grug, il carabiniere, abbia appena preso Tonco, il ladro, con le mani nel sacco. Finalmente uno sguardo diverso… per la prima volta in vita sua Tonco è il trasgressore che deve essere messo in punizione… ora il compito sarà quello di passare del tempo insieme per "ri-conoscersi".

Il secondo passo è distruggere il "masso finito per sbaglio" nello zaino di Tonco! Lui sta rinunciando a vivere la sua vita perché impegnato a vivere quella che suo fratello non ha mai avuto. Inoltre, deve annullare il dolore di mamma Ugga! Deve rassicurarla sul fatto di essere una buona madre e per farlo non la lascia un secondo, controllandola in modo invischiato ed ansioso… il compito sarà lasciare andare Tonco con il papà per dedicarsi ad Eep, la quale, nonostante il suo carattere più forte, a volte non può fare a meno di "somatizzare", unico mezzo per attirare le cure, le attenzioni e l'amore di mamma.

Il terzo passo sarà accogliere le paure, le ansie e i sensi di colpa di questi genitori, regalando loro uno spazio dove potersi mostrare fragili senza che i figli li osservino.

Il quarto passo sarà "Togliere Eep e Tonco" dalla camera di mamma e papà, per restituire loro la possibilità di tornare ad essere una coppia coniugale e non solo una genitoriale.

Tale percorso ha visto susseguirsi convocazioni familiari, di coppia, individuali… è stato un lavoro strutturale in cui ognuno ha dovuto riprendere il proprio posto ed il proprio ruolo. Ci sono stati momenti di crisi in cui sembrava tutto nullo, e altri in cui la famiglia si è riavvicinata ed ha trovato la forza di andare avanti. "Svelare" all'altro le motivazioni profonde dietro ad ogni gesto, ha reso tutti più consapevoli e rispettosi del dolore e della fatica altrui. Questo è stato indubbiamente un potente motore di cambiamento.

Conclusioni

Il percorso terapeutico è stato un viaggio lungo un anno e mezzo in cui ognuno ha vestito le pelli dell'altro… o meglio, un viaggio in cui ognuno ha potuto abbandonare le proprie pelli in cambio di un outfit comodo e alla moda…

La famiglia sembra rinata… è nato Grug, un papà impacciato ma affettuoso, Ugga, una mamma sicura di sé e del buon operato delle sue azioni, Eep, una bambina curiosa e attiva, Tonco… Tonco ha scelto di essere un bambino "moderno" con i capelli a spazzola… è una promessa del calcio e va molto bene a scuola…

Il viaggio insieme alla famiglia Croods è stato commovente ed emozionante… una storia in cui l'amore e il coraggio si sono nascosti a lungo dietro l'ostilità e la paura… ed è stato un privilegio per me poter essere lì a guardare il momento in cui, ognuno di loro, ha abbandonato la sua maschera, iniziando a recitare a volto scoperto, rendendosi interprete e protagonista di un bellissimo film …

PUBBLICITÀ

Scritto da

Claudia Colamedici

Lascia un commento

PUBBLICITÀ

ultimi articoli su ansia