Tutto sulla gelosia

La parola gelosia deriva dal greco: zelotypia, in italiano “zelo”, ossia l’impeto, l’ardore che si prova verso qualcosa o qualcuno che non si vuole perdere.

21 NOV 2014 · Tempo di lettura: min.

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Tutto sulla gelosia

La parola gelosia deriva dal greco: zelotypia, in italiano "zelo", ossia l'impeto, l'ardore che si prova verso qualcosa o qualcuno che non si vuole perdere.

Anche Lutero, nella sua versione della Bibbia, traduce quineah con l'equivalente tedesco di zelo, cioè Eifersucht, tanto che in Germania un antico aforisma dice: "Eifersucht ist eine Leidenschaft, die mit Eifersucht, was Leiden scaft", in italiano: "La gelosia è una passione che ricerca con zelo ciò che provoca sofferenza".

In latino, il termine zelus è tradotto con zelo, tanto che nelle Sacre Scritture zelotes si riferisce ai credenti, dove Dio mantiene la sua connotazione di "geloso Jahvè". Un significato trans-linguistico riporta un curioso significato di gelosia, o meglio "gelosie", come un tipo di finestre che consentono di vedere senza essere visti attraverso delle fessure orizzontali mobili.

Tante persone sono tormentate dalla gelosia, quasi tutte ammettono che è un sentimento negativo che è preferibile tenere nascosto, perché controproducente. La persona gelosa si vede poco attraente, insicura su tutto e di tutto, ha la profonda convinzione che il partner preferisca gli altri a lui, così oltre a dover sopportare la sofferenza e il rischio di perdere l'amato in una paralizzante sensazione di impotenza, deve sopportare anche le critiche altrui. Rimproverati come emotivamente immaturi, gli unici responsabili delle loro pene. Il geloso tratta come "oggetti" le persone amate, esigendo da loro il possesso esclusivo.

Il geloso è il capitalista del cuore.( P. Van Sommers, 1988).

Un'importante teoria ritiene che, la gelosia abbia origini evolutive. Si ritiene, infatti, che la gelosia sia un'"emozione atavica", ossia un'emozione che ci è stata tramandata dai nostri progenitori, i primati. La gelosia è intrinseca all'essere umano, pervade la maggior parte dei rapporti umani e l'intensità e la veemenza con la quale si manifesta non diminuisce con il passare dei secoli; è stata ritenuta come una pulsione animalesca in un conflitto continuo tra istinti biologici e norme sociali. Gli studiosi moderni tentano un approccio che è principalmente quello di stabilire fino a che punto si è sotto l'influenza genetica, cioè quanto c'è di ereditato e quanto invece è frutto dell'adattamento all'ambiente, alla cultura e alla società.

V. D'Urso è stata l'autrice che, ha coniato gelinvidia , perché ha individuato degli elementi comuni tra gelosia e invidia.

La gelosia è il timore di perder ciò che si possiede, mentre l'invidia è il desiderio di avere ciò che non si possiede.

L'invidia è il desiderio frustato di ciò che non si è potuto raggiungere per difficoltà od ostacoli non facilmente superabili, ma che altri, nello stesso ambiente o in condizioni apparentemente analoghe, ha vinto o vince con manifesto successo.

Il termine deriva dal latino ed ha lo stesso significato che in italiano, però, in più è presente la radice del verbo videre, riferita proprio allo sguardo dell'invidioso. Anche Dante, non a caso pone gli invidiosi nel Purgatorio, condannandoli ad una pena che prevede proprio quella di avere gli occhi cuciti da filo di ferro.

Alcuni ritengono che esista un'invidia positiva, ossia ammirazione, impegno nel voler imitare qualcuno, preso come un modello da seguire, è un emulare come spinta all'azione per migliorarsi. Questa, naturalmente, non ha niente in comune con l'invidia cattiva, che invece desidera sottrarre qualcosa all'altro che è riuscito ad ottenerlo. L'aggravante è che vedere un altro possedere quel bene, accentua ancora di più il fatto che è il Sé ad aver fallito, lì dove altri, invece, hanno vinto.

Come la gelosia, anche l'invidia poggia su una struttura squisitamente triangolare: il Sé invidioso, la cosa o la persona che si brama di possedere e la persona invidiata che è in possesso di ciò che si desidera.

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Scritto da

Dott.ssa Assunta Marone

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